GIOVANNA GULLI.
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CATERINA MARASCA.
Parte 2.
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1944. Garzanti Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Capitolo 5.
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Dal Diario di Elisabetta
30 agosto...
Ah! Signore, perch ci avete fatte ritornare alla solita vita?
Sono molto infelice. Da dieci giorni Alessio Ferri manca da Napoli. Egli  venuto a salutarci. Vi erano tutti: mamm, Rachele, Caterina.
Desiderate che io vi porti qualche cosa dal mio viaggio, Caterina? ha domandato egli a Cate. Caterina non espose il minimo desiderio, anzi guard in modo severo Alessio e rispose asciutta: Grazie, non voglio nulla assolutamente. Guardai, mentre diventavo rossa, Alessio, e rimasi mortificata.
E voi Rachele, non volete niente, e neppure voi Elisabetta? diss'egli sorridendo, voltando bruscamente le spalle a Caterina.
Rachele era molto irritata, me ne accorsi dai suoi occhi, ma ella rispose gentilmente: Quello che volete Alessi...
Avrei voluto abbracciare con riconoscenza Rachele ed in quel momento m'accorsi quant'ella fosse meno cattiva di Caterina.
Suvvia, ditemi ci che volete Elisabetta... torn a ripetere Alessio Ferri, fissandomi con dolcezza. Dovevo essere molto rossa e la voce mi trem. Devo proprio dirlo Alessi? Mandatemi delle lettere in cui descriverete il vostro viaggio. Mi piacciono molto i viaggi! mi interruppi, volevo abbracciarlo e dirgli: Oh! Alessi! Scrivetemi... scrivetemi, sono cos infelice!
Egli sorrise. Solo questo Elisabetta? Vi scriver e vi comprer io qualche cosa... Ma che cosa pu piacere di pi ad Elisabetta? si chiese un po' preoccupato.
Dopo, Alessio Ferri strinse le nostre mani e part. Se almeno ci fosse lui in questi giorni cos tristi! Paolo sta male. Tossisce di continuo e chiede con insistenza delle cose dolci. Non abbiamo pi un soldo; domani finiranno di farci credito. Mamm singhiozza insieme a Paolo, e Caterina minaccia il piccino e guarda mamm con quella severit che rende cattivo il suo sguardo. Sono proprio infelice. La casa mi sembra vuota e grigia. Rachele non parla mai. La mattina si alza prestissimo ed a mezzogiorno non torna affatto. La sera essa rientra, quieta, col suo bel viso pallido, un po' scomposto dal digiuno di tante ore. Mangia in un canto, col capo basso, sempre con la fronte corrugata. Ogni tanto alza il viso per dire con aria malinconica, oppure con l'asprezza nella voce: Com' cattiva questa pasta! Avete messo poco olio oggi! perch questo pane  cos poco? E guarda con irritazione Nicola. Essa non aggiunge nulla; Nicola rimane muto, sotto gli sguardi cupi di Rachele, poi egli si adira. Io non ho mangiato il tuo pane!...
Io so che Nicola mentisce; che egli giornalmente mangia un po' del pane di Rachele e che mamm e Caterina l'hanno sorpreso due volte, e un tremito angoscioso m'afferra. Sento compassione di Nicola. Egli  cos forte e cos allegro! Ha sempre fame. Ci vorrebbe molto pane per Nicola.
Se ci fosse almeno un po' d'acquavite... ha detto l'altro giorno Caterina.
Scrivi allo zio Nicola, le ho suggerito con qualche speranza in fondo al cuore. Caterina scosse le spalle. Scriver. Ma  inutile!
Tutto  inutile Elisabetta! Incroci le braccia al seno e mi fiss in modo ardente. Poi volse altrove gli occhi e guard con profondo disprezzo, le pareti, il pavimento, il lavabo rosa, il balcone e il cielo limpido e azzurro.
Caterina, dissi, che facciamo? Si  ricominciato... possiamo tirare questa vita?...  impossibile Cate... Paolo morir... Paolo... ho paura Cate... Paoluccio nostro... il nostro caro piccino, terminai con angoscia.
Caterina ebbe uno sguardo strano e cupo. Di chi  la colpa Elisabetta? Ah! come sono vile... vile! grid alterata.
Che c'entri tu, Cate?
Oh! s... ella disse. Sono miserabile e vile. E mi volse le spalle.
Non so com' fatta Caterina! Alle volte sembra buona, tanto cara, e pu essere poi strana e cattiva come oggi.
Penso ad Alessio. Egli non ha scritto nessuna lettera. Mi sento s sperduta e immensamente triste!
2 settembre...
Ho ricevuto una lunga lettera da Alessio Ferri oggi.
Egli scrive: "Mia piccola amica Elisabetta... " Ah! Ecco Caterina... bisogna interrompere. Che viso cupo, ha mai...
Paolo stava male. Egli non aveva febbre, ma batteva i denti di continuo, tossiva incessantemente diventando rosso come un papavero in viso e i suoi occhi celesti, i soli occhi celesti dei Marasca, a tratti vivevano come due bei fiordalisi, a tratti si velavano e rimanevano cerchiati e immobili. Egli si lamentava; chiedeva di tanto in tanto dei dolci e siccome i suoi lamenti rimanevano senza effetto, egli voltava il viso livido dall'altro lato e scacciava con le manine tutti dalla sua presenza.
La madre era pallida come una morta, e guardava il suo piccino sfatto da quel male cos misterioso per lei, in quanto Paolo non aveva febbre, n sintomi di alcuna malattia. Ella baciava e ribaciava singhiozzando il suo piccolo Paolo e lo cullava per delle ore. Quando Paolo chiedeva delle cose dolci, col gemito doloroso dei bimbi malati e inflessibilmente capricciosi nel loro male, ella arrossiva, spalancava i suoi occhi angosciati e fissava con severit tutti, anche una litografia rappresentante la Madonna, con un bellissimo bambino biondo fra le braccia.  giusto? ella chiedeva a quella Madre con durezza. Il vostro bambino  bello e sano... il mio sta male... ed io non so che abbia... Egli chiede dei dolci... non ho n pane, n un po' di latte... nulla... Ah! Voi siete crudele Madre... s, siete crudele... Hanno mandato via Caterina...
La madre fissava Caterina e Rachele e corrugava le sopracciglia. Esse sono sane. Hanno fame forse... ma esse sono sane... e il mio Paolo... il mio piccolo cuore... Chinava il capo: il viso livido, e gli occhi chiusi di Paolo la facevano tremare nervosamente. Ella si pentiva. Che aveva detto? Perch aveva osato essa interpellare con tanta severit la Gran Madre? Ah! Signore... la Madre di tutti la castigava. Faceva soffrire il suo piccino. Grosse lagrime di dolore scendevano dagli occhi di Alfonsia e bagnavano le sue mani patite. Da due giorni i Marasca non mangiavano. Eppure essi non si erano ribellati. Paolo stava male prima di tutto, e poi Caterina aveva detto crudelmente, guardando a testa alta la madre, che non vi era niente da fare. Sarebbero morti questa volta. Lo zio Nicola non aveva risposto; essa aveva spedito una lettera commovente. Solo Nicola aveva pianto; aveva singhiozzato scuotendo furiosamente i suoi riccioli bruni. Io ho fame... ho fame io, aveva gridato. E il lacerante ritornello riempiva la casa. Datemi del pane... pane... Quei gridi disturbavano Paolo. Il piccolo ammalato si lamentava: Zitto Nicola... non gridare cos.. e piangeva. Bench il pianto di Paolo fosse doloroso, era il pianto di Nicola che straziava il cuore della madre.
Caterina, col viso di un pallore livido e un'espressione un po' cattiva, parl duramente a Nicola. Pane, non ne abbiamo... taci... taci, se no ti batto... taci...
Ma Nicola, sotto la voce aspra della sorella, incominci a battere i piedi per la collera e grid pi forte: Ho fame... ho fame...
Caterina temette che i Ferri potessero udire le grida di Nicola e avvicinatasi nuovamente a Nicola lo batt sul viso.
Che fai Caterina? grid Elisabetta, lascialo... Vieni, povero Nicola... vieni da me... ora si vedr; certamente compreremo del pane, non possiamo morire... zitto... zitto... La fanciulla parlava con dolcezza; alcune lagrime erano nei suoi occhi. Carezzava Nicola e voleva riparare alla crudelt di Caterina.
Nicola si lasci trascinare in un canto dalla piccola Elisabetta.
Ella prese a raccontargli una lunga storia, una bellissima storia. Nicola si distraeva, non singhiozzava pi. Dimentic di aver fame e, ad un certo punto, cio quando il lupo grigio rapisce la bella principessa, Nicola fiss la sorella con gli occhi spalancati dallo stupore: Avvengono queste cose oggi? egli domand.
Elisabetta tentenn il capo. No, non pi Nicola... forse in qualche foresta lontana da noi potrebbe accadere... Quando Elisbetta fin il racconto, Nicola rimase solo e silenzioso sulla sedia spagliata. A poco a poco sent nuovamente lo stimolo della fame e i suoi occhi divennero espressivi e cupi. Egli non pianse e tacque per paura di Caterina. Guardava con rancore Caterina che passeggiava per la stanza, col viso pallidissimo e la fronte china.
Ah! com'era cattiva Cate... anzi malvagia... egli aveva fame ed ella lo aveva battuto. Sono cos le sorelle? Ed egli che l'amava tanto: pi di Rachele, pi di Elisabetta, quasi pi di mamm... Il viso di Nicola divenne cos cupo che Caterina rimase un attimo a fissarlo ardentemente. Poi ella distolse gli occhi da suo fratello Nicola e contempl, col viso torvo, il piccolo Paolo che tossiva, tossiva... Ella passeggiava e chinava sempre pi a terra la fronte. Un odio immenso per tutto e per tutti gonfiava il suo cuore. Ella odiava sopra ogni cosa, quell'uomo strano e malvagio, il direttore del giornale...
In quel momento essa si sentiva capace di uccidere, pur di risanare il piccolo Paolo e di dare del pane a suo fratello Nicola. Essa non contava; erano i lamenti di Paolo e i gridi di Nicola che le avevano riempito il cuore di fiele. La colpa era di quell'uomo... Perch l'aveva cacciata? Perch le aveva parlato in quel modo strano e turpe? Un riso tristo increspava la bocca di Caterina. Eppure quell'uomo non aveva mentito. Ecco che cosa sono gli uomini! Per colpa di chi Paolo moriva? S'arrest con angoscia. Che diceva essa? Parlava di morte? Chi moriva? Signore che miseria!
Fatto molto strano, Caterina si sentiva colpevole. Colpevole verso Paolo, verso mamm, verso Nicola... Ella non poteva dire perch si sentiva cos colpevole verso di essi. Non aveva fatto alcun male. Pure non cessava di attribuirsi la miseria di quelli che ella amava e di sentirsi vile.
Verso sera Nicola ricominci a piangere; piangeva in un canto, senza strepito, con le piccole mani brune incollate sul viso e il bel capo reclinato. Aveva voluto rattenere il pianto, ma le lagrime pi forti di lui, lo soffocavano. Sentiva una fame cos terribile, un desiderio cos violento di pane, che senza il timore di Caterina, egli avrebbe bussato alla porta dei Ferri, e avrebbe chiesto loro, con una scusa, del pane.
Rachele era rientrata con le gote pallide, pallide, e i suoi occhi lucevano in modo cupo e febbrile. Ella lavorava da trentasei ore, digiuna. Era cos spossata, sentiva freddo agli occhi, ella disse con voce tetra e non ebbe nemmeno il coraggio di ribellarsi e guard tutti con un'aria lontana ed accasciata. Bruno Carrara era fuori di Napoli, ella non aveva potuto neppure rivolgersi a lui, per chiedere quel denaro che essa malediva.
Quella sera Rachele malediva ogni cosa. Come tutto le girava intorno!... Paolo stava male. Che poteva farci lei? Ella non aveva la forza di alzare un dito e sentiva una debolezza cos grande, proprio vicino al cuore, che le dava la nausea. Chin la bruna testa e chiuse gli occhi. Provava un profondo benessere dopo quella spaventosa fatica di due giorni senza pane. Solo la nausea la vinceva ogni tanto. Non poteva per udire il lagno sommesso di Nicola e l'avrebbe supplicato se ne avesse avuto la forza, per non sentirlo piangere a quel modo. Giungeva fino a lei la voce quasi dolce di Caterina.
Ebbene, bisogna vendere qualche cosa mamma... per Paolo.
La voce di mamm grave e malinconica chiedeva: Che cosa Caterina? Non vi  che il lavabo e l'armadio a specchio, non abbiamo altro...
L'armadio no... mamm... quello no... del lavabo se ne pu fare a meno benissimo... Quando si ha l'acqua corrente...
S, Cate hai ragione. Chiama Anna... ella pu farlo vendere subito... cos Paolo, il mio piccolo cuore... il cuoricino mio avr ci che desidera... Oh, quel Nicola!... povero Nicola!... S, Caterina, presto, fai mangiare quel piccino... Mamm piangeva e baciava il bimbo malato. La sua voce risuonava dolce e piena di speranza. Era cos mamm! Si sgomentava e si rincuorava per la pi piccola cosa!
Caterina pens questo, mentre guardava gli occhi di mamm, e la sua anima si addolc. Ella si diresse verso Rachele; si ferm presso di lei e le domand con ansia: Non ti senti bene Rachele?
Rachele scosse le spalle e sollev appena il volto. Mi sento benissimo.... Vuoi vendere il lavabo? chiese con indifferenza.
S, disse Caterina pensierosa.
Rachele non fece opposizione.
Come luccicano gli occhi di Rachele! pens Caterina, Ella sta male... ha lavorato due giorni... due giorni senza pane... ripet nella mente con ira. Che vilt!
Elisabetta si avvicin. Vendiamo il lavabo? domand e appoggi le mani magre sul marmo delicatamente roseo. Lo vendiamo, Caterina? ripet e carezz il marmo con un viso cos malinconico per una fanciulla allegra e bionda come la piccola Elisabetta, che la piccola Maria si mise a contemplarla stupita.
Infatti Maria, colpita dalla novit della cosa, fissava le sorelle con un sorriso stentato sulla bocca, ed anch'ella ad un tratto, comprendendo infine, una sola cosa importante, cio che essi avrebbero mangiato, tir per la manica Caterina e disse con gravit: Vendiamo il lavabo Cate... vendiamolo subito. Nicola comprer il pane... e i suoi occhi s'illumineranno. Nicola zitto, grid con voce seria, adesso mangeremo...
Caterina guard Maria e Nicola. Scosse le spalle rabbiosamente, travers le stanze, apr la porta e buss in quella dei Ferri.
Rosa Ferri venne ad aprire. Entrate Caterina, disse sorridente. Oh! mia cara piccina, che avete? soggiunse guardando il viso pallido e freddo della fanciulla.
Si trova da voi Anna? domand Caterina.
 uscita un momento fa... torner fra poco.
Aspetter, disse Caterina,
Rosa Ferri guard con insistenza Caterina. Com'era ridotta quella fanciulla! Ella ne sent compassione. Corrug la fronte. Accomodatevi. Io sono occupata in cucina. Entrate in sala... vi troverete Maurizio e gli impedirete di uscire... Alessio torna stasera.
Ah! esclam Caterina con freddezza. Entr nella saletta da pranzo e sorrise pallidamente al giovane, che si alz scorgendola.
Rosa Ferri si allontan e and a sfaccendare nella cucina.
Caterina sedette con familiarit e prese il libro che vi era sul tavolo.
Di che cosa vi occupate Caterina?  anatomia comparata... nulla per voi. Biologia e Fisiologia... non v'interessano... Maurizio s'avvicin a Caterina. Ditemi, disse. S'interruppe e guard la fanciulla.
Ella teneva indolentemente la testa appoggiata sulla spalliera e in una mano il testo di anatomia. Era pallida, col viso assottigliato, gli occhi scurissimi, cerchiati grandemente, la bocca livida. Caterina soffriva. La camera era colma di silenzio; la luce elettrica discreta illuminava l'ambiente ordinato, lustro come uno specchio. Il balcone era spalancato. Degli odori, buoni odori, di pietanze calde e vivificanti, provenivano dalla cucina e stordivano Caterina. Sentiva un cerchio di ferro stringerle la fronte, un nodo grosso avvincerla e soffocarla alla gola; nel petto un vuoto immenso, uno strazio fisico che riusciva ad illividirle la faccia. Stringeva i denti per non balzare in piedi, per non inveire, maledire, per non gridare, senza nessuna vergogna, in faccia a Maurizio: Sono una miserabile... sono vile... i piccini muoiono... io stessa muoio... Io ho fame... fame... fame... capite? E sono vile...
Caterina rimaneva immobile, scolorita sotto lo sguardo scrutatore di Maurizio.
Maurizio prese il libro dalle mani di Caterina e nel rapido contatto s'accorse che le dita della fanciulla erano ghiacciate.
Caterina contrasse le narici e respir con sofferenza, quell'aria impregnata dall'odore dei cibi caldi.
Essa non si sentiva pi una donna, una forte fanciulla e nemmeno, come ogni tanto nell'abbattimento le accadeva, un essere grigio, ingombrante, inutile. Si sentiva invece, una piccola bestia, con due file di denti bianchi e puntuti, e una voglia feroce di sbranare qualcuno. Odiava Maurizio. Avrebbe voluto sputargli in viso. Egli era l, presso di lei, giovane, forte, sazio. Possedeva di quel danaro che ella malediva... Egli non conosceva la fame... non l'aveva mai provata. Non aveva un piccino cos malato, e un altro forte e violento, in preda agli spasimi acuti e schifosi della fame... schifosi... schifosi... ripet Caterina pi volte nel pensiero, Paolo e Nicola... povere animuccie!... Odi Rosa Ferri; ed in preda ad un furore spaventoso, la maledisse. Un tenue rossore sal alle guancie di Caterina ed i suoi occhi brillarono straordinariamente.
Maurizio seguiva con gli occhi la crisi taciturna di Caterina; egli comprese ci che avveniva nell'anima di lei. Egli desiderava e amava sensualmente Caterina. Non sent dolore per lei; ma fu percosso da un moto di ribellione cos forte che non pot contenersi. Si curv presso la fanciulla, la scosse per le spalle e disse brutalmente: Voi avete fame Caterina! Voi morite...
Caterina prov un sussulto rapido. Un rossore istintivo le corse alle guancie, le color le tempie. No, disse con un lampo d'odio negli occhi.
No; ripet con sarcasmo Maurizio, no, voi morite... morite di fame. Voi non avete colpa, soggiunse, e i suoi occhi neri si addolcirono e guardarono con compassione Caterina.
Io sono vile, proruppe accesa e fremente ella, volendo confessare apertamente il pensiero che la torturava.
Maurizio divenne rosso. Forse, disse. 
Caterina lo fiss di traverso, di nuovo livida in volto. Sono vile e odio tutti...
Maurizio rialz superbamente il capo. Anche me odiate?
S, disse senza esitare la fanciulla.
Il giovane corrug la fronte. Io vi amo Caterina, diss'egli, credendo, in quel momento, di amare ardentemente e sinceramente Caterina, e voi dovete accettarmi... voi morirete, vi perderete Caterina...
Caterina era fredda come il marmo. Un pallore livido si dipinse sul suo viso emaciato. Che volete Maurizio? domand calma, senza alterarsi.
Egli ebbe un brivido nel sangue. No. Non era giusto ci che egli stava per dire... E proprio in quell'istante in cui Caterina gli era pi cara, ed egli sentiva una pena cos forte per lei... No... Sei un bruto, si disse. Fiss gli occhi di Caterina e violentemente parl: Io vi amo e non posso fare niente per voi... cos non mi accettereste. Conosco il vostro orgoglio e voi stessa. Siete superba Caterina, ma questo vi perder egualmente... tacque e si curv ancora presso la fanciulla. Ah! quei begli occhi lucidi di Cate! Voglio salvarvi piccola Cate. Ascoltatemi, non mi respingete. Non pensate a quell'uomo Cate, non paragonatemi a lui. Vi amo, far molto per voi... accetter molti sacrifici... vi adorer come una Madonna Cate...
Caterina non parlava. Egli spiava sempre negli occhi scuri di lei la vampa della ribellione. Ogni muscolo del volto di Maurizio trasaliva d'angoscia. Cate, mio grande amore, non respingetemi, continu Maurizio con passione, ti amo... ti amo... sarai mia. Che t'importa degli altri? Negli occhi di Maurizio raggiava la luce dell'amore sensuale, ma la crisi sentimentale che egli in quell'istante attraversava, il desiderio sfrenato di Caterina e quella piet estrema che sentiva per lei ch'era un'affamata, addolcivano quella luce e la facevano sembrare calma e sincera. Poi sarai mia moglie Cate... sarai la mia piccola moglie... mormoravano le labbra supplici di Maurizio.
Caterina lo fiss col viso sempre pallido e freddo.  inutile Maurizio!
Maurizio ebbe quel lampo d'ira brutale che ella ormai gli conosceva. Non mi accettate... mi odiate?
Caterina sorrise gelidamente. No.
Allora?
Non sar mai la vostra amante, n quella d'alcuno, mormor ella arrossendo, e riabbass la testa. Giunse le mani. Sono vile... sono vile... balbett. L'odore delle vivande continuava a sfinirla e a farla tramortire.
Maurizio si allontan dai lei cupo.
Ecco Anna, disse Rosa Ferri entrando, col viso lucido e rosso.
Maurizio si volse e guard bruscamente la donna magra, brutta, con le spalle incurvate dalla fatica e dall'inedia, che s'avanzava nella stanza.
Caterina si alz. Socchiuse appena gli occhi e guard un istante dritto innanzi a s. Anna, disse dopo con voce aspra, potreste servirmi stasera? Ho bisogno di voi...
La donna fece un cenno di assenso. Era sfinita dal lavoro intenso di una giornata. Guardava stancamente Caterina, Maurizio e la padrona.
Venite, impose Caterina, venite di l a casa mia. Ella parlava con severit, senza nessuna piet per Anna.
Arrivederci, disse poi rivolta a Rosa Ferri.
Aspettate, esclam con giovialit la Ferri, mentre per corrugava le sopracciglia e dentro di s temeva di non agire bene con Caterina.
Stasera torna Alessio... volete pranzare con noi Cate?... condurrete anche Nicola e Maria... soggiunse con ansia.
Caterina avvamp come se avesse ricevuto un insulto. Il suo primo moto fu d'ira; un'ira violenta, un'umiliazione indicibile. Lampi d'odio scaturirono dai suoi occhi; non solo per Rosa Ferri, che col suo viso rosso e compassionevole, le produceva un effetto sgradevole, ma per il mondo per gli uomini e soprattutto per se stessa.
S s Cate, continu la signora Rosa avvicinandosele e accarezzandole i capelli per placarla, festeggeremo Alessi... ne sento la mancanza... Portate Nicola... Che grazioso piccino quel Nicola... un piccolo diavolo! Che vivacit! Sapete che mi sono affezionata a lui? Eppure i bimbi m'irritano... ma Nicola... che folletto, portatemelo Cate... Ho preparato delle cose buone che gli piaceranno certo...!
Le parole dolci, carezzevoli di Rosa Ferri scendevano violentemente nell'anima esasperata di Caterina. La madre di Maurizio le parlava di Nicola, di quel piccino forte e cupo, che da due giorni moriva di fame... Ella chin il capo sopraffatta. Una tenerezza improvvisa, la fece diventare debole, come una piccola bimba. Per poco ella non pianse e non si curv per baciare la fronte e le mani di Rosa Ferri. Riusc a sorridere. Grazie, disse con voce amara, velata. Far venire Elisabetta e i piccini...
E voi Cate... mormor con una sincera dolcezza nella voce Rosa Ferri, voi pure verrete... tanto meglio Elisabettuccia, s...
Caterina scosse il capo. Io no... vi  mamma e Paolo... Paolo che  ammalato... e il suo viso magro s'illumin di un'ansia e di un amore profondo.
Maurizio non aveva alzato il viso dal libro che aveva preso e teneva fra le mani.
Andiamo Anna, disse Caterina e sorrise alla Ferri. La fanciulla usc seguita da Anna.
Maurizio, esclam la madre pensierosa, muoiono di fame!
E siccome Maurizio taceva col viso cupo chinato sul libro, ella lo mir lungamente seria e scrutatrice.
Che aveva mai suo figlio Maurizio?
Caterina rientr a casa sua con Anna. La fanciulla introdusse, senza esitare, la donna nella camera grande. La madre era seduta sulla sponda del letto con Paolo fra le braccia. Nicola col volto fra le mani stava in un canto, cupo e taciturno. Maria giocava seduta sul pavimento e girava con gravit la bambola fra le mani.
Caterina s'avvicin al lavabo rosa e lo esamin lungamente con lo sguardo. Anna, disse, quanto potremo ricavare da codesto lavabo?
Anna perdette la sua espressione stanca e divenne attenta e scrutatrice.
Il lavabo non  nuovo, disse.
Caterina rimase sdegnata. Non  nuovo? Guardate, invece... toccate il marmo, osservate il suo colore, non vi  una macchia...  nuovissimo... la montatura intatta...
S, ecco, fece Anna increspando duramente la bocca,  forse, come dite, nuovo... ma non  la stessa cosa quando si tratta di venderlo una seconda volta.
Ma quanto ne possiamo ricavare? domand Caterina irritata.
Dodici, quindici lire lire tutto al pi...
Cos poco? disse la madre sorpresa.
Anna si strinse nelle spalle. Vendo degli oggetti bellissimi per un soldo... e nessuno si lagna...
Quindici lire! proruppe Caterina con indignazione, ma  una miseria....Ha un valore di centocinquanta lire... e se ne ricava un centesimo...
Allora non ne facciamo nulla? disse Anna con qualche preoccupazione nella voce, perch vedeva sfuggirle un piccolo affare, il suo pranzo forse, del giorno dopo.
Caterina rimase indecisa. Mamm, diss'ella rivolgendosi verso sua madre. Ma le parve cos miserabile la madre, con quel piccino languente fra le braccia, che tacque e rimase con la fronte corrugata a guardare Anna.
Vendetelo, disse infine.
Stasera  impossibile... domani alle otto potr accomodare la cosa...
Domani! fece la madre con profondo scoraggiamento.
S. A chi potrei venderlo a quest'ora? ribatt Anna e si mise a ridere.
Allora, mormor Caterina, venite domani... e si allontan da lei e dal lavabo, e si sedette sul letto a fianco della madre.
Dove sono Rachele ed Elisabetta? domand.
In cucina, rispose Maria, sollevando il visetto sciupato.
Anna usc salutando umilmente e carezz nel passare, la piccina.
Caterina si curv sul bimbo malato, gli pass una mano delicatamente sulla fronte, poi prese a ravviargli con le dita i capellucci biondi. Povero, piccolo Paolo... s st allegro, domani avrai delle cose buone, dolci... molti dolci... e sorrideva e lo baciava.
Ah! disse ad un tratto, sollevando il volto pallido, Nicola... alzati... vieni un po' qua da me... povero Nicola! anche tu, sai? Si alz e and presso Nicola e lo sollev, diventando rossa, fra le braccia. I Ferri t'invitano a tavola con loro... arriva stasera Alessi... Essi vogliono che tu Nicola, Maria ed Elisabetta andiate da loro stasera a pranzo. La signora Rosa ti vuol bene...
Nicola guardava Caterina, ancora cupo, con lo sguardo pieno d'offesa. Caterina si curv e lo baci. Suvvia, Nicola caro, facciamo la pace, potrai mangiare stasera... altro che pane, Nicola... Ti ho battuto per Paolo, per Paoluccio che tu disturbavi... non vedi com' piccolo e ammalato?...
Maria s'era alzata dal pavimento e ascoltava Caterina a bocca aperta.
Mangiare dai Ferri?
S. Chiamate Elisabetta...
Maria abbracci Caterina, poi corse gioiosamente nella cucina per chiamare la sorella.
Nicola teneva il viso abbassato sul petto.
Nicola... la facciamo la pace? domand sorridendo Caterina.
S, disse con gravit il fanciullo. Ma tu non mi devi battere mai pi... mai pi Cate... Io ti voglio bene...
La madre, occupata di Paolo ascoltava distrattamente Caterina e Nicola.
Allora, esclam Nicola con un lampo ingordo negli occhi, dimenticando l'offesa e la stessa Caterina, vado dai Ferri... E dimmi, mi daranno da mangiare?
S, mormor amaramente Caterina.
Lasciami ora, riprese con una mossa veemente Nicola. Io vado. E si slacci dalle braccia della sorella.
Caterina contempl Nicola quasi con angoscia. Com'era impetuoso, affamato ed egoista, quel Nicola... non somigliava affatto a Maria... Eppure Nicola non era proprio cattivo... Si sentiva oppressa. L'idea di passare un'altra notte insonne, coi crampi allo stomaco, sfinita da debolezze e nausee mortali, faceva cadere Caterina nell'ipocondria.
Cos quando Elisabetta entr rossa, sorpresa, col viso rischiarato da una viva luce di gioia, seguita da Maria, Caterina la guard obliquamente e un'amarezza tetra la punse. Che ne sapeva Elisabetta della vita? Ella era una bionda, allegra fanciulla un po' affamata; Elisabetta andava in casa dei Ferri... pensava certo che presto si sarebbe saziata. Il punto di vista di sua sorella era questo. Forse Rachele... era molto abbattuta... Ella sentiva in quella tetraggine, in quella confusione dello spirito, sfiorire la sua anima. Sussult sotto la voce chiara e tremante di Elisabetta.
Caterina  vero? I Ferri c'invitano?
S, rispose fredda la giovane.
Su, andate, andate... disse con voce angosciosa la madre, conduci Nicola.
Elisabetta era rossa. Uno smarrimento immenso era nella sua anima. Dimenticava persino di aver fame, e di aver bevuta molta acqua per colmare il vuoto del petto. Ella pensava ad Alessio. Si diresse verso lo specchio e si guard con attenzione. Oh! Signore! mormor la madre con collera, che ti guardi Elisabetta? Va via...
Caterina pens con amarezza: Elisabetta  molto giovane...  felice di poter mangiare e non prova per questo nessuna umiliazione, pur dovendo, per saziarsi, sedere alla tavola degli altri... Si guarda nello specchio...  molto magra... per  graziosa lo stesso... Ma, come  magra... un cattivo sviluppo... questa fame, questa fame...!
Si scosse, si alz e and in cucina. La stanza era illuminata fiocamente da una piccola lampada, in un angolo. Il pavimento era sporco, e piena di bicchieri e di posate inutili la gran tavola. Il gattino bianco di Paolo, balz dalla sedia all'entrare di Caterina e si mise a fissare, con due occhi luccicanti di fame, la fanciulla. Caterina lo scacci brutalmente.
Rachele era seduta presso la finestra, col viso fra le mani, pallidissima. Hai venduto il lavabo? diss'ella.
No. Domani.
Rachele si coperse il volto con le mani. Nulla, Caterina, proruppe, non c' nulla... nemmeno una patata fradicia...
Niente, disse desolatamente Caterina. Era esausta. Domani, per, mangeremo... quindici lire tutt'al pi... lo ha detto Anna... che miseria Rachele. E doman l'altro?... E poi gli altri giorni?... Tutti gli altri giorni? Ah! maledetto zio Nicola... egli ha del danaro... Non siamo le sue nipoti noi? Ah! egli mantiene delle donne... e noi moriamo... Tacque e strinse le mani con rabbia. Rachele, quando torna Bruno Carrara? chiese poi.
Rachele guard Caterina con irritazione. Un piacere crudele l'invase; avrebbe tormentata Caterina e s stessa. Che dici Cate? Io, chiedere danaro a quell'uomo?... Mai... mai... nemmeno un soldo Cate... nemmeno un soldo... E come potrei chiedergli del danaro? Egli mi direbbe: L'avete ricevuto il vostro mensile Rachele Marasca? S... dite di s? Ebbene eccovene dell'altro piccola Marasca... Io vi aiuter.. voi siete una gentile fanciulla!
Rachele era diventata rossa, e guardava con tetra ironia Caterina. Scandiva le parole, si disperava e si umiliava nell'intimo, ma ella guardava sempre Caterina, con dei lampi cupi negli occhi. Mi ha detto una volta queste parole Caterina, e... s'interruppe e concentr il suo sguardo sulla tavola ingombra.
Caterina non disse una parola. Aveva gli zigomi molto rossi. Che impostore! disse dopo con calma. Te lo ripeto Rachele, si dovrebbero assolvere sempre i ladri! Non ho calze per uscire... domani... Stette alquanto pensierosa. I piccini sono andati dai Ferri...
Nicola  andato dai Ferri? domand Rachele con voce cupa e rimase livida e inerte. Rialz quasi subito il suo viso chiuso, schiarito da un pallido sorriso. Nicola si sazier! Anch'essa amava Nicola e sentiva per lui una piet pi forte che per se stessa.
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Capitolo 6.
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Anna consegn a Caterina giusto quindici lire. Venne un ragazzo magro, con certi capelli lunghi che gli cadevano sulla fronte e sugli occhi, si caric il lavabo sulle spalle, e and via.
Caterina cont accuratamente le quindici lire e diede una lira di mancia ad Anna; poi ella cerc i suoi indumenti da passeggio, il vestitino di cotonina rosa, e si diede con fatica a rovistare nel saccone dei cenci, per trarne un paio di vecchie calze.
Rachele voleva prestarle il vestito elegante di seta rosa pallido, con graziose guarnizioni di merletto avorio sul petto, che Alessio le aveva portato come regalo dal suo viaggio. Mettilo Cate, pregava Rachele, quello di cotone  addirittura indecente... si vede a prima vista, con quel cencio rosa, che sei una morta di fame! Ti vergogni di Alessi? Siamo sorelle noi... e questo non ha importanza... Mettilo Cate...
Caterina scosse la testa e Rachele s'irrit. Sei sempre testarda e superba tu... Ah! Cate, tu badi a troppe cose...
Elisabetta guardava il suo vestito bianco, di una ricchezza e di una grazia senza pari, che ella aveva steso sul letto, ed era tentata di riprovarlo ancora una volta. Ella non finiva di contemplare quel ricchissimo vestito bianco; toccava e ritoccava, con un piacere che le arrossava le guancie, pallide come delle rose bianche, i merletti e il velo spumoso che circondavano la scollatura. Com' bello, Cate... quant' grazioso...
Caterina indoss il suo vestito rosa. Elisabetta guard sua sorella Caterina e si afflisse nel vederla uscire in quello stato miserevole. Caterina hai sbagliato, disse, non dovevi rifiutare le gentilezze di Alessi...
Forse, mormor Caterina distratta. Andiamo Nicola, prendi la cesta. Baci Paolo e usc insieme al fratello. Si sentiva molto male: era debole e pallida in volto. Camminando le girava la testa e vedeva le persone attraverso una nebbia. Le sue tempie ronzavano, gli occhi incavati le brillavano di una luce fosca e sul labbro si disegnava quell'espressione crudele, ben nota a tutti quelli che conoscevano i tetri momenti di Caterina. Ella si ferm in una bottega e compr della carne per fare del brodo; poi acquist della pasta, un pesce per Paolo e due chili di pane. Aveva speso esattamente tredici lire e centesimi. Voleva acquistare delle frutta per Nicola e si ferm in una strada poco frequentata, presso una piccola bottega. Le ceste esposte fuori erano punto colme, e la frutta, di qualit infima, era ammucchiata confusamente qua e l. Una vecchia lurida si affaticava nell'interno a mettere a posto dinnanzi ad una piccola Madonna di terracotta, una candela di sego. Una piccina molto sporca, seduta sul pavimento, strillava a perdifiato. Che hai Nora? urlava la vecchia, zitta, zitta. Si rivolse a Caterina sorridendo untuosamente. Scegliete signorina... scegliete... adesso vengo...  e s'inoltr nell'interno.
Caterina si curv sulla frutta. Era pallida come una morta; guard Nicola. Il fanciullo contemplava la frutta con un'avidit cos rivoltante che nause Caterina.
Poteva spender poco... diciotto soldi in tutto. Anche quella frutta di qualit cos cattiva costava cara.
Caterina s'irrit contro la vecchia che non veniva, contro la piccola stracciona che strillava... Ella fiss con attenzione in una cesta in disparte, due magnifiche pere, due sole...
Quelle pere forse erano la sola frutta intatta... Gli occhi di Caterina non potevano lasciare quelle due pere gialle, gonfie, nascoste quasi sotto le ceste soprastanti. Ella le prese nelle mani, le gir in piena luce, e grid irritatissima: Volete servirmi signora?
Scegliete, signorina bella, disse la vecchia dall'interno, io vengo.
Caterina continu a tenere in mano le pere. In quel momento alcuni ragazzi passarono correndo; essi tiravano con una corda un gatto grigio, spelacchiato, che miagolava disperatamente. I ragazzi ridevano, e continuavano a trascinare il gatto.
Affoghiamo il piccolo demonio! urlava uno di essi, alto, con degli splendidi capelli rossi. E si affannava a tirare e a gridare pi di tutti.
Nicola abbandon la cesta e corse dietro a quei ragazzi. Caterina guard il gruppo allontanarsi e non richiam Nicola. Oltre a sentirsi debole, come un'ammalata, detestava tanto, in quella specie di atonia fisica, cose e uomini, che nessuna piet la spinse a rivoltarsi l, dove quei crudeli fanciulli consumavano il loro piccolo delitto, e nel suo occhio nessuna luce di sensibilit si raccoglieva, contemplando la miseria di quella piccola bottega e il lurido aspetto della vecchia, affaccendata intorno alla sua gialla Madonna, e della piccina che giaceva muta sul pavimento.
Teneva sempre le due pere fra le mani e rapidi pensieri passavano nella sua testa. Sei vile... vile... vile... si ripeteva, e questa parola, che gi da tempo le ossessionava le giornate, rendeva Caterina pi debole e inetta. Di colpo, proprio l dinnanzi a quel miserevole spaccio, i lineamenti di Caterina divennero duri e cattivi, e un sorriso crudele, rialz il suo labbro superiore. Oh! finir... questo finir... non debbo esser vile... no, no... Guard di sfuggita nell'interno per vedere ci che facevano la vecchia e la piccina; poi molto rossa, con una calma spaventosa, si curv e nascose le due pere nella cesta che Nicola aveva abbandonata per terra. Si rialz livida; stentava a tenersi ritta e si guardava intorno con occhio fosco. Nicola, Nicola... chiam dopo con voce alterata.
La vecchia usc dal suo sgabuzzino e sorrise alla fanciulla. Che volete bella mia? Dell'uva? queste pesche? sono dolci come lo zucchero... compratene signorina cara...
Caterina sempre pallida guardava con orrore la vecchia. L'odiava, come non aveva mai odiato in vita sua. L'aspetto fisico di quella donna, le riusciva ripugnante... e poi essa l'irritava, era di una lentezza impressionante nel pesare le pesche... Che cenciosa! pensava Caterina irritandosi sempre pi. Chiama pesche queste cose marcite... costano diciotto soldi... i miei diciotto soldi che essa ruba... Scommetto che sono piene di vermi... Ah! Signore... perch mi sono fermata proprio qui? Caterina si sentiva morire e guardava continuamente la vecchia.
La donna incart le brutte pesche e poi si diede a cercare lo spago per legarle. Si diresse proprio dal lato dove Caterina aveva sottratto le pere, e tutto il sangue della fanciulla afflu al cuore, ed ella dovette afferrarsi alla panca per non cadere.
Date qua... disse dopo bruscamente, non fa niente ho la cesta...
E dov' questa cesta? domand con cortesia la vecchia. Zitta Nora, url poi in direzione della bimba, che s'era rimessa a strillare, se no ti picchio... Tua madre mi ha reso un cattivo servizio stamane... La cesta signorina? ripet mutando il tono della voce.
Caterina per poco non scoppi in un pianto furioso e irragionevole. Avrebbe ucciso quella vecchiaccia.
Possiamo accomodarle... mormor gentilmente la donna, ... Come volete, disse dopo fissando il volto selvaggio di Caterina. Se tornate domani troverete frutta scelta...
Caterina non rispose. Prese in una mano la cesta e nell'altra le pesche male involtate e rimase un attimo ferma, con le labbra livide, a guardare la vecchia e la piccina che si rotolava sul pavimento. Si volse senza salutare e s'incammin in direzione del gruppo dei cattivi fanciulli, dove si trovava Nicola.
Appena Nicola vide sua sorella Caterina le corse incontro. Sai Cate, url, abbiamo ucciso il gatto.
Ogni forza aveva abbandonato Caterina. Pass le provviste a Nicola e gli carezz con leggerezza i capelli. Avete fatto bene, mormor e sorrise a Nicola.
 vero? esclam Nicola entusiasmato dall'approvazione di Caterina. Si dovrebbe uccidere tutti quelli che fanno del male, sentenzi. Vuoi vederlo Cate? L'abbiamo fatto a pezzi...
Caterina impallid maggiormente. No... Nicola caro... andiamo, andiamo.
Camminarono per un pezzo in fretta e solo quando si furono molto allontanati dalla bottega dove Caterina aveva acquistato la frutta, la giovane rallent il passo e si appoggi tutta al braccio di Nicola.
Non ti senti bene Cate? domand il ragazzo. Sei proprio pallida pallida... Cate, questa roba pesa... promettimi che mi farai mangiare pi di tutti... Quante pesche mi darai Cate?
Caterina si sentiva cos priva di forze che non pot rispondere. Provava nondimeno una tranquillit e un benessere senza nome; una tenerezza nuova e forte la prendeva per il piccolo Nicola. Una specie di sicurezza orgogliosa le faceva rialzare la testa, ed erano molto strani i pensieri che le passavano nella mente.
L'idea della colpa non ossessionava Caterina. Essa non si sentiva n umiliata, n offesa in s stessa.
Maurizio Ferri, suo fratello Alessio e suo cugino Cesare Amianto avevano parlato fin'allora animatamente nel salottino di Graziella Amendola.
La fanciulla sdraiata languidamente sul sof, in una posa voluttuosa, fumava una sigaretta cinese carica d'oppio.
Quella sigaretta gliela aveva offerta Cesare Amianto. Ed era la terza della serata, sebbene Cesare avesse avvertito gentilmente Graziella del male che fanno le sigarette oppiate in generale, e quelle cinesi in particolare.
Ella aveva scossa la graziosa testa. Io non temo n l'oppio, n l'angelo, n il demonio, signore... 
Cesare Amianto rise, senza nessuna intenzione offensiva.
Graziella sollev il bel volto capriccioso verso di lui. Siete credente?
S. rispose Cesare.
Io no, ribatt Graziella pensierosa. Volete, per favore, passarmi un'altra delle vostre sigarette? Hanno un gusto strano e fanno sognare molte cose... Oh! delle cose molto inverosimili. Per esempio, un momento fa... mi  parso che una donna bellissima, con i capelli rossi come il fuoco e due occhi dolci tanto da farmi piangere, si sia curvata su di me e mi abbia baciata sulla bocca. Che strano bacio!... Ella era vestita di viola e la sua veste splendeva di pagliuzze dorate... aveva dei fiorellini neri come il jais e delle bacche gialle nei capelli... s'interruppe e guard sempre pensierosamente Cesare e Maurizio Ferri. Certo, signori, sono solo sogni... Mi porgete una sigaretta?
Cesare trasse dal suo portasigari d'oro un'altra di quelle esotiche sigarette e la porse senza parlare alla fanciulla.
Alessio s'irrit. Bada... ti uccidi...
Ella lo fiss con indolenza e accese la sigaretta; ne aspiro voluttuosamente le prime boccate, poi si adagi di nuovo nell'angolo pi remoto del divano in un'attitudine provocante, e fumando non perdeva un solo movimento dei tre uomini.
Quel socchiudere gli occhi in un modo inverecondo, quel parlare ebbro e fantastico e quella posa languida, irritavano Maurizio; i suoi occhi calmi ne ritraevano una visione eccitante; ma egli non desiderava Graziella. Maurizio pensava a Caterina, e la collera e l'amore lo facevano inveire contro la fanciulla affamata, ammalata forse, della sua stessa negazione selvaggia. Che inflessibile creatura! Suo fratello Alessio si contentava di donne come Graziella Amendola. Gi, chi era Alessio? Un piccolo uomo comune, affamato di piacere; un utopista. Sentiva di disprezzare francamente Alessio... Ecco invece Cesare... egli  superiore ad Alessio. Graziella non l'impressiona.  saggio e tranquillo e discorre di cose indifferenti. Ma chi  Cesare? Conosco io Cesare.
Guard suo cugino Cesare per scoprire su quel viso bruno, allungato, i segni di una passione. Il viso di Cesare Amianto era impenetrabile. Guard Alessio. Il volto di suo fratello era leggermente colorito, gli occhi grigi di lui fissavano l'amante con ansia e nello stesso tempo con tristezza, con quella specie di amara malinconia che rendeva vago lo sguardo di Alessio quand'egli era nervoso e irritato. Alessi soffre, si disse, Io e Cesare lo amareggiamo... Egli  umiliato e soffre pure per Graziella... Egli certamente l'ama... Alessi, disse, smetti di passeggiare... Perch sei di cattivo umore?
Io? rispose Alessi con collera, ... niente affatto. Sorrise bruscamente e guard la sua amante che, sempre pi pallida, coi capelli sfatti, gli occhi semichiusi, esibiva tutta la sua perfida femminilit per sedurre lui stesso e gli altri due.
Ah, Alessi! Voi siete malato... bisogna guarirvi...
Alessio lanci uno sguardo fiammeggiante in direzione di suo cugino.
Avete ragione... l'arrivista ha sempre ragione...
Cesare ebbe uno scatto d'ira. L'arrivista, Alessio? Esagerazioni... Dite positivismo... lucido e fresco vedere nelle cose, azione precisa e non perifrasi illogica... pensiero normale e non crisi isterica del sentimento...
Alessio si ferm vicino a Graziella, poi si sedette a fianco di lei e le prese una mano con indolenza. Non discutiamo, Cesare. Le nostre vie sono divergenti, vi permetterete di disprezzare le mie teorie perch son giovane. Ho ventidue anni,  vero... e son giovane, non mi sono attaccato ad alcuna bandiera ancora. Voi dite: Hai il tuo mantello, il tuo vicino muore di freddo perch non ne ha. Ebbene, dagli il tuo mantello, egli cesser di gemere e sei tu che batterai i denti.  la logica sentimentale. Intanto il tuo vicino ride al coperto, si beffa dell'altruismo e ti schernisce chiamandoti: porco, montone... Infatti  cos. Tiriamo, dunque, dritto. La via  larga. Imbacucchiamoci non in uno, ma in due, in tre mantelli e facciamoci largo fra la nudit pezzente... Alessio tacque. Il suo volto divenne torvo e lasci la mano di Graziella.
Cesare si alz bruscamente. Basta, Alessio, pi tardi forse, i vostri pensieri prenderanno una piega naturalistica. Allora potremo discutere e intenderci.
Alessio fece un cenno di negazione.
Cesare s'inchin dinnanzi a Graziella e rispose ad Alessio:
Come volete... Nutro sempre del rispetto per i gusti altrui... Fiss con uno sguardo duro e tagliente la fanciulla languida e affascinante nell'ebbro disordine della sua posa; le prese una manina e gliela baci, come avrebbe fatto con una dama.
Graziella sollev appena il volto e gli sorrise. Venite, disse, quando volete a tenermi compagnia...
Il viso di Alessio divent molto rosso. Egli guard Graziella di traverso, ma tacque.
Maurizio si alz. S'inchin dinnanzi all'amante di Alessio e usc insieme a Cesare dalla casa di Graziella Amendola. Si diressero verso l'abitazione di Cesare e Maurizio accompagn suo cugino lungo il tragitto.
Venite da me? disse Cesare sorridendo. Ceneremo insieme... Che avete Maurizio? Quella donna vi ha seccato?
 odiosa, mormor cupamente Maurizio. Io la detesto.
Perch? fece Cesare pensoso... Povera fanciulla, la compiango invece... Alessio l'ama; bisognerebbe allontanare da lei vostro fratello...
Maurizio rise sarcasticamente. Provate! Egli l'ama come un pazzo!
E vostra madre ne sa niente?
Maurizio ebbe uno scatto. Mia madre? Che c'entra essa? Ebbene, sa tutto e non pu impedire nulla... Ella dice: "Maurizio, Maurizio, vedrai, non appena Alessi s'innamorer sul serio di una buona fanciulla, egli lascier quella donna...". Mia madre s' messa in testa questa massima alquanto saggia, e tollera tutto... Io credo che essa in fondo sia felice di questa relazione, che non costa molto ad Alessio, che lo rende estraneo a molte pazzie di giovent e, secondo il suo punto di vista, pi tardi condurr Alessio alla saziet e, sano e salvo, nel porto matrimoniale...
E voi, Maurizio, giudicate le cose diversamente?
Io non giudico nulla... odio quella donna.  una civetta viziosa che perde Alessi...
Via Maurizio, ammon Cesare allegramente, voi siete di cattivo umore, mio caro Maurizio, se non conoscessi voi stesso e le vostre teorie sulle donne, vi crederei innamorato... e innamorato di una fanciulla ingenua, dolce, molto borghese...
Vi sbagliate, rispose Maurizio aspramente.
Entrarono nell'appartamento di Cesare. Andrea apparecchi nella saletta. Cesare Amianto era un fine intenditore di cibi: egli mangiava copiosamente pasti sostanziosi, pietanze squisite, non si negava nulla; era molto esigente a tavola e acquistava mangiando un buon umore indiscutibile. Egli mangiava le ostriche e dei piccoli gamberi condensati in una salsa piccante, e passava i vini a Maurizio con un gesto pacato e un volto soddisfatto e felice.
Ors Maurizio, niente vi riscalda... voi siete di ghiaccio... non apprezzate le donne, n le mie pietanze... Chi vi ha stregato?
Maurizio scosse le spalle, e tagli dispettosamente una magnifica pera.
Prendete di quella torta, fece Cesare, ditemi, infine, che avete Maurizio? La tesi di esame vi preoccupa?
Oh! proruppe Maurizio ironicamente, sogguardando Andrea che metteva in tavola una coppa colma di fragole piccine e rosse, voi mangiate da gran signore, Cesare! siete un uomo perfetto!
Maurizio, il vostro cattivo umore  di pessimo gusto... il mio invito vi ha rattristato... ebbene, uscite e prendete aria. Questo servir a distrarvi... andate nelle strade pi affollate.
Maurizio accese una sigaretta e rimase pensoso a guardare la tavola ancora imbandita di pietanze alcune intatte, alcune solo intaccate a met. Le coppe colme di pere, di uva bionda e di uva scurissima, le fragole rosse spolverate di zucchero e annegate nello champagne, lo fecero cadere in una tetra meditazione. Quell'amore cupo e violento per Caterina, aveva rattristato l'animo beffardo ed egoista di Maurizio. Egli si rendeva conto degli oscuri sentimenti che agitavano la sua anima e vi soggiaceva con un'amara logica, e non faceva nessun tentativo per rialzarsi negatore e sprezzante. Cesare, disse bruscamente, vorrei chiedervi un favore... Vi ricordate di Caterina Marasca? Quella fanciulla che giudicaste brutta e distinta?
Aspettate... Caterina Marasca? Chi  essa? Ah! la fanciulla della crema...
Maurizio assent. Si alz, butt la sigaretta e divenne rosso. Essa muore di fame, Cesare... Maurizio tacque, guard la tavola e soggiunse con violenza: In questo momento Cesare, vi giudico colpevole... di nuovo tacque e rimase assorto.
Cesare si mise a ridere. Via, Maurizio, voi dite delle sciocchezze, siete innamorato, ecco tutto... spiegatemi in che consiste la mia colpa.
Caterina Marasca muore di fame... e i suoi fratelli con lei... un piccino  spacciato... e non se ne accorgono...
Che posso fare per essi? domand Cesare aggrottando la fronte.
Voi avete molte conoscenze... trovate un posto per Caterina.
 difficile, obiett Cesare. Che occupazione potrei trovare per una giovane? Non sarebbe meglio inviarle qualche centinaio di lire?
Maurizio fiss con disprezzo suo cugino. Cesare, voi ragionate come i signori. E l'orgoglio dei Marasca dunque?
Cesare rimase pensieroso. Guard la tavola due o tre volte con un'espressione molto seria.
Ecco, per esempio, i casi complicati, disse, e che rovinano quasi sempre le creature. Che possiamo fare noi? Voi mi giudicate colpevole, (e io vi perdono Maurizio perch siete innamorato) nel constatare l'abbondanza delle mie cene. Vedete in me l'uomo che ha soddisfatto i suoi appetiti, beato nell'ozio animale della digestione, e tuttavia, voi pensate: "I resti della sua tavola basterebbero a saziare tutti i Marasca". Castigo me stesso: ci forse modificher la situazione della vostra Caterina? Niente affatto. Ponderate la cosa. Il vostro biasimo si basa sull'assurdo.  ingiustizia sociale mio caro, lo so, ma n io, n essi siamo colpevoli. Se potessi invitare Caterina Marasca e i suoi fratelli e farli servire regalmente alla mia tavola, ne sarei felice.  l'ingiustizia sociale ripeto... Voi amate Caterina Marasca e vi ripugna il benessere degli altri perch codesta fanciulla  miserabile. Ebbene, sposatela... la salvereste.
Maurizio rimase muto. Cesare rise con gli occhi brillanti.
Far qualche cosa per questa giovane, disse dopo, non per voi Maurizio.
Grazie, rispose in tono cupo Maurizio. Addio, torno a casa mia.
Avete torto; abbandonate questa fanciulla... disse sempre ridendo Amianto.
Maurizio si allontan dalla casa di suo cugino Cesare in preda al disgusto e all'irritazione. Lo faceva molto soffrire questa domanda: "Perch se io amo Caterina, non la sposo?" E nonostante l'amarezza che egli provava, il suo "io" al solo abbozzo dell'idea "Sposer Caterina Marasca!" si rivoltava intollerante e brutale.
L'anima di Maurizio non conosceva la schiavit del sentimento e il suo cuore pulsava nel tormento amoroso solo fisiologicamente. Dai suoi sensi, e dalla sua stessa perversa carnalit scaturiva quel desiderio sfrenato, violento di Caterina; e un'immensa piet per essa, unita alla morbosit cerebrale, facevano fremere quell'"io" che aveva per princip il piacere e la libert generatrice dell'essere.
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Capitolo 7.
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Bruno Carrara era un uomo sulla quarantina; alto scuro di capelli, colorito in viso, con due occhi pieni di romanticismo e le labbra sottili e pallide.
Egli s'era fitto in testa di sedurre Rachele Marasca, non per pervertimento e per istinti viziosi e malvagi, ma semplicemente perch la trovava una cosa molto piacevole. Egli sapeva benissimo la triste situazione della giovane e la compiangeva sinceramente. In fondo egli era un uomo attivo, pratico, galantuomo nei suoi affari. Aveva avuto una giovent sbrigliata e moltissime amanti (specialmente fra le donne di teatro) le quali non lo avevano affatto disgustato, ma lo avevano invece sempre soddisfatto, regalandogli il gusto per i profumi e un'eloquenza in gergo romantico e sentimentale. Era ricco: la ricchezza non lo aveva guastato punto, n aveva frenato gli impeti del suo animo inclinato naturalmente alla generosit. Egli s'era persuaso che un giorno giungerebbe a possedere Rachele e che quel giorno sarebbe stato per lui di una felicit invidiabile.
Frattanto non si sognava per nulla di recare, mirando al suo piacere, alcun male alla fanciulla, e se altri gli avesse detto in pieno viso, che concepiva nella mente un'azione indegna, egli avrebbe guardato costui con meraviglia. Forse, riflettendoci con seriet, ne sarebbe rimasto un poco umiliato.
In quel momento egli contemplava Rachele. Che aveva Rachele? Ella conservava sul viso cos bello, una freddezza che lo irritava, ma quei begli occhi s'erano fissati sulla sua persona, sulla sua faccia, quella di lui, Bruno Carrara, con inquietudine mista ad una specie di timidezza selvaggia. Ci era accaduto tre volte. Bruno Carrara comprese. Egli prov un sentimento di gioia cos grande, che per poco non si alz dalla sua scrivania per andare a prendere fra le braccia la piccola Rachele. La miseria di Rachele Marasca faceva esultare quell'uomo. Non era crudele Bruno Carrara, anzi egli era d'indole mite e sensibile, ma era troppo bella quella Rachele... e solo la miseria e il bisogno potevano avvicinarla a lui. Niente altro. Perch ella era molto fredda e superba! Gli occhi di Carrara brillavano. Egli passeggiava per la stanza e pensava: "Questa Rachele... questa giovane e splendida creatura si trova nella necessit di supplicarmi. Comprendo benissimo. Povera Rachele! Cos bella e cos miserabile! Io devo aiutarla. Eppoi, io l'amo. Che cosa non farei per lei? Ella  umiliata e soffre... provo... sono cattivo per questo?... ma non posso negare quello che provo... ecco, un gran piacere nel vederla soffrire... Va bene. Io non sono cattivo, perch l'amo e l'aiuter fin dove mi sar possibile. Vuole ella del denaro? E perch non me lo chiede? Ella comprende perfettamente che io l'amo... l'amo da impazzirne e potrebbe approfittarne... Ella non  sciocca,  semplicemente superba". Carrara seguitava a passeggiare e a non guardare Rachele Marasca.
Era ci che preoccupava Rachele. I passi nervosi di Carrara e gli occhi pensosi e vaghi di lui, l'impensierivano assai. Oltre a sentirsi debole e molto stanca, ella s'angustiava per l'indifferenza di Carrara. Ella s'era decisa e aveva ripetuto moltissime volte il discorso che avrebbe dovuto tenere all'ingegnere. Era un discorso serio, altero, che non l'avrebbe umiliata affatto.
Bruno Carrara s'era fermato a guardare distrattamente il suo tavolo. Improvvisamente il viso di Rachele divenne serio. Ella strinse con le mani fredde un rotolo di carta e guardando Carrara, disse rapidamente e arrossendo: Avrei bisogno di un piccolo favore...
Egli si volse e fiss con indifferenza Rachele. Dite, disse con gravit, assumendo un aspetto molto serio. Sono felice di potervi essere utile.
Rachele si fece ancora pi rossa e spiegazz terribilmente il rotolo che aveva fra le mani. Io avrei bisogno di denaro, s'interruppe, abbass la testa, balbett e termin dopo bruscamente: Cio un anticipo ecco... un anticipo di duecento lire... Vi chiedo scusa... ma ho bisogno assolutamente di questo denaro... Rachele tacque e respir a lungo diventando pallida. Il suo cuore si riemp di amarezza. Rimase colpita dalla volgarit delle frasi che aveva detto. Ella lo sapeva che non sarebbe riuscita mai ad esprimersi... se l'era sempre ripetuto, nonostante quel discorso serio, altero che aveva preparato; aveva nominato due volte la parola "denaro" e rimaneva schiacciata dalle sue stesse parole, avvampando per la vergogna.
Carrara s'accorse della confusione di Rachele Marasca. La guard sorridendo, sempre con gravit e si sent improvvisamente pi forte e pi grande. Provava un piacere immenso ed una specie di esaltazione, al pensiero che aveva grandi mezzi per aiutare la fanciulla. Con lo sguardo lucido, ma fingendo un'estrema distrazione, si mise a fissare la finestra, prendendo intanto il portafogli e traendone alcuni biglietti che non si occup di contare. Si allontan di due passi e stette un attimo a guardare fuori per vedere ci che succedeva nella strada. Si volse eccitatissimo e scacci dei moscerini con un gesto deciso. Poi si avvicin di nuovo al tavolo e si curv sorridendo gentilmente verso la giovane. Ecco signorina... e s'interruppe pensoso osservando il volto oppresso di Rachele, Avreste forse bisogno di altro? Io sono disposto ad aiutarvi...
Rachele scosse il capo; fiss il denaro sul tavolo e si umili e si irrit profondamente. Io ve lo restituir, esclam con gli occhi lucidi, stringendo le mani con nervosit.
Carrara fece un gesto vago. Egli si sentiva buono e felice. Non aveva nessuna intenzione di proporre un mercato alla fanciulla. S'inchin dinnanzi a lei: Come volete... disse sempre sorridendo. Si sent nondimeno pieno di soggezione sotto gli occhi lucenti e profondi di Rachele, e subito s'allontan dalla stanza col cuore pieno di gaiezza.
Nonostante la sofferenza provata da Rachele, con la sua richiesta di denaro a Bruno Carrara, pure quella sera i Marasca mangiarono in abbondanza e furono molto felici, e la stessa Rachele, nel coricarsi, si trov con la mente tranquilla e l'animo completamente soddisfatto. Ogni tanto ella pensava: Denaro... denaro... Ma perch ho detto io denaro e non ho scelta un'altra frase? Potevo dire: "Guardate, signore, in questo momento, a causa di mio fratello Paolo... un piccino, sapete, molto malato... io ho bisogno di un acconto sul mio stipendio di ottobre...". Ecco, avrei potuto esprimermi cos... Invece io ho detto: Ho bisogn del denaro... Ah! ma perch debbo rattristarmi? Tutti sono felici... Caterina mi ha stretta fra le braccia e mi ha baciata. Tu sei buona e forte Rachele... mi ha sussurrato, ... invece io sono debole e vile...  vero... Cate  vile? E perch  vile? L'hanno cacciata via.. quell'uomo non somigliava punto a Bruno Carrara... Egli  buono forse, mi ha dato duecentocinquanta lire, cos, senza dire una parola... Signore! quanto denaro si pu avere con una sola frase!...
Rachele ragionava freddamente con una specie di soddisfazione orgogliosa e a tutta prima, nel suo letto, non pot addormentarsi. Gir l'interruttore e la stanza s'illumin. Rachele si sollev sul letto e contempl Caterina.
Il pallore di Caterina appariva, nel sonno, impressionante. I capelli biondi, scomposti in grandi ricci sul guanciale, scoprivano tutto il viso magro della fanciulla, e sotto gli occhi chiusi, il cerchio nero si allargava e infossava profondamente l'orbita, marcandola con un segno di s grande sofferenza, che Rachele ne rimase colpita. Eppure Caterina non poteva dirsi brutta. Rachele contempl pensierosa sua sorella Caterina. Caterina mi ha detto che sono forte, mormor a se stessa con orgoglio. ...Povera Caterina... ripet. Spense la luce e seguit a pensare nel buio molte altre cose strane, serie e tumultuose e sempre si ritrovava piena di soddisfazione, per quelle cose tanto lungamente pensate e finiva, senza sapere perch, per compiangere sua sorella Caterina.
La seconda volta in cui Caterina rub accadde circa un mese dopo il furto delle pere. Ella non aveva pi calze per uscire; tutto il denaro portato da Rachele era stato misurato ad oncia, ed era servito esclusivamente per mangiare, perch di nessuna cosa ormai i Marasca avevano paura, quanto del languore mortale della fame.
Caterina aveva solo tre lire; e con quelle tre lire non poteva comprare che un paio di calze di cattiva qualit, in una piccola bottega.
Invece Caterina si diresse per le vie pi affollate, ed entr in uno dei pi grandi magazzini della citt. Forse Caterina non aveva nella mente nessuna premeditazione di furto (giacch ogni bassa azione ripugnava alla fanciulla ed  umiliante il premeditare un furto molto pi che consumarlo) ed ella quel giorno camminava distratta con indolenza grande, non pensando a niente. Cosicch quand'ella si trov dinnanzi ai grandi magazzini della Societ Marisi, fu solo attirata dallo splendore delle dorature e degli specchi e si sofferm pensosa. Quante cose belle esistevano nella vita! Ma Caterina pensava a queste cose lontanamente, quasi senza rammarico, seguitando a guardare le vetrine lucenti. Una signora e una bellissima fanciulla passarono dinnanzi a Caterina, l'urtarono col gomito bruscamente, tanto era la loro distrazione e la loro fretta, ed entrarono nel lussuoso Emporio, lasciando dietro di s una voluttuosa onda di profumi.
Caterina corrug la fronte. Guard s stessa, i suoi cenci e la sua trascuratezza di donna, e una brusca reazione la percorse tutta. Com'era miserabile! L'umiliazione la fece fremere brutalmente. Che dilemma! Ella vedeva due dritte vie, entrambe larghe, ma assai discoste l'una dall'altra... Entrambe queste vie, menavano in fondo ad un baratro: la morte!...
Eppure una era quanto mai spaziosa, brillante, piena di amare volutt, di dolori pungentissimi, di gioie ebbre, di felicit molto discutibili... Ella ne rifuggiva perch odiava l'orpello impastato di mota; perch era troppo superba, Caterina... perch ella voleva la vita, la sua vita libera, fulgente, schietta, e non chiedeva altro per la sua forte umanit... Rimaneva con l'anima strozzata, negatrice, morente di fame, estenuata dai patimenti, languida e misera... e nondimeno voleva, col diritto violento delle creature sane, giovani, forti... la vita...
E intanto metteva piede nell'altra via... quella meno spaziosa... tuttavia dritta, nera, priva di vitalit e di dolcezze, tetra, che uccideva ancor prima di dare la morte... E gi vi aveva messo piede, Caterina, e quel pallore, quegli occhi segnati, quell'atonia fisica, testimoniavano le prime orme...
Caterina aveva tre lire: rialz la testa, con un gesto indifferente ed entr nei magazzini. Girovag in lungo, in largo e guard a destra, a sinistra, sempre indifferente. Infine ella si avvicin al banco delle calze. Il commesso, un giovane piccolo, magro, con due occhi da faina, subito l'avvicin e le chiese cosa desiderasse.
Quel commesso era molto distratto, guardava appena la triste figura della fanciulla e le mise svogliatamente dinnanzi parecchie scatole aperte ripiene di calze di ogni qualit e di ogni colore.
Quella parte dei magazzini era quasi deserta, poich le pareti facevano angolo, e la vendita era limitata alle sole calze. Il commesso si allontan alquanto ed incominci a parlare vivacemente con un ragazzo che gridava come un ossesso: Venite Michele... venite e guardate voi stesso, potete constatare del resto, che diavolo ha combinato quel cieco marcito di Vittorio...
Il commesso magro arross fino alle orecchie. Dite davvero Pin? aspettate, ora se non batter a sangue questo guercio della malora, non mi chiamo pi Michele, ve lo giuro Pin... Ve lo giuro viva Dio... Dimentic Caterina, le calze e si allontan furioso col ragazzo, infilando il reparto seterie.
Caterina rimasta sola, scelse accuratamente un paio di calze di color fumo, del valore precisamente di tre lire; le mise da parte, appoggi i gomiti al banco e rimase pensierosa a guardare il mucchio disordinato delle calze. All'improvviso, fissando un paio di calze di un colore tenuissimo, trasparenti come il velo, si accorse d'esser sola. Da quell'istante Caterina non ebbe pi pace. Ramment il furto delle pere; nessun rossore sal alle sue gote. Nel suo animo turbato, esasperato, nella debolezza fisica in cui si trovava, la parola, vile, vile, vile, la fustigava dolorosamente. Era cos fatta l'anima strana di Caterina. Nessuna repugnanza la tratteneva dinnanzi al furto; nel dibattito angoscioso in cui ella si martirizzava, vita e morte formavano una sola cosa nera, minacciosa e avvilente. La sua fierezza non si piegava: la vitalit intanto si ribellava in lei. E scaturiva da quel quesito brutale, una Caterina nuova, meno violenta forse, ma con una morale ancor pi strana, logica per Caterina che si straziava nei suoi stessi pensieri. Un solo punto restava vivo in Caterina, non esser vile. Ed ella, in quel momento, si giudicava dinnanzi alla paura che l'opprimeva, vile vile! Chi derubo io? Una Societ... cio una raccolta di uomini pasciuti, allegri, malvagi... di quegli uomini simili a Pietro Ruffini che io odio... odio... Eppoi essi forse, non derubano noi tutti? Guadagnano dei milioni sulle spalle del prossimo ignorante e presuntuoso... I signori pagano bene... Sono forte? Sono una creatura buona forse? Io non ci tengo ad essere buona... io... Ah! come sento di odiare tutti... E sono sola...
Rimase un attimo con le calze belle e trasparenti fra le mani. Divenne pallida come il giorno in cui aveva sottratto le pere e, di colpo, rapidissima, pass le calze nella sua borsa. Animata dall'atto stesso, logica e spietata con s e con gli altri, si curv, (ed era tanto tremante e cos sbiancata da far paura) rovist fra le altre scatole e prese alla rinfusa altre due paia di calze. Prima di nasconderle nella borsa, le gir lentamente fra le dita e poi le ripose con un gesto semplicissimo, nella borsa. Respir lungamente e attese. Fu, dopo circa cinque minuti di quell'attesa mortale, che il commesso magro apparve, con un viso allegro e soddisfatto. Oh! esclam vedendo Caterina, scusate... ma voi non sapete quello che stava per succedermi con un uomo violento come il Direttore... Era il licenziamento. Invece adesso ho sistemato le cose... respiro vedete... respiro... Avete scelto le calze? Queste sono delle calze fini a buon mercato, costano soltanto tre lire... avete deciso?
Caterina accenn un s stanco e sfinito.
Ella guardava le calze sempre ammucchiate sul banco, e una paura mortale, assurda, non cessava di straziarla tutta.
Se quell'uomo magro si accorgesse del furto? Se di quelle calze fini, di quel tenue colore, ce ne fosse solo un paio?... Ah! Signore, ella non viveva pi! Era fredda in apparenza come il marmo.
Se quest'uomo grida, ella pensava, io l'uccider e mi uccider...
Non sapeva come avrebbe ucciso, n come si sarebbe uccisa, ma era tanto convinta di porre in atto, qualora fosse stata scoperta, i suoi tetri propositi, che bast questa convinzione a tranquillizzarla alquanto.
Il commesso incart le calze e le porse a Caterina. Il viso brutto del giovane raggiava di soddisfazione, ed egli accomodava le scatole, guardandola tutto allegro.
Caterina prese l'involtino con lentezza, fiss un'ultima volta gelidamente il commesso e si diresse alla cassa per pagare le sue tre lire.
Signorina, grid il commesso di lontano.
La fisonomia di Caterina divenne cos cupa e selvaggia, che chiunque, nel guardarla si sarebbe spaventato.
Signorina ha dimenticato la borsa...
Caterina vacill e un sorriso fosco apparve sulla sua bocca. Il commesso le venne incontro, le porse, con un sorriso galante la borsa, e s'inchin con gentilezza.
Caterina non respir nemmeno; prese con le mani avide la borsa e nuovamente si diresse alla Cassa. Pag, sempre con lentezza, e usc dal magazzino con quell'aria indifferente, un po' fosca, come quando vi era entrata. Era sfinita ma soddisfatta. Ella non aveva recato alcun danno a quella societ, e bisogna per vivere derubare la societ certamente, solo non si deve mai sottrarre nulla al povero. Bisogna rispettare i miserabili... Caterina sussult. Il ricordo del furto delle pere la fece arrossire e punse amaramente la sua coscienza. Il furto delle calze la lasciava indifferente riguardo a quelli che essa aveva derubato, anzi ella era felice e soddisfatta della sua audacia...
Respirava forte, Caterina, e imbocc a testa alta il portoncino di casa sua. Derubare quegli uomini che odiava, ecco ci che ella avrebbe fatto sempre! Era uno strano sentimento di fierezza e di dolore quello che agitava Caterina. Sentiva uno sfinimento fisico, mai provato, una specie di sofferenza dell'anima... ma in sostanza Caterina era contenta, molto contenta.
Ella trasse dalla sua borsetta, dinnanzi a mamm, a Rachele, ad Elisabetta e a Nicola, le calze, paio per paio...
Erano calze fini di colori tenui, costavano certo molto e le ragazze rimasero a bocca aperta a guardare Caterina.
Cate... Cate, chi ti ha dato il denaro? grid Elisabetta diventando rossa dalla sorpresa.
Dove l'hai preso questo denaro? domand quasi con violenza Rachele.
Caterina guard mamm, e un sorriso pallido che l'invecchiava di molto, si disegn sulla sua bocca. Quale denaro? Chi parla di denaro? disse pacatamente. Io non avevo denaro... possedevo solo tre lire ed ho comprato le calze... ed ella gett con disprezzo l'involto sul letto. Calze da tre lire...
Ma allora Cate? mormor impallidendo la madre. Essa era terrorizzata dall'audacia di sua figlia Caterina, e sebbene debole e accasciata, aveva subito intuito, prima di Rachele e di Elisabetta, che Caterina aveva rubato. Essa prov orrore non per Caterina, ma per il peccato da lei commesso; sul suo viso magro si dipinse un'angoscia vivissima; ella supplic nella mente: Signore, perdonate Caterina! ma nello stesso tempo una paura mortale si impossess del suo animo e temette per la figlia e si guard in giro e voleva correre e stringere fortemente la sua Cate, come se qualcuno volesse toglierla da quella stanza a viva forza. Ma Caterina, dopo essersi sdraiata sul letto, disse sempre con indifferenza, mentre una luce sfrontata le balenava negli occhi lucidi e scuri. Io ho rubato queste calze... tre paia, sono molto fini... vi piacciono? Sono per noi Rachele.. scegliete voi due... Per ho comprato le calze, quelle di tre lire... Sono qui in questo involto, potete vederle, non valgono niente...
Quando ella fin di parlare, la madre, pallida come una morta, si diresse verso di lei, si sedette sul letto al suo lato e stette a guardarla muta con una s chiara espressione d'angoscia e di orrore che la fanciulla volse il capo, sfinita, dall'altra parte. Elisabetta teneva le calze fra le mani, rossa in volto e anch'essa guardava quasi con spavento Caterina. Signore, era vero? Caterina aveva rubato? Questo pensiero turbava la fanciulla, ma ella non accusava Caterina, n le pareva, pensandoci profondamente, che Caterina avesse commesso una colpa grave. Non sapeva perch la pensasse cos Elisabetta, e intanto rimaneva con le calze fra le mani, con la paura scolpita nel viso, e insieme un desiderio infantile di provar quelle calze rubate proprio da Caterina.
La bella Rachele, ferma in mezzo alla stanza, con la fronte corrugata e le narici palpitanti, rifletteva: Il gesto malvagio di Caterina era indubbiamente senza peccato. Tu hai rubato Caterina... disse infine diventando un po' rossa nel viso.
S, rispose Caterina abbandonandosi sul letto tuttavia sfinita.
Nessuno ti ha visto Cate? proruppe Nicola un po' disorientato, con una specie di paura nel viso, per sua sorella Caterina, Non possono venire Cate ad arrestarti? In prigione, Cate, ti porterebbero in prigione...
Caterina sollev il volto, guard a lungo amaramente Nicola, poi scosse il capo e si mise a ridere.
Nicola rassicurato dalle risa di Caterina, corse a gettarsi fra le braccia di mamm, le sollev il volto con le mani e s'accorse che piangeva.
Caterina s'irrit. Mamm, noi siamo poveri e vili, mamm, mamm in nome di Dio, non piangere, mi fai diventare cattiva, proprio cattiva...
Sei perduta, Caterina, mormor la madre.
Di nuovo Caterina rise. Si sollev sul letto e accarezz con le mani magre, i capelli grigi di sua madre. Il mio Dio mi assolve mamm, disse con dolcezza, ed era tanto mite e pallido il volto della fanciulla, che la madre cess di piangere e strinse appassionatamente le manine di Nicola.
Come si ruba Caterina? grid Nicola rinfrancato dai baci di mamm e dal sorriso di Caterina. Bisogna che tu m'insegni...
Zitto Nicola, grid Rachele, non si dicono queste cose cattive...
Ma se Cate ruba... obiett Nicola tutto rosso.
 un'altra cosa questa, disse Rachele. E poi Caterina non ha proprio rubato, ment ella seria e pensosa in volto; voleva salvare l'animuccia di Nicola e torn a mentire.  una cosa diversa... Caterina non ha rubato niente.
Nicola rimase perplesso. La madre, seduta sul letto, pallida, stava taciturna, meditando tuttavia la colpa di Caterina.
I piccoli furti di Caterina Marasca non si contavano pi. Ella rubava con una grande impudenza, con una cera pallida e fredda, e la fronte fortemente corrugata. Era felice quando in un sol giorno poteva far due o tre colpi di seguito; solo allora il suo viso di marmo, pigliava vita, il sorriso, quel sorriso largo e voluttuoso che ammorbidiva sempre la fisionomia di Caterina, appariva sulla sua bocca; ed essa canticchiava per la casa allegramente.
Tutto ci che rubava Caterina, era ben servibile; soltanto alle volte, essa, spinta dai suoi feroci istinti di ribelle verso quel male a cui si era votata con l'inflessibilit della sua natura, carpiva, con una malsana volutt, oggettini fini, splendenti, ninnoli graziosi, che spesso avevano prezzi carissimi, di cui si adornava con alterigia sparpagliandone altri per la casa o dandoli addirittura fra le mani brucianti di Paolo o in quelle terribili di Nicola. Ella riusciva ad ingannare benissimo i fornitori. I suoi modi alteri, il suo pallido viso e, sopratutto, i suoi occhi scuri, pieni di dominio, ispiravano la massima fiducia. E poi Caterina aveva un sorriso freddo e rassicurante, salutava molto signorilmente, e comprava un oggetto da una lira, con una compostezza da signorina molto per bene. Ella rubava con rapidit, provando angoscie mortali, col viso scomposto dal disordine nervoso, ma, non appena il colpo era fatto, essa ritrovava s stessa.
Com'era felice allora Caterina! Nessuno potrebbe descrivere l'animo travagliato ma gonfio di una contentezza fiera, raccattata nel dolore, in quei minuti che potevano essere per Caterina, mortali.
Con l'andar del tempo, ella aveva quasi smesso di dire a s stessa. Mi uccider... io uccider... Queste parole le sfuggivano ormai di mente, dopo l'esito sempre eguale e soddisfacente dei suoi colpi. Anzi essa, non solo non pensava pi a queste cose orribili, ma si distraeva nelle idee pi strane, quando non si trovava sotto l'incubo del colpo da fare e stava ferma dinnanzi al banco, e non ancora il disegno del furto era definito.
Secondo il ragionamento di Caterina quel suo gesto di rapina era un atto legittimo, ed essa si domandava, ormai, perch tutti gli altri non facessero altrettanto...
Le mani di Caterina erano inguantate adesso di pelle grigia, di una sfumatura deliziosa; una graziosa camicetta, leggera, di un celeste cos pallido, da parere un soffio d'aria, le modellava il seno procace, e un piccolo fermaglio di pietre rosse, legate con un sottile filo d'oro, ne fermava la chiusura all'altezza del petto.
Era sempre provvista di calze fini, dei colori pi ricercati e non solo lei sfoggiava quelle piccole cose che sono la leggiadria di ogni donna, ma anche Rachele, anche Elisabetta; perfino mamm si calzava come una donna ricca e aveva un paio di guanti lunghi di pelle nera, di grande figura.
Del resto anche Elisabetta e Rachele avevano fatto sotto la guida sapiente e fredda di Caterina, i loro piccoli colpi.
 incredibile come le giovani riuscissero a sottrarre tanti oggetti e tanta roba da mangiare senza essere mai e poi mai scoperte.
Caterina rideva con violenza accarezzando i bruni capelli di Maria o di sua sorella Elisabetta.  fuori dubbio... noi non pecchiamo... pensa Elisabetta, se potessi rubare tutto... sempre, e vivere mollemente senza far mai nulla... ne sarei, ti assicuro, felice...
Gi, diceva Elisabetta, se non pecchiamo dinnanzi a Dio, se Egli non ci giudica...
Caterina scuoteva il capo. Di Dio, in quella vita che ella faceva, non aveva un'idea esatta.
Caterina era nondimeno oppressa sempre dalle amarezze, agitata dagli affanni della sua anima e della sua stessa carne. Pensieri di distruzione e di vendetta continuavano a fermentare nel suo cervello quand'ella, sola in un canto, aveva agio di riflettere sulla sua vita arida, abbandonata.
Non vedeva conclusione possibile. Ella odiava la morte, era sana ed amava disperatamente la vita. E non voleva, pi per il suo orgoglio feroce che per il senso dell'onest, ormai scosso dagli ultimi avvenimenti imboccare una via falsa. I sogni di Caterina, quand'ella vi si lasciava trasportare, erano, nonostante la sua natura di voluttuosa, molto dolci. Una casa spaziosa, ridente, con delle tendine di mussola ricamata ai balconi, fiancheggiata da un giardino tutto verde; tante piccole, dolci comodit; un uomo alto, intelligente, ricco: il grande amore, lo sposo legittimo. Colui che potesse dire dinnanzi a tutti: La mia Cate... guardatela... non  bella... ma essa mi piace, mi piace moltissimo... ed  tanto buona questa Caterina!
Ed ella seduta presso il balcone, ninnando una creatura bianca e rosa, canterebbe a quel piccolo bimbo suo, lunghe e graziose canzoni.
Era questo il sogno predominante di Caterina, quello che la faceva piangere, che faceva curvare il suo bel capo e le faceva dimenticare le volgarit del furto e della fame stessa.
Poi vi erano altri sogni. Ma tutti meno belli, meno deliziosi. Vedeva mamm contenta, seduta comodamente in una grande poltrona, ridere ai suoi figli con gli occhi felici; sognava Rachele maritata, Elisabetta sana e grande e molto graziosa, intenta agli studi, Nicola forte e buono, Paoluccio correre s e gi per la casa, bisticciandosi con Maria. Queste dolci nebbie svanivano. Ella vedeva altre cose ma brutte e malvagie: la fame, l'abbandono. Essa rubava per vestirsi, rubava, quando le era possibile, per mangiare, continuerebbe a rubare per molto tempo. Non stava pi bene in salute, le avevano avvelenato la giovinezza. Essa odiava tutti quelli che aveva stimato. Non ardeva che dal desiderio di vendicarsi. Era pienamente contenta di rubare... Signore! che fiele vi era dentro il suo cuore... nessuno avrebbe potuto indovinare mai... Perfino mamm, Rachele ed Elisabetta l'irritavano. Continuando cos ella avrebbe finito per odiare tutti.
I Ferri s'accorgevano con stupore dei guanti, delle calze, delle camicette, dei saponi profumati, di tante altre minute cose costose che i Marasca sfoggiavano sfacciatamente nella loro indecente miseria.
Nicola diceva gravemente che erano regali di Caterina De Marchi, una loro parente. Ella  ricca, proprio ricca, e invia a noi tutti queste cose, soggiungeva Nicola con perfetta ipocrisia.
I Ferri trovavano ci molto strano. Perch, Nicola, questa vostra parente non invia del denaro a Napoli?  meglio il denaro... che quelle cose l... aveva detto sdegnata Rosa Ferri.
Fu allora che il piccolo Nicola fece un viso innocente. Io non so... disse, credo che ella trovi necessario inviarci dei regali...  molto avara, soggiunse, non badando alla contraddizione, giacch Nicola mentiva, ed egli sapeva benissimo che Caterina De Marchi era la sorella di sua madre, ed era morta prima che egli nascesse...
Maurizio un giorno si curv e guard attentamente il fermaglio di Caterina. Che grazioso gioiello Cate, disse guardando con occhi sospettosi la fanciulla, ve lo ha regalato vostra cugina?
S, rispose alzando il volto tranquillamente Caterina.
Oh, egli disse,  molto strano!
Trovate strano che mia cugina mi mandi dei regali? domand ella con indolenza.
Egli s'incup. Vi siete fatto un amante? disse infine, penosamente.
Ella divenne di fuoco, ma si mise a ridere con allegria. Siete molto sciocco, disse a voce ben alta, senza ombra di pudore, tanto le pareva naturale ora, che gli uomini l'interrogassero su queste cose.
Maurizio ragionando, pensava con amarezza alla stupidit di attribuire un amante a Caterina, quando i Marasca, nonostante le raffinatezze del vestiario, morivano tuttavia di fame, ed il piccolo Paolo si aggravava per mancanza di cure ed il pallore copriva sempre di pi le guancie delle fanciulle. D'altra parte quella cugina era, secondo Maurizio, addirittura da biasimare.
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Capitolo 8.
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Quel giorno la signora Rosa chiam a s il piccolo Nicola, che da un pezzo, per sollazzarsi, saliva e risaliva precipitosamente le scale.
Senti, caro Nicola, gli disse con un sorriso quasi materno, fai venire Cate... ho bisogno di lei...
Nicola fece una cos rapida voltata che quasi cadeva sul pavimento, scese, ancora una volta, le scale, le risal pi precipitosamente ancora e grid: Adesso signora chiamer Caterina... Entr nella sua casa e chiam allegramente Caterina.
Caterina appunto si trovava pronta per uscire. Stette due minuti pensosa, sentendo che Rosa Ferri aveva bisogno di lei; infine si tolse il cappello, scosse i suoi ricciuti capelli per riordinarli in qualche modo, ed and difilata dai Ferri.
La signora la introdusse sorridendo e l'accarezz sui capelli biondi come una figliola. Vedete, Cate, le disse amorevolmente, noi vi pensiamo sempre... Maurizio vi vuole tanto bene e ha fatto interessare suo cugino Cesare per voi...
Caterina fiss la Ferri con stupore.
Sicuro, riprese la signora, Cesare vi proporr qualche cosa...
Un gran freddo si fece nel cuore di Caterina. Essa da un pezzo aveva abbandonato qualsiasi idea di lavoro; s'era scordata completamente del suo ideale pacato e onesto; nessun pensiero la spingeva verso una resurrezione possibile; le parevano, i suoi giorni amari di ricerca e di umiliazioni, molto lontani... non odiava quei giorni tediosi, ma ne risentiva, nel ricordo, una terribile molestia.
Da un pezzo non nominava pi la parola, lavoro, era questa una cosa fallita nella sua vita. Caterina non sentiva pi amarezza, n si giudicava vile nel suo ozio perenne. Anzi, le sue interminabili giornate le davano una voluttuosa soddisfazione: il poter pensare. Caterina non sperava pi niente. I sogni erano solo sogni; si torturava il cervello pensando al modo di vendicarsi di quelli che le avevano fatto tutto quel male che sentiva adesso nella sua anima. Il desiderio del lavoro, come accade alle nature appassionate e per conseguenza, sempre pronte alle illusioni dolci, sgretolato a poco a poco nelle continue suppliche, nelle ripetute genuflessioni morali, nella sofferenza aspra del disinganno e specialmente dopo il tristo caso avvenuto al giornale, era morto in Caterina. Non solamente non ne parlava pi, ma non vi pensava mai. Dal giorno poi, in cui s'era messa fuori legge, Caterina aborriva il lavoro. Tollerava appena che Rachele lavorasse e ne accettava i magri benefici con una specie di repugnanza.
La fanciulla guard la signora Rosa quasi con repulsione, mentre ella tornava a dirle sorridendo: Cos, Caterina cara, voi lavorerete e la pace torner in casa vostra... entrate di l, conoscete la stanza, mio figlio Maurizio e Cesare vi attendono. Ella era sempre affaccendata e passava molte ore in cucina.
Caterina spinse da sola la porta ed entr con freddezza nello studio dei Ferri. Cesare e Maurizio erano seduti presso il balcone; si godevano pacificamente la mite aria settembrina, e fumavano entrambi col volto soddisfatto.
All'entrare di Caterina Cesare alz il capo e salut la fanciulla con cordialit. Maurizio sorrise dolcemente. Caterina ricambi i saluti, prese una sedia e and a mettersi a fianco di Maurizio. Per la prima volta Cesare guard con attenzione Caterina. Essa aveva la sua camicetta celeste che le modellava il busto delicato ed ammirabile; il suo seno di femmina, forte e sana, nonostante la gracilit del busto, sbocciava turgido e prepotente e turbava i due uomini. I grossi riccioli lunghi fin sulle spalle, si accendevano nella luce cruda e parevano, per il contrasto col celeste, quasi rossi.
Caterina era un po' confusa per l'inquietudine in cui la parola lavoro l'aveva gettata, e i suoi occhi brillavano e davano un'ombra fosca al suo magro viso. In tale attitudine la testa di Caterina parve ad Amianto, affascinante.
Cesare gett via la sigaretta e guard fisso Caterina. Sentite, egli disse un po' bruscamente, mio cugino Maurizio mi ha parlato... anzi, corresse Cesare pensieroso, mentendo per non umiliare Caterina, parlavamo della classe delle lavoratrici... dicevamo delle soddisfazioni, della probit e della nobilt di questa classe... La donna, signorina, deve elevarsi in una propria sfera individuale, deve allargare i confini del suo regno troppo angusto... deve confrontare la propria personalit morale nei riguardi dell'uomo e riuscire di pari forza... Tacque, sorrise e guard nuovamente con uno sguardo singolare Caterina. Appunto, riprese Amianto, Maurizio mi parl di voi... disse della vostra buona volont, della vostra forza, dei vostri tentativi fatti per entrare in questa classe schietta... Cesare tacque e aspett che Caterina parlasse.
La fanciulla taceva, guardava con attenzione Cesare, ma nessun sorriso, nessun entusiasmo le illuminarono lo sguardo. Le pietre rosse del suo fermaglio scintillavano nella luce, e Caterina seguitava a fissare gravemente Cesare.
Cos, disse Amianto, con la fronte corrugata, tutto ci  molto spiacevole per voi...
S, mormor Caterina arrossendo un poco. Maurizio rise. Siete molto cambiata Cate, disse con la voce piena di biasimo.
In quel momento la porta si spalanc e la piccola Elisabetta entr ridendo nella stanza. L'amore che Elisabetta nutriva per Alessio Ferri non aveva molto cambiato il suo naturale. Oh! se tu sapessi Cate, proruppe, e anche voi Maurizio sentite... Nicola ha vestito Hopin, con le sottane della pupa, gli ha tagliato i baffi e gli ha messo una cuffietta viola in testa, e perfino un nastrino rosso ha legato alla sua coda... Hopin  rabbioso e miagola come se fosse impazzito... e Nicola lo costringe a ballare e grida che  il suo bambino, il pi bel bambino del mondo... Paolo ride ed  molto felice...
Caterina si mise a ridere. La piccola Elisabetta tacque affannata e un lieve pallore si dipinse sul suo volto. Essa non conosceva Amianto; gli sorrise per direttamente ed incominci a parlare con lui un poco intimidita. Elisabetta era poco pi che una bambina; sebbene, a prima vista, il pallore e gli occhi di Caterina, scuri e segnati, facessero su chi la guardava, molta impressione e dessero a temere per la salute di quella creatura, pure la figura esile, quasi infantile di Elisabetta, le sue guancie bianchissime, gli occhi grandi cerchiati di scuro, pieni di luce schietta, le braccia nude, molto magre, e specialmente la bocca un po' grande, pallida, che quando rideva scopriva due file di denti bianchi e delle gengive appena rosee, colpivano molto di pi in senso penoso, della figura fosca e sofferente di Caterina.
Era una bambina, Elisabetta, o almeno essa parve tale a Cesare. Egli consider a lungo quello sviluppo rapido (Elisabetta era alta quasi quanto Caterina e Rachele) arrestato forse dalla fame, suppose cos Amianto, e divenne molto serio. Un particolare lo colp sgradevolmente nella piccola Elisabetta. Quando ella parlava molto vivacemente o rideva fino ad affannarsi, le guancie pallide della fanciulla, si accendevano agli zigomi, di un rosso cupo, venato, che non faceva, e questo si vedeva benissimo, nessuna impressione su Maurizio e Caterina.
La piccola Elisabetta, al contrario di Caterina, era vestita maluccio; uno straccetto di vestito disegnava le spalle magre e larghe, di un purissimo disegno e scendeva stinto lungo i fianchi, fin sotto i polpacci. Le braccia magre uscivano nude e risaltavano per una splendida ma sottile bianchezza. Le manine che ella appoggiava di tanto in tanto sui ginocchi di sua sorella Caterina, erano bianche, un po' lunghette, molto graziose.
Ora, disse Elisabetta, Rachele porter qui Paolo, affinch voi, Maurizio, possiate vedere come il piccino si rimette... Anch'ella prese una sedia e si sedette vicino a Caterina, mentre sul suo chiaro viso si rifletteva quella giocondit, che era la natura stessa della piccola Elisabetta.
Elisabetta, domand Maurizio, avete portato Paolo a passeggiare stamane?
 Caterina che me lo ha impedito, disse la fanciulla.
Siete detestabile Cate! esclam Maurizio con collera.
Gli occhi di Caterina divennero un po' cattivi ed ebbero un brusco luccicho. Lo credo, mormor, e guard con sfrontatezza i due uomini.
Solo detestabile?... ma aggiungete malvagia... proprio malvagia... lo credo ben'io... soggiunse, e scoppi a ridere con irritazione.
Il linguaggio di Caterina sorprese Cesare: egli la giudic una donna strana e forse, in fondo, molto cattiva.
Ecco Rachele con Paolo, proruppe Caterina voltandosi.
Infatti Rachele Marasca entr trascinando seco il piccolo Paolo. Scorgendo Cesare ella chin graziosamente la bella testa per salutare e sorrise a Maurizio. Guardate Paolo, disse, e present il piccino riluttante davanti a Maurizio.
Maurizio osserv minuziosamente Paolo che lo guardava molto serio, coi suoi occhi piccoli di pervinca. Paolo era in un brutto stato. Ci non sfugg a Cesare Amianto. Il piccino era alto per i suoi cinque anni, aveva la complessione delle ossa, grande e ben fatta; presentava per una magrezza eccessiva e la pelle appariva piatta, giallognola, brutta. Il visetto di Paolo era troppo piccolo, le guancie, agli zigomi e vicino ai lobi degli orecchi, prendevano una sfumatura livida; il labbro rimaneva cascante e scolorito; gli occhi di un bel colore celeste, non avevano nessuna delle varie e irrequiete espressioni infantili, ma solo quella fissit lucida dei bimbi molto malati. Lo sfacelo fisico di Paolo era evidente.
Maurizio corrug la fronte e ancora una volta pens allo spaventoso progresso che il male faceva in quella piccola esistenza. Ma i Marasca si ostinavano a ripetere che Paolo stava meglio assai, che adesso egli giocava con Maria e voleva dei soldatini nuovi e dei cavalli; poi essi tastavano ogni momento la fronte e le mani di Paolo: ebbene, mai un sintomo di febbre. Anche Caterina s'ingannava.
Maurizio s'irrit. Che gente balorda! Ma non capivano che quel piccino moriva? Egli guard severamente Rachele. Paolo non sta troppo bene, disse, voi v'ingannate...
Come? proruppe Rachele facendosi pallida ed irritandosi, va peggio?  impossibile... toccate le sue mani, son fresche...
Vi ripeto che egli ha bisogno di cure... Guardatelo, Cesare... avvicinati piccino, questo  lo zio... lo zio Cesare... aggiunse ridendo Maurizio per incoraggiare Paolo. Per questo uccellino qui... ci vogliono dei riguardi... Caterina, ascoltatemi seriamente. Per Paolo ci vuole una nutrizione abbondante, solida, senza che essa riesca pesante... aria, moto, luce... molta luce... Vi ripeto sempre le stesse cose e voi non mi ascoltate. Volete dunque il male di Paolo? Non vi credevo cos cattive... Voi uccidete, Caterina, il mio piccolo ammalato...
Caterina sollev il volto; corrug la fronte guardando Paolo e le sue guancie si colorirono. Attir il piccino a s, gli prese il visetto smunto fra le sue mani e scrut lungamente gli occhi azzurri di Paolo. Si curv e lo baci con tenerezza.
Rachele rimaneva in piedi, dietro la sedia di Caterina. La sua altezza, la persona superba e quel volto bello e purissimo, dove tutto era leggiadro, facevano scomparire completamente la fosca figura di Caterina.
Elisabetta taceva. Col volto pensoso fra le mani, ella non guardava Paolo, n pensava allo stato di lui. Si sentiva stanca; del resto, da qualche tempo la piccola Elisabetta provava dei violenti smarrimenti fisici e un po' di stanchezza pesava sulle sue membra giovani e tanto agili. Certo, era una brutta cosa non mangiare, ed essi non avevano mangiato per settimane, saltuariamente... Il loro vivere non era organizzato bene come quello di Alessio, qui Elisabetta arross e sorrise a s stessa con dolcezza, n come quello degli altri... Stavano peggio dei Verra. Non mangiavano mai troppo... e vi erano dei giorni molto tristi... Non sapeva Elisabetta perch, a lei che era sempre tanto allegra e spensierata, da qualche giorno dovessero capitare delle riflessioni cos malinconiche. Per era tanto felice di vivere e di amare Alessio! N Rachele, n Caterina amavano e per questo esse erano sempre cupe, fredde e qualche volta cattive. Hopin, la vista di Hopin e quel rincorrere che aveva fatto con Nicola, erano riusciti a stancarla, l'avevano stancata. Forse, in fondo, solo le risa fatte su Hopin vestito come un bambino, l'avevano stancata. Elisabetta sospir.
Perch avete sospirato? domand Cesare.
Per niente, disse Elisabetta arrossendo e gli sorrise.
Vediamo, disse all'improvviso Caterina diventando pallida d'ira, che mi proponete signore?  un lavoro stabile?
Amianto si scosse e guard sorpreso Caterina. Non  un vero lavoro, disse bruscamente, e non so se accetterete...
Rachele fiss con seriet Cesare. Caterina accetter, ribatt tranquillamente.
Com'era bella Rachele! E di carattere fermo e serio, pens Cesare. Riflett che proporre a Caterina Marasca di entrare come governante dei due ultimi figliuoli del Marchese Mallo, era, come soleva dire Maurizio, a proposito della superbia di questa creatura, riuscire a farla andare molto in collera. Si adir con s stesso. E che m'importa di costoro?  un servizio che io rendo. Vorreste entrare come istitutrice in casa Mallo? chiese in tono involontariamente arrogante.
Caterina divenne rossa di sorpresa e stette un poco sopra pensiero. Accarezz due o tre volte distrattamente il viso livido di Paolo. Dite a questi signori che entrer al servizio dei loro figli... proruppe con amarezza.
Dovreste per pernottare in casa Mallo... vi conviene? chiese Cesare quasi con dolcezza: Rimarrete per poco tempo in casa del marchese... trover io qualche cosa migliore...  naturale che lavorando, restiate indipendente. Pensateci bene, non impegnatevi se odiate questo genere di lavoro...
Odio qualsiasi lavoro, proruppe, con la sua rude sincerit, Caterina. Ma...  inutile, io odio molte cose...
Rachele ed Elisabetta tacevano. Entrambe erano molto tristi al pensiero di perdere Caterina. L'odio che consumava Caterina pigliava a poco a poco, sede nel cuore di Rachele. Sul viso bellissimo di lei pass una ombra cupa e stette per gridare a Caterina: Io non voglio, capisci, che ti allontani da noi... Io odio questa gente... vuol dire che ruberemo molto per vivere... Chieder, se occorre, del denaro a Bruno Carrara... del resto Paolo non ha niente, proprio niente... Essa tacque. La sottomissione di Caterina fece fremere di collera Maurizio. Egli si mise a ridere amaramente. Caterina  una socialista, Cesare... Essa esecra la ricchezza, il lusso, l'arte, l'amore... Ella distrugge l'armonia del bello. L'individualismo muore bruciato dal fuoco del suo stesso odio... Ma chi pi individualista di un socialista, Cate? Ah! Caterina, la vostra strada  sbagliata. Voi odiate perch siete sotto e non sopra, disse Maurizio.
Voi v'ingannate, mormor con un lampo negli occhi, la fanciulla. Io non ho strade... oppure, soggiunse con un sorriso perfido e sinistro, ... ma... ditemi, signore, potr presentarmi domani in casa del marchese?
Vostra madre acconsentir? domand Cesare.
Mamm... mormor Caterina non senza amarezza, essa pianger senza dubbio...
Domani Maurizio vi accompagner da me... io stesso vi condurr dal marchese.
Caterina si alz, salut con alterigia Cesare e Maurizio e usc, insieme ad Elisabetta, dallo studio.
Cesare scosse la testa. Vostra sorella non  punto buona, disse a Rachele.
Rachele Marasca non rispose. Si alz a sua volta, salut freddamente i due uomini e usc seguita da Paolo silenzioso, poich Paolo non parlava quasi mai.
Povera gente! disse sospirando Amianto.  naturale che i miserabili siano cattivi, Maurizio... quella Caterina ispira quasi paura...
Caterina, diceva Maurizio, mentre insieme a Caterina Marasca attraversava una larga via, per dirigersi al quartierino di Amianto, ho conosciuto una volta una giovane: sappiate, Cate, che ella era molto bella e interessante ed era inoltre capricciosa... si chiamava Raffaella; aveva molti torti per. Essa essendo intelligente manteneva un riserbo cupo e disprezzava e rideva di chiunque. Ella fin miseramente, Cate...
Caterina si appoggi con mollezza al braccio del giovane e alz il volto grave verso di lui. Non tentate di convincermi Maurizio... io lavorer ancora... non discutiamo... odio il lavoro oggi, per lo ritengo necessario per Paolo...
Intanto giunsero alla casa di Amianto. Li ricevette Andrea, il cameriere, e disse che il padrone sarebbe rientrato fra poco. Introdusse i due giovani nel salotto giapponese. Erano le quattro del pomeriggio. Caterina guard avidamente la stanza: era tappezzata di un giallo oro pallidissimo, i mobili erano scuri molto bassi e grandi cuscini di seta nera con penne di struzzo, giacevano sul pavimento e davano ombre voluttuose alla stanza. Tende gialle, di seta pesantissima, nascondevano porte e balconi; non un soffio d'aria pura in quel salotto; solo il profumo dei fiori nelle coppe lucide e nere, e un aroma di tabacco esotico e di altri profumi lussuriosi, forse precedentemente bruciati nella camera.
Maurizio si sdrai sul divanetto basso. Sedetevi Cate.
La giovane si accomod a fianco di lui; i suoi occhi non si potevano staccare da quella stanza di seta. Maurizio suon e ordin il t. I profumi andavano alla testa della fanciulla ed essa respirava pesantemente.
La vita di Caterina era trascorsa, nel suo paese, semplice e selvaggia; la sua grande casa possedeva l'agiatezza, l'ordine e la bellezza di una antica abitazione padronale. Caterina aveva corso molto per la campagna, scavalcando mura e siepi, come un piccolo maschio, ed era cresciuta sana e ardente. Pi tardi il suo spirito di ribelle s'era nutrito di idee assolutiste; oggi essa non aveva strade dinnanzi a s, ed ella andava a lavorare solo per Paolo, che bisognava salvare e che ella amava teneramente e violentemente. Ma essa vi andava con l'animo turbato, gi inquinata dal demone dell'odio; forse materialmente Caterina era una ladra volgare. Ma possiamo assicurare che il suo spirito libero, fecondato da una fantasia quasi morbosa, non conosceva nessuna corruzione.
Caterina aveva un temperamento voluttuoso e irritabile, ed era violentissima nel pensiero e nell'azione; ma essa ubbidiva al suo naturale tuttavia vergine, in mezzo alle sozzure della miseria.
Maurizio vedeva impallidire Caterina; il turbamento di lei era evidente. Il labbro inferiore della fanciulla tremava incessantemente: sintomo di collera. Essa scopriva un'altra vita; non quel genere di esistenza che ella sognava. Vi erano dunque degli individui che vivevano nelle stanze di seta, abbeverati di profumi acuti, sguazzanti in un'esistenza di paradiso che l'oro maledetto prodiga all'uomo privilegiato. Cesare Amianto era uno di questi individui. Essa invece si sentiva naufragare. Aveva ardito pi degli altri, pi degli altri era stata audace; aveva saputo carpire; non era stata vile. Eppure era una nullit. Mai come allora Caterina sent tutta la miseria dei suoi atti. Quello che aveva arrischiato era molto: eppure, era lo stesso una miserabile.
Altri uomini vivevano indolentemente; pasciuti, soddisfatti, e consideravano, in quelle stanze di seta, in pace, la vita. Maurizio le apparve pi semplice; si volse verso di lui e gli fece un sorriso mite. Perch vostro cugino non viene? disse dopo ripresa dall'ira.
Fra poco Cate... fra poco... intanto prendete il t... preferite il limone o il cognac, Cate?... Andrea, avvertite il padrone non appena verr...
Caterina prese il t lentamente; mangi due o tre pasticcini e, in ultimo, sotto le insistenze di Maurizio, bevve un bicchierino di liquore fortissimo. A Caterina girava un poco la testa. I profumi, in quella stanza gialla, diventavano sempre pi forti e Caterina si sentiva eccitata. Con uno dei suoi gesti veementi si tolse il berretto di velluto viola cupo, e si pass una mano sulla fronte.
Com' pesante questa camera... disse con un poco di languore nella voce. Perch vostro cugino non viene? torn a domandare.
Non temete, egli verr, mormor Maurizio. Si alz e prese a passeggiare per la camera.
Molte idee fantastiche ronzavano nella mente di Maurizio. Immaginava che quella stanza fosse sua; egli aveva portato col Caterina; essa cedeva, era sua ormai, era cosa sua e nessuno poteva togliergliela. La guard. Come era affascinante quella fanciulla! Il sorriso di lei lo deliziava: era il sorriso largo, voluttuoso della donna che egli aveva scelta; quel sorriso lo appagava. Il demone della lussuria non gli pungeva ancora i sensi. E poi, bisognava amare forse con delicatezza Caterina. Solo pi tardi egli avrebbe aperta la porta, presa fra le braccia Caterina, e l nel talamo, l'avrebbe fatta sua. Maurizio Ferri incominci a delirare. Cerc con gli occhi Caterina. Essa, appoggiata, sul divano con gli occhi socchiusi e le labbra molto rosse, respirava con leggerezza. Maurizio si avvicin al tavolo; si vers un bicchiere colmo di liquore e bevve, poi si sedette a fianco della fanciulla. Con un sorriso acceso, egli si curv verso Caterina e la baci sulla fronte. La fanciulla apr gli occhi lucidissimi molto pallida in volto, prese le mani di Maurizio, le strinse, e se le port al seno, vicino al cuore. Mi sento male Maurizio... ella mormor, portami via di qua...
Silenzio, supplic Maurizio ebbro, silenzio, Cate... lasciate che io vi baci...
Essa non fece nessun movimento. Solo pieg la testa sul petto di Maurizio e si lasci baciare pi volte lussuriosamente sulla nuca.
Per la prima volta Caterina respirava in un ambiente artificiale: la corruzione di quella stanza di seta profanava quella natura vergine e ne avvizziva il sentimento.
Ella si strinse al giovane, pass le sue forti braccia intorno al collo di lui e appoggi la sua guancia smorta sotto le labbra di Maurizio.
Maurizio cercava ingordamente la bocca di Caterina. E certamente, non solo egli avrebbe baciato Caterina, ma l'avrebbe posseduta se non si fosse trovato in casa di suo cugino. Proprio in quel punto, Cesare entr in salotto.
Caterina era molto abbattuta, pallida, con le labbra rosse, i capelli e il seno tormentati dalle mani avide di Maurizio; ella cercava di rimettersi e di sorridere a Cesare.
Maurizio si volse verso suo cugino e lo fiss cupamente.  tardi, disse.
 tardi? Non  colpa mia, la contessa mi ha raccontato una strana storia... a proposito, Ilda chiedeva di voi, Maurizio... Ella vi adora credo...  molto bella. Signorina Caterina, siete pallida... Perch Maurizio l'avete condotta in questa sala? domand sorridendo. Vi sentite male? soggiunse. Suvvia, alzatevi e passate in un'altra stanza... Le avete dato del t Maurizio? Cesare rise con amarezza. Egli pens disgustato: Maurizio  una sporca bestia... gli impedir di condurmi le sue amanti in casa... Ella ha ceduto... queste fanciulle affamate finiscono sempre cos. Si turb e divenne cattivo. Ilda vi desidera, Maurizio...  un'adorabile donna... le ho detto che alle quattro e venti sareste da lei... prima no... Signorina Ilda,  impossibile, ho parlato cos perch nelle sue insistenze la contessina diventava offensiva. Io e Maurizio dobbiamo collocare una fanciulla... una brava fanciulla... Cesare sorrise malvagiamente e guard Caterina.
Ella rimase pallida, la sua testa si snebbiava; nonostante la lucidit della mente, ella avrebbe voluto uscire da quella stanza con Maurizio.
Il giovane s'inchin dinnanzi a lei. Arrivederci Caterina, le disse con profonda dolcezza, Cesare vi condurr dal marchese... deciderete... stasera passer da voi...
Andate dalla contessa? domand Cesare.
Non so... Andr, disse dopo Maurizio recisamente. Addio Cesare.
Cesare si avvicin alla fanciulla. Siete pronta? disse con voce severa. Mettetevi il cappello. Le volse bruscamente le spalle e suon il campanello.
Il cameriere entr. Andrea, ordin, telefonate a Paolo... poi si volse verso la fanciulla, stette un poco pensieroso e il suo volto si addolc. Mettetevi il cappello, ripet con gentilezza.
Caterina arross. Si calc il berretto viola sui capelli in disordine e si alz repentinamente: era stanca.
In altri tempi si sarebbe umiliata dinnanzi a Cesare Amianto; adesso ella, completamente rimessa, disprezzava Cesare, disprezzava Maurizio e se stessa. L'odio cupo dilaniava il suo animo.
Cesare fumava in silenzio. La famiglia del marchese  una famiglia molto per bene, disse ad un tratto, Voi dovete educare Lidia e Paolo... due graziosi piccini. Conosco benissimo Lidia... ha sette anni.  una bambina intelligente... Amate i fanciulli voi?
Caterina corrug la fronte, Non so se amer questi fanciulli. disse.
Cesare si avvicin alla giovane e la fiss seriamente. Perch siete cos cattiva? le domand.
La fanciulla si strinse nelle spalle.
Amianto le prese le piccole mani nude e le strinse con delicatezza fra le sue. Sentite figliuola, se disperate finirete per essere malvagia e discenderete sempre... Che odio nei vostri occhi! L'amore non vi riabilita? aggiunse con asprezza.
Caterina spalanc i suoi occhi scuri; liber le sue mani dalla stretta di Amianto e un sorriso molto dolce le illumin tutto il viso.
Che sciocchezza! ella mormor tranquillamente, Io non credo niente...
Siete un piccolo mostro! esclam il giovane con tristezza.
Caterina arross. Sono molto brutta... questo lo so, ribatt con collera; incroci le braccia sul petto e guard piena di sfida Amianto.
Cesare si mise a ridere e il suo viso bruno si color.
Ecco una strana e malvagia fanciulla, disse.  possibile che al mondo esistano creature tanto cattive? Tacque, s'appress nuovamente a Caterina; la guard, le sfior con una mano i riccioli rossi vicino alla guancia. Siete proprio affascinante, mormor dolcemente.
Caterina guard con diffidenza Amianto.
Il vostro amante non ve lo ha mai detto? le domand con curiosit egli.
Caterina Marasca si accigli. Io non ho amanti, grid, non ho avuto mai amanti, non ne avr mai... Io odio gli uomini, le cose, il mondo, la bellezza, l'amore... Odio tutto, non ve lo ha confessato Maurizio Ferri? Ah! Maurizio, io l'odio... Vedete, sono proprio malvagia e non me ne importa...
Cesare Amianto sent un vero dolore per Caterina. Vi rovinerete, disse con piet.
Caterina rise crudelmente. Perch v'interessate di me? tacque e due lagrime le rigarono le guancie.
Lavorate... disse Cesare con la voce severa, il lavoro potr salvarvi... esso riabiliter la vostra anima...
Caterina scosse la testa. Se sapeste che cos' la mia anima! mormor cupamente.
La colpa forse non  vostra, ribatt adirato il giovane, ma la sua essenza  in voi... perch l'odio e la perversit nascono da voi... La vita  molto bella e bisogna amarla...
Non  vero, proruppe Caterina, tutto  male...  perverso... aggiunse con angoscia, la vita  un inferno... Io non so nulla... Impallid nel viso e si aggrapp ad una poltrona, sopraffatta dalla sua stessa violenza.
Andiamo, uscite da questa stanza, signorina, disse dolcemente Amianto.
Caterina Marasca segu il giovane in un'altra stanza; un salotto rosso, col soffitto molto basso, di una sfumatura color carne; i mobili di un rosa tenuissimo s'intonavano graziosamente. Vi erano dei cuscini chiari per terra e un tappeto di velluto rosso cupo copriva il pavimento di mosaico. Molti oggetti esotici, stranissimi, adornavano quella sala rossa e un profumo delicato addolciva l'ambiente.
Caterina guardava intorno pensierosa.
Volete sedervi signorina? disse Cesare. Volete ancora del t? aggiunse sorridendo.
No.
Speriamo che possiate accettare la vita presso i Mallo, disse pensieroso Cesare.
Caterina taceva.
Voi non conoscete la vita. Non sperate nel bene e il male per voi  dovunque.  erroneo, fanciulla... siete cieca o non volete vedere. Avete due bellissimi occhi... li sciupate, peccato, contemplando una luce falsa...
Caterina sollev il volto. L'ira la sconvolse; ella si fren e guard Cesare con supremo disprezzo. 
Andrea buss alla porta.
Entrate, disse Cesare.
La macchina  pronta, annunzi il servitore.
Venite signorina, disse il giovane alteramente. Pi tardi cambierete forse... o la vita vi cambier.
La fanciulla ebbe un sorriso strano.
Cesare s'irrit: il disprezzo affior nella sua anima ed egli non sent pi nessuna piet per Caterina Marasca.
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Capitolo 9.
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Allorch Caterina venne presentata da Cesare Amianto alla marchesa, questa era molto adirata a causa di una vivace discussione avuta con la sua figliuola maggiore, Clara. Questa discussione era avvenuta per colpa della bella principessa Marina: la bocca sottile e rosea della principessa aveva sorriso animatamente, un sorriso pieno di sarcasmo, not con collera la marchesina Clara, non appena essa s'era lasciata sfuggire il nome del Conte Renato.
 bene sapere che la marchesina era innamorata follemente del conte; ma la relazione del conte con una stella notissima era altres risaputa. Nonostante ci la marchesina amava il conte con disperazione, per non dire con romanticismo, e sognava di sposarlo. Del resto, il conte Renato era un graziosissimo giovane; la moglie di un'alta personalit romana aveva ingoiato dell'arsenico per lui, in dose minima forse, perch avevano potuto salvarla. Un modo questo, abbastanza disgustoso e alquanto grossolano, bisogna convenirne, di suicidarsi, e che tutti avevano deplorato.
 strano, ma la marchesina che sapeva benissimo i piccoli scandali della societ, invece di odiare il conte Renato, per quelle sue arie dongiovannesche (a meno che non lo amasse per le sue qualit morali) era certo che s'infiammava ad ogni sua nuova avventura e, in segreto, versava molte lagrime amare. Da questo si pu arguire come scoppiassero spesso delle dispute fra la marchesa e sua figlia, poich nessuno detestava il conte pi della marchesa madre.
Dicevamo che Caterina venne presentata in casa Mallo in uno dei momenti di collera della marchesa. Infatti la cameriera era corsa spaventata in camera della marchesina Ines: Signorina, ella grid, la signora marchesa  infuriata... per poco non ha scacciato Gaetano... la cameriera di fiducia s'interruppe:  per causa della marchesina Clara, aggiunse fremendo d'indignazione.
Ines scoppi in un'allegra risata. Scese a precipizio dal letto dov'era languidamente sdraiata, intenta a leggere un libro interessante, e agguant per le spalle la cameriera. Il conte ha preso un'altra amante? domand con aria furba. Al diavolo il conte! esclam dopo; liber la cameriera e gir allegramente su se stessa. Incominci a cantarellare una gaia canzone. Tutto a un tratto s'interruppe e sul suo viso lunghetto pass un'ombra cupa. Maria, disse, abbassando il tono della voce, nel pomeriggio fate passare il principe Saverio per la scala di servizio...
La cameriera arross: si guard in giro con aria spaventata.
Ines rise. Nessuno sapr niente, disse dopo con voce tranquilla.
Maria rimase soprapensiero. Essa scrut il viso bruno e gli occhi brillanti della fanciulla. Ma che cosa fa il principe in questa stanza? domand direttamente.
Ines impallid. Niente di grave... discorriamo semplicemente...
La cameriera scosse la testa. Le parole calme della marchesina non la persuadevano.
Che pensi vecchia megera? url infine Ines infuriata.
Oh! nulla... nulla... si affrett a rispondere Maria.
Bene, fece sorridendo la fanciulla. Si curv graziosamente e baci sulla guancia la cameriera di sua madre.
Un sorriso luminoso apparve sul viso della vecchia. Guardati, piccolo cuore, guardati dal principe Saverio... Hai soltanto quattordici anni... Egli  scaltro e ne ha ventitr... e Maria tacque oppressa.  venuta l'istitutrice dei bambini, disse. Si chiama Caterina Marasca...  di l col signor Cesare...
 molto vecchia? domand piena di stizza Ines.
No.  giovane e bionda. Ha un'aria molto severa.
Maria, grid fremendo di collera la marchesina, io odio le istitutrici... sapete che ho battuto Miss Dani... questa poi  insopportabile.
L'avete vista? domand sorpresa la cameriera.
Ines scosse i suoi lunghi capelli neri. No. Improvvisamente essa scoppi in una folle risata. And a sdraiarsi sul letto e rideva ancora. La dar per amante a Gaetano, disse dopo recisamente. Andatevene Maria... adesso scendo in salotto.
Maria usc con gli occhi brillanti e intenerita.
Rimasta sola, la piccola Ines, giacque un pezzo sul letto, con gli occhi rivolti verso il soffitto e le braccia incrociate strettamente sul seno.
Ad un certo punto trem tutta, si cacci le mani nei capelli neri, socchiuse gli occhi voluttuosamente, ed incominci a piangere con dolcezza. Stette circa dieci minuti in questa attitudine. Indi si alz e stava per uscire dalla camera col viso in disordine, allorch si ramment dell'istitutrice e di Cesare Amianto. Rientr nella stanza, si risciacqu il volto con acqua profumata, si pettin i bei capelli neri e riordin il suo largo colletto di merletto. Stette due minuti dinnanzi allo specchio e si compiacque della sua figura alquanto fantastica.
Fu con un volto riposato e allegro che entr nella sala dove la madre riceveva i suoi ospiti.
Ines corse verso Cesare come una ventata. Buona sera, signor Cesare. grid, e gli tese ambedue le mani. Poi si volse a guardare in silenzio Caterina Marasca.
L'esame fatto su di essa le dispiacque; ma sopra tutto la colp l'aria cupa della nuova istitutrice. Quando Caterina sollev gli occhi e la guard, Ines pens con irritazione, che quegli occhi avevano qualche cosa di perverso e di risoluto ma quello che pi contribu a metterla di cattivo umore, furono quegli occhi estremamente seri.
Ines appoggi la sua manina sulla spalla di Cesare: Signore, fece con disinvoltura, la mamma... e si volse prontamente, con un sorriso affascinante verso la marchesa che s'intener, la mamma vi prega di condurre domani il vostro amico Graziano Salvi...
Appunto... il conte. Approv un po' irritata la marchesa; non lasci il tempo a Cesare di rispondere e disse aspramente: La nuova istitutrice dei bambini, Ines... la signorina Caterina... Caterina...
Caterina Marasca, disse sollevando ancora il volto cupo, Caterina, e guardando di nuovo Ines con severit.
La fanciulla inchin la testa con alterigia. Mamma, proruppe dopo allegramente, Lello oggi  venuto trionfante... ha battuto in modo aperto Gesi... mamma, pensa... quell'Achille Gesi che io detesto... Lo detestate anche voi non  vero, signor Cesare?
 un essere rapace, mormor Amianto compiacentemente.
Egli  un ubbriacone e un insolente, ribatt con vivacit la fanciulla.
Un giovanile sorriso apparve sulla bocca di Cesare. Egli tacque e guard la marchesa; ella pensava, ma non appena alz il viso e vide lo sguardo acuto di Cesare, si turb e, accorgendosi che si trovava in piena luce, e molte rughe, tre, quattro... forse cinque, pens ella con angoscia, si vedevano crudelmente sul suo viso e il giovane poteva benissimo contarle, con un movimento brusco si trasse indietro e disse qualche parola un po' fuori posto, Ines... smetti di sbattacchiare cos le mani... m'irriti.
La piccola Ines che slacciava e riallacciava silenziosamente le sue manine brune, guard con evidente collera sua madre, ma tacque.
Era il temperamento della marchesa: i suoi modi bruschi derivavano direttamente dai suoi momenti di collera o di angoscia. Siccome tutti conoscevano gli stati d'animo della marchesa, variabilissimi durante la giornata, accettavano con sottomissione, sebbene odiandola in quei momenti funesti, le sfuriate di lei.
Cesare Amianto riusciva simpatico alla marchesa ed essa l'amava molto: abitualmente, parlando con lui, usava delle parole civettuole e prendeva languidi atteggiamenti. Del resto, in complesso, la marchesa era una bella donna, sebbene i suoi occhi chiari fossero pi grossi che grandi, e il suo naso avesse un impreciso rilievo e guastasse cos implacabilmente la leggiadra armonia del viso. Essa inoltre era onesta, e non era mai andata pi in l delle galanterie innocenti di una conversazione mondana e mai era rimasta spossata nel languore pi di alcuni minuti. Anzi, una volta che il conte Consalvi, un uomo fra l'altro ricchissimo e bruttissimo, aveva osato con la marchesa un atto punto delicato e fuori di ogni regola galante e di ogni legge morale, Un bruto!... un bruto!... ripeteva la marchesa a quei tempi, ella era stata quanto mai coraggiosa, aveva schiaffeggiato forte il conte e lo aveva fatto mettere alla porta dai suoi servi. Venne poi l'accesso isterico. S'era messa a singhiozzare fra le braccia del marito come una bimba; s'era strappate alcune ciocche di capelli neri, nella furia della crisi, e aveva battuto crudelmente il suo piccolo cane. Quando ella si fu alquanto rimessa, non volle parlare dell'accaduto con alcuno, rimase in preda ad una tristezza mortale; indi fu presa da una forte depressione nervosa che minacci per alcuni giorni la sua salute. Nessuno ard farle cenno del fatto disgustoso; al solo sentire il nome del conte, ella impallidiva come una morta e cadeva in un forte abbattimento.
In ogni modo la storiella trov lo stesso la via aperta e, pi tardi, corse per i salotti; non si pot fare a meno di ridere commentando l'ipocondria della marchesa e si dissero cose argute e piccanti facezie; in pari tempo la societ rimase entusiasta di lei, ed elev la marchesa su di un piedistallo cos alto che nessuna donna morigerata pot averne mai uno simile.
Certamente essi avevano ragione: la marchesa era onesta, e poi il conte s'era comportato con lei in maniera cos bestiale che ogni donna avrebbe agito come la marchesa aveva fatto, e ne sarebbe rimasta scossa quanto lei e forse di pi.
Non si sa se a questo disgustoso avvenimento ella debba la sua onest e la sua costumatezza; ma questo  certo, che la marchesa da quel giorno idealizz l'amore, strano, poich la cosa si gener in quello stesso disgraziato episodio, e soffr solo col cuore, e dell'amore apprezz semplicemente quei particolari tinti da sfumature rosee col pennello pi leggero e delicato.
Bisogna credere che i suoi figli non fossero cos, sebbene i figli, per una legge fisiologica non possono mai rassomigliare perfettamente alla madre, senza contare inoltre, l'atavismo... la degenerazione ecc. ecc. Naturalmente anche qui vi sono le eccezioni.
In quel momento Ines pensava precisamente al principe Saverio. Ella non arrossiva punto; fremeva dalla radice dei capelli alla punta dei piedini, e stava a guardare Cesare Amianto in un voluttuoso silenzio.
Ines, disse a un tratto la marchesa, ordina a Lisa di condurre qui Lidia e Paolo...
Ines fu evidentemente seccata dall'intimazione della madre. Interruppe nondimeno la sua dolce meditazione e corse ridendo per chiamare Lisa.
Caterina Marasca rimaneva sempre nella sua attitudine cupa. L'umiliazione rinasceva in lei e la faceva soffrire quasi fisicamente; era diventata molto rossa, e guardava di sfuggita, con odio Amianto e con profonda perplessit la marchesa.
Caterina non era abituata tuttavia a dipendere da nessuno, ed essi invece erano abituati troppo a comandare. La bellezza e il lusso aristocratico di quella sala di ricevimento, tale la giudic Caterina (in realt quella stanza non era che un piccolo salotto addobbato elegantemente) accasciavano la fanciulla. Essa detestava al pi alto punto, forse perch era una miserabile, le raffinatezze degli altri. Era un torto, questo, di Caterina Marasca.
La marchesa non si mostrava affabile con Caterina e non l'incoraggiava affatto, non perch ella fosse cattiva, ma solo perch la nuova istitutrice le riusciva indifferente; forse, se avesse indovinato l'animo di Caterina, le avrebbe sorriso e le avrebbe fatto inoltre qualche carezza. Favore eccezionale, s'intende, ma che talvolta la marchesa sapeva prodigare ai sofferenti d'anima e di corpo.
Ines rientr conducendo per mano una bambina di circa sette anni, seguita da Lisa, la cameriera dei bambini.
Lidia era una bellissima fanciulletta, molto timida. Essa sgran in faccia a Caterina due grandi occhi di un incomparabile azzurro e rimase con le guancie rosse a considerare, quasi con spavento, la sconosciuta.
Questa  Lidiuccia, disse la marchesa, accarezzando la piccina.  buonina e diligente... e questa, cara... guardala,  una buona signorina... suvvia, guardala bene... non somiglia punto a Miss Dani. Ella ti amer molto e tu le ubbidirai sempre... La marchesa diceva queste parole quasi con severit; ma il suo sguardo era distratto.
Caterina guard la bambina e la giudic bellissima. Istintivamente sorrise. Fu quel sorriso che scombussol Ines. All'improvviso la marchesina scopr affascinante l'istitutrice e vide negli occhi di lei una luce tenera e semplice; sent una forte simpatia per la giovane e pens che se ne sarebbe fatta un'amica.
L'anima di Ines era superba; per, succedeva alle volte che i suoi pensieri prendessero una piega estremamente allegra e semplice e allora ella si avvicinava al popolo. Di conseguenza baciava, senza nessuna repugnanza, la cameriera di sua madre o la piccola figlia del giardiniere; era anche una libera pensatrice, sebbene contasse solo quattordici anni. Sensuale e raffinata nei gusti riceveva segretamente il principe Saverio nella sua camera, in primo luogo perch il principe era un uomo alto, forte e le piaceva moltissimo e nell'intimo si sentiva orgogliosa di avere un innamorato ai suoi piedi; poi, perch il principe le era necessario.
Il principe non poteva chiamarsi effettivamente il suo amante; pure la piccola Ines non poteva pi dirsi immacolata e conosceva molti brutali segreti. Fra le braccia del principe, seminuda, bianca come una morta, con gli occhi chiusi, passava delle ore che essa, nella sua ingenuit (nonostante tutto Ines era molto bambina, da pochi mesi si era verificata in lei la pubert, ed era giunta solo ai primi gradi della depravazione) chiamava ore di paradiso, soffrendo il piacere e l'amore fino allo sbigottimento, sperdendosi quasi nell'angoscia e nella paura.
Di colpo Ines trov seducente Caterina e pens che era una stupidit darla per amante a Gaetano: essa aveva agito perfidamente con la precedente istitutrice. Chi sa mai quanti amanti ella ha avuto! pens con tristezza e non pot spiegarsi la ragione di questa tristezza. Ines pensava spesso: Se io, che sono tanto giovane e sono una marchesa, ricevo imprudentemente, ma con facilit, il principe Saverio, cosa accadr mai alle libere figlie del popolo? Naturalmente ognuna di esse deve avere parecchi amanti...
Ines era intelligente, vivace e niente affatto riflessiva: essa non si umiliava mai, n si pentiva mai dei suoi atti.
Tutto ha un'origine, diceva ella scuotendo superbamente il capo.
Quasi sempre parlava con alterigia ai suoi professori e poneva loro degli strani quesiti. Molti la trovavano seducente e la preferivano alla sorella maggiore.
Paolo dorme, mamma, disse Ines, ho proibito a Lisa di svegliarlo.
Bene, ammise freddamente la marchesa.
Cesare prese la manina di Lidia, l'accarezz e la baci sulla fronte. Lidia sorrise. Era molto carina, la fanciulla, mentre sorrideva; essa non somigliava n alla madre, n alla marchesina. Solo tutte e tre avevano i medesimi capelli neri, morbidi, e, cosa rimarchevole, la marchesa, pur contando quarantacinque anni nel suo stato civile e solo quaranta in societ, li aveva molto pi neri e lucidi delle sue figliuole.
Caterina si curv sulla piccina. Le prese una manina, la tenne fra le sue; poi ella la baci, con un viso scorato, sulla gota.
Ines pens: Senza dubbio ella non  cattiva...  giovane quanto Clara... non  molto bella... ma ci non ha importanza perch mi piace. Le trover, giusto, un amante... e sorrise conciliata con se stessa.
La marchesa s'irrit. Era contrariata per il bacio che Caterina aveva dato dinnanzi a tutti, alla sua figliuola Lidia. Appunto per simili contrariet senza importanza, alle volte la marchesa guastava le sue giornate.
Fece una smorfia di disgusto che corresse subito per in una specie di sorriso triste, e disse con dignit rivolgendosi verso Caterina: Cos, domani manderete qui il vostro baule e vi occuperete subito dell'educazione dei bambini... Signor Cesare, aggiunse dolcemente, socchiudendo con languore gli occhi, domani condurrete il conte... vi aspetteremo...
Cesare s'inchin. La marchesa nelle parole cortesi lasciava intravedere il suo pensiero: ella era stanca dell'istitutrice, della conversazione insipida e delle trattative fatte.
Cesare comprese che questo accadeva per via di Caterina; si alz e salut con deferenza la marchesa e la marchesina e baci ancora sulla fronte, Lidia.
Caterina s'inchin leggermente dinnanzi alla padrona di casa, salut con severit Ines e baci anch'essa, sulla fronte, la pi giovane delle marchesine.
Ci irrit oltremodo la marchesa e l'ultima impressione che Caterina fece nell'animo di lei, fu addirittura disastrosa. Partendo da questo infelice inizio, anche in seguito, la marchesa si comport con vera crudelt verso l'istitutrice dei suoi figli.
Era tardi quando Cesare e Caterina uscirono dalla casa della marchesa. La serata splendida invitava all'allegria esuberante; per esempio, alla vita spensierata, nei caff, nei teatri e nei ritrovi notturni, e bisognava in fondo apprezzare la sapiente massima di Orazio: la vita, dopo tutto, forse, non  che di questi savi!
Amianto aveva licenziato in precedenza Paolo. Prese il braccio di Caterina e la condusse per una delle vie principali della citt. Una folla enorme circolava per quella strada e i negozi erano splendenti. Dappertutto l'impero del denaro si sentiva pesante o dolcissimo, in certi casi grossolano, ma in certi altri, specie negli abbigliamenti femminili, nel pi raffinato e delicato dei modi.
Nessuno pu resistere alla grazia incantevole della donna abbigliata con la pi sfarzosa ma raffinata eleganza.
Dinnanzi alla donna bella ma poveramente vestita l'uomo pu permettersi ogni libert, dinnanzi alla donna drappeggiata di seta l'uomo deve implorare e inginocchiarsi.  forse questione d'estetica.
Il senso di sconfitta e di triste umiliazione che abbatte la donna povera a contatto con quella ricca, s'impossessava anche di Caterina, ed essa camminava al braccio di Cesare cupa, irritata, angustiata per s e per lo stesso Amianto.
Osservava con occhio quasi tragico, tutte le donne profumate e bellissime, che le passavano d'accanto. E nello sforzo che ella faceva per mostrarsi indifferente, per non arrossire, per frenarsi e rialzare superbamente il capo, immiseriva la sua anima.
Cesare Amianto camminava allegramente, le stringeva con delicatezza il braccio, attirandola a s nella folla, e proprio quando essi si trovavano a contatto con donne di alta eleganza, egli si curvava presso di lei e la guardava con dolcezza, come un'amante.
Caterina aveva quel tragico avvilimento che l'invecchiava in certi momenti vergognosamente. Ella non era del tutto vestita in modo misero: la sua camicettina di pura seta le fasciava mirabilmente il busto, le pietre rosse del suo fermaglio scintillavano, i suoi capelli ricci e biondi, rosseggiavano sotto la luce, e quei superbi occhi sfidavano molte donne; ella era troppo giovane dinnanzi a certe maturit eleganti, e per quanto Cesare non fosse un uomo fatuo, pure, senza che Caterina lo capisse, provava piacere a camminare per la via affollata, stringendola sempre pi contro di s.
Dinnanzi ad un grande caff, Cesare si sofferm: Signorina, disse, entriamo qui e prendiamo dei pasticcini... della cioccolatta...
Caterina arross, Andiamo a casa, mormor.
Suvvia, ribatt Cesare padroneggiandola, entriamo.
Era la prima volta che Caterina entrava in un ritrovo pubblico e per di pi a fianco di un uomo. S'intimid talmente che stette per appoggiarsi al braccio di Cesare; egli le fece capire con un sorriso, la sconvenienza di un tale atto. Caterina divenne cupa, prov un dolore violento, e procedette quasi con indifferenza.
Cesare scelse un luogo un po' appartato per non sgomentare maggiormente la giovane.
La musica, una musica francese e voluttuosa, giungeva distinta fino ad essi.
Che volete Caterina? le domand con famigliarit Cesare.
Caterina alz le spalle. Cesare Amianto s'irrit. Come mai essa non s'accorgeva dei suoi gesti sconvenienti? Egli guard attentamente la fanciulla. Il viso sottile di lei, mostrava una vera angoscia. Povera Caterina! pens, e le sorrise cercando di rassicurarla con lo sguardo. Portate della cioccolatta... dei liquori... molti pasticcini... si affrett ad ordinare al cameriere.
Nell'attesa egli prese a fumare con negligenza. Vi  piaciuta Lidia? le chiese,  una bella bambina...
Oh... s... mormor sussultando Caterina. All'improvviso si ramment della marchesa, della giovinetta, della piccina, e un'indicibile tristezza le fiacc l'animo.
Non vi lascer molto in quella casa... disse Cesare curvandosi presso di lei e arrossendo.
Caterina si trovava in quella specie di atonia fisica, che talvolta riusciva a far di lei una creatura vile e impassibile: nonostante il fumo, la folla, gli uomini mondani che occupavano tutti i divanetti di quel caff, le animate discussioni che ivi avvenivano e il caldo eccitante della sala, sul suo viso nessuna traccia rosea appariva.
Perch siete cos triste? le chiese Cesare corrugando la fronte.
Caterina non rispose.
Amate Maurizio? le domand egli all'improvviso.
No.
Siete molto infelice, mormor con compassione Amianto.
Il cameriere port un vassoio colmo di freschi e squisiti pasticcini, e rapidamente un altro cameriere rec un altro vassoio con la cioccolatta calda e i liquori.
Cesare pass la tazza colma a Caterina. Ella prese a sorbire con timidezza, guardando parecchie volte in giro e arrossendo, la sua cioccolatta; accorgendosi che nessuno badava a lei si rassicur e prese a mangiare i pasticcini con un vero gusto; poi si mise a fissare curiosamente il locale.
Cesare la contemplava soddisfatto. Mangiatene ancora, diss'egli indicando i pasticcini e fissandola pacatamente.
Caterina si confuse. Credette di aver mangiato troppi pasticcini e che Amianto lo avesse notato. Arross e non ne volle assaggiare pi neppure uno. Ella s'era animata. I suoi begli occhi scintillavano.
Brava, disse Cesare, incominciate a capire, s'interruppe e le pass un bicchierino di liquore.
Ella bevve avidamente. Il liquore era pi dolce dell'acquavite e pi eccitante del caff. Caterina nella fame aveva acquistato delle cattive abitudini: l'acquavite era il suo pi pazzo piacere. Un sorriso le schiar la faccia.
Cesare Amianto era interamente soddisfatto. Sentite, egli fece, con questo viso mi piacete molto e siete la pi cara delle donne. Bevve un altro bicchierino di liquore e fiss la fanciulla con molta dolcezza. Certamente, disse con seriet, io vi toglier da quella casa... Comprendete Caterina? Su... state allegra...
La musica languida e voluttuosa placava l'anima di Caterina. Ella soffriva molto. Per poco non cadde di nuovo nell'abbattimento, per molto diverso ora. Appoggi i gomiti sul tavolino e si chiuse la faccia fra le mani.
Caterina, sussurr Amianto preoccupato per l'attitudine di lei, rimettetevi... Egli le parl proprio dolcemente.
Ella sollev il viso rigato di lagrime. Per due volte, due uomini, in quella giornata, erano stati padroni della sua anima. Il suo cuore era pieno d'angoscia.
Appariva tanto pallida che Cesare si spavent, Volete che andiamo? le disse con premura.
S, sussurr la fanciulla.
Cesare pag la consumazione e uscirono. Sulla strada egli pass il braccio della fanciulla sotto il suo.
Ella era stanca: non godeva pi di quella straordinaria forza fisica che faceva dire di lei, al suo paese:  una piccola cavalla, molto selvaggia... non bisogna toccarla mai...
Caterina stessa si stringeva contro Amianto; e pi volte lo fiss come se fosse spaventata e con timidezza.
Cesare l'incoraggi con parole miti; affettuosamente e la lasci alla porta dei Marasca. Fanciulla, le disse non bisogna disperare... vi sono molte cose belle nella vita, di cui per adesso vi sfugge il senso... Bisogna essere forti e camminare sempre diritto, calpestando magari coloro che ci sbarrano la via... Siate superba di voi stessa... non curvate mai il capo... Egli tacque; salut Caterina ed entr dai Ferri dove si trattenne fino alle dieci. Gli capit, durante la conversazione del tutto estranea ai Marasca, di pensare all'avvenire di Caterina. Riflett che occorreva maritarla. Maurizio  un vile, si disse, ama Caterina e ha paura di lei... perch non vuole sposarla?... Intanto era urgente maritare quella fanciulla. Ma chi poteva sposare Caterina Marasca? Che m'importa di lei? si chiese in ultimo.
Ma pi tardi egli ancora riflett mentre si spogliava per andare a letto: Bisogna davvero sposare al pi presto questa sorta di fanciulla... Essa si abbandoner al primo che capita, basta eccitarla un po' o farle bere dei liquori. Essa per ha un carattere superbo. Svegliandosi dall'ubriachezza potrebbe uccidersi...
Prima d'addormentarsi sent nuovamente compassione di lei e propose a s stesso di allontanarla quanto prima definitivamente dai Mallo.
Sogn di tenere fra le braccia Caterina Marasca. Egli era felice di averla ubriacata con molti liquori forti e differenti. L'adagi sulla nuda terra, poich egli si trovava in una landa deserta, e pens con dolore che le pietre avrebbero fatto del male al corpo nudo e bianco di lei. Poi egli la possedette. Caterina si sottomise a lui con docilit. Ad un tratto ella incominci a stringerlo molto forte; egli soffocava e un senso di disgusto fece s che egli prendesse a battere sul viso e sul seno la fanciulla. Ella cedette ed incominci a singhiozzare e a mandare alte grida.
Qui il sogno cess e Cesare Amianto venne preso da altri sogni del tutto differenti.
Al mattino svegliandosi si ramment di Caterina. Pens al sogno, si turb e sorrise vagamente.
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PARTE TERZA.
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Capitolo 1.
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Il pranzo della marchesa quel giorno doveva aver luogo alle otto; oltre gli invitati, vi avrebbero partecipato anche i famigliari del marchese.
Allorch Caterina seppe che ella avrebbe dovuto, per convenienza sociale, pranzare alla tavola della marchesa, si sgoment, e per due o tre ore visse di continue preoccupazioni. Ella stava nella sua camera sola, coi capelli un po' spettinati, le guancie pallide, gli occhi lucentissimi. Aveva finito di dar lezione a Paolo e a Lidia alle sei precise; li aveva poi condotti nel giardino e quivi erano rimasti dinnanzi alla vasca dei pesci rossi e viola, quasi una buona mezz'ora. Lidia l'aveva divertita con certe domande, per esempio una era questa: "Perch l'erba  verde e non rossa, Miss Cate?"
Paolo si era arrampicato sulle sue spalle e s'era messo a baciarla per tutto il viso. S... no... s... no... gridava egli soffocando dalle risa, Io vi voglio bene Miss Cate... Voi mi volete bene... ma io ve ne voglio di pi, perch siete buona e dolce... cara, cara, cara... e non somigliate a nessuno...
Caterina Marasca sorrideva intenerita e baciava sulla bocca Paolo che aveva nove anni ed era un ragazzo semplice e buono come il pane. Infine essi erano rientrati. Lidia e Paolo passarono subito nelle loro stanze, e Lisa, la governante, si prese cura di loro.
Caterina viveva in quella casa normalmente. Ella era molto inquieta per Paolo, suo fratello; nonostante questo, il suo viso appariva riposato e limpido e la voluttuosa superbia di se stessa, si notava pi che mai in Caterina. Indossava un bellissimo, per quanto modesto abito di seta blu scura, con collo alto e maniche intere: cos aveva voluto la marchesa. Risaltavano per in quell'acconciatura la bianchezza sottile del suo viso e il biondo ricchissimo dei capelli. Caterina possedeva quell'altera e torbida grazia che sgomenta. Questo, sopra ogni cosa, aveva indispettito la marchesa tre sere prima in salotto, osservando Caterina che parlava animatamente con Amianto. Indi la giovane s'era incupita, e forse pi tardi aveva pianto. La marchesa seppe che tutto era successo per via di Paolo, un fratello di lei ammalato, e aveva, ad un cenno discreto di Cesare su questa malattia inguaribile, dato del denaro a Caterina. Inoltre, la fanciulla s'era tolto il fermaglio con le pietre rosse e lo aveva inviato alla famiglia perch ne ricavassero qualche cosa per Paolo. Questa storia aveva impensierito Ines.
Proprio in quel momento la marchesina entr in camera di Caterina e si abbandon stanchissima su di una sedia. Il suo visetto era pallido e un sottile cerchio nero segnava i suoi occhi. I colori della salute per erano semplicemente velati. Dopo la fatica voluttuosa di due o tre ore d'amore la fanciulla mostrava, ed era inevitabile, quel volto sofferente. La guancie brune e turgide di Ines di solito erano vivaci e colorite. Miss Cate, disse con un tono di voce morbida e ancora dolce, stasera pranzerete con noi... Ah! soggiunse sospirando, vi annoierete a morte... Io, dopo, ho perfino pianto di collera... Si alz repentinamente, chiuse la porta e and a sedersi presso Caterina. Mi sento triste, mormor dolorosamente. Appoggi le mani sulle spalle della giovane e la guard coi suoi occhi di adolescente, a lungo. All'improvviso scoppi in forti singhiozzi e abbandon la testolina bruna, sul petto di Caterina. Che disgusto... che disgusto... balbettava, e singhiozzava in modo doloroso e convulso.
Caterina Marasca divenne severa. Perch avete ricevuto il principe? le chiese accigliata.
Ines non comprese le parole di lei e seguit a singhiozzare. L'eccesso isterico della marchesina irrit la giovane. Ors, tutto deve finire... promettetemi che non vedrete pi, mai pi, il principe... Siete troppo bambina per lui e voi stessa mi avete confessato di non amarlo...
Ines singhiozzava sempre pi forte, disperatamente. Voglio morire, voglio morire... urlava cacciandosi le mani nei capelli neri...
Caterina la sollev di peso e l'adagi sul letto. Ines giacque come una morta. Di tanto in tanto ella si lamentava. Signore, fatemi morire... Signore fatemi morire... , e tutto il suo corpicino era scosso dalla crisi.
Caterina la contemplava con malinconia. Prese le mani della marchesina e le riscald fra le sue. E per circa dieci minuti ella rimase muta, presso il capezzale di Ines.
La marchesina ad un tratto parve rimettersi; si sollev sul letto e guard con una certa amarezza, l'istitutrice: Sono stupida e cattiva, non  vero Miss Cate? chiese con un lampo cupo negli occhi.
Dovreste rompere la relazione col principe, disse Caterina, essa vi uccide.
Non posso, balbett Ines stringendo le mani con violenza, non posso... l'amo...
Ah! voi mentite... proruppe amaramente Caterina. Si curv e la baci in fronte. Sapete che vi voglio bene... Non somigliate punto ad Elisabetta... ma in alcuni momenti vi vedo allegra e semplice come Isa...
Ella  molto buona? domand corrugando le sopracciglia, Ines.
S, mormor Caterina con dolcezza.
Ines arross. Non so resistere Miss Cate... L'avete visto il principe?  cos bello! e giunse le mani in estasi.
Siete tanto giovane, ribatt Caterina severamente, e molto graziosa, finirete per uccidervi... Pensate se vostra madre e i vostri fratelli sapessero una mostruosit simile...
Ines scosse la testa con un'aria proprio selvaggia. Essi non lo sapranno... E poi Miss Cate? ognuno  padrone delle proprie azioni... ella fin per esaltarsi. Se io volessi uccidermi, potreste voi impedirlo? Sono molto cattiva... potrei battervi a morte, se tentaste di contrastarmi...
Caterina sorrise con alterigia. Ines s'irrit.  Credete che io non possa farlo se mi piace? disse pensierosa. Pi volte la vita mi sembra inutile, anzi nociva... e giudico le persone stupide, tanto stupide da sentirne rossore... Del resto, stasera a pranzo potrete osservarli... Ve l'ho detto che riescono a farmi andare in collera molto spesso... Sentite Miss Cate, voi mi sembrate diversa, e sorrise dolcemente, e sento alle volte il desiderio di baciarvi e di accarezzarvi, come si fa con un amante...  strano! disse scuotendo la testa, debbo fuggirvi tanto soffro per non potervi stringere a quel modo...
Caterina arross. I suoi occhi scintillarono nel guardare Ines. Ella tacque. Com'era strana la piccola marchesa! Caterina pensava che ella fosse proprio ammalata.
Non rinunzier al principe, proruppe Ines con seriet, prendendo una mano di Caterina. Le ore che passo con lui sono deliziose... e mi fanno quasi morire, aggiunse impallidendo, penso sempre che morire fra le braccia del principe, sia la cosa pi bella del mondo... e qualche volta m'inginocchio dinnanzi a lui... Sapete Miss Cate che cosa gli dico! Uccidetemi Saverio! Tanto, vi sono alcuni momenti che la vita mi fa nausea...
Caterina s'irrit nuovamente. Sono le conseguenze dei vostri disordini, diss'ella con severit.
Ah!  strano Miss Cate! Siete tanto cara... vi amo tanto, non potete capirmi... Vi piace la vita?
S.
Eppure ho saputo che la vostra vita  molto dura... che avete molto sofferto. Il signor Cesare mi ha detto: Ella  una signorina come voi... non le avvelenate le giornate, ella ha sofferto ed  infelice. Io sono invece, ve lo posso dire, sempre tanto allegra e non riesco ad amare ogni cosa come l'amate voi... odio perfino il cielo, il mare, gli animali. Tacque e balz dal letto.
Sento, mormor con dolcezza, che morir prestissimo.
Caterina scosse la testa. Andate a giocare... non vi piace giocare?
S, fece Ines con una piccola smorfia, provo un vero divertimento a giocare con Lidia e Paolo. Allora tutto  calmo nel mio cuore e nella mia anima. Solo all'improvviso... ogni cosa si oscura e odio tutto.
Perch non dite queste cose a vostra madre? domand con voce fredda Caterina.
Ines arross sino alla fronte. Mai! proruppe, mai... mi ucciderei prima...  voi che io amo, aggiunse appassionatamente, solo voi conoscete la mia anima... tacque, si curv e baci la mano bianca di Caterina.
Caterina sussult. Andate piccina, disse affrettatamente.
S, mormor sorridendo la fanciulla, verr ancora da voi stasera.
Vi attender.
Ines usc dalla stanza. Caterina Marasca s'appress alla finestra e guard lungamente fuori nel giardino. Un lieve senso di disgusto affior nella sua anima ed essa divenne cupa.
Il pranzo volgeva alla fine. Il vecchio marchese Mallo, seduto in capo al tavolo, chiacchierava ininterrottamente. Alla sua destra era il signor Arnaldo Dermundi; alla sua sinistra Massimo Risi, un prefetto ancor giovane. Cesare Amianto sedeva accanto alla marchesina Clara. Una donna bellissima, di una grazia veramente regale, stava al fianco del principe Saverio Rau. Il principe era una graziosa persona.
La piccola Ines, vestita con molta semplicit, sedeva accanto ad un giovane bruno e molto bello, quasi un ragazzo, il fratello minore del principe Saverio. Vi erano pure moltissime personalit della capitale, di passaggio per Napoli.
Il padrone di casa, il marchese Paolo, rideva, mangiava tutto rosso con un'aria beata e stuzzicava, con amene trovate di spirito, il canonico Armando Raffa, una fiorente figura di sacerdote dall'aria signorile e dai modi evidentemente liberi. Egli non aveva la mellifluit del prete, e bisognava credere che tutti l'ammirassero per questo. Era il confessore particolare della marchesa.
Il vecchio precettore del marchesino Lello, discorreva con un altro prete; questi, vecchio e un po' sordo, ascoltava le cose che andava raccontandogli il precettore, e lo fissava con uno sguardo severo. Per poco non gli gridava: Andate al diavolo! Voi finirete col rovinarmi completamente l'udito!
Dall'altro lato del tavolo stavano la marchesa con la contessa Lidia, una dama pingue di una certa intelligenza; il figlio primogenito della marchesa: Carlo, un giovane di una bellezza scultorea, molto differente per da quella del principe Saverio. Il principe era alto, molto alto, e nel complesso la sua persona aveva qualche grossolanit. I suoi capelli erano biondi come quelli di un bambino e similmente ricciuti, gli occhi neri, piccoli, fulgentissimi, il naso dritto e una bocca turgida e rossa; quest'ultima specialmente dava al volto di quell'uomo, una grazia infantile, assai in contrasto con l'alta statura e la robustezza della persona. Ma intanto, per questa singolarit egli riusciva affascinante.
Il marchese Carlo, invece, era di statura media, di un'eleganza e di una grazia senza pari, sia nella persona che nel volto. Aveva dei capelli morbidi e neri e il colorito bruno come quello di Ines; ma i lineamenti e i grandi occhi azzurri erano del tutto simili a quelli della piccola Lidia. Aveva inoltre un'aria intelligente e severa.
Caterina Marasca sedeva accanto al marchesino Lello.
I domestici avevano portato la frutta e i grandi vassoi del dolce.
Il signor Dermundi s'era animato. Guardava la dama bellissima, la contessa Marina, con un vero rapimento sul viso. Rispondeva appena al vecchio marchese. Il principe Saverio, mangiando un pezzo di torta, fissava Ines con un'aria allegra, quasi infantile. La marchesina rispondeva al suo sguardo con un cupo riserbo e con occhi vivacissimi scrutava tutto ci che accadeva intorno a lei. Ella talvolta sorrideva con un'aria furba e scherniva apertamente il fratello del principe. Voi dite delle sciocchezze! gli disse con disprezzo una volta. Il principe rimase mortificato.
Caterina Marasca osservava tutte quelle persone con curiosit. Lo scintillo di quella tavola non la sorprendeva punto. Ella pensava, cosa strana per Caterina, che quelle persone dovevano mangiare ed agire perfettamente in quel modo, e sia i cibi, che i gesti, erano conformi alla vita di simile gente. Aveva mangiato con appetito, sebbene un po' imbarazzata. Aveva inoltre riconosciuto Dermundi e, per un solo attimo, gli occhi da fauno di lui la molestarono. Poi ella si distrasse nel guardare la marchesina Clara. Mentalmente ella critic la sua acconciatura, ritenendola esagerata, i suoi modi, il suo sorriso. Le parve piuttosto superba e un po' stupida negli atteggiamenti. Not che Cesare Amianto faceva un bell'effetto in societ. Egli parlava diversamente dall'abituale, e aveva modi e sorrisi differenti da quelli usati con lei. Ci l'amareggi un poco. Tutto per passava rapido, quasi convulso nella sua mente; ed essa non si sentiva n lieta e n triste a quel pranzo. Si era del resto tranquillizzata. Il marchesino Lello le sorrise e le porse della frutta allo sciroppo, affabilmente.
Non vi piacciono? le domand ad un cenno negativo di lei.
Non ne ho voglia, mormor Caterina un po' rossa. Essa sentiva caldo e si sarebbe alzata volentieri.
Vi annoiate? le chiese il giovane.
S, disse Caterina: ella infatti incominciava ad annoiarsi.
Potremmo alzarci e fare un giro in giardino, propose con allegria il marchesino. Bisogna per rispettare la volont del nonno. Vedete, tutto dipende da lui... non trovate che ci  opprimente? Io abolirei i vecchi, aggiunse con un po' di cattiveria... Potreste pranzare ogni giorno con noi, fece dopo pensieroso. La mamma non vi ha detto nulla in proposito?
No.
Anche lei ha i suoi capricci. Una volta la governante inglese, una detestabile vecchia, pranz per circa due mesi ogni giorno con noi. Il marchesino si mise a ridere. Quello che  pi strano, la mamma odiava miss Freja, in modo feroce... figuratevi che ella venne scacciata. Egli parlava quasi a voce alta. Nessuno prestava per orecchio alle sue parole; tutti erano occupati in discorsi differenti.
Caterina guardava il giovane con perplessit.
Il marchesino bevve un bicchierino di liquore. La carne di fagiano mi fa sempre male, a voi no?
Caterina rise. Non credo, mormor con due occhi scintillanti.
Ines  innamorata di voi! esclam ad un tratto il giovane. Ines  molto difficile...  una ragazza... una ragazza,... aspettate... i medici la definiscono nevropatica. Io per me l'amo molto, ci confidiamo molte cose. Essa dice che tutto deriva dai vostri occhi o dalla vostra voce, non so... Certo... io non capisco... fece fissando con attenzione il viso di Caterina. Scosse la testa. Vi annoiate molto, lo vedo, disse abbassando la voce perch si era ristabilito un certo ordine nelle conversazioni. Succede sempre cos... io credo che ognuno debba annoiarsi ugualmente.
Caterina guard in giro. Il viso rubicondo del precettore e le risate di Dermundi e del marchese Paolo, la colpirono.
Non badateci, mormor il giovane seguendo lo sguardo di lei, sono soddisfatti... ma s'annoiano. Faccio un'eccezione per Carlo... egli  tranquillo sempre... cio, voglio dire  a suo agio sempre...
Caro marchese, diceva in quel momento il canonico Raffa, forbendosi la bocca, giocondamente, con due dita, la scienza, voi dite, genera l'ateismo... potrei sostenervi il contrario... e una luce di trionfo apparve nei suoi occhi.
Il marchesino si adir. Il canonico, sentenzi rivolgendosi verso Caterina, espone giornalmente della filosofia spudorata... Ebbene, tutti s'inchinano dinnanzi alle sue teorie. Egli ha una graziosa amante. Ve la far conoscere. Essa frequenta la nostra casa.
Caterina lo fiss sorpresa. Davvero? fece senza riflettere.
Il giovane si mise a ridere. Siete molto curiosa, miss Caterina, sussurr sempre sorridendo. Anche Dermundi ha un'amante. Mio fratello ha un'amante... mio padre ha avuto delle amanti... quel signore grasso ha un'amante... quell'ufficiale giallo col monocolo ha un'amante... il marchesino s'interruppe esilarato. Bisognerebbe declinare, aggiunse, io ho pure delle amanti... cio non sempre... ma ne ho. Credo che anche mio nonno, nonostante la sua et, abbia un'amante giovane...
Caterina fiss attentamente i grossi occhi azzurri del giovane e la piega morbidissima dei suoi capelli.
Tutti hanno un'amante, e il marchesino sospir. Non posso pensare a questo senza rammentarmi di Nisca... eh?  strano, vedete, amavo Nisca. Era una zingara. Ogni cosa successe per colpa della mamma. Egli tacque. Bevve ancora alcune goccie di cognac. Il principe Saverio  innamorato di una ballerina. Una fanciulla quasi tisica e niente affatto bella. Non c' da meravigliarsi perch il principe  di gusti depravati. Ha fatto delle stravaganze per lei...
Caterina arross. Lo sanno tutti? domand curiosamente.
Il giovane corrug la fronte. Non so, rispose con indifferenza. Vi piace? aggiunse disgustato.
Caterina non rispose. Proprio in quell'istante il vecchio marchese si alz.
Tutti l'imitarono e molti sorrisero, senza alcun ritegno.
Passarono affrettatamente nella sala accanto, dove si attendeva per servire il caff.
...
Caterina era impaziente. Bevve la sua piccola tazza di caff e si mise a guardare con un po' di oppressione Cesare Amianto.
Il marchese Carlo venne verso di lei. Signorina, potete passare del t alla signora Lidia? ordin senza guardarla.
Caterina vers una tazza di t e and presso la contessa. Va bene, fece questa sorridendo gentilmente, e bevve il t di un fiato.
Nell'attraversare la camera Caterina incontr lo sguardo allegro di Cesare. Ella chin il capo ed arross.
Cara Cate, disse un momento dopo Cesare Amianto alle sue spalle, ho capito che volevate vedermi... cio parlarmi. Elisabetta vi bacia tanto tanto... bisognerebbe consumarvi di baci, se si ascoltassero le affettuosit di Elisabetta, fece egli scherzando confidenzialmente. Che avete? soggiunse diventando serio, dei dispiaceri?
No... no... mormor Caterina preoccupata. E ditemi... Paoluccio?
Rassicuratevi, va meglio... mi ha detto: "Baciatemi Cate".  permesso che vi baci per Paolo? le domand per farla sorridere.
Caterina divent leggermente rossa.
Lidia si  comportata male, forse?
Oh... ma no, fece sospirando Caterina. Le voglio bene...
Il marchesino Lello si avvicin. Sentite Cesare, disse vivacemente, miss Cate  molto ingenua... Ma, anch'io sono come Ines... ella mi piace... trovate per caso che gli occhi di miss Cate abbiano qualche singolarit? Ines sostiene proprio questo...
Caterina si mise a ridere.
Cesare s'irrit. Forse, disse.
Allora, permettete Cesare, debbo condurre la signorina in giardino... mormor un po' brillo il marchese.
Mi dispiace...  quello che avevo proposto io un minuto fa a miss Cate...
Va bene, proruppe accigliato il giovane, e gir sui tacchi bruscamente.
Se volete passeggiare Cate, disse Cesare, chieder il permesso alla marchesa.
Si allontan, prima che Caterina rispondesse, e sussurr qualche cosa sorridendo alla marchesa.
Andate pure, esclam a voce alta la marchesa, e Caterina udendo quelle parole divenne rossa e si sent umiliata.
Prese il braccio di Cesare, usc dalla stanza e scese con lui in giardino.
Perch tacete? osserv Cesare pensieroso inoltrandosi per i viali scarsamente illuminati. Il marchese vi ha molestata?
Caterina si accigli. Non  questo. disse.
Siete stata ammessa ad un pranzo, d'onore, ribatt Cesare, con la voce alquanto dura, non comprendete ancora la vita, Caterina...
Scorsero un delizioso sedile. Cesare fece sedere la fanciulla e stette in piedi dinnanzi a lei... Si curv e scrut sotto una pallida luce, i lineamenti di Caterina. State molto meglio, disse.
Queste parole parvero troppo grossolane alla giovane, ed ella ne sent una viva angoscia. L'avvilimento s'impossess di lei. Appoggi il capo sulla spalliera e pens a Nicola, a Rachele e alla piccola Elisabetta. Il suo viso divenne estremamente cupo. Un profumo delicato, soavissimo, riempiva l'aria fresca della notte.
Cesare sedette al suo fianco. Egli guardava Caterina e taceva. Che avete? proruppe ad un tratto. Li odiate?
No, no... sussurr Caterina e si copr il viso con le mani e rimase muta, con la bella persona sepolta nell'ombra.
Cesare si ramment all'improvviso del sogno avuto, circa un mese prima. Corrug la fronte e molti pensieri gli corsero alla mente. Egli vide poi singhiozzare Caterina.
Si curv e freddamente la prese per la vita e la rovesci sul suo petto. Non piangete, le impose con la voce dura, per la sovraeccitazione da cui fu subito invaso. Divenne rosso.
Era molto equilibrato e sano Cesare Amianto. Inoltre egli aborriva la donna che si lascia prendere con la violenza, e tollerava semplicemente quella che si d.
Il sottile corpo di Caterina, chiuso fra le sue braccia, riusc a farlo trasalire e una vampata calda infiamm le sue arterie, che presero a battere fortemente. Forse tutto ci era causa del sogno avuto in precedenza. Certi sogni non si fanno impunemente e pi tardi ne riscontriamo le conseguenze nel corso reale dell'esistenza. Egli tolse senza alcuna brutalit, le mani dal viso di Caterina. Il volto della fanciulla apparve esangue, con gli occhi lucidi, pieni di lagrime e le labbra tremanti.
Egli chiuse quel piccolo viso fra le sue mani, indugi per guardare ancora gli occhi di Caterina, indi si curv e la baci sulla bocca.
La fanciulla trem tutta; Cesare pot ben vedere com'ella rabbrividisse di sgomento e di piacere, fino alla volutt.
Egli allora prese a baciarla sulla fronte, sulle tempie e specialmente sulla bocca.
Caterina non poteva rispondere a quei baci, sebbene egli la pregasse con dolcezza, con molte parole strane. Essa, pienamente ebbra, col cuore colmo d'angoscia, si lasciava stringere e baciare da quell'uomo che ancora non amava, ma la cui stretta le dava dolore e volutt. Quei baci colmavano improvvisamente il vuoto crudele della sua vita. Non provava nulla di spiacevole fra le braccia di Cesare e il suo "io" non cercava di opporsi come accadeva quando ella era avvicinata da Maurizio Ferri. Le carezze che Cesare le prodigava col viso dell'uomo preso dalla passione erotica, non disgustavano Caterina; ella, con gli occhi semichiusi, con le braccia intorno alle spalle del giovane, godeva della bocca di Cesare, fino allo sfinimento.
Nondimeno essa sentiva scorrere per le sue vene, in modo forte, la vita.
Cesare la lasci di botto. Dolcemente la sorresse, misur con uno sguardo la docilit di lei. Andiamo Cate... andiamo... mormor confuso, tremando un poco.
Si alz e Caterina pure si alz, bianca come una morta.
Egli le pass un braccio intorno alla vita. Siccome il desiderio lo faceva molto soffrire, egli divenne severo con se stesso.
Fecero alcuni passi in silenzio. Caterina teneva il capo abbassato e trasaliva di tanto in tanto. Prima di rientrare, Cesare la strinse sul suo petto e la baci due volte sulla bocca. Mi amate? le domand accarezzandole i capelli, con tenerezza.
Caterina chin la bella testa bionda.
E allora baciatemi, sussurr dolcemente Amianto.
La fanciulla lo guard tutta tremante, con gli occhi lucidi. Si curv, appoggi le sue mani alle tempie del giovane e lo baci lungamente sulla bocca.
Cate cara... mormor Cesare con un po' d'emozione, io vi amo molto. Le prese una mano e v'impresse le labbra. Rientriamo, disse dopo.
Caterina pareva smemorata. Sorrise appena. Era in preda ad uno sfinimento indicibile: abbattuta in quel profondo languore che s'impadronisce della donna, allorch essa viene stretta dall'uomo e baciata per la prima volta, sulla bocca. Di qualsiasi specie sia il bacio che ella riceve  sempre questa una forte scossa che le si d e che ella subisce e che le lascia nel cuore e nei sensi, con le riflessioni, delle volutt o delle sofferenze estreme.
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Capitolo 2.
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La marchesina giaceva spossata nel suo letto. Aveva avuto una crisi alquanto violenta. Caterina era stata chiamata in fretta presso di lei.
Chiudete la porta, incominci a gridare livida, con gli occhi stralunati Ines. Chiudete... chiudete miss Cate... non voglio nessuno... Se fate entrare altra gente mi uccido...
Caterina chiuse la porta spaventata. Che avete? chiese eccitata, tornando presso il letto. Che vi hanno fatto?
Ines si copr il volto con le mani. Odio il principe, sapete... io l'odio. Oggi sono stata con lui... mi ha fatto molte carezze, sono stata fra le sue braccia e l'ho supplicato: Saverio potete uccidermi... parlava a scatti, singhiozzando, l'ho baciato e sono stata io a pregarlo... s'interruppe soffocata dalle lagrime. Tolse le mani dal suo viso e si abbatt sul letto. Caterina... Caterina... implor con voce dolorosa, non vi allontanate...
Calmatevi... disse dolcemente Caterina, io sono qua... e la fiss con dolorosa perplessit.
Ines scoppi nuovamente in singhiozzi furiosi. La crisi forse ricominciava. Infatti Ines si fece livida, chiuse gli occhi e prese a tremare convulsamente. Di tanto in tanto le sfuggivano dei gridi di terrore. All'improvviso si cacci le mani nei capelli. Cate, fatemi morire... Io voglio morire... voglio morire... voglio morire... spasimava, voglio morire... uccidetemi Cate...
Caterina rimase atterrita. Voleva correre e chiamare la marchesa, ma ebbe timore di Ines e pens che ella, in quella furia spasmodica, avrebbe potuto uccidersi.
Cerc di calmare la fanciulla con parole tenere. Ines si avvinghi al suo collo, tremando sempre. Cate mia adorata, mormorava col viso sofferente, io muoio.. morir... morir...
Ma no, fece Caterina pallidissima, bisogna esser forti... calmatevi bimba... non  giusto esaltarsi cos... e le disse altre cose buone e dolci.
Ines a poco a poco si tacque. Ella s'abbandon sul guanciale pallida, con le tempie in sudore. Guardava con gli occhi smarriti Caterina mentre sorrideva. Se volete io me ne vado... disse Caterina.
No... no... mormor arrossendo la piccola marchesa, non andate via... e il suo viso si alter.
Caterina si curv e la baci sulla fronte. Ines divenne cupa. Pass le braccia intorno al collo della giovane e si strinse a lei. Non mi abbandonate, sospir e baci sulla bocca Caterina.
Caterina sent una specie di repugnanza per la piccola Ines. Tacque e volse altrove il viso.
Non mi volete bene affatto... disse dolorosamente Ines. Perch non rispondete? Tacque e sospir due o tre volte. Andate Caterina, soggiunse poi eccitatissima, so che mi odiate... non potete amarmi... amate il signor Cesare... non mentite, voi l'amate... Ah, Signore! perch vi siete innamorata di lui? grid pallida, con un viso sofferente.
Caterina arross. Aggrott la fronte. Tacete, Ines...
 il vostro amante? proruppe la marchesina. Sappiate che  stato l'amante della principessa Sarlo... ella allora non era a Napoli, parlava concitatamente, ma con una certa tranquillit.
Caterina soffriva. Avrebbe battuta volentieri Ines. Questo si leggeva nei suoi occhi.
Non ho amanti, grid con alterigia.
Ines spalanc gli occhi. La principessa Dora lo amava... quando egli si stanc di lei, ella cadde ammalata... almeno cos dicono... disse con un'aria di persona grande, senza scomporsi nella sua sofferenza. Questa, era evidente, l'abbatteva molto. Uscite, grid dopo, quasi balbettando. Uscite, io vi odio... ve lo giuro... vi odio... vi odio... Balz dal letto e indic a Caterina, con una specie di furia, imperiosamente la porta.
Caterina fremette. Si volse e prese per i polsi la piccola Ines che stava per slanciarsi su di lei. State attenta Ines, le grid rossa, con gli occhi saettanti, non mi toccate, potrei farvi del male. Allontanatevi, aggiunse poi con disprezzo, liberando la marchesina.
Ines cadde sfinita sul pavimento. Prese a singhiozzare e a tirarsi i capelli con ferocia.
Caterina si curv e la contempl pietosamente. Perch fate cos? le chiese con voce mite.
Ines non rispose. Si sollev tutto ad un tratto, s'aggrapp al collo di Caterina e la baci pi volte sulla bocca. Perdonatemi Cate... perdonatemi... io soffro.
Caterina sub i baci di lei per non irritarla, in preda per ad un violento disgusto.
Cinque minuti dopo ella usciva dalla camera della marchesina, perfettamente riconciliata con lei. Rientr pensierosa nella sua stanza e diverse riflessioni l'amareggiarono. Povera, cara Elisabetta! disse dopo a voce alta, e riprese le sue abituali occupazioni. Riordinando le sue cose si dimentic completamente di Ines. Amianto si affacci quasi subito alla sua memoria ed essa impallid. Smise di tagliuzzare una matita, quello appunto che stava facendo, e and a sedersi vicino al balcone; l'azzurro delicato del cielo la colp ed ella incominci a fissarlo con attenzione; le sue guancie a poco a poco divennero molto rosse e il respiro le si fece ansante. Il desiderio dei baci, delle carezze, delle parole di Cesare, s'ingigantiva in lei, e le apportava una profonda sofferenza sensuale. Oltre ci degli strani e confusi pensieri l'opprimevano. Si alz, aperse completamente la finestra. Tutto era calmo e festoso nel giardino.
Un odore acre, poich nella mattinata aveva piovuto, emanava dalla terra bagnata, pungeva violentemente le narici; un ritorno prepotente di vita era nell'aria azzurra. Caterina respir con la bocca socchiusa, avidamente, e il sangue flu impetuoso, fino al suo cuore.
Il parco riluceva tutto nelle foglie verdissime, i fiori purificati dall'acquazzone mattutino, profumavano acutamente.
Caterina, coi gomiti appoggiati alla finestra guardava. Ella era soffocata dai nuovi sentimenti, dai nuovi palpiti, e non pensava n alla sua casa, n alla sua fosca vita. Anzi sorrise teneramente e solo pi tardi pianse.
...
Potete scendere in salotto, disse la sera Ines a Caterina, mi accompagnerete... vi  Lidja, la mia amica pi cara... Ella vi piacer... aspettate, soggiunse guardando dolcemente Caterina, lasciate che vi aggiusti i capelli. Si alz sulla punta dei piedi e mise un delizioso disordine fra i ricci della giovane. Giunse le mani e la fiss estatica. Quanto mi piacete! mormor e le sorrise. Parlatemi Cate, riprese con impazienza, voi restate sempre muta...
Caterina scosse il capo con tristezza.
Se volete del denaro per vostro fratello... io ve ne dar... si affrett a dire Ines, con un tono di voce alquanto timido.
Oh, no, disse superbamente Caterina e fiss con severit la piccola marchesa.
Ines s'irrit. Scendiamo, ripet, vedrete Lidja... ha un vestito azzurro e un nastro rosso nei capelli. So che ella metter questa acconciatura stasera... soggiunse con convinzione. Non vi presenter a lei... guardatela e ditemi poi se ella vi  piaciuta...
Scesero nell'appartamento inferiore ed entrarono in salotto.
Ines subito scorse Lidja. Ella infatti aveva un vestito azzurro cupo e un nastro rosso nei capelli. Guardatela, disse Ines indicando a Caterina la fanciulla che in quel momento rideva, parlando col marchese Carlo. Venite, mia cara... ci ho pensato... Vi presenter a lei... Lidja! grid, non curandosi degli altri, e corse verso la giovinetta.
Caterina la segu con lentezza.
Lidja cess di parlare col marchese, si volse con la fronte corrugata, ma con un sorriso piacevole sulla bocca grande e pallida. Oh, Ines! cara Ines! proruppe con allegria, e baci sulle guancie la marchesina.
Miss Cate, miss Cate... eccovi Lidja, disse, quasi ridendo, Ines, ditemi, non  ella deliziosa? E questa, Lidja,  miss Cate... la mia miss...
Lidja sollev appena gli occhi e s'inchin con alterigia.
Caterina guardava ora Ines, ora Lidja, ora il marchese Carlo. Questi sorrise e si volse verso Lidja. Dicevamo, disse, non dimenticatevelo Lidja, che la donna  un essere inferiore... Io credo che essa sia priva perfino di senso comune... e il marchese scoppi a ridere divertito.
Ines lo guard con disprezzo.
Signor Carlo, ribatt Lidja gettando indietro con vivacit la testa, bisognerebbe cercare come Diogene, l'uomo! e sorrise appena, orgogliosamente.
Ines batt le mani. Benissimo cara... benissimo, cerchiamo l'uomo in questa sala... Chi mai sar? dove mai sar? Il conte Amiris? No...  semplicemente un coccodrillo... guardate le sue mani... basta guardare le sue mani per riconoscere il rettile... Ines era rossa, i suoi occhi lucevano, e scrutava la sala quasi con avidit. Il principe Vittorio  forse un uomo? Egli mi ha detto una volta: "Signorina Ines, quando mangio sono in paradiso"... Avete mai udito delle parole pi sciocche e grossolane? Carlo, il tuo amico Rodrighi  semplicemente un cencio... e per di pi... lavato, un cencio lavato... Ines soffoc le risa e si volse verso Caterina. Ditelo voi, miss Caterina, sono uomini costoro? e scoppi nuovamente a ridere, indicando con gli occhi pieni di disprezzo, tutti gli uomini che si trovavano nella sala.
Sei proprio presuntuosa Ines! esclam il marchese Carlo con sarcasmo.
Sono una vera donna! proruppe superbamente Ines.
Una piccola donna, aggiunse il marchese ridendo, molto piccola! e ammicc con gli occhi.
Ines gli volse le spalle e prese il braccio di Lidja. Andiamo, Lidja, mormor e trascin la sua amica nell'angolo pi oscuro della sala.
Caterina rimase in piedi impacciata. Segu la marchesina con gli occhi e una viva irritazione la colse. Il marchese Carlo la guard con superficialit. Venite, le disse provando un po' di compassione per lei, voi siete molto amica di Cesare... vi condurr da lui... Egli sorrise a se stesso. Venite, venite miss Caterina, ripet allegramente e condusse la fanciulla da Cesare Amianto.
Questi era occupato a parlare col principe Vittorio. Era rosso, agitato, e i suoi occhi brillavano nervosamente. Sorvoliamo questi particolari, principe, egli diceva, e non parliamo n di fede, n di spirito nazionalistico... Si tratta, vedete, di una questione diversa...
Non scrivete pi queste cose, interruppe il principe con disgusto, nessuno vi assolve...
Cesare, disse il marchese, eccovi miss Cate... ella  triste...
Cesare si volse bruscamente e guard con la fronte corrugata Caterina. La fanciulla chin il capo per salutare. Il marchese Carlo prese per un braccio il principe e lo costrinse ad alzarsi. Volete favorire nelle mie stanze un momento, Vittorio?
Che c'? domand il principe evidentemente seccato.
Nulla, fece sorridendo il marchese, solo vi mostrer una cosa molto curiosa... Ors venite...
Il principe si alz con indolenza. La contessa Marina non viene? chiese con gli occhi brillanti.
Il marchese si strinse nelle spalle. Non so, disse. Egli fiss il gruppo delle signore. Scosse la testa e si mise a ridere. Guardate la Valli, disse, il suo cattivo gusto  imperdonabile... in tutto. Andiamo principe, mormor allontanandosi frettolosamente col principe Vittorio.
Caterina, sussurr con severit Cesare, vi attendevo ieri...
Ella arross. Non ho potuto, vi giuro Cesare... Ines mi ha trattenuta tutto il pomeriggio... abbass il capo e rimase in un'attitudine scorata.
Domani, disse Cesare, verrete... alle tre, Cate... alle tre precise, non dimenticatelo... e sorrise con dolcezza. Ines vi tormenta? le domand poi vivamente.
Caterina scosse il capo e un vivo disgusto si dipinse nei suoi occhi.
Cesare rimase pensieroso. Vorrei togliervi da questa casa, mormor corrugando la fronte.
Amo molto i piccini, dichiar Caterina e sospir. Se sapeste Cesare, aggiunse animandosi, Paolo mi chiama: Cara Cate... sorellina Cate, e mi bacia le mani e il viso. Lidiuccia ha dei piccoli capricci... ma io l'amo vedete... l'amo molto... tacque. Guard Cesare, un lieve rossore pass sulle sue gote, ed ella strinse le mani nervosamente.
Il principe Vittorio e il marchese Carlo rientrarono in quell'istante in salotto. Vennero verso Cesare e Caterina e si sedettero vicino ad essi. Il marchese Carlo aveva un'espressione singolare. Cos, egli disse, Moreni venne condannato...
Il principe scosse la testa.  un'assurdit, obiett.
Il marchese s'irrit. Lo avreste assolto? Quattro anni di carcere duro non  un castigo del tutto spaventevole... Io ho testimoniato contro di lui... Sicuro ho testimoniato... Non perch era mio dipendente. I suoi occhi azzurri divennero inflessibili. Principe, non discutiamo, riprese quasi con violenza, il mio ladro  un miserabile... Ci non toglie nulla al delitto. Il mio ladro  un ladro. Potete dirmi: anche Azarimi due mesi fa... era un ladro. Ebbene? Io ho tollerato il suo delitto; io ho salvato Azarimi. Egli ieri venne qui e mi baci le mani: Voi siete il mio pi grande benefattore, egli disse con le lagrime agli occhi. Gli ho dato ancora del denaro per sua figlia... Ma Moreni? tacque e rimase pensieroso. Guard involontariamente Caterina. Essa era rossa, con gli occhi luccicanti, e ascoltava col respiro affrettato. Sotto l'impeto dei pensieri, il marchese nuovamente si accigli. E questo accadde mentre fissava Caterina. Ella era molto eccitata.
Di che cosa  mai colpevole il vostro dipendente? chiese Cesare, assorto per in alcune idee dolci.
Moreni  un miserabile... ma non un affamato, Cesare... proruppe il marchese con gli occhi lampeggianti. Il suo delitto risale a circa due anni. Egli ha rubato per due anni incessantemente. Vi ripeto, che Azarimi ha pure rubato... ma  una cosa diversa... Moreni  un contadino... ha cinque figli credo molto piccoli... il pi grande conta dodici anni. Ebbene, Moreni ha gi avviato questo fanciullo sulla via del delitto... Ci  repugnante. Quando egli incominci a rubare, risulta evidente dall'inchiesta, non moriva proprio di fame, ma versava in uno stato d'indigenza, questo risulta pure evidente nella causa. La sua avidit  quella che rivolta: la degenerazione del furto in vizio. Egli oggi possiede una comoda casa... un nutrito gregge. Ha acquistato anche un bel pezzo di terra tutta coltivabile... I suoi figli vanno alla scuola del villaggio, ci non impedisce, per, che uno di questi fanciulli sia un ladro... I paesani testimoniano: Moreni viveva contentissimo, non era n buono e n cattivo. Era per di una avarizia disgustosa. Capite? non potevo perdonargli. Tutto ha un limite. Ho dato corso alla causa... quattro anni di carcere duro... fece con soddisfazione il marchese.  una bella lezione! dice il principe, aggiunse con ironia. E l'uguaglianza dunque? Se Moreni viene condannato, Azarimi dev'essere del pari condannato.
Naturalmente in nome della giustizia, disse il principe con vivacit.
Io ho assolto Azarimi. Egli in primo luogo era un vero miserabile, secondariamente si content di rubare del frumento e di scannare di nottetempo alcune pecore... Fu scoperto ed in preda ad una crudele disperazione venne ad inginocchiarsi ai miei piedi... Ditemi Cesare... potevo non perdonargli?
Cesare sorrise. Azarimi vi ha appagato, disse, L'ira vi ha fatto procedere contro Moreni... in sostanza il delitto  identico...
Il marchese s'indign. Bisogna sempre ammettere delle differenze.
Il ladro non  che un ladro, proruppe Cesare. Chi ruba una volta, ruber la seconda. La ripugnanza che ispira codesto individuo non deve essere condizionata alle circostanze, ma deve provenire dall'essenza stessa del delitto... e il delitto nel caso di Azarimi, qualsiasi attenuante voi opponiate, rimane completo.
Caterina era molto pallida. Le sue mani erano diventate a poco a poco di ghiaccio. Ella ascoltava taciturna, attentissima. Convulsamente passavano nella sua testa: Moreni, un ladro... Azarimi, un altro ladro... Caterina Marasca... essa stessa... ma sempre un'altra Caterina in quel momento preciso... Caterina Marasca una ladra... Quei ladri facevano palpitare il suo cuore e agghiacciavano le sue vene. Per il suo cervello correvano tetri pensieri; le orribili conseguenze che attendevano quei miserabili, carcere duro... lavori forzati... ergastolo... non le sfuggivano di mente e la torturavano.
Ella si mise a tremare, come se le colpe commesse fossero un implacabile retaggio di delinquenza a cui ella non avesse potuto sfuggire mai. Ella era forse costretta a rubare per tutta la vita. Trem talmente sotto questo ultimo pensiero che si accasci pallidissima sulla poltrona. Signore! E nessuno mai l'aveva scoperta! Un sudore ghiacciato le copr le tempie. Ella rivisse ad uno ad uno i suoi furti. Quello che l'opprimeva in quella gran sala (lontana ormai da quella vita) non era il terrore del carcere, ma una vergogna... una vergogna cos immensa, cos dolorosa, che ella non pot pi sostenerla e divenne pallida come una morta. Si alz.
Vi ritirate? disse Cesare fissandola preoccupato.
S.
I tre uomini s'inchinarono dinnanzi alla fanciulla, ed ella attravers la sala, salut la marchesa e non cerc nemmeno con gli occhi Ines.
Si diresse oppressa al piano superiore. Entr nella sua stanza. Si sedette al tavolino e prese a sfogliare dei quaderni per correggere i compiti di Lidia e di Paolo. Mentre segnava col lapis rosso affrettatamente gli errori pi grossi, ella trasal e si guard intorno. Abbandon le mani sul tavolo e l'aberrazione della serie continuata dei suoi piccoli delitti si abbatt spietata su di lei. I suoi sentimenti vennero scossi fino all'angoscia ed ella giacque in preda ad una tremenda sofferenza.
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Capitolo 3.
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Alle tre precise Caterina buss alla porta di Cesare Amianto. Era rossa e un po' intimidita. In fondo ella era calma. Avrebbe rivisto Cesare e gli avrebbe parlato di moltissime cose. Ci non poteva accadere in casa della marchesa. Cesare glielo aveva fatto notare; ella, del resto, lo aveva compreso benissimo. L'amore e la superbia portavano Caterina in quella casa. Essa stimava troppo se stessa; poi amava Cesare e questo amore appunto, la rendeva dolce e la fiducia prorompeva in lei. Ci accade sovente in quelli che hanno maledetto, non appena in essi si rigenera l'egoismo dell'essere.
Quando per Andrea le apr la porta, Caterina divenne molto agitata.
Il signor Cesare? domand affrettatamente.
Caterina... eccovi... rispose Cesare venendole incontra Le sorrise un po' orgogliosamente e la condusse nella sala rosa. Toglietevi il cappello, il mantello e sedetevi, diss'egli. E siccome ella taceva e lo fissava un po' inquieta, egli si avvicin, le tolse il cappello e l'aiut a togliersi il cappotto. Ora sedetevi vicino a me Caterina e ditemi tutto ci che vi passa per la testa, fece Cesare ridendo. Con delicatezza prese per le spalle la fanciulla e la fece sedere sul divano al suo fianco.
Cesare era un uomo calmo. Egli freddamente aveva meditato di far venire Caterina in casa sua, fin nelle sue camere, non per sedurla o per tentare qualche cosa di losco contro di lei, ma semplicemente perch Caterina gli piaceva; egli l'aveva baciata e voleva parlare di tante cose con lei. Voleva, infine, conoscere profondamente Caterina Marasca. Era sempre portato a credere che ella fosse un po' cattiva. Queste considerazioni lo tennero inquieto quasi per due giorni; egli anche se ne irrit.
Ora guardava amorosamente la fanciulla. Non vi agitate Caterina, disse egli.
No... no... mormor ella. Un leggero sorriso pass negli occhi di Caterina, ed ella si mise a fissare Cesare con una tenerezza intensa, quasi infantile.
Il giovane ne fu commosso. Caterina! esclam prendendole le mani e attirandola a s, voi non sapete dirmi niente. Prese a carezzarle i capelli attorcigliandone le ciocche bionde fra le dita.
Sapete, disse Caterina leggermente rossa, uno di questi giorni andr a casa... ho chiesto il permesso alla marchesa... Signore! vedr Nicola... Paolo... Elisabetta... tutti... Bisogner sentire che cosa mi dir Nicola... e sorrise in preda ad una vera felicit. (Essa si era recata solo due o tre volte a casa sua in tutto quel tempo).
Non amate pi Ines? le domand Cesare, portandosi le mani di lei alle labbra.
Caterina avvamp. S... sussurr, s, io l'amo...  una strana fanciulla. Penso che debba essere molto ammalata.
Ma cosa ve ne importa infine? disse il giovane. Perch rimanete tanto fredda? soggiunse. E la voce di Cesare suon un po' aspra.
Caterina spalanc gli occhi. Che volete dire? mormor impallidendo.
In primo luogo non mi amate... poi non m'avete... il giovane s'interruppe e attir sul suo petto Caterina. Le sollev il viso e la baci sulla bocca due tre volte.
Il cuore di Caterina prese a battere in modo ineguale e forte e nello stesso tempo ella divenne pallidissima. Cesare continuava a stringerla e a baciarla sulla bocca, sulle tempie, sulla gola bianca.
A poco a poco Cesare Amianto divenne violento.
Bisogna convenirne: Cesare era un uomo saggio. Lasci Caterina, si alz rosso, agitatissimo. Caterina cara, disse, volete venire qui accanto a me? E spalanc la finestra. Guardate, Cate, com' bello il cielo... non fa tanto freddo... mormor non appena Caterina gli fu vicino, e pass un braccio attorno alla vita di lei.
La fanciulla reclin il superbo capo biondo sulla sua spalla e prese a guardare lui, Cesare Amianto, sempre con quegli occhi teneri, pieni di luce. Era ci che entusiasmava Cesare. Nessuna donna amata da Cesare, possedeva quei cari occhi di Caterina.
Il giovane s'intener. Com'era infinitamente donna, quella Caterina!
Cesare non vedeva altro in lei. Una strana (forse un po' cattiva!) ma pura donna era nelle sue braccia.
Caterina parlate, supplic egli diventando oltremodo agitato, non potete dirmi niente? e l'abbracci stretta.
Solo il cuore, il pallore e gli occhi lucidi di Caterina si esprimevano in un linguaggio muto e appassionato.
Ella taceva e si stringeva a lui.
Cesare non ebbe in quello che segu una vera e propria colpa. Egli era gi maturo, con un'anima forte; si rammaricava e si deliziava al tempo stesso per aver fatto venire presso di s, la giovane Caterina.
Adesso le avrebbe detto: Voi Cate, non verrete pi qui... certamente... Ci vedremo in altri luoghi... io vi amo... vi amo... vi amo... e anche voi mi amate... per questo vedete...
Baciatemi Cate, sussurr egli col fiato un po' ardente.
Caterina lo baci. La sua umilt entusiasmava Cesare. Era cos fatta quella Cate?
Oh! balbett egli prendendola per la vita, quanto mi piacete! La sollev come una bimba e la port sul divano.
Amianto lott, pallido, coi denti stretti, con le sopracciglia corrugate. Era solo. Tutto passava vertiginosamente intorno a lui e le sue tempie battevano. Caterina aggrappata a lui soffriva, era evidentissimo.
Cate... Cate... piccola Caterina... sospir egli. E anche i suoi polsi incominciarono a battere con violenza.
Il demone irruppe in lui, ed egli non pot contenersi.
Oh, Cate! balbett. Strinse Caterina, le copr il volto di baci e le disse molte parole deliranti. Finch la sua voce mut, ed egli us la violenza.
Caterina non oppose la minima resistenza. Cesare possedette Caterina fino alla stanchezza.
Erano trascorse solo due ore da quando Caterina aveva posto piede nella casa di Amianto.
Ella stava pallidissima, con gli occhi lucidi, fra le braccia di Cesare. Essa non si sentiva n umiliata, n smarrita. Una pienezza quasi dolorosa era nel suo cuore, ed ella non poteva sorridere.
Cesare le baciava le mani e le diceva con una tenerezza un po' torbida: Cate, Cate sorridimi...  possibile? Se immaginassi quanto io t'amo in questo momento... ti ho fatto del male! aggiunse quasi con angoscia.
Caterina non disse nulla. Appoggi le mani sulla spalla di lui e scosse la testa, un po' rossa.
Si abbandon sul petto del suo amante e lo fiss con tenera fiducia.
Cesare la baci, tutto alterato.
Egli era del resto profondamente intenerito.
Cate, tu tornerai... domani... sempre... Questa casa  tua... queste cose son tutte tue... tutto  tuo... Io t'attender ogni giorno. Tacque e guard Caterina. Mi ami, Cate? soggiunse con voce tenera.
Caterina chin il capo. L'angoscia le lacerava l'animo.
S, Cesare... oh, Cesare! mormor. Alcune lagrime brillarono nei suoi occhi ed essa avvamp; si alz tutta tremante. Bisogna che io vada, mormor d'improvviso sgomenta, diventando di nuovo pallida.
Cesare si alz turbato. Tutto era finito.
Raccolse nelle sue braccia la fanciulla e la baci. L'aiut a mettersi il mantello. Egli stesso le accomod i riccioli rossi. I riccioli belli della mia Cate, mormor con profonda dolcezza. Arrivederci Cate, disse dopo un po' pallido. Stasera forse verr dai Mallo, scendi in sala con Ines, potr rivederti... Egli parlava con molta semplicit. Baci Caterina pi volte sulla bocca. Contemplando il volto abbattuto e la sottomissione di Caterina, rimase un momento turbatissimo. Tornerai Cate? le disse trattenendola ancora, agitato da un'improvvisa angoscia, e s'inchin con un po' d'emozione dinnanzi a lei per baciarle le mani.
Ella chin il capo due o tre volte confusa, e gli sorrise affranta dalle nuove sensazioni, che quasi la disgustavano.
Si trov per via un po' vacillante.
Tutto era meravigliosamente calmo intorno a lei.
...
Caterina s'era data a Cesare rapidamente. Tutto era accaduto con rapidit, senza per che ella lo avesse preveduto minimamente.
S'era data a Cesare quasi incosciente della sua offerta, portata semplicemente verso l'uomo, dal bisogno imperioso dell'uomo.
Il suo cuore tremava di tenerezza, sotto l'influsso di nuovi sentimenti possenti che la rinvigorivano.
Caterina aveva potuto astenersi, cancellare l'amore e perfino il desiderio dell'amore alle volte, nella vita opprimente della sua casa, nella lotta estenuante per il pane, nella continua, avvilente fame.
Non appena essa venne allontanata dalla miseria schiacciante, non appena il quadro fosco sparve momentaneamente dai suoi occhi, ella riacquist la perfetta normalit del pensiero e dell'azione. Solo allora conobbe l'aberrazione del furto. E ne soffr fino all'angoscia.
Cesare Amianto le piacque: con la foga impetuosa della sua natura, dopo il primo bacio di Cesare, ella credette di amare, amare incondizionatamente.
Invece non c'era un vero senso d'amore in sul principio nell'animo travagliato di Caterina. Ella, anzi, si diede a Cesare come pu darsi ad un uomo una vergine qualunque, di natura ardente e di temperamento voluttuoso.
Non si sa ci che sarebbe potuto accadere di Caterina in seguito, cio per esempio, se ella non avesse amato Cesare e se gli avesse ceduto solo per una debolezza dei sensi. Per nature violente come quella di Caterina, sarebbe stata subito la perdita completa.
Noi dobbiamo citare testualmente i fatti perch questa storia dolorosa , ci dispiace confermarlo, una storia vera; naturalmente andiamo fino in fondo all'anima e al cuore di Caterina Marasca, senza alcuna piet, come si  potuto osservare in quello che abbiamo precedentemente e progressivamente narrato. Non cercheremo di attribuire a Caterina delle colpe, per scusare gli altri, come non vorremo elevare o innalzare al grado, tante volte posticcio, di eroina romantica, la protagonista di questa storia accaduta nel pieno trionfo della civilt e del progresso, nell'attuale anno e nel medesimo corso regolare di vita in cui scriviamo.
Poco dopo avvenne il risveglio di Caterina.
La prima sera, dopo essere stata di Cesare, Caterina si trov sfinita, mortalmente stanca. Si abbandon quasi subito sul letto e mand a dire alla marchesa e alla piccola Ines, che si sentiva molto male.
Indi ella giacque nella semioscurit della stanza, supina sul letto, molto pallida, coi capelli scomposti. Provava un assoluto bisogno di riposo e si guardava intorno un poco smemorata. Ella per era agitatissima. Le sensazioni voluttuose subite, tornavano a ripercuotersi e sempre pi frequenti nelle sue carni. Ella spasimava e soffriva. Alle volte sentiva un gran freddo al cuore e un lieve senso di disgusto l'abbatteva. Era allora che cercava di addormentarsi, ma si risvegliava quasi sempre di soprassalto; cercava il senso di qualche cosa che le sfuggiva in un modo implacabile e i suoi occhi si riempivano di lagrime. Pianse molto quella notte. Nei brevi istanti di assopimento sognava Cesare; si vedeva terrorizzata fra le sue braccia e percepiva perfino il respiro di lui anelante, un po' affannoso.
L'indomani Caterina pass una giornata triste. Ogni cosa l'angustiava. Per poco non scoppi in singhiozzi dinnanzi a Lidia e Paolo.
Solo due sere dopo rivide Cesare in sala. Ella divenne rossa come il fuoco; dopo, un violento languore s'impossess di lei.
Non pot scambiare nessuna parola con Cesare Amianto. Egli la guardava di lontano emozionato, un po' pallido, e scuoteva la testa di tanto in tanto parlando con la marchesa, molto dolcemente.
Dopo circa una settimana Caterina si rec in casa di Cesare, molto mutata. Non era pi in preda alla malinconia, n alla nausea.
Era per altro molto timida, dolce, pronta a scoppiare in lagrime disperate. Cesare comprese lo stato di lei. Nondimeno Caterina lo incant.
Egli aveva posseduta semplicemente la vergine, ma non conosceva in Caterina la donna, e tanto meno sospettava nella fanciulla un'altra natura pi ardente, superiore alla legge del senso. Egli nel passato aveva creduto in una Caterina superba, della quale per via del temperamento sensuale, era facile farsi un'amante.
Ci infatti era accaduto.
Cesare si comport verso Caterina, quand'ella torn nella sua abitazione, con molto tatto e delicatezza.
Egli era orgoglioso d'averla posseduta intatta, ma parl poco, ma con molta dolcezza e solo quando fu costretto a parlarne, della prima visita di Caterina.
Ci fece diventare rossa Caterina e l'intimid fino ad un mutismo angoscioso, Cesare non la ricevette nella sala rosa, ma la condusse quasi direttamente, nella sua camera da letto.
Era una stanza un poco oscura, con mobili massicci e un letto grande e basso, pieno di sete e di merletti, questo Caterina lo not convulsamente. Un lieve, inebriante profumo, aleggiava nella camera ricca e un po' pesante.
Che hai Cate? le mormor quasi all'orecchio Cesare. Che hai? ripet rosso, con gli occhi ingranditi nell'ansia di spiacerle. Ella non ebbe nessuna forza per rispondere; alz appena gli occhi, oppressa da un pudore quasi doloroso e guard Cesare. S'accorse cos che egli indossava solo una ricca e oscura veste da camera. Ella rivisse lo sgomento e la sofferenza della prima volta e, pallida, molto pallida, volle negarsi, volle opporsi all'avidit di lui; in realt ella si sentiva felice cos fra le braccia di Cesare, con la bocca sotto le sue labbra e non desiderava altro.
Perch? fece con violenza Cesare, infuocandosi maggiormente nel volto. Le mani di lui tremavano. Ci non sfugg a Caterina, sebbene vedesse le cose sotto una sottile nebbia.
Oh, Cate! implor dolorosamente il giovane. Con un movimento impetuoso egli slacci l'abito della fanciulla. In sottana egli la prese fra le sue braccia e le baci come forsennato le spalle magre. Caterina piangeva; era completamente stordita. Egli agitatissimo frug in un cassetto e tolse uno scialle di seta azzurro cupo. Fu con questo che coperse il sottile corpo di Caterina. Egli scosse il capo guardando il pallore estremo di Caterina. La rassicur, la baci, facendole molte carezze e chiamandola, Mia piccola Cate! tante volte. Egli sorrideva e parlava sempre agitato. Seduto tuttavia al suo fianco egli prepar su di un tavolinetto basso, un t squisito e lo fece bere alla fanciulla. Ne bevve lui stesso due tazze e port alle labbra di Caterina alcune goccie di cognac. Non per inebriarla, Cesare non era un depravato, ma solo perch gli parve troppo sfinita.
Allorch Caterina guard Cesare negli occhi, mormor un, no, angoscioso, quasi disperato.
Egli, senza usare alcuna violenza, la denud dello scialle azzurro. Non devi avere alcuna paura Caterina, le sussurr con tenerezza.
Facendole ogni sorta di carezze voluttuose egli la possedette e questa volta con raffinata dolcezza. Le fece poi molte domande strane. Ella rossa, affranta non rispondeva, lo guardava senza capire e in ultimo si strinse sul petto di lui, ed ebbe una piccola crisi di debolezza.
Caterina non poteva venire ogni giorno nella casa di Cesare. Ella attraversava ore di cupa malinconia, minuti pieni di ebrezza. La vita non aveva pi segreti per lei. Ella era donna, completa. Nello stesso tempo una tenerezza nuova, quasi violenta, le entrava nel cuore. Il suo pensiero correva sempre al suo amante. Non si avviliva, n si turbava per quello che era accaduto. Si dimenticava di tutto: il passato non esisteva pi. Ella considerava morta quella vita, e per sempre; di conseguenza la fame, il furto, l'odio, tutte quelle cose ignobili erano sparite dalla sua anima.
Era la resurrezione di Caterina Marasca. L'amore puro, tenero e forte si sovrapponeva alla sensualit.
I begli occhi di Caterina presero a scintillare superbamente. Ella teneva la testa eretta, sovente colorita leggiadramente in volto, provava delle tenerezze intensissime. Si curvava e baciava all'improvviso i fanciulli della marchesa e spiegava loro, con dolce gravit, nel giardino profumato, moltissime cose.
Tutto ad un tratto ella taceva, chinava il capo biondo e rimaneva in una attitudine pensosa, un po' scorata.
Miss... Cate... diceva timidamente Lidia accarezzandole una mano.
Caterina sussultava, ed era in quei momenti che ella baciava e stringeva al suo petto con tenerezza, i fanciulli. Diventava gaia, rideva, correva coi figli del marchese e raccontava loro delle piacevoli storie, e parlava pure con un'ansia dolorosa dei suoi fratellini, i piccoli fanciulli: Paolo, Nicola e Maria che ella amava tanto.
Caterina era andata a casa sua. Aveva rivisto mamm, le sorelle e i piccini. Per un attimo s'era smarrita nel contemplare tutti. Tutto ci che vedeva nella casa l'abbatteva fino all'angoscia: scopr molte miserie che per il passato non aveva notate. Ci che l'addolor tanto da farla piangere fu il viso affilato, la magrezza e i grandi occhi malinconici della piccola Elisabetta. Signore! Si pu cambiare in tal modo? E baciava e ribaciava Elisabetta.
Stette un giorno intero in casa sua. Ogni cosa, sebbene la rattristasse non riusc per ad incupirla, n a farla maledire. Anzi ella rideva giocondamente nel baciare il viso livido di Paolo e nel parlare con Rachele e con mamm.
Caterina era un'altra. Quelli di casa la guardavano con stupore. Sembrava pi alta, stava molto meglio fisicamente, il suo piccolo viso appariva turgido e roseo, con le labbra umide, schiuse nel sorriso dolce; gli occhi di Caterina abbagliavano.
Non dite ai Ferri che son qui... disse con la voce un po' triste. E arross. Parl molto con suo fratello Nicola e gli promise una sciabola e un fucile.
Va bene! disse Nicola sorridendo, Cara... cara... cara Cate! Stette quasi l'intera giornata presso sua sorella Caterina e volle sapere da lei molte notizie riguardo ai fanciulli della marchesa.
Caterina torn la sera stessa in casa Mallo, molto seria, adombrata da una forte tristezza.
L'indomani rivide Cesare. Ella strappava angosciosamente dei rapidi permessi alla marchesa per andare a trovare Amianto. Entrava adesso in casa del suo amante rosea in volto, senza per alcuna timidezza; gli buttava le braccia al collo e lo baciava con un'ansia un po' spudorata com'era nella forte e sincera natura di Caterina.
Cesare... Cesare... mormorava sorridendogli, con una gaiezza quasi infantile. E vivacissima, splendida di amore e di dedizione, percorreva le stanze di lui, metteva un po' di disordine, rovistava, toccava tutti gli oggetti esotici, spalancando gli occhi per il piacere che le procuravano quella ricercatezza, quegli strani oggetti... Era quasi naturale per lei che Cesare Amianto fosse ricco. Ella gli faceva parecchie domande come una creatura molto ignorante. Lo adorava. Era fiera di lui: l'interrogava sui suoi viaggi; gli aveva richiesto i suoi scritti e li aveva letti gravemente. Ti hanno biasimato? gli domandava con uno sdegno supremo nella voce. Dici benissimo Cesare... gridava piena d'entusiasmo e lo baciava per prima sulla bocca.
Nessuna amante era paragonabile a Caterina. Cesare la giudic una creatura, appunto come gli aveva detto Maurizio Ferri, meravigliosa; prese a desiderarla con un vero furore erotico: si svegliava intanto in lui la passione... Amava Caterina con un ardore giovanile. L'attendeva sempre trepidante fremendo al pensiero che fra poco l'avrebbe stretta fra le braccia e l'avrebbe posseduta. Caterina si sottometteva in tutto. Era docile: Cesare si rammentava appena della ribelle creatura.
Possibile Cate, sei tu... quella Caterina? Ella scuoteva il capo e gli sorrideva umilmente. T'amo Cesare! gli diceva genuflessa moralmente ai suoi piedi, Io non so nulla... ti amo. Aveva una fiducia illimitata nel suo amante e appariva allegra e semplice come una bambina.
Solo al contatto dei baci, delle carezze del suo amante, ella ridiventava donna. E la femmina sbocciava in lei, ardente e selvaggia, temperata per dalla dolcezza del sentimento.
Anche Cesare Amianto ebbe un acuto risveglio.
L'amore forte, impetuoso, quasi travolgente di Caterina Marasca, gli procurava sempre, stimolando l'istinto primitivo, un certo senso di esaltazione.
Caterina pallida e dimessa, pendeva dalle labbra di lui; quegli occhi scintillanti della fanciulla non solo l'inorgoglivano, ma l'intenerivano e il suo cuore insensibile alle puerilit, batteva ora in modo frequente e dolce...
Prendeva allora fra le braccia Caterina, la stringeva pazzamente e le diceva care, interminabili cose. Il suo viso bruno si coloriva, il suo sguardo aveva delle sfumature dolcissime, ed egli si sentiva superbo, felice, immensamente felice di possedere oltre il corpo, l'anima e il cuore di quella forte creatura... Era tutta sua! Nessuna donna l'aveva soddisfatto cos pienamente. Cesare Amianto aveva raggiunto il pi alto grado di stupore con la sua amante.
Ella gli appariva in alcuni momenti, timida e soave come una bimba; gli parlava dolce, dolce, col capo un po' inclinato, con tutta la vita raccolta negli occhi luminosi...
Com'era affascinante! Cesare rimaneva estasiato.
Alle volte seduta sulle sue ginocchia, discorreva di cose gravi, di questioni ancor pi gravi e scuoteva sempre la testa, con una leggera nube di tristezza sul viso... Questo per accadeva in rarissimi momenti. Ella tornava subito sorridente.
Caterina non interrogava mai Cesare sul suo passato; mai gli aveva fatto le domande irritanti, noiose, e quanto mai moleste, che sogliono fare quasi tutte le donne ai loro amanti.
Discorreva sempre del presente, di loro due e talvolta, con una sicurezza superba, dell'avvenire...
Ella lo amava come pu amare una creatura della tempra di Caterina Marasca... in un modo quasi spaventoso, conciliabile solo con l'intensa tenerezza che le opprimeva continuamente il petto e con l'impeto irrefrenabile del suo temperamento.
Nessun laccio teneva stretto lo spirito purificato di Caterina Marasca; ella, liberata da tutte le sozzure, rigenerata, non viveva che per il suo amore. E si dava tutta, spudoratamente, al suo amante, in tale maniera assoluta e appassionata, che lo stesso Amianto rimaneva un po' oppresso, e sentiva una leggera angoscia nell'animo: fra tutte le donne che aveva possedute, nessuna di esse si dava come lei, in quella forma completa, quasi impura, (se egli non avesse conosciuta la natura di Caterina) quando egli l'accoglieva sul suo petto.
Essa gli procurava inoltre quel piacere quasi doloroso, quei brividi torbidi nel sangue, quelle ebbrezze psichiche, che in ultimo lo lasciavano stanco, un po' disfatto.
Era stranamente forte quella Cate, con quel corpo sottile e quel piccolo viso tanto dolce e luminoso... E come nella passione erotica il suo volto si trasmutava... pallido, con gli occhi bui come la notte e la bocca umida e grande, che cercava continuamente la sua...
Ed essa viveva: respirava la vita a grandi e cupi sorsi sulle sue labbra, quasi con angoscia. Cesare! Cesare... amore... balbettava e lo stringeva fino a soffocarlo.
Bastava per un solo suo sguardo per dominarla, un solo gesto per abbatterla sul suo petto, umile e dimessa. Ella, semplicemente donna, rimaneva piccola, sfinita e talvolta singhiozzava, e poi gli sorrideva tra le lagrime... Cesare, se tu sapessi cosa c' nel mio animo... nel mio cuore... se immaginassi quel che provo... mormorava a scatti ma dolcemente.
Cos Cesare prese ad amarla; egli credette, possiamo affermarlo, nella donna e nell'amore, subendo e contraccambiando la passione di Caterina, con una fede incrollabile in se stesso e nella fanciulla.
Il riflesso di quell'amore lo rendeva un po' meno rigido verso gli uomini e i loro problemi.
Senza che il suo sentimento subisse delle scosse nocive, Cesare, pur restando logico, in quel cerchio di ferro che egli chiamava circolo della giustizia, progressivamente, spintovi dalla tenerezza per Caterina e dalla luce viva che emanava da essa, si orientava verso obiettivi puramente umani.
Cate... tu mi guasti, egli le diceva accarezzandola, Cate... ti amo troppo...
Ed io? Ella domandava ansante, impallidendo.
Oh! tu... Cesare sorrideva, la stringeva e la soffocava di baci.
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Capitolo 4.
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Accadeva talvolta che l'anima di Caterina si oscurasse. E questo sempre improvvisamente. Essa allora cadeva in una specie di malinconia, e subito dopo, un senso d'intima umiliazione le apportava una forte angoscia.
Caterina ne cercava avidamente il motivo. Il passato fosco era sopito; essa non si affliggeva pi, n poteva pi pensare agli avvenimenti trascorsi. L'angoscia era nel presente, scaturiva e sprizzava in infuocate scintille dal suo spirito domato. Un'angoscia, quasi brutale, in quegli attimi, era in lei; estranea al suo amore violento per Cesare, con certezza; eppure le origini di quella sofferenza cupa, erano in quell'amore. Inconsciamente erano i suoi istinti fierissimi che si ribellavano. Col viso fra le mani ella rifletteva vagamente, in preda ad un tormento psichico, che riusciva a farla arrossire, a farla tremare nervosamente, e dei lampi vividi di collera le attraversavano il cervello: s'irritava con se stessa. Che aveva essa, Caterina? Non era felice, non amava, non conosceva oggi la natura nella sua forma pi sublime e pi completa? Perch no? si chiedeva con angoscia, io sono felice, felice, e sorrideva quasi penosamente. Sentiva che se le avessero tolto il suo amante, non solo avrebbe fatto delle cose spaventevoli, ma ne sarebbe morta. Nonostante ci, quando talune visioni ardenti, s'imponevano a lei come allucinazioni, ella diveniva rossa come il fuoco, si umiliava e un senso di disgusto le inondava il cuore e la soffocava.
Erano tuttavia, queste, sofferenze rapide, tumultuose, che non duravano pi di qualche attimo, e che riportavano sempre l'agitazione in Caterina. Quasi subito essa (dopo queste forti scosse) si rimetteva. I suoi occhi tornavano a brillare, un orgoglio smisurato le gonfiava l'anima. Era superba di concedersi, di soddisfare, di amare in quel modo travolgente Cesare. Molte dolcezze fluivano fino al suo cuore ed ella abbassava il capo, e il suo viso esprimeva un'appassionata tenerezza.
Caterina amava Cesare con dolcezza, con una s grande dolcezza voluttuosa, da essere continuamente oppressa dal desiderio di lui. Ella non cercava, n voleva del resto sottilizzare: che amore era quello di Cesare? I suoi sogni violenti e ardentissimi di vergine, avevano preso forma, vita, calore, ed essa ne ritraeva nella materializzazione, fonte inesausta di volutt e di tenerezze.
La sua fantasia meravigliosa, le aveva permesso prima dei godimenti psichici potentissimi: al risveglio per c'erano le lagrime amare del desiderio inappagato, la sterilit irritante dell'immaginazione stanca, lo sfinimento dell'abbandono desolato.
Ora essa, invece, viveva, fremeva, godeva. N gli occhi, n il viso di Cesare nei momenti d'abbandono, la disgustavano: lo voleva cos com'egli era, n la natura appassionata e selvaggia di lei lo avrebbe desiderato diversamente. Occorreva senza dubbio molto fuoco, molta vitalit per Caterina.
Essa, escludendo questi momenti d'intima angoscia, non vedeva nessun lato imperfetto e volgare nel suo amore; incrociava le braccia rialzando la testa e guardava dritto dinnanzi a s. In rarissimi momenti piangeva in silenzio. Ma com'era felice la giovane Caterina! Le sue lagrime erano sempre tenere e dolci.
Caterina venne accusata: una accusa ben strana e oscura.
Niuno dei domestici pot capire di che cosa si trattasse veramente; si bisbigliavano i pi sciocchi e inverosimili discorsi in proposito.
E Attilio, il domestico speciale del vecchio marchese, disse: La signorina Caterina ha cercato di corrompere il marchesino Lello...
Ilia e Marietta rimasero a bocca spalancata, gli altri risero fragorosamente. Per nessuno seppe con precisione quello che era accaduto fra la marchesa e Caterina.
La piccola Ines era pi ammalata del solito.
La mattina, poche ore prima che Caterina venisse maltrattata crudelmente dalla marchesa, ella ebbe una crisi violenta. Successe un vero trambusto. Ines minacciava continuamente di uccidersi dovettero trattenerla a viva forza nel letto, e non voleva vedere alcuno, nemmeno Caterina.
Al solo sentire il nome di Caterina, le sue guancie s'infiammavano e lampi d'odio le passavano negli occhi.
Il marchese spaventatissimo, corse egli stesso per il dottore. La marchesa si mise al capezzale di sua figlia e cerc di calmarla con le parole pi dolci e pi care; le raccont delle storie, proprio come quando era piccina, e perfino pianse.
Ines si commosse. Si gett fra le braccia della madre e si confess a lei.
Ella dovette dire delle cose malvagie. Ma la marchesa rimase convinta che Ines dicesse la verit.
Ines aveva parlato col viso compunto, gli occhi abbassati, e le guancie lievemente rosee. Era molto carina in quell'atteggiamento, ed essa lo sapeva. Poi scoppi in singhiozzi furiosi e prese a lamentarsi, chiamando la marchesa dolcemente, mammina. Ines soffriva. Odiava in modo spaventoso Caterina, e premeditatamente aveva voluto farle del male.
Decise di fare scacciare Caterina, cos non l'avrebbe pi vista e non avrebbe sofferto tanto. Questo Ines non poteva pensarlo senza che un feroce dolore le dilaniasse l'anima. Pure essa doveva agire cos. E spinse le cose fino all'ultimo con terribile crudelt verso Caterina.
Dire perch la marchesa odiasse Caterina  molto difficile. Si possono spiegare o chiarire le istintive ripugnanze che taluni individui ci ispirano, senza che essi siano colpevoli della pi piccola cosa verso di noi? La nostra anima s'angustia, si rimane oppressi, i nervi si esasperano; si detesta l'individuo che fa gravitare intorno a noi un'atmosfera bassa, penosa, avvilente. I deboli scoppierebbero in pianto; i violenti schiaffeggierebbero l'odioso individuo, i sanguinari commetterebbero addirittura un delitto.
E intanto il nostro stato d'animo rimane (a noi stessi) impenetrabile.
Appena la marchesa seppe quelle cose veramente odiose e che riguardavano solo Caterina, sorrise con gioia terribile, in mezzo all'indignazione da cui fu subito invasa.
Pi tardi, ripensandoci freddamente, venne colta da una grande amarezza.
Ella  l'amante di Amianto... Essa  l'amante di Cesare... e le sembrava questa, un'idea molto strana. E accusava Caterina nella mente, con la stessa implacabilit che si usa per un delinquente.
La marchesa non era gelosa, ma soffriva molto. Simultaneamente l'altro caso si presentava a lei. Ah! Signore...! che mostro... che mostro... E chi mi vieter di fare uno scandalo, diceva fra s eccitatissima.
Suon per far chiamare immediatamente Caterina.
Caterina entr nella camera della marchesa con un viso grave e gli occhi calmi.
Non appena vide l'istitutrice, la marchesa divenne rossa, terribilmente rossa, e venne colta da una crisi di nervi. Accorsero la marchesina Clara e lo stesso marchese.
Quando Caterina usc dalla camera della marchesa (la scenata era accaduta sotto gli occhi del marchese Paolo) era livida, con gli occhi scuri come la notte, e una specie di sorriso isterico le guastava tutta la fisonomia.
 finita! mormor la cameriera della marchesa, essa  sulla strada...
L'hanno trovata presso il marchesino, insinu fremendo il capo cuoco... Il marchese Carlo, no, aggiunse recisamente, egli non  capace di queste cose...
Non so nulla, obiett la cameriera, vi giuro che non so nulla... Essa  stata mandata via...
Il marchesino Lello rimase colpito dell'incidente. Fu preso da un'allegria rumorosa.
 una delle pazzie della mamma, grid solo solo, e canterell lungamente nella sua camera. Ebbe cos degli strani pensieri. Pu darsi che tutto vada bene, mormor diventando serio. Si guard fissamente allo specchio e sorrise.
Molto intimidito si rec, senz'essere osservato, presso Caterina.
La camera di Caterina era spalancata. Ella era in piedi, col viso sempre livido e gli occhi brillanti. Conservava il suo sorriso amaro.
Il marchesino entr. Caterina si volse e scorgendo il giovane, il suo viso si contrasse. Che volete? domand con brutalit.
Il marchesino divenne rosso, Che vi hanno fatto? chiese umilmente.
Oh! esclam Caterina con sovrano disprezzo e sussult.
Il giovane si sedette sul baule schiuso, ai piedi di lei. Sotto la pressione del suo corpo il baule si chiuse con un colpo secco.
Caterina sussult di nuovo.
Non capisco quello che  avvenuto, fece il marchesino pensosamente.
Caterina taceva.
La mamma vi ha licenziato? domand egli perplesso.
S, mormor cupamente Caterina.
Sono i momenti della mamma, disse con amarezza il giovane.
Che donna spaventevole! grid la fanciulla con la voce piena d'odio, guardando direttamente il marchesino negli occhi. Ah! come l'odio! aggiunse dopo.
E adesso dove andate? domand con timidezza il giovane...
Caterina lo guard con alterigia. Impetuosamente per si strinse nelle spalle. Tolse dal letto i lenzuoli e fiss il marchesino.
Ah! balbett il giovane confuso e si alz. Caterina apr il baule e vi ripose i lenzuoli, poi lo rinchiuse accuratamente e gir la chiave.
Sono molto spiacente, dichiar il marchesino, Io non ho nessuna colpa... Ines...
Tacete, grid Caterina,  disgustoso!
Il marchesino si fece rosso. I suoi occhi presero un'espressione altera.
Ditemi, miss Cate, che contate di fare adesso? Tutti sono contro di voi... Io non capisco, vi ripeto... io non c'entro, miss Caterina... e involontariamente egli abbass la voce.
Voi non avete colpa, disse Caterina e torn a guardarlo piena d'alterigia.
Allora, miss Cate... voi non mi odiate?
No.
Il marchesino si rasseren. Ebbene, disse poi frettolosamente, con una eccessiva gaiezza, io sono con voi... contate su di me, Caterina da oggi stesso... Siete sola, aggiunse arrossendo e abbassando nuovamente la voce. Si confuse orribilmente e non aggiunse pi nulla.
Caterina scosse il capo pi volte. Non guard nemmeno il marchese. Un riso tristo le incresp duramente la bocca. Trascorsero alcuni minuti. Perch non andate via? disse dopo Caterina con una certa tranquillit. E scosse ancora il capo.
Il marchese si umili. Egli voleva andarsene. Aveva forse offeso profondamente Caterina. Scusatemi, balbett irritato, guardando sempre timidamente la fanciulla. Mi hanno detto che siete proprio sola... tacque e fiss con un'ultima speranza Caterina. Scusatemi, ripet poi.
Oh, nulla... proprio nulla, signore... andate... uscite signore, aggiunse con vivacit.
Il marchesino Lello usc.
Caterina quella sera stessa si rec dal suo amante.
Cesare trattenne tutta la notte Caterina presso di s, e solo l'indomani la giovane torn a casa sua.
...
Il brusco cambiamento di vita doveva certo influire sull'anima di Caterina.
Tornando a casa sua (noi abbiamo il dovere di trascrivere ogni piccolo moto, ogni palpito e anche ogni cosa spiacevole sul conto di Caterina) la giovane riprese per un certo tempo la sua aria cupa, la sua attitudine oziosa, e non risparmi n un rimprovero, n delle parole molto dure alle sorelle e alla madre. Nemmeno l'amore di Cesare, ebbe il potere di addolcire, anche per un breve periodo nella giornata, i suoi sentimenti.
Indubbiamente per Caterina era molto cambiata. Una cupa ribellione l'animava; ma ella non malediva n gli uomini, n le cose e nemmeno per un istante l'idea obbrobriosa del furto le passava nella mente. Tutto questo disgustava molto Caterina.
Ella contemplava nuovamente la miseria, guardava le pareti nude, misurava con l'occhio il pane e l'avidit dei fanciulli: la nausea prorompeva in lei e si riversava ora sulla madre, su Rachele, su Elisabetta e perfino sopra il piccolo Paolo, tanto malato.
Non che Caterina la ritenesse responsabile, era un pensiero troppo stupido questo, ma la sua famiglia umile, dimessa e miserabile suscitava in lei un disgusto cos improvviso e intenso, da riuscirle qualche volta insopportabile. Non poteva nemmeno pensare ai Mallo. Diventava livida, (tanto era grande l'impulsivit di quella creatura) una collera interna s'impossessava di lei, ed ella in quei momenti diceva molte parole aspre; e una volta insult, per un futile motivo, sua sorella Rachele. Rachele prese a singhiozzare in modo convulso e Caterina non fece un solo passo per avvicinarsele e chiederle scusa, sebbene ne soffrisse profondamente.
Il vero motivo che opprimeva Caterina era questo: essa non si scagliava pi contro gli uomini.
Caterina s'era assoggettata ad un lavoro quanto mai umiliante unicamente perch l'amore era sbocciato in lei e l'aveva purificata.
Con la sua resurrezione Caterina s'era innalzata molto, trionfando su tutte le piccole e grandi miserie della sua anima. D'altra parte, considerando proprio da vicino la ricchezza, sembrer strano, ma l'odio funesto era morto nel suo cuore. Gli uomini in fondo non hanno nessuna colpa quando vengon segnati dalla fortuna. E quel che sembrer pi strano, Caterina, abituandosi alla ricchezza degli altri, s'era quasi uniformata ad essa, e viveva normalmente respirando in quell'ambiente non suo a cui ella mai avrebbe potuto giungere.
Il pensiero della famiglia aiutata e sollevata dal suo lavoro, le dava delle sane soddisfazioni e la tranquillizzava molto. Ella era infine felice di essere giovane, forte, di respirare, di amare, di vivere. Il suo amore intenso per Cesare e null'altro, in realt, la salvavano. S'era abituata inoltre alla raffinatezza, alla prodigalit di Cesare. La casa di lui era la sua casa, ed essa vi entrava come una regina. N mai essa s'era abbassata in senso volgare, dinnanzi al suo amante. Amianto, come uomo di mondo, comprese Caterina; non cerc di umiliarla col dono di un vestito o di un gioiello. La prodigalit di Cesare era soprattutto in se stesso, nel suo amore verso Caterina, nelle carezze che egli le faceva fino a sfinirla, nelle parole tenere che egli le sussurrava.
La casa di Cesare era ricca; tutto ci che egli possedeva era raffinato.
La natura appassionata di Caterina se ne compiaceva.
Cesare, un giorno, prese Caterina fra le braccia e le baci le mani sorridendo. Caterina cara, ecco una piccola cosa, le disse ansiosamente.
Le present un sottilissimo filo d'oro, con una semplice croce e glielo leg al collo.
Caterina abbass gli occhi sulla croce. Tu credi in Dio, disse turbata.
S, rispose Cesare con fermezza. Ah Cate... sei ancora troppo superba! Io ti curver...
Caterina guard un po' tristemente il suo amante.
Essa port in casa della marchesa il sottile filo d'oro e fu a causa di questo che successe un incidente spiacevole fra Caterina e la piccola Ines.
Possiamo affermare che quella piccola croce fu uno dei motivi principali per cui Caterina venne scacciata.
Naturalmente del filo d'oro non si parl punto nella scenata che avvenne fra la marchesa e Caterina. La marchesa l'ignorava. L'odio covava solo nell'anima strana della piccola Ines: la crocetta fu per lei la prova evidente della colpa della giovane. Caterina del resto aveva confessato.
...
Non imprecando pi contro gli uomini, Caterina rimaneva cupa e taciturna.
La fame, che ricominciava, invece di ossessionarla la stancava e l'opprimeva. Essa ormai sapeva che molti uomini (come avviene nella vita sociale) lavoravano e sudavano, che altri non facevano nessuno sforzo e godevano e usufruivano dei loro privilegi fino alla saziet; ma sia gli uni che gli altri, mangiavano il medesimo pane. In realt la vita procedeva normalmente per tutti. La sua famiglia le dava un vuoto nell'anima, e l'affetto di prima s'era illanguidito, la volont di sacrificarsi era morta, l'idea tragica di giungere sino al delitto, pur di soddisfare i suoi fratelli, non fermentava pi in lei.
Tutto ci che ella provava era una noia, un'irritazione profonda. Non malediva; si guardava intorno con la bocca amara. Giocherellava col sottile filo d'oro che le cingeva il collo e pensava cupamente all'abisso di miseria che la divideva dal suo amante.
Caterina amava in modo cos possente e cos puro, che s'atrofizzava in lei ogni senso egoistico. Infatti ella non s'era chiesta mai perch Cesare non pensasse a sposarla e perch mai ella, cos perfetta femmina, non fosse madre. Caterina aveva qualche ingenuit quand'era nelle braccia di Cesare.
Tornando nella miseria, una nuova forma di avvilimento morale s'impossess di Caterina: il disgusto per tutto ci che  brutto, gramo, miserabile e ammalato.
E questo, certamente, perch ella non riusciva a maledire pi gli uomini.
...
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...
Capitolo 5.
...
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...
Maurizio Ferri scrutava attentamente Caterina. Egli nel rivederla prov un piacere sincero, anzi intimamente ne fu felice. La miseria avvicinava lui e la fanciulla. Trovava adesso Caterina quasi avvenente. Essa era pi robusta, le sue forme s'erano sviluppate. Aveva il piccolo viso turgido e roseo, gli occhi affascinanti, i capelli cresciuti quasi fin sulle spalle.
Il desiderio torn a tormentare Maurizio.
Fu, confrontando Caterina e la piccola Elisabetta, che il giovane s'accorse, per la prima volta, del cambiamento di Elisabetta. La giovanetta magra, con gli occhi cerchiati, le mani esili, stava in piedi presso sua sorella, e s'era fatta quasi pi alta di Caterina. Aveva gli zigomi rossi, la bocca pallida e sorrideva stancamente, ma con un lampo di gioia nei grandi occhi.
Essa parlava con Alessio. Maurizio corrug la fronte. Che era mai? La piccina si ammalava?
Guard Caterina. Come stava bene! Involontariamente pens che ella certo aveva molto mangiato in casa della marchesa, e ricerc il motivo della contesa avvenuta fra Caterina e i Mallo.
Caterina fissava Cesare; gli occhi di lei splendevano. Essa reprimeva i suoi istinti. Arrossiva, non sapeva piegare il capo; dinnanzi a tutti si protendeva verso Cesare, con lo sguardo, col suo mutismo ostinato, con tutta la bella persona. Tremava, non poco d'indignazione verso se stessa, quando diceva: Signor Cesare, avete visto che vento tirava oggi? e altre frasi banali.
Quando Maurizio scoperse la relazione che correva fra Caterina e suo cugino, fu preso da un eccesso di collera brutale. Ingiuri da solo a solo Caterina e l'abbass al livello dell'ultima fra le ultime. Ecco, egli balbettava con amarezza, che cos' una donna! Innalzatela, adoratela, rispettatela... Ella sar sempre di uno pi furbo di voi... Si accus di idealismo ed ebbe disgusto di se stesso. Rimase a meditare cupamente tutta la sera. Il dolore e la sconfitta agitavano la sua anima: ebbe un vero scoppio di passione e commise una gran debolezza: (cosa questa che egli non si seppe perdonare pi tardi) pianse.
Appena rivide Caterina l'affront con un viso estremamente cupo. Caterina, le disse con brutalit, voi avete un amante.
Ella si alter. No. rispose con ira.
Siete l'amante di Cesare, lo so. disse il giovane con uno sguardo insultante.
Caterina impallid alquanto. Stette un attimo taciturna, poi si alter di nuovo. La passione proruppe in lei. Che volete? grid, Io sono libera... io sono felice! Sono padrona di me, della mia anima, del mio corpo... Io amo Cesare...
Ah! disse Maurizio perdendo ogni controllo alla confessione di lei.  dunque avvenuto? Alcune lagrime d'ira corsero nei suoi occhi e scosse brutalmente la fanciulla. Io vi amavo... grid con dolore, Vi amavo capite? Vi amavo Caterina...
La giovane fece un passo indietro e lo fiss duramente. Perch mi dite questo? Lo sapete, io... tacque e si allontan rapidamente da lui.
Maurizio trascorse delle giornate tetre. Egli divenne eccessivamente freddo con tutti i Marasca, e quando intu che essi soffrivano nuovamente la fame, ne prov una malvagia soddisfazione.
Il piccolo Paolo peggiorava. Maurizio visit il bimbo, e per un solo attimo, considerando la gravit del morbo che consumava il fanciullo, scosse la testa tristemente, e guard con indifferenza Caterina.
Ella era molto pallida; e lo fissava con ansiet.
Senza pensare a se stessa la fanciulla prese con violenza le mani di Maurizio. Guaritelo, proruppe, in nome di Dio, Maurizio salvateci Paolo...
Curatelo, disse con durezza egli. Fosfati per bocca... supernutrizione... distraete il bimbo... carne, uova, latte...
Caterina corrug la fronte. Bisogna guarire il piccino, disse con una specie di esaltazione, bisogna guarirlo... non piangere mamm... E sorrise alterata.
Presso la porta, ella ferm Maurizio Ferri. Non dovete odiare Paolo. disse eccitatissima, Egli non ha colpa... lo sapete, tutto dipende da voi... non possiamo chiamare alcuno... E nei suoi occhi rinascevano lampi d'odio.
Il denaro... ci vuol del denaro... avete bisogno di denaro... ripet egli, accentuando le parole, compiacendosi nell'umiliarla. Eccovene, se ve ne occorre, aggiunse e trasse con rapidit dal suo portafogli, del denaro.
Caterina divenne rossa come il fuoco.
Si tratta della vita di Paolo, afferm Maurizio, con una gioia malvagia, non per il piccino, ma per l'umiliazione che procurava a Caterina.
Ella non seppe contenersi. Prese selvaggiamente i biglietti dalle mani del giovane, li torse con violenza fra le dita e li stracci in minutissimi pezzi.
Maurizio s'incoller. Bene, disse poi crudelmente, vi giuro Caterina, che Paolo morir... egli morir, dovete capirlo... avete bisogno di molto denaro per lui in questo momento...
La fanciulla scosse le spalle. Non m'importa di voi, di Paolo, di nessuno! grid e si allontan con un passo quasi convulso.
Maurizio torn ad essere freddo con Caterina. In alcuni momenti l'indifferenza subentrava in lui e non l'odiava nemmeno.
Alle volte il demone lo pungeva ed allora egli la desiderava, nonostante che ella fosse di Cesare.
...
Dal diario di Elisabetta
Gioved...
Ieri sono stata sola con Alessio, per pi di un'ora. Non mi sentivo molto bene. Ero rossa in viso, agitata e le spalle mi facevano male. Da molto tempo i dolori alle spalle non mi lasciano. Rachele dice che si tratta semplicemente di infreddature. Per non capisco perch debba sentirmi cos stanca. Alessio mi ha baciata e mi ha detto con ansia: Perch ti sei fatta tanto magra? le tue mani bruciano Isuccia... ed  diventato molto preoccupato.
Arrossii. Io non potevo confessare ad Alessi certe cose...  Paolo che  ammalato, ho detto, Io sto perfettamente bene.
E cosa fa Caterina? mi ha domandato egli bruscamente, diventando rosso.
Non parliamo di Caterina, te ne prego Alessi, mormorai, e le lagrime mi salirono agli occhi.
Che creatura malvagia! proruppe egli, non s'interessa affatto di Paolo? Ah, soggiunse alzandosi, essa merita solo del disprezzo.
Alessi, Alessi! gridai con dolore, non parlarmi cos di Cate... Essa non c'entra nella malattia di Paolo... Io non comprendo niente, Alessi. Che ti ha fatto?
Egli mi guard lungamente e i suoi occhi divennero dolci e luminosi: Elisabetta... povera, cara bambina! Mi strinse al suo petto e mi baci. E questo fu per me un momento di vera felicit. Voglio un gran bene ad Alessi; il mio cuore palpita fortemente per lui; faccio delle cose che nessuno approverebbe, eppure ho l'anima oppressa e ogni giorno che passa mi sento pi angosciata e pi stanca. Non ho nessuna voglia di cantare (sebbene non avrei cantato per Paolo) e il cibo mi disgusta. Quando non abbiamo pane, non provo alcun accoramento. Anzi mi sento molto leggera nel pensare che non ho pi quell'orribile fame che mi ha fatto tanto soffrire nei primi tempi. Credo che resterei benissimo molti giorni senza mangiare. Sarebbe questa una gran bella cosa, se non mi sentissi cos abbattuta e se le spalle mi dolessero meno. Caterina non mi ama pi. Essa non ama pi nemmeno mamm. Com' cambiata Cate! Oh! assai cambiata...
Mi ero messa a piangere dinnanzi a lei. Essa s'irrit; mi fiss tutta alterata, Finiscila Elisabetta... mi stordisci, e continu a guardarmi bruscamente.
E Paolo? le ho domandato fra i singhiozzi.
Essa corrug la fronte e non rispose. Le lagrime mi soffocavano. Rachele non pu chiedere del denaro... balbettai.
Essa fece un gesto d'indifferenza. Si port le mani alle tempie e poi si ravvi con le dita i capelli. Io non so, disse in fretta. Vattene Elisabetta, stasera uscir... per trovare del lavoro... soggiunse.
Portami con te Cate... supplicai, anch'io voglio lavorare.
Ella arross. Vattene... vattene... grid irritata.
Ah! chi ha cambiato cos la nostra Cate?
Nicola  sempre allegro. Egli vuol molto bene a Caterina. Ieri li ho visti di lontano: Caterina accarezzava Nicola e gli parlava quasi con dolcezza.
Forse essa ama solo Nicola e noi tutti le siamo indifferenti.
 vero che soffriamo tutti, ma perch dovremmo diventare cattivi e cessare dal volerci bene? Non posso riflettere a questo, senza provare un gran dolore al cuore. Dopo tali pensieri mi sento soffocare; un lieve sudore mi bagna la fronte, la vista mi si annebbia e devo appoggiarmi per sorreggermi.
Signore! Come son diventata debole...
...
Caterina continuava ad andare nella casa di Amianto. I pretesti che ella accampava per allontanarsi dai suoi, le costavano solo qualche minuto di angoscia. Perch ella agiva sempre sotto un moto improvviso di ribellione, padroneggiando la madre, Rachele ed Elisabetta, coi suoi modi alteri ed estraniandosi da loro con un viso quasi crudele.
Respirava liberamente allorch lasciava la sua famiglia e correva dal suo amante. Entrava in casa di lui, rossa, agitata, col cuore che le batteva fino a spezzarsi. Il viso della fanciulla appariva, in sul principio, un po' triste e le labbra avevano un sorriso piuttosto amaro.
Si gettava fra le braccia di Cesare, lo baciava come una forsennata e gli faceva delle carezze veementi, improvvise, che quasi lo soffocavano. A poco a poco ella si rimetteva, i suoi occhi prendevano un'espressione dolce, ed essa ridiventava una creatura mite e palpitante. Si dimenticava di sua madre, di Paolo, della miseria, della fame. Non nutriva pi rancore per nessuno e le sembrava che nulla di fosco e di straordinario fosse accaduto nella sua vita. Tutto, intorno a lei, era delizioso, dolcissimo, pieno di pace.
Parlava incessantemente con Cesare e gli comunicava le sue idee circa la religione, le cose, il mondo.
Amianto l'adorava. Tenendola stretta fra le braccia, le faceva giurare (molto puerilmente e sempre sorridendo) fedelt eterna.
Caterina, tu non mi lascierai mai! le diceva col volto grave.
Tu lo pensi Cesare? mormorava ella con un sorriso quasi violento e imprimeva con un ardore che infiammava Cesare, le sue umide labbra nella bocca di lui. Mai... mai... ripeteva dopo con gli occhi socchiusi, per la pienezza dell'amore, agitando le mani tremanti, e fissandolo con una dolcezza infinita.
E prolungava le sue visite, contando con l'ansia del suo cuore i minuti, guardando sempre con un sentimento profondo e che l'esaltava, la casa di Cesare.
Come ella amava tutto ci che era di lui!
Amianto desiderava Caterina con un ardore volta a volta pi erotico, poich la fanciulla selvaggia e forte l'appagava carnalmente. E d'altra parte egli l'amava con tenerezza: l'anima di Caterina era sua.
Cesare non si faceva mai intime domande sull'avvenire della giovane. Caterina per lui rappresentava non l'amante volgare, ma tutto l'amore, con le sue impurit, le sue eccitanti sofferenze e i suoi eccessi sublimi. Egli aveva posto molto in alto la fanciulla; essa non era una cosa ma una donna, non un effimero godimento, ma un sommo piacere e un'infinita letizia.
La profonda intelligenza di Caterina, quei suoi modi impetuosi e ardentissimi, il tremito voluttuoso del corpo femmineo di lei, appagavano la sua sensualit; l'anima, il cuore, i teneri occhi della giovane, l'inorgoglivano.
Egli pensava che nessuno conosceva Caterina e che nessuno avrebbe supposto in quella superba figura di fanciulla, tanta dolcezza e tanta ansia amorosa. Egli alle volte diceva a se stesso: Io non sposo oggi Caterina, non perch ella non meriti di essere mia moglie, ma perch, io cos agendo, ucciderei questo momento...
E molto vagamente egli si proponeva di fare in seguito Caterina sua moglie. Egli non gett mai una solida base sull'avvenire di Caterina: non perch fosse cattivo o fosse un uomo leggero; ma perch amava la giovane e temeva di commettere una sciocchezza facendo ogni cosa a precipizio. Egli, in realt, non voleva turbare la bellezza di quella invidiabile situazione.
Sapendo Caterina libera e disoccupata le fece con molta delicatezza qualche domanda precisa. Essa si turb, divenne cupa e tacque. Un momento dopo rialz il viso e guard Cesare piena di sospetto. Sorrise forzatamente e disse qualche cosa con eccessiva leggerezza. Amianto sospir, Che creatura, quella Cate... Come mai egli avrebbe potuto aiutarla?
In tutto il periodo della sua relazione con Caterina e nemmeno pi tardi, Amianto seppe mai tutta la verit.
Quando egli le faceva preparare delle ghiottonerie o dei liquori, Caterina mangiava svogliatamente e non riusciva a bere nemmeno un bicchierino.
Qualche volta guardava stranamente ogni cosa, e rifiutava di mangiare quasi con voce brusca.
Cesare si tranquillizz. Essa non soffriva, dunque, la fame. Scacciava questi pensieri mostruosi e tornava sorridendo alla sua Cate.
Cate, le disse un giorno arrossendo, non puoi rimanere una notte qui nella mia casa?
Ella avvamp, Oh! no, questo no... grid quasi con angoscia. Non arriver con essi fino a tal punto...
Cesare s'irrit. Cate, volevo tenerti una notte con me... Cate, come quella volta... tenerti tanto tempo sul mio petto... e vederti la mattina proprio coi miei occhi, vicino, vicino a me... Oh! Cate! disse rischiarandosi con la voce tenerissima, Cate mia... se sapessi ci che tu sei per me...
Ella sorrise con dolcezza e scosse il capo sempre con dolcezza.
Lasciami Cesare,  tardi... essi s'inquieteranno, e un lampo d'ira pass nei suoi occhi.
Egli si alz, Vai pure, proruppe, molte cose sono impossibili nella vita, aggiunse con amarezza. Eppure noi amiamo soprattutto queste cose... Guard fissamente Caterina. Perch devo lasciarti? disse poi con foga brutale, vieni Cate... La prese fra le braccia e la port come una bimba sul suo letto.
Erano questi i capricci, ogni giorno sempre pi violenti, di Cesare ed a cui ella si sottometteva pienamente, rientrando a casa sua tardi, col viso impallidito, l'anima agitata, un po' abbattuta fisicamente.
Essa non poteva guardare con franchezza nessuno. Si metteva in un canto, incupita, con le mani strette alle tempie e il pensiero rivolto al suo amante. Era nauseata di tutto quello che la circondava, per s e per Cesare. Signore! se egli immaginasse!
I lamenti di Paolo l'opprimevano. Caterina, irritatissima, comprendeva che mai una creatura debole come Alfonsia avrebbe sospettato la sua colpa.
La madre soffriva in silenzio dell'indifferenza di Caterina. E la fanciulla si chiudeva in un cupo riserbo, e un'aria lontana, estranea, appariva nei suoi occhi.
Rachele aveva pianto, ma tuttavia aveva portato a casa del denaro. E quella sera ella s'era ritirata abbattuta; sorrideva per a tutti, eccitata, coi grandi occhi lucidi. Avevano comprato molte cose per Paolo.
Caterina nel sedersi a tavola guard le madre che sorrideva stranamente, con lampi di gioia negli occhi, a Nicola e ad Elisabetta, e un sussulto nel cuore, tenero e improvviso, la fece tremare con nervosit.
Essi non erano punto colpevoli di quella fame che li opprimeva. Perch ella si allontanava? Perch non amava pi nessuno, nemmeno Nicola come prima?
Contrasse la bocca amaramente. Chi era dunque colpevole? I suoi occhi incontrarono gli occhi di Elisabetta. Signore! che aveva mai Elisabetta? Com'era diventata magra... il viso grazioso di lei, appariva molto pi grande, gli occhi molto pi grandi...
La giovanetta discorreva vivacemente con Rachele. Esse ridevano quasi con gaiezza. Nicola beveva del vino con avidit e ne passava alla piccola Maria.
Nessuno molestava Caterina. Evitavano di guardarla, e quando le chiedevano qualche cosa, lo facevano molto timidamente.
Sul tardi Caterina, provando un brivido molesto al cuore e alle spalle, si avvicin alla piccola Elisabetta: Che hai Isa? tu non stai bene... disse all'improvviso.
Elisabetta arross. Ti giuro Cate... oppose con la voce tremante, ma tacque sopraffatta.
Caterina le prese le mani. Tu bruci, mormor, tu hai la febbre... Hai bevuto troppo vino... Tacque e il suo viso divenne brusco. Vai subito a letto, soggiunse.
Elisabetta sentiva il cuore batterle forte. Caterina le parlava con durezza, va bene... ma Cate parlava, si agitava... Forse essa tornava come prima. Oh! Cate! balbett la giovanetta oppressa dall'acuta sensibilit che il male le apportava, non  nulla... ti giuro  sempre cos... e la rassicurava.
Alcune rughe contrassero la fronte bianca di Caterina. Essa si curv e baci Elisabetta. Tutto passer sai Isa, disse turbatissima. Hai ragione non  nulla... E si pass le mani sulla fronte con un gesto di tetra disperazione che alla piccola Elisabetta sfugg.
Anzi quella sera la fanciulla fu molto felice e fece il chiasso come una volta con suo fratello Nicola.
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Capitolo 6.
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Ma chi poteva ormai cambiare l'anima di Caterina?
Per quanto ella guardasse il volto sofferente di Elisabetta e potesse constatare il progresso terribile che il male faceva sul corpicino di Paolo, i suoi pensieri e la sua ansia erano altrove. Non solo non ne rimaneva commossa, bisogna, ahim, confessarlo, e non provava punto dolore per le sofferenze di quelli che aveva s spaventosamente amati (era giunta al furto, sarebbe giunta nei moti appassionati che scompigliavano il suo cuore, al delitto e forse anche alla prostituzione) ma scorgendo le tristezze di quei miserabili, una cupa e tetra collera l'infiammava contro di essi.
Rachele aveva portato a casa per due volte di seguito del denaro. Ella s'inaspr contro Rachele.
Eppure questo sforzo era costato molto alla giovane: ella l'aveva fatto solamente per il piccolo Paolo.
In verit nessun gesto o atto brutale era corso fra lei e Carrara. Egli aveva dato con gravit e aveva sorriso dolcemente. Rachele era molto abbattuta. Forse che in fondo Rachele non aveva pi abnegazione di sua sorella Caterina?
Caterina non pensava che a Cesare. All'infuori del suo amore nulla esisteva per lei. Essa viveva ora in una specie di febbre: la tranquillit, a causa delle condizioni dei suoi, non possiamo aggravare i torti di Caterina dicendo che ella era felice e tranquilla, la tranquillit, ripetiamo, era molto lontana da lei. Le riusciva sempre pi facile ingannare la piccola Elisabetta e sua madre, accampando pretesti su pretesti, con la scusa della ricerca di un lavoro. Quelle creature erano abituate alle assenze di Caterina.
La giovane parlava sempre in fretta, arrossendo, (non aveva perduto questo piccolo pregio) quasi con collera; ma i suoi occhi non brillavano d'emozione e d'entusiasmo, rimanevano scuri e freddi. E il respiro con cui ella lasciava la sua casa, era un respiro d'inesprimibile felicit. Fra le braccia di Cesare obliava ogni cosa triste. Nell'ebrezza carnale e nei moti appassionati del sentimento, essa dimenticava quasi se stessa. Il fuoco che le divorava l'anima era Cesare.
Avrebbe commesso qualsiasi folla per conservarsi il suo amore.
Con Rachele, la vedeva solamente la sera, essa non parlava quasi mai. Aveva cessato quasi di volerle bene. Leggeva negli occhi grandi e seri della sorella dei violenti rimproveri.
Ma ecco a che punto possono la nausea e l'amore condurre un'anima appassionata.
N Rachele, n Elisabetta capivano ci che agitava e rendeva cos indifferente, quasi crudele con loro, Caterina, ma sentivano che ella era guastata, perduta per sempre per la famiglia. Questo molto vagamente. Altrimenti Rachele e la madre, se non la piccola Elisabetta (ella era troppo dolce per farlo) avrebbero inveito contro Caterina e cercato di scuotere quella sua cupa astrazione.
Infatti la madre non poteva pensare in certi momenti, senza un moto di dolorosa collera, a sua figlia Caterina. Chi l'aveva cambiata? L'et, la fame, il lavoro? La madre restava in un'angosciosa perplessit. Ma la sua ansia era costantemente rivolta a Paolo.
Vendettero l'armadio a specchio. Questa vendita fu quasi una disperazione per le tre giovani Marasca. Esse commisero perfino la debolezza di piangere.
Impararono a non guardarsi pi nello specchio grande; contemplavano il loro volto giovane e devastato dalla fame e dalle preoccupazioni, in un piccolo specchio da un soldo. Quand'esse volevano ammirare la loro persona, mettevano un panno scuro dietro le lastre del balcone.
L'espediente miserabile, anche nel caso pi miserabile, non manca. Altrimenti che ne sarebbe di migliaia e migliaia di individui che vivono quotidianamente come i personaggi della nostra storia e anche peggio?
Che accadrebbe poi di quelli che vivono nella rapina e nel delitto? La soluzione  unica: adattarsi.
Quello che affliggeva i Marasca era questo: essi non avevano pi nulla da vendere.
Continuare a chiedere del denaro a Carrara era pericoloso: egli si sarebbe stancato di essere contegnoso.
Nella mente di Rachele non passava nemmeno lontanamente l'idea di un contratto degradante. Ella era tanto fiera! Aveva finito col sommergersi nei pi strani pensieri. Ella era molto in collera con Caterina. Che anima aveva sua sorella? Avrebbe lasciato morire Paolo. In fondo Caterina non poteva mutare la situazione, ella lo capiva; ma l'ansia, l'energia, l'affetto, la parola appassionata, in Caterina erano scomparsi.
Se Rachele le avesse domandato, Lasceremo dunque morire Paolo? ella avrebbe alzato le spalle semplicemente. In verit era divenuta molto crudele con la sua famiglia.
Ella commise anche un atto malvagio e, buon Dio, bisogna dirlo, puerile, a proposito della croce che portava al collo.
Capiva, con un'irritazione che la faceva diventare brutale, che portare al collo quel sottile laccio d'oro, era un grave torto, mentre essi morivano di fame, e quel che  peggio, mentre Paolo languiva.
Era questa una cosa che nessuno certamente le perdonava. Essi sapevano che la croce era un regalo della marchesa; gli occhi dei Marasca s'appuntavano tetramente su quella croce: perch Caterina non la vendeva? Avrebbero finito con l'imporglielo. A questo pensiero una viva collera agitava la fanciulla.
Eppure essa non aveva esitato un attimo a togliersi il fermaglio con le pietre rosse, rubato col rischio, nell'esaltazione che la spingeva al delitto, della sua stessa vita.
Ma Caterina oggi era un'altra. L'amore che l'aveva redenta l'abbassava appunto da quella precipitosa altezza a cui ella era salita, agli atti pi crudeli e in un certo senso pi vili. Era questa la disgrazia di Caterina. Soffrire i sentimenti, fin nelle pi impercettibili e dolorose sfumature. Decisamente aveva un carattere infelice.
Ella si tolse il laccio sottile e lo diede a Cesare.  un capriccio, disse con voce amara, Cesare, conserva questa piccola croce...
Cesare se ne meravigli. Te ne sei stancata? domand con un po' d'asprezza.
No, grid precipitosamente Caterina.  il pegno del tuo amore, e tacque.
Allora Cate? disse con severit Cesare. Tu non credi?...
S, mormor fievolmente la fanciulla. Io credo in Dio...
Era accorata.
Non ti capisco Cate... disse Cesare sempre con un'aria severa. Perch non vuoi portarla? Credette che Caterina fosse umiliata del regalo, oppure che questi le apparisse alquanto meschino.
Ora te ne accorgi? proruppe a voce alta seguendo il suo pensiero.
Che cosa? domand con ingenuit, Caterina e avvamp. Gli occhi di lei erano teneri e luminosi.
Cesare la strinse fra le braccia. Fanciulla bizzarra! esclam. E conserv la croce.
L'indomani Caterina dichiar in casa che aveva perduta la croce. Tutti credettero. Alfonsia sospir.  il castigo, disse con dolore a s stessa.
Cos, con questo atto di delicatezza amorosa, Caterina macchi per sempre la sua coscienza di un rimorso incancellabile.
...
Dire che Caterina amava  poco: ella era pazza d'amore.
Ella era diventata di nuovo sottile. Il fuoco della passione la struggeva. Nella miseria in cui era ricaduta, negli atti pi comuni che ella faceva, nelle cure alquanto distratte che prodigava a Paolo, pi per necessit che per premura, ella a tratti s'arrestava: un palpito di violenza che si tramutava subito (per effetto dell'ambiente) in cupa felicit, l'estasiava. Non aveva mai troppa fame. E non si lagnava materialmente di nulla. Appunto per questo, i lamenti degli altri l'annoiavano.
In questo stato di volutt cerebrale, vide morire, senza quasi dolore, suo fratello Paolo.
Fu lo spaventoso dolore della madre che l'annient. Diciamo l'annient semplicemente. Il dolore di Caterina non fu il riflesso di quello degli altri. Tanto la sua anima era assorbita di Cesare.
La sventura dei Marasca divenne pi grande. Essi, come tutti noi miseri mortali, non credevano seriamente nella morte (il gesto di Massimo Marasca non rientrava nella normalit).
 la morte una cosa vaga di cui spesso si sente parlare; ma che non ci tocca punto personalmente nel momento in cui se ne discute. Siccome essa  appena un fantasma e noi siamo cos indiscutibilmente superiori da non credere nei fantasmi, l'allontaniamo con un gesto abbastanza gaio. Oserei dire che la si deride.
I Marasca rimasero istupiditi dall'orrore. La piccola Elisabetta s'ammal di dolore e di paura. Nelle nature violente e pronte all'esaltazione come quella del piccolo Nicola, Paolo tutto bianco, coi capellucci biondi ben ravviati, gli occhi chiusi, raccolto nel vestitino di puro lino, le grida, i ceri fiammeggianti, la piccola corona di rose sul guanciale, tutti questi particolari insomma, cos tristi e cos naturali nella morte, fecero nell'anima del fanciullo, un'impressione funesta. Bisogn toglierlo dalla casa e mandarlo per diversi giorni in un possedimento dei Ferri, presso alcuni parenti di questi. Bisogna dire che in questa occasione i Ferri si mostrarono pi che amici, veri fratelli dei Marasca. La signora Rosa si prese cura di tutto; provvide a vestire il povero Paolo, compr quattro grossi ceri, prest una bella coperta di seta bianca, acconci il letto, port la piccola corona di rose.
Maurizio ed Alessio, d'accordo in questa triste circostanza, provvidero alla carrozza e alla piccola bara di raso bianco. Essi, insomma, si mostrarono fraterni con le fanciulle, e pagarono tutto. Naturalmente la superbia dei Marasca, in un simile caso, era pi cadavere dello stesso piccino, steso sul letto, acconciato con molta arte, quasi diremo, con troppa ricercatezza, per quella stanza nuda e per quelle creature miserabili.
Paolo era morto. Caterina non si domandava pi per colpa di chi Paolo era morto. Ella lo vegliava in piedi, livida, con gli occhi rossi e le mani strettamente congiunte. In mezzo allo scompiglio dei sentimenti, alla tragica angoscia in cui si trovavano tutti, ella pensava, nei momenti pi calmi, vicino al povero piccino morto, e con un brivido di dolorosa volutt, al suo amante.
Nessuno di essi pi avrebbe rivisto Paolo coi begli occhi azzurri imploranti e le manine aride che scacciavano chiunque gli si avvicinasse.
Fu un'infamia degli uomini? Fu vilt dei Marasca? Si giudichi.
Era stato colpito per il primo. Questo succede ordinariamente ai pi deboli. Senza la miseria, certo Paolo sarebbe cresciuto, diventato un essere forte, un uomo. Forse in seguito anch'egli sarebbe diventato egoista e crudele. Venne ucciso fanciullo e messo a giacere, per la carit di gente buona e solidale nella disgrazia, in una piccola fossa del Camposanto di Napoli.
Sulla croce i Ferri deposero la graziosa corona di fresche rose bianche.
...
 brutto svegliarsi al mattino in una casa dov' passata la morte.
E quel che  pi brutto e inumano  che a mezzogiorno si mangia.
Certo non  un pranzo di gala, n un pranzo sereno; si mangia con sobriet, sopratutto dietro le cortesi insistenze degli altri. Alle volte, quando si  perduta una persona amata, quando  una madre che perde il figlio, non si mangia affatto.
La tavola imbandita (nessuno al mondo potr impedire questa premura degli amici) pu dimostrare con crudezza che le cose, il mondo, la vita... e poco dopo lo stesso nostro io fisiologico, non vengono minimamente turbati da queste grandi sciagure. Tutto procede con regolarit.
La piccola Maria, sbalordita e piangente, mangiava. Rachele e Caterina in un angolo della tavola, in piedi, pallidissime, non parlavano, non udivano quello che diceva Rosa Ferri, non pensavano forse a niente.
Rachele era accasciata. Di tanto in tanto le sue spalle erano scosse da singhiozzi convulsi. Alessio, seduto, aveva fra le sue le mani fredde della giovane e la guardava, un po' pallido, con una luce di tenerezza negli occhi grigi.
Poco prima si era dovuto faticare per calmare la crisi terribile della madre.
Essa giaceva pallida, inaridita, scomposta sul letto matrimoniale. Non voleva vedere nessuno. Aveva detto alcune parole di odio furibondo, con una collera spaventosa, contro il mondo e gli uomini. Non aveva osato bestemmiare Dio. Il terrore solo, forse, la tratteneva dal prorompere contro di Lui. Aveva pure inveito crudelmente contro Caterina.  il castigo! Il castigo! urlava come una pazza. Essa  un'empia... ha perduto la mia casa...
Caterina col viso livido, non aveva risposto. I suoi occhi fiammeggiavano e prese a torcersi le mani con indescrivibile violenza.
Ella non mangi affatto, anzi non guard nemmeno la tavola. Il piccolo fantasma di Paolo passava dinnanzi a lei, senza scuoterla. Era solo inaridita dal furore della madre. Essa, una creatura cos debole e cos miserabile! Guardava i Ferri con aria atona; non ascoltava le loro parole di conforto; nulla di tutto quello che essi dicevano.
Elisabetta era sul letto, interamente vestita, e tremava di febbre.
Maurizio le tocc il polso, scosse il capo con preoccupazione e le fece portare del brodo caldo. Elisabetta scoppi in singhiozzi disperati. La signora Rosa, come una madre, la prese fra le braccia, le disse delle parole tenere, ma la incit con fermezza a prendere il brodo.
Il grazioso volto della fanciulla era sconvolto di paura. Il piccolo fantasma perseguitava Elisabetta. 
La notte seguente ella delir.
Caterina nel prendere una sedia, scorse in un angolo i calzoncini di Paolo. Sussult; un'onda di sangue le imporpor le guancie, le sconvolse il cuore.
Maledizione! url. E due lagrime infuocate le rigarono le guancie. Quasi subito l'atonia s'impossess nuovamente di lei. A tratti ella rammentava le imprecazioni della madre. Che crudelt, sussurrava a s stessa, con una calma gelida. E sentiva di odiare chiunque. In alcuni attimi, il suo cervello era attraversato da barlumi di violenza e di vita: Cesare!
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Capitolo 7.
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Poi, ogni cosa torn come prima. Gli indumenti di Paolo furono conservati gelosamente in una piccola cassa; le ciocche bionde dei suoi capelli, legate con dei pallidi ciclamini, e messe in una busta da cinque centesimi, riposavano pure in fondo alla cassa.
Se la casa dei Marasca non fosse stata interamente nuda, se la fame non avesse continuato ad avvizzire quelle creature, insomma, se esse fossero state pi umane, e si fossero decise, dopo che il funebre fantasma era passato una volta, a gettar lungi, molto lungi, il delittuoso cencio dell'onest, la vita avrebbe ripreso per essi, nuovamente, il suo violento corso. E la memoria del piccolo morto sarebbe stata solo una memoria sacra.
Nicola era tornato in famiglia. La scossa era stata forte, molto forte per quel fanciullo intelligente. Egli non parlava di Paolo, n giocava pi con la piccola moscerino.
Di aspetto sano e forte, il viso bruno e i lunghi graziosi riccioli fin sulle spalle, appariva a tutta prima un fanciullo violento. Egli era diventato grave: una gravit proprio straordinaria per un fanciullo allegro e impulsivo come Nicola.
Ora egli capiva come si potesse morire di fame, e non cercava di scuotere la testa con incredulit. Discorrendo con un uomo, egli avrebbe detto, con la fronte corrugata, bruscamente: Altro che, signore, se si muore di fame... mio fratello Paolo  morto proprio di fame...
Questo era stato detto nella casa dei Ferri, egli aveva udito benissimo, quando Alessio aveva mormorato:  terribile, Maurizio... il piccino  morto di fame!
Caterina lo ripeteva, per prima, a tutti. Ne era convinta ella stessa.
La paura opprimeva Nicola. Nel suo piccolo cervello, nella fantasia gi ardente, l'idea s'era scolpita con violenza. Cos egli finiva molte volte per esaltarsi. Nicola temeva di morire come Paolo, di fame. Egli mangiava avidamente, rubacchiava quello che poteva, rovistava tutti gli angoli.
Nicola, pi che per fame, mangiava per questa paura violenta che lo schiacciava fisicamente, facendogli perdere la luminosa e intelligente espressione infantile.
Caterina e Rachele erano disgustate dai modi ingordi, quasi brutali di Nicola. Il fanciullo taceva. Pi tardi egli s'abbass fino all'ipocrisia e giunse a lamentarsi e a piangere anche quando non aveva affatto fame.
Non vi  da meravigliarsi. La paura  orribile. Immiserisce l'individuo sia esso uomo o fanciullo. Poi Nicola divenne veramente cattivo. Aveva dodici anni. Egli era intelligentissimo: la sua collera cadeva direttamente sopra Caterina e Rachele. Esse erano grandi; dovevano provvedere, era loro dovere provvedere affinch non si morisse di fame come Paolo. E Nicola inorridiva. Il suo dolore per la morte di Paolo era fatto della paura di essere messo sul letto, coi ceri accesi, e la piccola corona di rose, come Paolo. Il piccolo Nicola non sentiva altro... Inconsciamente era inflessibile nelle sue ribellioni contro le sorelle. Sapeva benissimo che tutti i "grandi" devono provvedere alla famiglia.
Poco riflessivo, nella sua impetuosit, Nicola accusava Caterina e Rachele; era spinto a credere che esse non gli volessero veramente bene. E serbava le sue carezze per la piccola Elisabetta e la madre.
Nicola non incolpava mai la madre del loro stato: nonostante la debolezza di Alfonsia, Nicola vedeva in lei soltanto e sempre la madre, e si gettava fra le sue braccia in cerca di affetto, nella piena sempre impetuosa dei suoi sentimenti. Ma la madre era cambiata. Pallida, torbida, e intontita dopo la morte di Paolo, di quel piccino che la fame le aveva strappato dalle braccia, era proprio divenuta la creatura da nulla, stanca della vita, sfinita dalle angoscie patite, dalla miseria presente.
La fede che l'aveva aiutata a sostenere il peso dei suoi patimenti, era morta. Non aveva la bocca amara, non malediva. Amava certamente i suoi figli.
Era convinta dell'empiet di Caterina. Un dolore, quel dolore che aiuta e quasi rinvigorisce nell'affanno, la vita, a tratti le solcava l'anima.
Caterina, sua figlia Caterina, non l'amava pi. Essa non si rammentava affatto delle parole crudeli dette a Caterina. Non si ricordava nulla, non voleva saper nulla. Sarebbe morta volentieri. Se i nervi della madre non fossero stati atrofizzati dalla miseria, ella nel dolore cocente, avrebbe forse trovato l'energia e la forza di amare ancora la vita, la forza di proteggere o almeno di sorreggere i suoi figli. L'anima della madre forse era morta, forse se l'era portata con s quel piccino tanto affannosamente amato e che le avevano ucciso. Una madre ha sempre il "dovere" dinnanzi a s. Un figlio perduto non vuol dire la fine, o, peggio, l'indifferenza senza l'odio, per la vita.  una colpa questa, dinnanzi agli altri figli. I quali potrebbero benissimo erigersi a giudici.
Ma Alfonsia era debole e le condizioni della famiglia anormali. Ella divent inetta. Mai le sue creature gliene fecero la pi piccola colpa. Esse erano cos assorbite nella miseria e nelle quotidiane difficolt, che non vi pensavano nemmeno.
...
Caterina era forte. Ma le sue energie fisiche, nella vita che conduceva, naturalmente declinavano. Ella si rialzava con uno sforzo poderoso della volont.
Sto bene... perfettamente bene... si diceva con una specie di orgoglio doloroso. Io non sono della tempra di Elisabetta o di Paolo... Io sono forte... e sorrideva sola, del suo sorriso voluttuoso, scuotendo i suoi capelli biondi, molto cresciuti.
La febbre dell'amore la bruciava interamente e le dava delle gioie acute, deliranti.
Non pensava mai al bimbo morto; non giudicava la debolezza della madre. Era completamente divisa da essi.
L'amore nel cuore di Caterina era immenso. Era pure squisitamente dolce; questo nelle profonde latebre; alla superficie si affacciavano continuamente la miseria e la fame. E avvelenavano la giovane.
Cos ora correva dal suo amante con una specie di ebbrezza. Spudoratamente ella si offriva a lui. Ricercava le carezze pi violente, i baci pi lussuriosi.
Cesare era il vino, l'acquavite generosa, che le arricchiva le vene impoverite. Da Cesare ella correva affannata e colmava la fame con l'estenuante, voluttuosa fatica d'amore, lasciandosi prendere dal suo amante in una maniera cos folle, che lo stesso Amianto ne usciva pallido, estenuato.
Egli attribuiva i trasporti di Caterina alla natura forte, ardentissima di lei. Ed era con un orgoglio frenetico che stringeva la fanciulla al cuore pallida come una morta, illanguidita da debolezze mortali.
Un giorno ella corse a lui bianca, con la fronte corrugata, gli occhi foschi. Sai... Cesare... proruppe, Elisabetta non sta bene... e una onda di sangue le color gli zigomi.
Cesare, in verit, senza sentire alcuna preoccupazione, alz leggermente le spalle. Tanto sta male? Febbre? domand sorridendo. Via questa cera cupa, Cate... e la prese fra le braccia.
Ella si ritrasse bruscamente. Sta male, balbett, questo s... sta male... l'ha detto Maurizio... e fiss Cesare con uno sguardo cupo e brillante.
Amianto s'irrit. La curerete, disse.
La giovane fece un gesto d'orrore. Oh! io amo Elisabetta! esclam. Io amo Isa... non voglio che ella... s'interruppe e balz in piedi. I suoi occhi erano straordinariamente foschi.
Cesare la pieg con la dolcezza. Nei primi baci ella conserv negli occhi una trista esaltazione, un accoramento indicibile. Non appena il tremito della volutt s'impadron del corpo giovane e ardentissimo della fanciulla, ella obli, si obli. Strinse sfrenatamente con tutta la cupa a fiamma dei sensi il suo amante.
Quell'ebrezza le arse il sangue, le fustig il cervello. Sgualc, senza piet il suo piccolo cuore nelle carezze erotiche, quasi brutali.
Caduta l'eccitazione, non appena si sciolse dalle braccia di Cesare, una debolezza mortale la colse, sent le sue vene vuotarsi. Si raggomitol sul divano livida, coi capelli in disordine, le tempie sudate, le mani strette ai ginocchi. Prese a guardare Cesare che in piedi, presso la ricchissima specchiera, si ravviava i capelli. L'immagine che ella vedeva, era pallida, ma nitida, leggerissima... Caterina s'intener. Due grosse lagrime le caddero sulle mani. La figura di Cesare s'appann, divent vaporosa, molto vaporosa. Improvvisamente Cesare s'offusc dinnanzi a lei e un'angoscia vivissima le lacer l'anima. Signore! balbett inorridita. Le parve di morire; d'istinto balz in piedi, si slanci in avanti. Cadde sul tappeto.
Rinvenne con lentezza. Cesare curvo sopra di lei, con orribile ansiet, le toglieva le pezzuole dalla fronte.
Caterina riapr gli occhi. Tornando alla vita scoppi in un pianto disperato e si allacci con improvvisa furia al collo del suo amante.
Cesare si preoccup: accogliendo i trasporti di lei avrebbe potuto ucciderla. Non le pass minimamente per la testa, che, oltre a questo, Caterina potesse essere molto debole e potesse aver fame.
Accarezzava con dolcezza i capelli dorati: quella massa corruscante dei capelli di Caterina, riccioli aspri e bellissimi, e pensava come avrebbe potuto frenare il torrente di passione che sconvolgeva quella creatura. Sorrideva nondimeno, con una sottile felicit e guardava la giovane teneramente, faceva forza a s stesso per non stringerla fra le braccia: non bisognava eccitarla. Le diede dei liquori. Caterina bevve con avidit.
Ella era un po' avvilita, e dei piccoli brividi di disgusto, agitavano la sua carne. Caterina soffocava, e nello stesso tempo una istintiva ripugnanza per tutti gli oggetti che cadevano sotto i suoi occhi, s'impossess di lei. A poco a poco il disgusto dilag nella sua anima.
Dieci minuti dopo Caterina era in preda ad una nausea fisica intollerabile e le stesse mani brune di Cesare, la stessa piega morbida delle labbra del suo amante, le riuscivano disgustose.
Un languore estremo apparve negli occhi scuri della giovane, finch essa venne vinta da un'estrema sonnolenza.
Dovette abbandonarsi sul divano, e scacci dolcemente Cesare.
Finalmente quella brutale nausea scomparve. Caterina si sollev, rialz stancamente i suoi capelli. Era pallidissima e sorrideva. Si gett fra le braccia di Cesare e lo baci sulla bocca e sulle mani.
Signore! il disgusto, pensava vagamente ella, che cosa mostruosa! uccide qualsiasi sentimento...
Ricerc del liquore: ne bevve.
Caterina aveva dimenticato completamente la piccola Elisabetta.
...
Alessio Ferri era inorridito. Passeggiava per la stanza. Che fare per Elisabetta?
Maurizio lo fissava distrattamente. Che fare? disse dopo. Un sorriso di disprezzo apparve sulla sua bocca per suo fratello Alessi. Che fare Dio mio per Elisabetta?  debolissima... basta un soffio per abbatterla... Non oserei mai essere il suo amante.  una bimba molto dolce... il suo viso divent duro. Senti Alessio, Elisabetta Marasca non  fatta per te...  troppo pura...  troppo ammalata...
Alessio and in collera. Non dire bestialit, proruppe.
E poi... aggiunse Maurizio con molta crudelt. Tacque. Tisi, disse poi in faccia ad Alessio, brutalmente.
Alessio per poco non scoppi in forti singhiozzi. Si torturava gi da un mese. Egli lo sapeva. No! grid con due occhi alquanto foschi.
Maurizio si strinse nelle spalle. No... no... evidentemente non hai veduto la loro fame... Onest... onest... elevazione, grandezza! Parlatene in un libro. Tu Alessio per primo t'inchini. Il dietro scena: morte... morte... ripet duramente con due occhi cattivi.
Che forse Caterina  onesta? proruppe con collera cieca Alessio. Oppure ella... Tacque. Le creature vengon sempre pesate con la stessa misura? si domand.
Maurizio sent al cuore un colpo sordo; colpo vile, ma doloroso che lo percuoteva ogni volta che udiva il nome o vedeva Caterina.
Caterina si  data, disse con voce brutale, non si  venduta. Io la stimo, aggiunse facendosi del male con volutt.
Alessio proruppe con odio. S'interessa forse dei suoi? Li ama? Cerca di sollevarli? Non ha cuore...  un macigno... un essere cattivo, egoista, brutto... Puh!...
Maurizio rise un poco brutalmente. La morale... la vuoi? Ella, secondo te, avrebbe dovuto intascare del denaro... Oh! ecco il precetto.. siate filantropi... Infatti tutti noi siamo filantropi, tacque. Contrasse le narici. Infine, Alessi, la ragione  tua, esse non si sono perdute.
Ma Caterina? grid rosso Alessio.
Maurizio alz le spalle e sospir. Eppure esse sono egualmente perdute... Morte o perdizione! Qual  la cosa pi savia dinnanzi a Domeneddio? E sorrise con crudelt. Non parlo degli uomini. Essi sono troppo banali per giudicare. La morte in tale caso  necessaria, signori? No. Ebbene, allora la perdizione. No.  una cosa immorale. E allora? Diventate sgualdrine per forza e mi saprete dire la morale degli uomini... e rise ancora beffardamente.
Alessio oppresso, non ascoltava le parole di Maurizio. Bisogna salvarla, proruppe dopo, con angoscia.
Per fartene un'amante? disse sempre con brutalit Maurizio.
Alessio fece un cenno di disgusto. Che ella guarisca... io la sposo... grid pieno di esaltazione.
Maurizio lo guard meravigliato. Vedendo Alessio agitato, con gli occhi brillanti, il viso pieno di angoscia, egli sent una cupa piet per lui.
L'ami dunque molto? chiese con voce calma. E Graziella? soggiunse poi. E un finissimo sorriso apparve sulla sua bocca.
Alessio ebbe un moto di disgusto. Si pass una mano sulla fronte.
Salvala, Maurizio! implor umilmente, molto pallido. Io la sposo... ti giuro che la sposo... Non me ne importa se Caterina  una sgualdrina...
Alessio aveva "classificato" Caterina.
La sua famiglia? Che m'importa? Tu dici che suo zio  un pazzo... che suo padre  un suicida... che essi sono ammalati... Non m'importa. Io voglio salvare Elisabetta! e di nuovo si pass la mano sulla fronte.
Egli non aveva del tutto rotta la relazione con Graziella. Essa lo esasperava e quel che  peggio, ora lo disgustava. Le volgarit della giovane gli davano crisi di collera terribili. I Marasca erano miserabili e nient'altro. Caterina diventava oggi, secondo Alessio, niente altro che una sgualdrina. Eppure essa restava sempre nella sua stessa casta.
Bisogna nascere per quella vita! balbettava amaramente Alessio nelle nuove idee, nei dibattiti del suo amore per una fanciulla minacciata. Bisogna nascervi apposta!... sofisticava. Gli capitava di unire molte idee discordanti, di farne un triste accozzo: ne venivan fuori delle sciocchezze.
Quella sera stessa Maurizio Ferri parl in termini brutali a Caterina.
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Capitolo 8.
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Caterina aveva udito e se ne era dimenticata.
Maurizio era molto in collera. La piccola Elisabetta gli faceva proprio pena. Che Alessio la sposasse o no (guarita) a lui non interessava gran che. Per egli avrebbe evitato che Alessio commettesse la folla di sposare Elisabetta ammalata. Questo non sarebbe accaduto con certezza. Era una questione morale e umana a cui egli avrebbe opposto, per convincere Alessio, delle ragioni serie e fondate. La trasmissione ereditaria, prima di tutto.
Il padre o la madre, in simili casi, non devono essere gli assassini dei propri figli. Tali grandi delitti privati non incorrono nella societ in alcuna sanzione, l'impunit  il punto di partenza delle creature infelici che vogliono far scaturire dalla morte la vita.
Alessio portava alla piccola Elisabetta delle grandi scatole di biscotti, delle scatole di conserva, della cioccolata che le consegnava di nascosto.
In sulle prime Elisabetta non voleva accettare; diveniva rossa come il fuoco e balbettava. Alessio la baciava sui capelli, le baciava le mani magre.
Elisabetta divideva i biscotti e le altre cose con Nicola e Maria, con gli zigomi rossi e la voce tremante. Nicola... Maria, non parlatene con nessuno... imponeva poi ai piccini, con la voce un po' brusca.
Nicola e Maria mangiavano tutti felici e tacevano.
Elisabetta rimaneva pensierosa. Il rimorso le lacerava l'anima. Essa ingannava mamm. Essa mangiava senza Rachele e Caterina. Arrossiva e le lagrime le salivano agli occhi. Eppure, non poteva parlare di Alessio con nessuno.... Questo no... no... Signore! che infelicit senza Alessio...
Sovente pensava a Paolo. Una tristezza cupa, senza lagrime, si riversava nel suo cuore, glielo stringeva forte, facendole un male orrendo.
La piccola Elisabetta avrebbe bevuto volentieri del vino, per scacciare i pensieri orribili che le passavano nella testa. La giovanetta aveva momenti di grande eccitazione. Una voglia impetuosa di vivere, di sorridere, di cantare, l'avviluppava improvvisamente. Ella si guardava nel piccolo specchio. Si aggiustava i riccioli biondi scompigliandoli con una grazia posata. Le sue labbra esangui e i suoi occhi cerchiati l'angustiavano. Si sarebbe data del rosso se ne avesse avuto. Il timore di apparire brutta dinnanzi ad Alessio l'agitava. Egli le diceva sempre: Sei cos graziosa piccola... Guardami sempre con questa luce limpida, bambina. E sorrideva teneramente. E se non piacesse pi ad Alessio? Se si fosse ammalata veramente?
Dietro queste riflessioni Elisabetta diventava cupa. Il pensiero angoscioso di Paolo la riprendeva.
Alessio era in preda ad un vero dolore. Maledizione! gridava fra s e s. Convenienza maledetta! Societ ipocrita! Egli avrebbe voluto Elisabetta tutta per s. L'avrebbe curata, avrebbe rianimato le forze di lei (che erano tanto giovani ancora) coi cibi pi sostanziosi, con le medicine pi energiche; aria, sole, tranquillit e sorrisi. Tutto ci era fatto per la piccola Elisabetta. Ed essa languiva... ed egli doveva godere di ogni agio, rimanere inetto, impassibile, e assistere allo sfacelo del suo piccolo amore!
Alessi! ella lo chiamava. La voce dolce della fanciulla gli risuonava continuamente all'orecchio. Spesso egli si agitava nella giornata e frequentemente malediva. Bisogna dire che Alessio soffriva davvero. I suoi sensi vibravano appena nello stringere al petto la delicata giovinetta. Ma che fare, che fare per salvarla?
Maurizio non seppe contenersi. L'ubbriachezza amorosa di Caterina lo disgustava. Egli ferm sulle scale Caterina, mentr'ella ritornava dal suo amante. Era pallida, con gli occhi lucidi, segnati da un cerchio nero. Aveva le labbra esangui come quelle di Elisabetta.
Sentite una parola, Caterina... diss'egli pallido, fremendo d'indignazione e di dolore. Ella lo guard con un'aria un po' atona.
Sentite, vi ho avvisata Cate, vostra sorella Elisabetta peggiora...
Caterina corrug la fronte. Si pass una mano sulle guancie. Lasciatemi salire almeno... mormor con una certa dolcezza nella voce.
Elisabetta  ammalata, disse rosso Maurizio, il suo stato si  aggravato...
Una luce brusca apparve nelle pupille della giovane. Ah! s? esclam e rimase un attimo silenziosa. Che posso fare per Elisabetta? chiese all'improvviso, rialzando la fronte e guardando alteramente Maurizio.
Infatti, mormor con disgusto egli, voi non potete fare nulla... L'ira gli tronc la voce. Non v'interessa affatto Elisabetta... vedo che non v'interessa, disse poi e sorrise con disprezzo.
Perch dite cos? domand ella. Sapete che l'amo. Un bagliore rapidissimo pass nei suoi occhi. Sal alcuni gradini. Maurizio la segu. In quel momento egli era molto irritato. Sorpass la fanciulla e le sbarr il passo. Le pose con ruvidit le mani sulle spalle. Caterina... Elisabetta muore di tisi, disse rapidamente.  mio dovere avvisarvi... fate quel che credete... siamo ancora in tempo... amo Elisabetta come una sorella...
Caterina spalanc gli occhi. I suoi zigomi si colorirono.  possibile? mormor con angoscia e appoggi le mani sulle mani di Maurizio. Perch siete cos crudele? che vi ho fatto? grid poi con collera.
A me Caterina? proruppe egli.  il mio torto... il mio solo torto, e rise con violenza. Ma questa  un'altra cosa... Elisabetta sta male...
Sta male, mormor scolorendosi Caterina, allora essa... come Paolo. Un brivido di paura la percosse tutta. Ah! questo no... url poi come una pazza, questo no... badate Maurizio... distruggerei tutto... questo non deve accadere, capite, capite? e batt i piedi a terra col viso incupito, imbruttito da una collera spaventosa. In primo luogo Isuccia e grande...  buona... ella non  ammalata come Paolo... non fu mai ammalata... Ah! maledizione... maledizione...! e prese ad imprecare con un furore irragionevole.
Maurizio la contemplava infastidito. Non irritatevi cos Cate... bisogna provvedere... per Elisabetta. Voi non volete del denaro, aggiunse, ed  proprio il denaro che vi occorre... come allora.
Caterina taceva.
Sentite, il denaro  necessario Cate... per questo  morto Paolo...
Denaro! mormor senza riflettere ella, ecco... Ah! io non ne ho... non ne ho mai avuto, ed un sorriso doloroso le schiuse le labbra livide. Ed  curioso, Maurizio, aggiunse arrossendo, non me ne importa pi di averne... Ma, ditemi, domand mutando fisonomia, perch muore Elisabetta? E i suoi occhi brillarono sinistramente.
Maurizio non disse nulla.
Sono molto stanca Maurizio... lasciatemi salire, diss'ella quasi calma, arrivederci. Si pass le mani sulla fronte. Certo... Elisabetta non morr... perch, sapete Maurizio, Elisabetta  un'altra cosa... avete ragione... noi allora moriremmo tutti. E sorrise con sprezzante incredulit. Nicola ha questa paura, aggiunse. Sorrise ancora di un sorriso un po' forzato, molto amaro, e si allontan da Maurizio Ferri.
Per i sogni di Caterina divennero estremamente foschi. Si svegliava di soprassalto, con le tempie bagnate da un sudore ghiacciato, con la gola arsa, talmente chiusa per effetto nervoso, che essa a tutta prima non poteva articolare il pi piccolo suono.
Sognava, ora, suo fratello Paolo;  molto strano, ma ella sognava Paolo vestito di bianco (proprio quel suo ultimo vestito) sano, ridente, che le buttava le braccia al collo e la baciava sulla bocca.
Corriamo a giocare Cate, egli le diceva tutto allegro e la spingeva su, per un prato verdissimo.
Caterina si sentiva gaia, leggera; una tenerezza intensa le gonfiava il cuore e saltava fra le margherite bianche e i papaveri rossi e alle volte ne faceva dei grandi mazzi; infilava delle campanelle violette e le metteva fra i capelli biondi di Paolo. Il piccino la fissava coi suoi occhi di pervinca con una dolce gravit. Ecco Cate, cos va bene... Caterina rideva, si guardava intorno, guardava le sue mani, i suoi vestiti, il suo seno turgido, su cui scintillava la piccola croce di Cesare.
Dammela, Cate, diceva ad un tratto Paolo allungando le manine, con la solita bizza nello sguardo.
Caterina riprovava una singolare pena. No, questa no, Paolo... non si pu.
Paolo supplicava: Cate cara, dammela...
Caterina si curvava e supplicava a sua volta Paolo.
Il fanciullo diventava pi bianco, niveo, quasi una nube soffice e si allontanava da lei.
Caterina si svegliava: per poco non gettava un grido, trovandosi al buio nel suo letto.
Paolo era morto. Ella non vi pensava mai nel sogno. Rimaneva esausta, con gli occhi sbarrati nel buio finch si riassopiva. Alle volte il sogno ricominciava: era sempre un sogno gaio e sempre Paolo le sorrideva, la baciava e la conduceva in luoghi deliziosi.
Questi sogni per turbavano fortemente Caterina e sconvolgevano il suo sistema nervoso.
Una volta le parve di intravvedere Elisabetta. Sua sorella era vestita di bianco, e saltellava in un gran giardino assieme a Paolo. Entrambi la guardavano di lontano, con occhi gravi. Sebbene nulla di repulsivo vi fosse in questo sogno, pure Caterina gett un gran grido (o le parve) e si svegli. Era terrorizzata. La reazione nervosa fu cos intensa che ella si mise a singhiozzare soffocando la bocca nei cuscini per non svegliare Rachele e Maria.
Queste oppressioni notturne la torturavano. Amianto s'accorse infine che Caterina era molto mutata. Magra, pallida, con gli occhi fortemente cerchiati, ella lo ricercava come una folle. Non lasciarmi Cesare... balbettava delirante. E baci sfrenati, veemenze straordinarie, trasporti quasi ferini congiungevano a lui quella creatura. Spesso scoppiava in singhiozzi. Una fierezza dolorosa, assurda, le chiudeva la bocca.
Cate cara... supplicava Cesare, parlami... dimmi... Elisabetta sta male? Egli pensava profondamente. Vuoi che mettiamo Elisabetta in una clinica? le chiese un giorno. Conosco dei luoghi deliziosi...
Ella si eresse con violenza. No, url. No, non voglio...
Cesare riusc a fatica a calmarla. Eppure, disse dopo egli con voce dolce, tu vuoi bene ad Elisabetta. Il suo viso si color, Caterina, non ti mettere in testa delle storie, disse con rapidit rialzando alquanto la voce, sei nella necessit.
No, grid ella eccitatissima.
Cate cara, proruppe con ardore Cesare, non mentire... non hai mai mentito... sei la pi forte e la pi superba delle donne... va bene Cate... tutto ci va molto bene... ma Elisabetta  ammalata... s'interruppe e divenne grave. Cate, aggiunse con una singolare dolcezza, tu hai bisogno di denaro.
Caterina s'incup. No, torn a dire, e la sua fisonomia prese una espressione selvaggia. Questo mai! proruppe agitata, rossa. Io non voglio denaro... anche Maurizio me ne ha offerto, aggiunse livida. No... io non voglio denaro...
Amianto corrug la fronte. Maurizio ti ha offerto del denaro? chiese inquieto.
Caterina tacque.
Cesare la scosse un po' bruscamente. Perch Maurizio ti ha offerto del denaro?
Caterina lo fiss con un'espressione talmente selvaggia che Cesare ne fu sorpreso. Gli zigomi della fanciulla erano rossi; le narici di lei palpitavano. Per Elisabetta... disse. E la sua voce trem di umiliazione e di collera.
Caterina si lasciava trasportare in tutti i suoi scoppi di passione. Per questo ella aveva confessato.
Vedi, dunque, disse Amianto con voce abbastanza dolce, mentre per i suoi occhi lampeggiavano d'irritazione, che il denaro ti  necessario... per Elisabetta, si affrett ad aggiungere, vedendo l'effetto che producevano queste parole sul viso di Caterina.
Ella scroll il capo ostinatamente. L'orgoglio feroce (in quel momento nessuna riflessione penosa, nessun sentimento agitavano Caterina) le scavava improvvisamente nell'anima quel solco duro, gelido e malvagio, che ella sentiva tutte le volte che si riusciva ad umiliarla.
"Intendi, Cesare?" avrebbe voluto gridare. "Io sono Caterina Marasca... io non voglio denaro". La fanciulla teneva nella mente quei due nomi, come due punte roventi (violento compendio di una fierezza ancora intatta) pronta a lanciarli, con odio, su chiunque.
Ella tacque.
Cesare vide il viso di Caterina. Che sciocchezze... pens con collera, Cate dovrebbe accettare... non sono forse il suo amante? Colui che ha il dovere di proteggerla e di aiutarla? Si avvicin a Caterina e la prese con qualche sforzo (poich ella cercava di ritrarsi) fra le braccia.
La pieg nel suo letto, provando un godimento inesprimibile, nello scorgerla agitata, pallida, con la bocca atteggiata al rifiuto. I superbi occhi di Caterina lo fissavano senza nessuna dolcezza, ed erano ancora lucentissimi d'ira.
Non voglio, grid ella, lasciami Cesare... La collera la faceva fremere. Non voleva in quel momento piegarsi. L'anima di Caterina era gonfia di odio e di dolore, ma non per Cesare, anzi tutto quello che essa provava si riversava su di lei. Caterina era molto disgustata di s. Ti prego, url con la voce roca dei suoi accessi di brutalit, lasciami... non voglio... non voglio...
Cesare sorrise con aria di padrone. Non facciamo sciocchezze Cate... ti voglio... non vorrai resistermi... L'orgoglio pass nei suoi occhi grigi.  Vediamo Cate chi  il pi forte... proruppe quasi in collera.
Egli per dovette impiegare la forza. Passato il momento, Caterina era ancora abbattuta. Con la testa appoggiata sul petto di Amianto, ella lo fissava di tra le ciglia, un po' pallida, con un sorriso dolce sulla bocca.
Egli le accarezzava le mani. Baciatemi signorina Cate, disse ridendo, oggi voi siete la mia amante... Avete osato resistermi... Sapete, io odio le donne molto energiche... E la baci.
Caterina lo baci con impeto sulla bocca. Uno di quei baci violenti che Caterina gli sapeva dare. Il viso di lei un po' cupo s'adombr di un pallore voluttuoso e i suoi occhi scuri ebbero quel raggio tenero che Cesare era solito vedere sulla fisonomia di lei.
Ella prese a baciarlo. Baci che gli mordevano le labbra, lunghi, suggenti: i baci di Caterina quando era in preda al delirio sensuale.
Cesare ne rimase eccitatissimo.
N Caterina, n Cesare, parlarono pi di denaro.
...
La vita di Caterina divenne intollerabile. Elisabetta peggiorava sempre. La fanciulla col viso quasi livido, con gli occhi lucenti di febbre, cercava ancora (nell'intimo fermamente illusa) di darsi un'aria gaia e di sorridere e di scherzare coi fanciulli.
I Marasca s'accorgevano dello stato di Elisabetta. Ma, come accade nei casi pi disgraziati, dove si deve lottare quotidianamente con l'inedia, ristorati solo da un pezzo di pane, scuotevano le spalle, pallidi e scoraggiati, e lasciavano (per legge d'inerzia) che le cose procedessero per il loro corso.
Rachele lavorava. Ella s'era smagrita, la sua splendida bellezza appariva stanca. I suoi occhi avevano preso un'espressione di indifferenza glaciale per tutto ci che accadeva intorno a lei. Quando le forze declinano e tutto crolla intorno, difficilmente l'individuo (sia pure giovane) cercher di rialzarsi. Del resto, mancava ad essi la luce. Non un solo spiraglio benefico s'intravedeva.
I Ferri erano delle persone forse un po' meno cattive delle altre, per questo si addoloravano per i Marasca, ed il cuore di Alessio era angosciato. Ma in sostanza che potevano fare per loro? Dare del denaro... si potrebbe obiettare. Oh!  molto difficile spiegare la miserabile superbia di certa gente che ebbe dei sentimenti che avvizzirono, delle speranze dolci che vennero troncate... un cuore, che nonostante tutto, non si era spezzato e non accennava ancora a spezzarsi.
E poi, noi, raccontiamo una storia vera. Nelle storie vere non si pu giocherellare con la fantasia affinch le cose prendano la piega giusta, solo per compiacere il lettore, sempre pronto a vituperare il malvagio e a battere le mani al filantropo.
Caterina guardava sua sorella Elisabetta, in certi giorni, con grande indifferenza. Elisabetta era ammalata, va bene... Essa non c'entrava in questo. Perch, Signore, chi poteva giudicarla? Avevano qualche cosa da vendere forse? I suoi occhi scrutavano tragicamente la casa nuda.
La tavola, ecco... la tavola... e quattro sedie... Tutto qui... Signore! Perch dei letti non si doveva parlare certo... Altrimenti che cosa resterebbe?
Caterina sorrideva con cupa ironia. Ma era assurdo... davvero assurdo... una tavola molto vecchia... quattro sedie spagliate... vi era da far ridere chiunque... E poi... che avrebbero detto i Ferri? Un rossore subitaneo copriva le guancie della giovane.
E allora... aspettare... aspettare che cosa? Il suo viso prendeva una tinta livida... i suoi occhi si socchiudevano stanchi... il pensiero s'intorbidava. Va bene... ecco, aspettare... E s'addormentava subito.
Altre volte passava delle ore penose. Sua sorella Elisabetta stava davvero male... aveva perfino avuto la tosse... aveva vomitato due volte nella mattina.
L'orrore s'impadroniva di Caterina. La piccola Elisabetta moriva... Ed essa la lasciava morire... come Paolo... Balzava in piedi, con gli occhi dilatati, si cacciava le mani nei capelli con disperazione e si metteva a fare interminabili passeggiate per le stanze, con le mani strette sul petto, in preda ad uno strano tormento psichico, che la lasciava stanca, trafelata, come se avesse dovuto sostenere terribili lotte con qualcuno.
Quando correva da Cesare, rimaneva in faccia al suo amante pallida, atona, un po' incurvata.
Cesare adesso la costringeva, con maniere dolci, quasi fraterne, a sorbire delle uova; le preparava del latte col pane imburrato. La portava a tavola, una tavola fornita di tutte le pi squisite e raffinate pietanze, la faceva sedere di faccia a lui. L'esortava, sempre scherzando, fra i discorsi pi indifferenti, a mangiare. Caterina non si ribellava. L'avidit, alle volte pi forte del suo orgoglio, la faceva mangiare quasi con ingordigia.
La giovane rossa, vivacissima, con gli occhi un po' cupi, beveva del vino. Corrugava la fronte; sussultava rammentando la grossa tavola della cucina, Nicola, mamma, la piccola Maria, e con un moto febbrile delle mani, si mesceva ancora del vino. Alla frutta ella beveva molti liquori.
Amianto la guardava preoccupato. Non osava opporsi per timore di offendere ed umiliare la sua amante. Conosceva i suoi accessi selvaggi.
Cesare era un uomo e i deliri carnali della giovane non potevano non soddisfarlo. L'ebrezza di Caterina, in parte dovuta all'alcool, preludeva a quella specie di dedizione meravigliosa, che solo essa fino a quel momento, come donna e femmina, gli aveva procurato. Del resto ella non era debole. Si alzava rossa, con la bocca gonfia e colorita, con gli occhi pieni di un cupo splendore, e si offriva a lui con un mutismo ardente e appassionato.
Per vi erano i cattivi giorni: i giorni aridi di Caterina. Essa si ostinava, chiusa, cupa, a non volere assaggiare niente. Guardava i liquori con disgusto. Il sentimento restava schiacciato sotto un peso greve di amarezza. Baciava le mani, i capelli, la bocca di Cesare con una tragica perplessit nello sguardo. E scuoteva il capo quando egli la pregava.
L'amante diventava violento, esigeva: la fanciulla si curvava. E rimaneva di gelo. Furono, queste, sorprese immense per Amianto.
Un uomo pu perdonare alla donna un momentaneo disamore, ma non pu perdonarle, cos per istinto primitivo, una momentanea freddezza dei sensi.
Cesare cercava di scuoterla, di rianimarla con carezze nuove e sapienti. La natura voluttuosa di Caterina aveva il sopravvento. Caduta quell'eccitazione artificiale, la fanciulla provava un disgusto amaro, che essa cercava di nascondere. Amianto soddisfatto del resto, non se ne accorgeva.
Quando Elisabetta svenne la seconda volta dinnanzi a Caterina, la giovane prov un orrore tale, una paura cos assurda e vile, che rimase curva per molto tempo sulla piccola Elisabetta, tenendo fra le sue le mani bianche della giovanetta. La baciava ripetutamente sui capelli, sulla fronte bagnata di sudore.
Elisabetta sorrideva proprio con pena. Sai, non  nulla... ho il brutto vizio di svenire... Ti ricordi Caterina, che svenivo anche quando bevevo troppa acquavite?
Caterina accennava di s.
Maurizio poco dopo guard Caterina con indifferenza. Si avvicin alla piccola Elisabetta. Sentite Isuccia... domani vi porter delle medicine che voi berrete... disse un po' bruscamente.
Elisabetta si spavent. Io non sono ammalata... affatto... ho avuto sempre il difetto di svenire... vero Cate? Raccontagli che una volta...
Sciocchezze! interruppe con ruvidit Maurizio. Siete un po' debole... voi non avete alcun difetto... e la sua voce suon dolce.
Caterina si alz e si allontan.
Nicola era in cucina. Egli si volse vedendo entrare Caterina. Lo sguardo con cui egli la esamin non era affatto incoraggiante. Nicola leggeva un libro.
Sta meglio Elisabetta? domand con voce brusca.
S, disse Caterina.
Esci? le chiese Nicola, vedendo che ella cercava la sciarpa gettata in un angolo della tavola.
No, mormor Caterina. Le sue gote si arrossarono. Forse s... Nicola... esco... mamm rientrer tardi...  tornata in chiesa... disse a s stessa con indicibile sarcasmo, ha paura per Elisabetta ora... Questo Dio... questo Dio... ripet.
Le pupille nere di Nicola si riempirono di lampi. Io non voglio ammalarmi, proruppe.
Caterina ebbe uno scatto di collera. Chi dice questo?
Paolo  morto di fame, balbett impaurito Nicola, ma le sillabe erano taglienti, dure.
Cos noi tutti moriremo, replic Caterina con orribile freddezza e si mise a ridere.
Io non voglio, url Nicola. E un vero odio balen nei suoi occhi per sua sorella Caterina.
Caterina rimase pensierosa. Si gett la sciarpa sulle spalle, usc dalla cucina, entr nello stanzino, tolse da una scatola il cappello viola. Lo calc sui capelli, senza ricercare il pezzo di specchio, aggiustandoselo col tatto. Diede ai suoi riccioli una graziosa piega e rientr nella stanza.
Dove vai Cate? domand preoccupata Elisabetta. Sarebbe rimasta sola e la noia e la tristezza, l'avrebbero vinta. Maurizio guard Caterina con disgusto.
Verr fra poco, Isa, disse. Si avvicin, la fiss con un'angoscia che sfugg alla giovanetta, ma che colp Maurizio. Improvvisamente il viso di Caterina mut, e l'astio riapparve nei suoi occhi.
Maurizio si alz e accompagn Caterina. Dove andate Cate? le chiese con voce ferma.
Vado a prendere Rachele... mi sento soffocare... Ella mentiva. Maurizio lo vide.
Permettete che vi accompagni? disse.
No, oppose duramente ella.
Va bene, Cate... ma voi mentite. Ella arross. Andate a trovare mio cugino. Tacque. Non tornate molto tardi, fece con brutalit. Elisabetta non pu restare sola con i piccini.
Caterina chin il capo e si avvi. Certamente Elisabetta moriva... Un brivido la colse alle spalle. Faceva un po' freddo. Il suo cuore batteva, i suoi polsi battevano. Le pareva di avere un po' di febbre. Elisabetta deve sentirsi sempre cos... pens con angustia. Come  stupido Nicola... pare che mi od, riflett poi. Che cosa posso farci io, se le cose stanno cos? si chiese bruscamente. Nicola  intelligente, ma in fondo non ha idee logiche... e poi, non ha molto cuore...
Arriv da Amianto e sal in fretta. Si tolse il cappello. Entr nella stanza da letto. Si mise a contemplare la ricchissima camera, senza precisi pensieri per la testa. Ogni tanto un senso di amarezza l'intorbidava. Sebbene Cesare fosse il suo amante e la passione la trasportasse fino alla pi pazza incoscienza, ella, nel contemplare lo splendore e la raffinatezza di lui (un solo capriccio di Cesare avrebbe costituito il benessere e la salute dei suoi) non poteva non fremere con violenza. Quando pensava che Elisabetta si lamentava...
Amianto entr in punta di piedi, sorridendo, e le mise le mani sugli occhi. Qui est il? sussurr in francese. Le fece volgere il capo e la baci sulla bocca. Vi ho profanata, signorina Cate! grid ridendo.
Caterina tolse le mani di Cesare dai suoi occhi e lo fiss. Un sorriso rifulse sulla sua bocca. Com'era bello Cesare! Si strinse a lui subendo il fascino di quel volto bruno allungato, di quegli occhi grigi teneri; prese le mani scure che le procuravano tanta volutt e tante carezze e se le port alla labbra.
Facciamo preparare, disse ridendo Amianto, io ho fame!
Caterina sussult. All'improvviso cadde dall'altezza a cui ella era salita vertiginosamente nella pienezza dell'amore.
No, s'affrett a dire, io non ho fame. Un rossore violento si soffuse sui suoi zigomi.
Ma io ne ho, disse sempre ridendo Cesare per dissipare l'ombra cupa della sua amante. Egli era di buon umore. Contava di cenare insieme a Caterina e poi di prenderla fra le braccia, in quella maniera dolce ed ebbra che lo avrebbe forse un po' estenuato. Stanco per dalla sofferenza d'amare... quale delizia!
Caterina rifiut ogni cibo. Col volto un po' incupito, guardava Cesare mangiare. La tavola colma, le faceva entrare nell'animo un soffio gelido.
Nicola... Nicola... pensava, povero Nicola! Qui c' tutto... ed egli... ha paura di morire... Questa torta per esempio... oh! portarla a Nicola... aprire la porta in punta di piedi e poi gridare forte: Nicola ecco... guarda, questa  tua!
Caterina vedeva chiaramente Nicola saltarle al collo. Cate... Cate cara! Con certezza non avrebbe potuto conservare quei lampi truci negli occhi...
Senza dubbio Nicola mi odia, pens e si morse le labbra.
Cate, che hai? le domand Cesare impensierito. Non sono i tuoi occhi!
La voce di Cesare era molto dolce.
Caterina si vers del liquore. Ne bevve tre bicchierini. Stava per mescersi il quarto.
Cate, basta, disse Amianto con aspetto grave. Non hai voluto mangiare e bevi...
Ella rise con gli occhi brillanti. Allora del caff?
Cesare acconsent. Ella bevve due tazze di caff, una dopo l'altra. And a sedersi sulle ginocchia di Cesare, gli pass le braccia intorno al collo, e appoggi la guancia sulla guancia di lui. Il fragile corpo della giovane fremeva sotto le carezze leggere di Amianto. Socchiuse gli occhi.
Senti, Cate, disse Cesare con tono di voce grave, ho incontrato ora Maurizio...
Caterina abbandon la testa sulla spalla del giovane e gli sorrise.
Egli mi ha parlato di Elisabetta... poich io gliel'ho domandato... Non essere in collera Cate... la piccina pu ristabilirsi... parlava sempre con gravit, con una dolce persuasione.
Caterina l'ascoltava muta, totalmente ebbra.
Elisabetta guarir... noi ne saremo tutti felici... proruppe Cesare allegramente. E tu sarai molto buona, vero, malvagia fanciulla?
Caterina accenn di s. Amianto la baci. Poi la trasport nella sua camera da letto. Caterina volle ancora del liquore. Era pallida, i suoi occhi infossati tradivano i disordini a cui ella si abbandonava.
Il disgusto cercava perfidamente la sua carne. Caterina lo scacci con due bicchierini di liquore e una tazza di t.
Cesare non la rimprover. Anzi egli era preoccupato. Senti Cate, mormor improvvisamente, giura che mi ubbidirai. Tu mi ami nevvero? E le sollevava il viso patito. Egli lasci Caterina e and a prendere nel cassetto una piccola busta rosa. Ecco Cate... ubbidisci...
Che  questo? domand Caterina, con un lampo di furore nello sguardo. I suoi occhi incontrarono sulla busta rosa la calligrafia elegantissima di Cesare: Per Elisabetta, diceva.
Caterina cara,... piccola Caterina... mostrami i tuoi occhi... disse Cesare con voce leggera come una carezza. Permettimi di essere il tutore della piccola Elisabetta. E rideva. Ho preso sotto la mia protezione la piccina... guai a te se non mi ubbidisci...
Caterina ascoltava con la piccola busta rosa fra le mani. Una ruga le contraeva la fronte.
Su, proruppe Cesare. Gli tolse vivamente la busta dalle mani e la rinchiuse nella borsa di Caterina, abbandonata sulla sedia. E ora... a noi Cate... tu sei responsabile... Voglio Elisabetta vivace, luminosa e bella come prima... Gli occhi grigi del giovane fissarono il viso livido, le labbra gonfie d'amarezza della sua amante. Prese quel piccolo viso sofferente fra le sue mani. E allora Cate, non sarai cattiva?  questo il tuo difetto, bada... Le baci le mani.
Caterina rimase pensierosa. Una fiamma le corse alle gote, le color la fronte. Certamente... disse con voce un po' atona. S'avvicin al tavolo, guard quasi con angoscia il bricco del caff, poi se ne vers una tazza.
Ci dispiacque al suo amante. Non ti sarai messa in testa di ucciderti a furia di eccitanti, proruppe bruscamente. Io non lo tollero... Vai piuttosto a casa e segui gli ordini che Maurizio ti dar per Elisabetta...
La giovane sussult. Ah! mormor.
Baci il suo amante con un ardore folle, lo rassicur, disse che l'indomani sarebbe tornata con certezza. Prese con molta fretta la sua borsa e usc intontita dalla casa di lui.
L'aria un po' fredda la fece respirare largamente. L'ebbrezza si dirad. Era debole e molto abbattuta; le sue membra tremavano come se ella fosse improvvisamente invecchiata.
Arrivata a casa un vivo lampo di collera le fece rammentare la busta rosa, ella non se ne era dimenticata certo, ma aveva accettata la busta da Cesare in preda ad un violento languore. Per questo non l'aveva aperta subito, dinnanzi a lui.
Denaro! balbett eccitatissima, egli mi ha dato del denaro! Balz in piedi (si era lasciata cadere sul letto) apr la borsa, tolse la busta, ne stracci l'orlo. Caterina tremava tutta. Ne trasse un biglietto da mille, largo, non molto nuovo. Rimase sbalordita. Perch Cesare le dava tanto denaro? Il rossore le copriva sempre pi le gote, le tempie, la fronte. Le sue labbra si contrassero. I suoi occhi per non si potevano staccare dal biglietto largo... Mille lire!
Voi capite... Caterina era ancora sbalordita... Guard le pareti nude. Era quasi buio. Sua madre non era ancora tornata. Probabilmente usciva da una Chiesa ed entrava in un'altra... Caterina scosse il capo. Nemmeno Rachele era tornata. Del resto, era molto noioso discorrere a lungo con sua sorella Rachele. Nicola non era venuto ad incontrarla sulla porta. La doveva odiare davvero!  molto vile! ha paura di morire... si disse. E guard nuovamente con viva collera, il biglietto.
Ella per era molto agitata e perplessa. In fondo alla sua anima, unito all'amarezza, un senso di sollievo, un respiro largo, nasceva...
Maria si affacci sulla porta. Ti spogli Cate? Nicola dice che stasera abbiamo poco pane... Maria era molto preoccupata. Sembrava che la piccola moscerino fosse gi molto agitata dalla vita!
Fu in quel momento che Caterina si sent improvvisamente stupida e quasi ridicola. Con un riso eccitato e due occhi lucentissimi, prese Maria fra le braccia.  finita moscerino... stasera avrai tante cose... cose meravigliose! La baci e due lagrime le rigarono le guancie.
Parr strano e inverosimile: Caterina era felice!
Maria la fissava sbalordita. Essa aveva avuto sempre un'alta considerazione per sua sorella Caterina.
Precipitosamente Caterina sventol il biglietto dinnanzi alla piccina. Queste sono mille lire, Maria!... Maria... mille lire!
Le lagrime le offuscarono gli occhi. Chiama Nicola... Elisabetta...
S'abbandon sulla sedia col viso fra le mani, singhiozzando.
...
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Capitolo 9.
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Con mille lire, voi comprenderete, si possono acquistare molte cose.
In una casa ad esempio che non ha che due o tre letti, una tavola e quattro sedie, queste mille lire assumono un aspetto fantastico.
Tutto  relativo. Parrebbe una esagerazione grossolana, ma intanto improvvisamente i Marasca videro la ricchezza. Cio palparono con ingordigia, del denaro... carezzarono con gli occhi lustri dei biglietti... fecero, con forti palpiti nel cuore, contando del denaro, dei progetti...
L'avvenire  tutto... Il passato... non  nulla: una tomba triste su cui alle volte non si accende nemmeno un lume, non si getta nemmeno un fiore...
L'avvenire... far dei progetti... dire: domani! Ecco delle parole coraggiose... ecco l'animo rinfrescato, rinnovellato, entusiasta. E per dir, domani, ai Marasca occorreva del denaro... niente altro che del denaro... I baci, l'affetto, l'amore, servono certamente meno. E delle volte tutto ci inasprisce...  abbastanza scoraggiante! Solo la meravigliosa potenza del denaro  indiscutibile.
I Marasca si rialzarono materialmente. Tre volte al giorno la tavola s'imbandiva con la regolarit delle case agiate. Rachele, Elisabetta e Maria ebbero dei bei vestiti.
La madre, molto timida dinnanzi a sua figlia Caterina, cercava con lo sguardo e con le maniere dolci, di farsi perdonare dei torti che essa non conosceva, ma di cui si credeva colpevole.
Quella Caterina li aveva salvati... Nicola era molto felice. In primo luogo il fanciullo aveva riacquistata la pace (la paura di morire di fame stava per degenerare in fissazione) poi egli mangiava con avidit, con allegria e fischiettava arie giulive per la casa. Le tre sedie nuove lo incantavano. Egli si sedeva con disinvoltura ora su l'una ora su l'altra, per il solo gusto di star comodo dinnanzi a Maurizio ed Alessio e li guardava alteramente.
Alessio non era in collera. Che poteva fare Caterina? Va bene... essa non aveva mentito.
I Marasca ignoravano la relazione che passava fra Caterina e suo cugino. Caterina dinnanzi a lui e a Maurizio era diventata molto rossa. Che volete, aveva detto a voce molto alta, Maurizio, curate Elisabetta. Essa guarir... non  vero Alessi? L'ansia era nei suoi occhi. Aveva scosso il capo tristemente. Ogni parola le costava un orribile sforzo. Mi raccomando Alessi... e anche voi Maurizio. Tacete. Vostro cugino mi ha prestato mille lire... Egli  molto ricco... Maurizio, dite loro che egli  buono... che egli ha stima dei Marasca... Che presto trover del lavoro... S'era incupita. La collera l'aveva vinta. Tutto ci... voi capite... non  vero Alessi?  ignobile... vi giuro che  ignobile...
Che strana creatura quella Cate... per poco non si era messa a singhiozzare.
Ecco come si finisce! pensava Alessio con amarezza.
Caterina aveva incominciato bene... non cercava che del lavoro. Egli poteva essere testimone dinnanzi a tutti, degli sforzi penosi compiuti dalla giovane per farsi un posto onesto nel mondo. Ebbene, quand'anche avesse detto a tutti che Caterina si vendeva oggi, e che egli poteva garantire (perfino Paolo era morto) dei tentativi semplici e retti che avevano animata quella giovane prima che essa diventasse quella che era diventata, chi avrebbe avuto pi un atomo di stima per Caterina Marasca? Nessuno. I Marasca ora vivevano del denaro di Cesare: Alessio era affezionato alla piccola Elisabetta, stimava quei disgraziati... Eppure, egli stesso, non poteva nutrire pi una vera stima per Caterina. Egli s'era,  vero, espresso diversamente, ma le parole dettate dal sentimento si sperdono con facilit quando si  ricevuta una educazione retta e rigida. Era inutile, Signore! ingannarsi su questo punto intimo che viene proprio dall'anima...
Alessio aveva smesso di definire Caterina... Per la stima, Signore! una cosa cos inesplicabile!...  molto difficile che un uomo, dico un uomo, pensava con un po' di collera Alessio, le possa stringere oggi la mano, s'inchini dinnanzi a lei, e le dica: Sono molto onorato Caterina Marasca... oppure: Voi Caterina siete una creatura alta, nobile, veramente una creatura superiore... Alessio rideva con amarezza. Maurizio pensa pi a lei? Egli l'ha dimenticata per la contessa Ilda... Tutto questo  molto duro per Caterina...  disgustoso accettare che la mia piccola Elisabetta venga curata coi denari dell'amante di sua sorella... Alessio sospirava. Avrebbe tolto Elisabetta da quella casa volentieri...
Infatti egli non sognava che la guarigione della fanciulla. L'avrebbe sposata e allontanata per sempre dall'ambiente, ormai infangato, dei Marasca. Tolta dalle funeste influenze di sua sorella Caterina... Perch quella donna violenta e superba, non poteva perdersi cos senza reagire. Cesare non l'avrebbe sposata, di questo ne era sicuro. La sorte di Caterina era ingiusta. Alessio se ne affliggeva. Egli non aspettava che la guarigione del suo piccolo amore... Entrando nella famiglia dei Marasca io sfido la societ... rifletteva un po' pallido, pronto a prorompere contro tutti. Ma io amo Elisabetta... Essa  la pi dolce delle fanciulle... Dinnanzi a lei devono inchinarsi... Che colpa ne ha ella se  nata in una famiglia come quella?
E Alessio sospirava.
...
Caterina passava dei momenti molto strani. Entrando in casa, guardando Nicola mangiare, sentendolo ridere e cantare un po' volgarmente delle stupide canzoni, Caterina provava un sentimento sottile di orgoglio che si tramutava subito in una sincera gaiezza.
Quando poi non rifletteva sulle penose questioni che l'avevano spinta ad accettare denaro dal suo amante, Caterina rideva con gli occhi brillanti; entrava in cucina, accendeva il fuoco, preparava delle buone pietanze per Rachele e pensava allegramente: "Questo piacer a Rachele, senza dubbio...". Faceva qualche rapida carezza alla madre (molto raramente) e giocava con la piccola Maria e le raccontava delle storie.
Non avevano ottenuto un rapido miglioramento, nello stato di Elisabetta. Per la fanciulla indossava un grazioso vestito bianco, molto ricco, che la rendeva meno sottile; veniva nutrita con latte, uova, carne quasi cruda. Era certo da prevedere che Elisabetta sarebbe guarita. Almeno cos sostenevano la madre, i Ferri e il piccolo Nicola.
Caterina spesso rimaneva pensierosa. Si scuoteva subito dal suo fantasticare con cupa collera. Uccidere il pensiero, balbettava, ecco quello che mi guasta, che mi rende cattiva, intrattabile... che mi fa odiare mamm, Rachele, Nicola... tutti... E balzava in piedi. Rassettava la casa, faceva dei progetti con la mente accesa... Un giorno usc e compr delle graziose tendine per i balconi. Le appunt con molta grazia. Sorrise e chiam Elisabetta.. Cos non ci vedranno pi dal di fuori... Io detesto i Fiori... che gente lurida e pettegola... e rimase a fissare con le gote arrossate, un pezzo, le tendine di merletto. Acquist pure, da un rivenditore, un piccolo tavolo da toilette con un purissimo specchio ovale e lo mise trionfalmente in un angolo della stanza grande.
Nicola fece un gran chiasso dinnanzi allo specchio; si camuff da vecchio, poi da donna e fece molti inchini e molte smorfie guardandosi allegramente nello specchio. Caterina ed Elisabetta risero fino alle lagrime. Quando Rachele vide il mobiletto diede in un grido di gioia. Com' bello! Com' bello! balbettava e accarezzava il mobile, contemplandosi con viva sodisfazione nello specchio e appannandone, col suo respiro caldo, la limpidezza.
Queste piccole cose entusiasmavano Caterina. Peccato che Caterina non provasse continuamente simili sentimenti di esaltazione e di gaiezza. Essa improvvisamente diventava cupa e triste. Ci accadeva quando tornava da un convegno col suo amante.
Abitualmente quando si recava in casa di lui, vi entrava come una ventata, col cuore palpitante. Cesare l'accoglieva con un sorriso grave, un po' estatico. Ogni tanto egli le chiedeva notizie della piccola Elisabetta, sebbene egli vedesse la fanciulla personalmente dai Ferri, e sapesse la diagnosi del male da Maurizio.
Egli vi metteva della premura, per compiacere la sua Caterina. Caterina era dolce, non era punto capricciosa. Per per quanto egli andasse in collera, non poteva togliere alla giovane il vizio dei liquori.
Te ne prego Cesare... mormorava ella con gli occhi luccicanti, lasciami... quando bevo dei liquori o prendo del caff, mi sento pi giovane... pi forte. Eppoi... scaccio molte idee tristi...
Ah! prorompeva sempre pi incollerito Cesare, hai dei cattivi pensieri? E un giorno al colmo dell'irritazione:  il denaro che ti fa penare Caterina?
Una improvvisa rigidezza tese i lineamenti di Caterina. No, disse. Maledizione, aggiunse poi con un'espressione alquanto volgare.
Amianto non dava molta importanza alla tristezza di Caterina. Ci sono io, si diceva tranquillamente, n Caterina, n la sua famiglia devono languire. E stringeva al petto la giovane, come una cosa sua, una cosa viva e ardente che aveva il potere, come Graziella per Alessio, sebbene in maniera pi tenera, d'inebbriarlo, di farlo palpitare, soffrire...
Quando Amianto fece il proposito di dare nuovamente del denaro a Caterina, per sorreggerla e non farla ricadere (Cesare aveva notato i suoi occhi cupi e ardenti, le sue frequenti ebbrezze) rimase indeciso sul modo che avrebbe usato per aiutarla senza che ella gli si ribellasse... Cesare era nervoso. La sovraeccitazione gli imped di mostrarsi tenero e grave. Le fece delle carezze improvvise, un po' brutali.
Caterina chiese del liquore. Egli le porse sorridendo duramente, la bottiglia e Caterina se la port addirittura alla bocca.
Rossa, eccitata, rispose alla brutale sensualit di Cesare con veemenze folli ed eccessivi languori.
Si potrebbe accusare Cesare di mancanza di delicatezza o quel che  peggio, di poco cuore. Crederlo un individuo basso e molto volgare. Invece tutto ci  errato. Amianto era un vero signore, ed era affezionato alla giovane.
Respirando, ansante, sulla bocca di Caterina, le parl di denaro; facendole delle lunghe e voluttuose carezze, la pieg a grado a grado alla sua volont: bisognava che ella accettasse... lo capiva, nevvero Caterina? Non era il suo amante, il suo signore e padrone? E la baciava. Ella non lo adorava? Cate, Cate mia... mormorava il giovane. E le baciava la gola, le mani, la bocca, le tempie, ti occorre del denaro... io lo so... Sii buona Cate...
Caterina spossata, in sudore, ebbra, chinava la bella testa.
Cesare le mise fra le mani, leggermente rosso, un altro biglietto da mille.
Caterina non disse una parola. Un cupo rossore le sal alla fronte. Era abbattuta come sempre, quando usciva dalle braccia del suo amante. Fissando il gran quadro dorato in capo al letto di Cesare, proprio mentre guardava i piedini grassocci del Bambino e il velo turchino della Madre, un'improvvisa nausea (del tutto fisica) le strinse il cuore.
Il profumo di quella stanza, profumo caldo e lussurioso, le fece serrare i denti, le bagn le tempie. E anche la bocca e anche le mani di Cesare, la disgustavano.
Il denaro che stringeva fra le dita, la soffocava di disgusto. Signore! meglio morire... meglio morire! pregava fra s stancamente Caterina.
Tosto si rimise e port via, nella sua borsa, il denaro del suo amante.
...
Che essi non sapessero. Ecco quello che preoccupava Caterina.
Nascose il denaro. Lo divise biglietto per biglietto. Mentiva sfrontatamente, con due occhi freddi e arditi. Amianto mi ha prestato del denaro, proclamava, io certamente restituir ogni cosa... Egli del resto lo sa e si occupa di trovarmi lavoro...
Dopo di essersi cos espressa, Caterina non ritornava sull'argomento.
Elisabetta credeva. Nicola e mamm credevano ciecamente. Rachele rimaneva cupa. Si mostrava verso sua sorella Caterina di un'eccessiva freddezza. Prima di mettersi a tavola, Rachele esitava. Si sedeva con un viso aggrondato e due occhi severi e freddi e si metteva a pensare profondamente.
Dobbiamo confessare che Rachele era molto disgustata. Disgustata di sua sorella Caterina e di Bruno Carrara. Inoltre un giovane forte e onesto, un giovane appartenente alla media borghesia, come Alessio e Maurizio Ferri, le aveva fatto una dichiarazione d'amore.
Armando Savelli era un giovane timido. Strano, perch aveva un aspetto fisicamente aitante. Armando aveva dichiarato con fermezza alla signorina Rachele, che intendeva sposarla.
Rachele era rimasta a guardarlo con un'espressione cos alta di stupore, che Savelli, con tutta la sua timidezza, ne aveva sorriso. Si possono dire alle fanciulle oneste delle cose diverse?
Rachele nei suoi momenti di scoraggiamento, pensava con brutale amarezza come Balzac: Le giovanette povere possono impazzire o morire... Ella rispose con gravit, guardando superbamente gli occhi pensosi del suo innamorato: Io non vi amo in questo momento signore... Io sono povera... molto povera. Qui arross e fulmin coi suoi occhi neri, il giovane.
Savelli rimase angustiato. Non perch Rachele fosse povera, un orgoglioso sorriso apparve sulla sua bocca, mentre per arrossiva eccessivamente, ma perch Rachele gli diceva di non amarlo. Egli, vincendo s stesso, os prendere le belle mani di Rachele. Pensateci, mormor con tristezza, io vi amo... vi farei felice... vi toglierei dalla vostra casa... per sempre...
Rachele corrug la fronte e si morse le labbra. Va bene... mormor con terribile amarezza, io per sono contenta... molto contenta della mia... s'interruppe e chin a terra lo sguardo. La sua umiliazione era orribile.
Savelli la lasci con correttezza. Non dimenticatemi, proruppe prima d'inchinarsi dinnanzi a lei, con uno scoppio di passione, come succede a tutti i timidi, siete molto bella... mi piacete... vi giuro che vi farei subito mia moglie...
Queste ultime parole sollevarono Rachele. Altre volte Savelli la ferm per via. Era assai volgare avvicinarla cos, disse, ma non aveva altro modo di presentarsi a lei, e Rachele lo vide supplicare e piangere come un fanciullo.
Ella era disorientata. Terribili angoscie e vive amarezze la vincevano. Carrara non la lasciava pi in pace. Essa era costretta a difendersi. Non verr pi qui, signore, diceva con un'aria altera alquanto tranquilla, perch, infine, non avevano pi bisogno di Carrara.
E faceva il proposito di non recarsi affatto l'indomani negli uffici. Bisognava per umiliarsi dinnanzi a Caterina. Il disgusto vinceva la fanciulla. Ah! perch Caterina li aveva disonorati? Essa doveva chinare la fronte dinnanzi a tutti... Ah! meglio morire... morire di fame come Paolo... ammalarsi come Elisabetta... Poteva forse rispondere affermativamente a Savelli? Eppure egli sapeva... (Il rossore infuocava la fronte alta e orgogliosa della giovane). Tutti sapevano... Solo della gente sciocca come mamm, come Elisabetta, come Nicola, potevano ignorare che essi vivevano del denaro dell'amante di Caterina...
Il rancore fermentava nel cuore puro di Rachele. La collera la faceva fremere. Che credeva Caterina, che ella fosse una stupida, una piccola oca? Ah! certe cose s'imparano... quando si diventa miserabili... Carrara non le offriva del denaro? Ecco, per esempio, ella avrebbe accettato il denaro di Bruno Carrara... ed essi sarebbero diventati veramente ricchi...
Una cupa ironia le brillava nei grandi occhi. E quello che pi  strano, la gente s'inchina dinnanzi a noi... Rachele notava come tutti ora li salutassero con deferenza, almeno in quel rione... come tutti offrissero loro dei servizi e che premura mettevano nel recare a casa ogni cosa, con molti inchini e scuse, tutti, il rigattiere in fondo, il venditore, le donne dei bassi, i piccoli fanciulli...
E intanto un nodo di disgusto stringeva la gola di Rachele. Tutti... tutti... ne era sicura, sapevano... E allora? Rachele in quelle rapide riflessioni, dibattendosi in quesiti brutali, pensava con perplessit: Hanno stima di noi, ora? Poco tempo fa nessuno ci guardava, nessuno si curava di noi... Quando  morto Paolo (il cuore della fanciulla si stringeva con angoscia) nessuno ha messo il lutto alla porta, nessuno  venuto da noi, nessuno ha seguito la piccola bara... Dunque? La stima? che cos', dunque, la stima?
 molto triste essere orgogliose ma ragionevoli, giovani ma intelligenti. Vi  da perdere, cercando di sondare alcune questioni sociali, addirittura la testa.
...
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Capitolo 10.
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Molte cose andarono bene, finch Caterina non soggiacque al disgusto.
Riteniamo che il disgusto sia una malattia come un'altra. Certamente, anche il disgusto, ha il potere di uccidere, non solo i sentimenti, ma anche l'individuo forte.
Come malattia, il disgusto (per fortuna) non  molto diffuso e non attacca di solito che individui ultra sensibili; costoro generalmente, dotati di cuore agitato, di nervi troppo eccitati, di sangue violento, combattono aspramente con lo spirito ribelle, con la emotivit della carne, con l'eccesso inaudito del sentimento.
I sintomi di questa malattia sono, diremo, innati e latenti. Di conseguenza, in questa razza d'individui, si trova sempre una sensibilit un po' malata, che dietro una scossa insorge, intorbidando l'animo di una singolare nausea.
Per fortuna, ripetiamo, i tre quarti e forse di pi (oh! assai di pi) del genere umano, contempla con occhi savi la vita e il mondo, e con mente fredda e muscoli tenaci, canticchiando magari una buffa canzone da operetta prosegue a testa alta verso la meta.
Parlando di disgusto a codesti benedetti (pi di tre quarti del genere umano) si otterrebbe un'esclamazione collettiva: "Mai provati tali sintomi. Oh! dev'essere proprio una strana malattia... Forse siamo refrattari a simili cose...".
Il disgusto non  solo una malattia strana, ma  pi ancora: un male pericoloso.
Caterina vi si era immersa a poco a poco. Guardando ora gli occhi scuri della giovane si poteva notare l'inquieto e terribile abbattimento.
Caterina inoltre non riusciva ad uccidere il pensiero.
Rimaneva pallida, fiacca, (molto rovinata dai liquori) con la bocca amara, la sua saliva era estremamente amara, le mani abbandonate, fredde, sempre inerti. Ogni piccola fatica la stancava.
E poi Rachele non l'amava punto. Con una brusca voltata di spalle, ella mormorava: Rachele pare che mi odii... come Nicola... E allora, perch restare in piedi due ore per prepararle da mangiare? Non si mostra cortese con me...
La sua fisonomia prendeva un'espressione triste e scoraggiata.
Nicola mangiava, si occupava avidamente dei libri, e non s'interessava a lei... Ogni tanto egli le diceva, con gli occhi brillanti d'entusiasmo: Cate, comprami le novelle del Fucini... Cate, sar buono, le favole tradotte di Grimm...
Caterina comprava i libri che le chiedeva il piccolo Nicola e gliene aveva anche regalati alcuni di suo gusto. Sul principio, quando ella sceglieva i libri per suo fratello Nicola, un vivo entusiasmo le faceva tremar le mani. I racconti del Capuana... Signore! Come passava il tempo... un lieve rossore le copriva la fronte. Ella si rammentava di tutto... perfino della piccola ranocchia del fossato... Ah! la Figlia dell'Orco, una storia molto bella... L'aveva letta molto piccina.
Presto per l'entusiasmo mor in Caterina. Consegnava ella stessa il denaro a Nicola. Lo contava per con freddezza. Fai tu Nicola... lasciami in pace... Nemmeno la perplessit di Nicola riusciva a commuoverla.
Caterina aveva un'ossessione: non pensare al denaro di Cesare... Fu cos che giunse ad odiare le tre sedie nuove, il vestito bianco di Elisabetta, le tendine che aveva attaccato con tanto ardore ai balconi.
 molto strano, poich Caterina non sottilizzava.
Prima di recarsi dal suo amante, per rendersi forte ed inaccessibile a quella stupida nausea che veniva ad indebolirla proprio nella stanza di Cesare, beveva del caff o del vino bianco.
Si sentiva allora, forte, capace di far delle cose alte e nobili e buone.
Per la strada guardava la folla con occhi superbi, imperiosi, ebbra nel sentirsi distaccata da essa, felice di schiacciarla con un disprezzo incondiviso; aveva chiara l'idea della sua intelligenza vivace e aperta. I fremiti del suo corpo, gi saturo di volutt e di carezze, l'inorgoglivano. Che le importava degli altri?
In tale stato di ebbrezza psichica, Caterina arrivava dal suo amante.
Quando Cesare cercava la sua bocca, ella si rovesciava indietro con impeto dandogli violentemente le labbra.
Poco dopo Caterina si sarebbe messa a singhiozzare. Essa amava senza dubbio Cesare. E intanto una mano di acciaio le stringeva il cuore: gli occhi grigi di Cesare l'opprimevano. Le narici palpitanti di lui, riuscivano a chiuderle la gola: la soffocavano.
Si abbass progressivamente alla simulazione.
Che colpa ne aveva Caterina se non riusciva pi a sopportare l'amore? Quello fatto di baci, di fremiti e di volutt? Essa se lo chiedeva quasi con orrore.
Gli eccessi, il vino, la debolezza, la malattia di Elisabetta, l'odio, cos sembrava a Caterina, di Rachele e del piccolo Nicola, e il denaro, il denaro di Cesare, la rovinavano... Ella se lo ripeteva con le lagrime agli occhi.
Ma a tratti il velo brutale si squarciava: essa vedeva ogni cosa naturalmente, con molta chiarezza. Con un grido di gioia si gettava fra le braccia di Amianto. Baciami ora Cesare... Ah! come ti amo...
L'aspetto trionfante, i capelli bagnati di sudore, gli occhi pieni di bagliori voluttuosi di Caterina, disorientavano Cesare. Era folle quella creatura? Voleva uccidersi? Forse essa mancava di denaro... La mancanza di denaro uccideva la sua giovane Caterina.
Amianto, senza pi curare il modo di comportarsi (non era abbastanza ragionevole Caterina?) metteva fra le mani ardenti della fanciulla, frequentemente, dei biglietti di banca.
Essa si era abituata; non si sdegnava, n si disgustava.
Del resto era all'improvviso che veniva assalita dal disgusto.
Specialmente ci accadeva quand'ella contemplava i piedi, il viso del Bambino, la bocca quasi sensuale della Madre.
Caterina non era pusillanime. E tanto meno era una ammalata. Ma svenire quasi per la nausea, dinnanzi al suo amante o nelle braccia di lui, era odioso e umiliante...
Caterina non resistette. Cesare, togli quel quadro...  insopportabile!
Cesare corrug la fronte. Non ti capisco.... disse. Possibile che Caterina sia veramente atea? pens irritatissimo.
Te ne prego Cesare, mormor ella col viso rigido, mentre la sua espressione s'intorbidava, togli quel quadro, mi disgusta...
Ah! proruppe Cesare, dunque  inutile?
Non  questo... balbett Caterina, non  questo, affatto...
Caterina, disse Cesare con quella gravit con cui egli parlava sempre alla sua amante, tu cadi in un grave errore. Tu credi in Dio. Il Dio che ti sei foggiato  semplicemente un uomo, forse un po' pi grande, forse un po' pi generoso degli altri. Un uomo certamente comune. Mi affligge, Cate, vederti penare per cercare una Luce che non vedrai mai, mai... Tu perdi la testa Cate, dietro vane utopie... La vita  questa, l'uomo  questo, n io n gli altri possiamo mutarli...
Caterina rimase muta. Come spiegare le sue vilt a Cesare?
Cesare le accarezz la fronte. Impetuosamente la trasse a s, le baci la bocca. Caterina prov un urto al cuore. Ebbe paura dandosi all'uomo di cadere e d'indebolirsi nel disgusto. Nascondeva frequentemente il viso sul petto del suo amante, per non guardarlo, per non guardare le pareti, il letto, le trine su cui sprofondavano le sue membra delicate.
Quello stato d'animo costava molti sforzi a Caterina.
Per risollevarsi le occorrevano almeno due bicchieri di forte vino bianco.
...
Qualsiasi uomo, accorgendosi dello stato di Caterina, sarebbe rimasto oltre che profondamente offeso, addirittura disgustato.
Amianto and semplicemente in collera.
Che aveva mai Caterina?  falso dire, per esempio, che Amianto accogliesse le repulsioni di Caterina, col cuore leggero e il sentimento leggermente scosso.
Egli invece, ne risentiva una grande amarezza. La sua amante era una donna, cio una creatura incostante, debole, capricciosa; come donna ella si rivelava un soggetto tristo, affatto malleabile e dolce.
Amianto non trovava scuse per Caterina. Denaro egli ne dava frequentemente alla fanciulla... La piccola Elisabetta, punto vulnerabile nel cuore di Caterina, migliorava dietro le cure energiche di Maurizio. E allora perch Caterina restava cupa, arida, inerte?
 errato ammettere, si diceva confusamente Cesare, che ella si sperda in quesiti aridi... che lo spirito travagliato la renda brutale... Quel quadro! puerilit malvagie... debolezze di una mente troppo acuta... Diventare lo zimbello di Caterina? Questo no... Non solo non toglier il quadro, ma costringer Caterina a ricredersi...
Si provava ad essere dolce e accondiscendente con lei. La fanciulla ne rimaneva affascinata. Ma per darsi a lui, ella quasi si ubbriacava. La carne di Caterina era in continua rivolta... Solo quando ella si addormentava nel suo letto, ridiventava tranquilla, il suo cuore prendeva a battere lento e dolce, ed ella si sentiva felice.. Felice sopra tutto di addormentarsi profondamente, senza alcun sogno inquietante, felice di quella assenza dalla vita, di alcune ore.
Una sera Caterina, nello spogliarsi, pens con troppa acutezza a questa pallida e curiosa felicit. Ne rimase accasciata. La vita non aveva pi importanza per lei? Tutto ci voleva dire, morire. Obliarsi completamente. Essa dunque non amava pi Cesare? Il suo cuore rispose a questo appello disperato, con un tocco sordo e doloroso. Essa non amava nessuno. Mamm, Nicola e le sue sorelle, le parvero lontani.. divisi dalla sua anima per sempre...
Essa non li amava. Pens con terribile angoscia al cielo azzurro, al mare, alle piante, ai fiori... Con ossessionante ritmo, nel suo cervello la vita rimase incolore, floscia, gelida.
Pens a cose piccole, banalissime: ai vestiti che indossava, a quelli puramente fantastici che avrebbe indossato nel futuro... all'acconciatura dei suoi capelli... Cerc di scuotersi con riflessioni tristi... Il piccolo Paolo era morto di fame... Signore! che aveva? Ella non provava niente, niente... Pens alla morte allora. Una repugnanza istintiva le sconvolse l'anima. Alcune lagrime le corsero agli occhi. Essa le asciug con la piega del lenzuolo. E si addorment.
L'indomani si sent molto debole. Non si rec da Cesare. Caterina ebbe un po' di febbre e il ribrezzo la colse.
Per circa una settimana non si mosse di casa. Rimase quasi sempre seduta a guardare il cielo di un purissimo azzurro, con le pupille abbacinate di luce, non pensando niente. Ella bevve solo del caff e non cerc punto liquori e acquavite. Chiam vicino a s Maria, la prese fra le braccia, la strinse al suo petto e le baci appassionatamente gli occhi e le ciocche brune dei capelli. Le raccont pure qualche storia.
Nicola ascoltava poco distante. Cate, questa storia  inventata, non  affatto vera, proruppe egli.
Caterina lo fiss di traverso.
Sei bugiarda Cate, replic irritato Nicola.
Caterina si strinse nelle spalle.
Senti, Cate, disse poi sfrontatamente Nicola, mi occorre del denaro...
Caterina divent livida di disgusto. Vattene... vattene... balbett duramente.
Vado a chiederne a mamm, disse con cattiveria il fanciullo, e le fece di lontano una smorfia di disprezzo.
Caterina si volt e prese a contemplare, con Maria fra le braccia, nuovamente il cielo. A poco a poco una gran serenit si fece nella sua anima. Allontan da s la piccola moscerino e stette a lungo in quell'attitudine quieta.
...
L'ultima volta Amianto aveva consegnato a Caterina circa duemila lire. Una somma ingente per la fanciulla che non aveva mai maneggiato denaro.
Caterina mise questo denaro direttamente fra le mani della madre.
Gli occhi della madre s'illuminarono; fu il primo moto di quell'anima avvizzita; d'improvviso per un'angosciosa ombra le intorbid lo sguardo. Ella interrog muta e perplessa sua figlia Caterina.
Caterina non arross; non si scompose minimamente. S. diss'ella con voce dura, una bella somma di denaro... Tacque.
Caterina! grid la madre pallida, col volto pieno di orrore.
Mamm, ho avuto questo denaro... egli ha compassione di noi... di Elisabetta specialmente... Caterina tacque. Era sommamente disgustata. Sul suo viso apparve un'aria sofferente e crudele. Ella era contro sua madre; essa non le ispirava nessuna piet. Restituir ogni cosa... lavorer... e i suoi occhi ebbero un lampo veramente cattivo.
La madre rimase turbata. Anche un tenero fanciullo avrebbe ingannato Alfonsia. Sua figlia Caterina specialmente.
 molto consolante! I Marasca, nel nuovo stato di cose, si dimenticavano quasi completamente della fame sofferta e della miserabile morte di Paolo.
La vita (logica equa) si ricomincia sempre!
Solo Caterina ora avrebbe preferito rimanere sempre assolutamente sola. Sentiva un bisogno grande di calma. Con le mani dietro la nuca, abbandonata sopra una sedia, sarebbe rimasta senza far niente, per ore e ore.
Vivere voleva dire oggi per lei, restare in pace. Ella non provava alcun dolore nella sua anima, n grande, n piccolo. Non si rammaricava di niente. Non chiedeva conto a nessuno, nemmeno a s stessa, della sua vita. Pensandoci profondamente credeva di non aver sofferto troppo, n di avere avuti sogni per l'avvenire. Piuttosto la vita, senza la spiacevole sensazione del disgusto, le sembrava meravigliosa. Non amava pi la sua famiglia per niente, ma nemmeno la odiava. Si sarebbe allontanata volentieri da tutti. Un brivido acuto le faceva affluire il sangue al cuore e scuoteva per un istante la sua vitalit morente...
Allontanarsi... andare lontano, lontano, sola, assolutamente sola, e contemplare con quella quieta serenit, un cielo incomparabilmente azzurro... fissare a lungo, per esempio, nelle calme serate, le stelle tremolanti, come quando era bambina al suo paese... Chinare dolcemente la testa bionda e scaldarsi ad un sole pi ardente.. poich ella sentiva freddo in s e intorno a s...
Forse parr inverosimile il decadimento di quest'anima appassionata e ribelle. Eppure noi non possiamo mutare affatto l'anima di Caterina...
...
Amianto propose a Caterina di portarla via con s. Viaggeremo... egli disse, ti condurr molto lontano.
Per un istante gli occhi scuri di lei, ebbero una luce tenera e vivissima. Cesare cerc la sua bocca. Ella si ritrasse indietro prontamente, quasi con ripugnanza.
La colpa forse non era tutta di Caterina. La sua carne viziata dagli eccessi e dall'acquavite, la sua carne che il denaro aveva finalmente comprata, agiva perfidamente per lei.
No, ella balbett, lasciando ricadere le mani con desolazione, sono stanca... sono ammalata... come lo era Paolo... come Elisabetta... Caterina era profondamente convinta.
Il rossore le infuoc le gote. Tu lo vedi Cesare, lasciami, si esprimeva con tetraggine, Io non so che ho... sono ammalata, ammalata. E un lampo arido e triste le passava nello sguardo.
Cesare la contemplava con orrore. Possibile Cate?
L'anima di Caterina si ribell al grido violento del suo amante. I suoi occhi scuri ebbero un'espressione tenera, dolorosa. No... no... Cesare, io t'amo. Caterina non mentiva. Ma io non so Cesare... credimi... io non posso... non posso...
I singhiozzi scossero con violenza le sue spalle magre. Amianto era offeso e amareggiato.
Us con la fanciulla le carezze pi dolci, le parole pi tenere.
Egli vide palesi sul volto di Caterina i segni di disgusto.
...
Fu cos che Amianto si distacc per primo dalla sua amante.
Una terribile amarezza invase la sua anima.
Che cosa non aveva fatto per Caterina? L'aveva adorata, l'aveva protetta, l'aveva sollevata...
Essa non voleva pi saperne di lui. Amianto pens con dolore: Quale sar il destino di Caterina? Perch ha cessato di amarmi? Ah!  orribile!...  mostruoso... Io l'amo... Ah! disgraziata Caterina... Perch si allontana?... Per Dio... Ella non pu pi avvicinarmi...
Qui la mortificazione prostrava il giovane.  veramente un'ammalata come suo fratello che mor, come Elisabetta? Caterina appartiene ad una famiglia di tisici... corrugava la fronte, allontanando le angosciose perplessit, cercando invece un ragionamento amaro, spietato, per vincere e colmare l'orgoglio sofferente. Ho mancato verso di lei forse? Ah! essa  folle... un'anormale... una piccola donna feroce nelle sue voglie... I suoi scatti, per Dio!... i suoi scatti, dunque? Mi ha amato veramente? Questa domanda lo faceva molto soffrire. Ah!... Cesare conosceva l'amore assoluto, tenero, indicibile della sua amante. La vita prendeva colori scialbi. Decisamente Caterina non  una creatura comune... Essa si uccide...
Cos Amianto a poco a poco cadeva in una tetra malinconia. Un inquieto pessimismo lo faceva inveire contro il suo sentimento, che egli giudicava quasi ridicolo; riusc a maledire la giovane Caterina.
Tentava di scacciare le idee brutali nelle lunghe cavalcate, si avvicinava ai suoi amici, discuteva vivacemente con essi; si divertiva a studiar da presso l'indole dell'uomo e scuoteva la testa con qualche soddisfazione. Eppure Cate... Il sussulto doloroso partiva dalle sue viscere, gli passava il cuore, Sono stato io il primo... Ah!... e fremeva di volutt e di collera.
Nello stesso tempo una specie di tranquillit si stabiliva nel suo cuore. Alle volte il ricordo della sua amante gli dava una viva angoscia. Cesare sospirava. Era profondamente ferito nel suo orgoglio.
Non poteva pensare alle donne senza un sincero disgusto.
Un senso di liberazione, allora, gli apportava un gradevole benessere fisico. Ed egli vedeva l'orizzonte vasto e luminoso dinnanzi a s.
Non si finisce per una donna. balbettava irritato, pieno di violenza. Argia?... non sono morto... La vita  bella... e degna di essere vissuta. Certo, ho amato Caterina... Molte cose sono finite con essa... ma per Dio, che debba ammalarmi e rendermi ridicolo e abietto?
Profondamente deluso e triste, Amianto, dopo aver fatto due o tre vani tentativi per avvicinarsi a Caterina, lasci (riflettendo freddamente) Napoli.
Egli chiuse ermeticamente il grazioso appartamento dove Caterina aveva conosciuto le ore pi felici della sua vita.
Part per uno dei suoi lunghi viaggi, un po' annoiato, un po' infelice. Sarebbe certamente presto guarito. Amianto amava tenacemente e profondamente la vita.
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Capitolo 11.
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Fu quello un periodo di calma per Caterina. Essa non faceva niente. Si alzava tardi. Rimaneva nel letto quasi tutta la mattinata, con le braccia abbandonate sulla coperta, in un'apatia dolcissima. Sentiva una gran freschezza nella testa e nella persona. Alle volte, fissando le sue belle mani bianche, le sue braccia, provava un brivido delizioso.
Era viva ed era quieta.  vero altres che Caterina era molto debole.
Per circa due mesi Caterina condusse una vita eguale, monotona e solitaria. Usc due o tre volte con Nicola e con Maria.
Una volta sola condusse Elisabetta, che si appoggi tutta felice al braccio di sua sorella Caterina, a fare una lunga passeggiata, e ritornarono entrambe leggermente colorite.
In quest'epoca Caterina ricevette una brusca scossa.
Caterina viveva vagamente, senza una speciale ragione, contenta solo del senso stupendo di calma che ristorava il suo fisico. Parlava pochissimo. Sedeva accanto alla piccola Elisabetta per delle ore senza sorriderle mai.
Avevano ancora molto denaro in casa. Ma a questo non pensava affatto Caterina.
Rachele rimaneva sempre cupa, taciturna. Ella comprese che sua sorella Caterina aveva abbandonato il suo amante. Questo non riusc a portarle la pace; n essa poteva perdonare a Caterina, dopo che il "fatto" era accaduto.
Pi tardi, cio quando i genitori di Armando Savelli, vietarono in modo rigoroso e quasi crudele al figlio di avvicinare Rachele Marasca, e tolsero a questi ogni speranza di unirsi in matrimonio con la sorella di una perduta, la giovane pianse, si ribell e maledisse.
Di conseguenza, una specie di repulsione morale spinse Rachele quasi a detestare Caterina.
Rachele non si sprofondava nel passato. La vita era spietata con lei! Che aveva fatto? Lavorato... lavorato... onestamente... sinceramente. Non aveva mai chiesto niente. Gli avvenimenti perversi, sua sorella Caterina con la sua malvagia condotta, le toglievano tutto.
Rachele piangeva: lagrime amare di scoraggiamento e di mortale tristezza. Perch Caterina li aveva rovinati? Chi l'avrebbe sposata pi? Nessuno... certamente. Nel cuore di Rachele c'era il sentimento arido dei diseredati. Essa si rimpiccioliva, rimpiccioliva la sua anima, tutta s stessa sotto quel peso crudele. Va bene... nessuno voleva pi saperne di lei! Che avrebbe dunque fatto per tutta la vita?
Rachele provava un orrore invincibile nello sprofondarsi nel pensiero dell'avvenire. Lasciarsi vivere... balbettava accorata scuotendo la sua bella testa, e poi... un giorno... morire... Ah! morire!
Sovente, la sera, nel contemplare sua sorella Caterina, nel fissare il volto pallido e tranquillo di lei, e specialmente la bocca, chiusa nel respiro regolare, Rachele aveva scoppi di collera orribili: Possibile che Caterina fosse cos? Una creatura perduta e impassibile... Gli occhi scuri, senza alcuno scintillo, di Caterina, s'incontravano con quelli di Rachele. Per poco la giovane non prorompeva. Una volta Rachele scoppi in pianto.
Caterina si sorprese. Accortasi improvvisamente di essere proprio lei a dispiacere a Rachele, s'incoller e s'inaspr. E non rivolse pi nemmeno una volta la parola a Rachele.
Una sera Alessio, tutto ad un tratto, disse bruscamente a Caterina: Sentite Cate... non appena Elisabetta guarisce la sposo...
Caterina rimase di sasso. Un rossore impetuoso le infuoc le gote; subito divenne orribilmente pallida. Ah! balbett. Si alz in piedi. Elisabetta lo sa?... L'amate? proruppe con violenza.
S, disse severo scrutandola fissamente, il giovane.
Caterina contrasse la fronte; ma un subitaneo sorriso, un luminoso sorriso, le rifulse sulla bocca. Subito si spense. Alcune lagrime corsero agli occhi di Caterina.Sposatela Alessi, si avvicin al giovane agitata e gli mise le mani sulle spalle, sposatela balbett, Ah! come sono contenta...! e rimase a capo chino col respiro affannoso.
Cate, proruppe con amarezza Alessio, non tutti la pensano dritto... Voi capite Cate? Non tutti hanno una morale... Alessio era molto crudele. Egli certo, era un giusto. Io voglio bene a Rachele...  buona...  bella. Rachele  molto disgraziata. L'uomo che l'ama e che ella ama, non si avviciner alla vostra casa...
Caterina divenne di nuovo pallida. Ah! Signore!... Rachele, Elisabetta... Vi erano uomini che pensavano ad esse dunque... Esse amavano... Non aveva riflettuto mai che potessero accadere simili cose alle sorelle. Non comprese bene ci che dicesse Alessio.
Voi credete Cate, che esistano individui superiori? disse Alessio violentemente, parlando con la giovane sempre severo, ma come un camerata di pensieri alti e profondi. Vedete, un individuo ha paura... orribilmente paura di avvicinarvi... Tutto ci perch? s'interruppe, Oh!  molto ridicolo! aggiunse.
Che dite? fece Caterina con alterigia.
Dico Cate, che vi sono individui capaci di curvarsi, di privarsi dell'amore, della felicit... per sottostare a dei pregiudizi vergognosi... E intanto non si calpestano. Vi fanno paura i Marasca? E perch? La loro situazione? Voi, Cate, siete senza colpa... Alessio parlava ad alta voce, agitatissimo nel liberarsi dal peso triste dei pensieri, giudicandosi molto forte parlando in tal guisa a Caterina Marasca. Egli in quell'istante si sarebbe inchinato dinnanzi alla giovane, e le avrebbe baciate le mani. Tali sono i poteri dell'esaltazione. Talvolta straripano e rompono tutti gli argini. L'anima di Alessio fremeva. Caterina soffriva.
E poi, Cate... non parliamo del popolo, Alessio fece una smorfia di disprezzo. Che cosa immaginate, Caterina, che sia la societ? Voglio dire la societ che giudica. Un allegro comizio, molto chiassoso...  costituito di signori impeccabili... Essi hanno le mani accuratamente profumate, ma dimenticano ordinariamente di pulirsi le unghie. Vedete, Cate, sono furente. Un individuo si rifiuta di sposare Rachele... solo perch si  saputo che i Marasca hanno sofferto la fame... (ma, Caterina,  vostra colpa questa?) e che... che voi, Caterina, avete nutrito dell'affetto (adesso Cate, vi  impossibile amare, lo comprendo benissimo), per mio cugino... Ah! tutto ci  sciocco e mostruoso!
Caterina arross. I suoi occhi presero a brillare con violenza. D'impeto scosse Alessio bruscamente. Non si vuole sposare Rachele? chiese con le narici palpitanti. Perch siamo cos, Alessi? Per me? aggiunse eccitata. Ah! miserabili, vili, proruppe appassionatamente.
Io vi stimo molto Caterina, disse Alessio con dolcezza. E i suoi occhi grigi esultavano.
La collera di Caterina cadde. Ella strinse la mano che Alessio Ferri le porgeva.
La pietra era lanciata nella sua anima. Caterina perdette la pace.
...
Eppure Caterina non pensava mai all'amore che aveva perduto, n al suo amante, che essa aveva volontariamente abbandonato.
I giorni di Caterina erano grigi. Tutto ci che ora ella faceva era grigio, essa vedeva spesso e grigio ogni oggetto: la piccola Elisabetta, la malattia di Elisabetta, il vestito di Rachele, tutto era grigio. Perfino quando essa sedeva a tavola, vedeva le pietanze, il volto di Nicola e le mani della piccola Maria di un torbido color grigio.
Del resto Caterina non provava alcuna repugnanza per quel colore monotono, privo di qualsiasi raggio vitale. Accadeva talvolta che ella si posasse la mano sulla fronte; un lampo brusco le attraversava il cervello e l'anima di Caterina era lacerata. Signore! L'amore! la vita!... l'ebbrezza!... Lei... chi era pi?
Poi tutto s'intorbidava nel pensiero di Caterina ed essa giaceva in preda ad un certo disgusto. Cinque minuti pi tardi ogni cosa era calma nell'anima della giovane. Ella era quasi contenta. Perch, Signore, quando si vive in pace, si  sempre contenti...
Ma poi Caterina si metteva a pensare (ed era inevitabile) all'uomo che s'era rifiutato di avvicinare i Marasca. Ella arrossiva, si agitava. Ricadeva nell'abbattimento senza pace. Tutti erano contro di lei... e le lagrime riempivano gli occhi della giovane.
Maurizio diceva che ci volevano molte distrazioni per Caterina. La signora Rosa imponeva con severit alla fanciulla di muoversi, agire, uscire fuori all'aria aperta, nel sole, se non voleva procurarsi la malattia che purtroppo aveva ucciso Paolo e minacciava la piccola Elisabetta.
Caterina scuoteva la testa sorridendo. Essa non aveva intenzione affatto di uccidersi. D'altra parte il sole, il cielo azzurro, l'aria tiepida della primavera, erano le uniche cose che vedesse e sentisse chiare, molto chiare.
Maurizio trascin Caterina per le strade, quasi a viva forza. Egli non le parlava mai di Cesare, sebbene cercasse egli stesso di portare il discorso su argomenti vitali, come la giovinezza, l'amore, la bellezza delle cose, anche se queste fossero solo concreta materia e niente altro.
Caterina rispondeva evasivamente. Maurizio diventava rosso di collera.
Siete testarda Cate... guardate per esempio il cielo oggi... dite che vi piace, che vi solleva... Va bene. Ci non basta. Non posso pensare a voi Caterina, come a una psicopatica. Voi siete sana, il vostro cervello  sanissimo. Interessatevi a tutto... Vi prego, cara Cate, fate delle pazzie ma rimettetevi...
Caterina restava taciturna, pur senza mostrare molta tristezza.
Ritrovate voi stessa Cate, supplicava ardentemente Maurizio, mentre le mani di lui si agitavano in un tremito possente e le vene ricche si gonfiavano sotto la pelle bruna.
Caterina esponeva le sue idee. Essa si sentiva bene. L'individuo che aveva osato insultare i Marasca con il disprezzo muto per Rachele, cos bella... cos giovane! balbettava ella amaramente, l'ossessionava. Io non ho niente... potete crederlo Maurizio, aggiungeva Caterina, fissandolo quietamente. Solo... ascoltate, vedete questi uomini... vedete come essi sorridono, si agitano... ebbene... Guardate laggi, Maurizio, il piccolo venditore di giornali che grida: "Il Mezzogiorno". Essa taceva, tutto ci  grigio, pesante, molto triste... Maurizio, io credo che gli uomini siano continuamente oppressi... Ma non  punto vero, prorompeva dopo animandosi, perch tutto ad un tratto vedo chiaro, il mio cuore batte... la voce del piccolo venditore mi riscalda... desidererei udirla di continuo... Ah! Maurizio, vorrei fermare l'attimo! E un triste scoramento velava il volto cupo di Caterina.
Maurizio la trascinava fuori di citt. Spesso, quando erano soli, egli le prendeva le mani, la scrutava con gli occhi pieni di un caldo e appassionato desiderio.
Caterina non vi leggeva niente. Anzi ella gli abbandonava le mani e lo guardava distrattamente. Perch mi fate sempre uscire? gli chiedeva con tristezza.
Perch vi amo, qui Maurizio arrossiva vivamente, e sono il vostro medico.
Caterina non trovava alcuna risposta. Temeva tuttavia di ammalarsi (specie dopo aver riflettuto sul caso di Rachele e sulle parole dure di Alessio) come la piccola Elisabetta, la quale nonostante il latte e la carne cruda, continuava a tossire e ad avere una leggera febbre. A questa triste possibilit, Caterina veniva percossa da un fremito di disgustosa paura.
Maurizio rifletteva freddamente: Caterina  abbattuta... Guarirla con parole tenere, con mezzi blandi, con passeggiate igieniche? Ma  assurdo! Caterina non  un'idealista. Il suo fisico  momentaneamente privo di energia. La malattia di Caterina si risolve con una scossa violenta... con uno sforzo poderoso di volont eccitata. Non vi  dubbio. I languori in questi casi uccidono... Essa ha bisogno di vitalit, di ardori... (Maurizio se ne compiaceva, ma era proprio il rimedio di Caterina). Non vi  da sbagliarsi sulla diagnosi. Cesare l'ha disgustata... Questo non  una ragione sufficiente per sfuggire vilmente alla vita... Essa compie un delitto. Cura omeopatica forse... Maurizio sorrideva con una dolce ebbrezza.
La notte sognava la fanciulla e pi volte le sue labbra che avevano toccato per prime (riflettendoci appena sveglio, Maurizio ne provava una dolorosa amarezza) la bocca di Caterina, premevano quella stessa bocca, che gli riportava sempre sfrenato il desiderio.
Nelle passeggiate che Maurizio sceglieva sempre pi solitarie, spinto dal dolce demone lussurioso, egli cingeva la vita di Caterina e le parlava quasi sulla bocca, per rianimarla e farla vivere.
Caterina non sentiva alcun fremito, ma prendeva ugualmente, le mani forti di Maurizio e le contemplava a lungo pensierosa, e lo guardava in viso, vicina e triste.
Spesso si sedevano sull'erba. Perch non facciamo venire Elisabetta? domandava Caterina.
Non sono passeggiate per lei, obiettava Maurizio, e poi Alessi... non vuole...
Caterina sospirava.
La piccina guarir, non preoccupatevene Cate, sussurrava col fiato e gli occhi ardenti Maurizio. Scrollava il capo per, ridendo, spinto dal suo demone, per far presa sulla giovane. Alessi sposer Elisabetta... Eppure pi tardi queste parole disgustavano Maurizio.
Un giorno egli era cupo. Al suo fianco seduta era Caterina. Indossava un pallido vestito celeste. I lunghi capelli le scendevano sotto le spalle e tormentavano con l'aspro tocco, il viso di Maurizio.
Era tornata la primavera. Caterina tracciava delle strane sillabe a terra con l'indice e Maurizio non pot sopportare n l'ingenuo misterioso scritto che Caterina tracciava sulla terra scura, un po' secca, n la serenit di quell'anima, che egli aveva conosciuta diversa.
Sono vile, si disse con aspra volutt, sono stato sempre vile con lei... Se le mie labbra non toccano le labbra di Caterina fra un minuto... non sono un uomo per Dio! Maurizio aveva messo in gioco la stima di s stesso.
Caterina e l'odore acuto delle acacie, non lo commovevano.
Egli spiava con gli occhi infiammati la bocca della giovane. Si curv su di lei, le strinse con le mani frementi il volto e colse con la bocca avida il respiro di Caterina.
Ci che prov Caterina fu molto strano.
Ella sent partirsi dalle viscere un brivido potentissimo; nello stesso tempo una luce ricca rifulse nelle sue pupille; ed ella con un gemito di paura e di dolore, allontan con le mani fredde, il viso appassionato di Maurizio.
Poi balz in piedi. Egli con un movimento repentino abbracci il corpo di Caterina, la scosse e la rovesci sulle sue ginocchia. L'immobilizz in una stretta di ferro, fissandola con due occhi lucidi e infossati. Sentite, Cate,... vi ho amato... vi ho seguito ovunque col pensiero... ho sofferto.. Vi ho stimata, vi stimo. Non dovete morire. Il passato non  vostro... non  mio. Vi amo Cate... E mentre Caterina si opponeva dibattendosi livida, egli la baci tre, quattro volte sulla bocca. Poi egli liber Caterina e la contempl affannosamente.
Una debolezza estrema s'impadron di Caterina. Essa non sollev la testa bionda dalle ginocchia di Maurizio. E quando Maurizio le pose le mani sulle braccia, sulle guancie, sulla bocca, con voluttuose carezze, essa non fece alcun movimento di ribellione.
...
Maurizio non pot chiudere occhio la notte. Devo possederla, si proponeva, io l'amo... domani io la condurr... dove mai la condurr?
Egli non sapeva precisamente dove condurre Caterina. Il riflettere diventava doloroso per Maurizio. Il sangue colorava i suoi zigomi; i suoi occhi luccicavano.
Non spettava a lui far rivivere Caterina? Egli si rammentava di lei ardente... di Caterina audace parlatrice... umana e ribelle...
Appassionato, (senza la gravit o la dolcezza di Amianto) egli le parlava. Ella muta, affaticata dalla debolezza, scuoteva la testa. Che dite mai Maurizio?
Volete morire? prorompeva il giovane, premendo le mani attorno alla vita di lei. Il tremito vitale delle dita ardenti del giovane, passava le carni di Caterina e giungeva sino al suo cuore. Ella rabbrividiva di spavento. Ebbene, disse brutalmente Maurizio un pomeriggio in cui ella si era rifiutata di seguirlo nella passeggiata. Voi morirete Caterina... siete vile...
Caterina spalanc gli occhi. Istintivo sent il ribrezzo della febbre. Si curv vigliaccamente verso il giovane. No... no... url, non voglio... E si aggrapp a lui.
Egli la raccolse tra le braccia e la baci sulla bocca, tenendola stretta, comunicandole con le carezze lente, un dolce fremito di vita. Egli le impose di vestirsi e di seguirlo. Caterina pallidissima ubbid.
Il terrore della morte, risvegliava in Caterina una certa sensibilit. Al braccio di Maurizio ella camminava con gli occhi fissi sulle vie, sugli uomini, sulle cose.
I bambini condotti dalle cameriere, dalle robuste bambinaie ai giardini, in quel tiepido pomeriggio, quei piccoli esseri felici che ridevano e si agitavano sventatamente, facevano venire le lacrime agli occhi a Caterina. Ella stringeva il braccio a Maurizio con un brivido d'improvvisa sensualit. Ella in quel momento, viveva, sentiva il sole, si agitava, guardava i piccoli fanciulli. Niente di pi ardente, di pi emotivo. Caterina era tristemente felice. Una piccina con dei capelli nerissimi e due occhi grigi, molto espressivi, le pass davanti e le sorrise. Caterina s'incant. Guardate Maurizio com' bella! sussurr. E arross. Maurizio si volse; vide la bambina. Essa gli apparve priva d'interesse. Sorrise per a Caterina.
Condusse la fanciulla in un piccolo albergo strano, molto lontano.
Un tetro pallore si stese sul viso di Caterina appena si trov nell'interno e si abbandon sul divano; essa si agit, si tocc il polso. Batteva a precipizio. Decisamente aveva la febbre. Col viso illividito di paura, si avvicin a Maurizio e gli prese le mani.
Egli rimase impressionato nel vedere lo stato della giovane. Che avete Caterina?
Ho la febbre... balbett lei.
Maurizio le tocc la fronte, le prese i polsi e cont i battiti. Sentite Cate, disse con severit, diventate vile sul serio? Nicola aveva questa paura. Ora siete voi... Dovete vivere... vivere... disse egli forte scrutandola coi suoi occhi lampeggianti. Io v'insegner, aggiunse sussultando forte, e le vene dei suoi polsi si gonfiarono.
Erano soli, in una piccola camera. Le tende, davanti ad un'unica finestra, erano pesantemente abbassate.
Maurizio ordin la cena. La port un cameriere compitissimo, che intasc il denaro che Maurizio gli porse, sorrise con deferenza e scrut attentamente Caterina. Egli si ritir. Maurizio chiuse la porta. Avvicin una sedia al tavolo per Caterina, e la fece sedere al suo fianco. Incominci a servirla, sorridendo, rosso, un po' emozionato.
Maurizio non pensava affatto in quel momento che Caterina avesse gi conosciuto l'amore. Caterina era giovane; una dolce e fiera fanciulla.
Egli, oltre ad essere agitato dal demone, era pallido di commozione. Sapeva che fra poco avrebbe posseduto Caterina. Ne aveva premeditato appassionatamente il progetto.
Caterina mangiava, affamata, livida in volto. Il colore grigio s'era spento nella sua vita. Essa adesso vedeva proprio quello che il colore grigio le aveva lasciato: un nero orrido, spaventoso.
Maurizio le sbucci le arancie. Vedendo la fronte corrugata, gli occhi spauriti di Caterina, sorrise e d'impeto la prese sulle sue ginocchia.
Caterina rifiut la frutta. Appoggi la testa sul petto del giovane e vi rimase quieta e pallida. Maurizio le baci la bocca.
Caterina non prov nessun senso di disgusto. N ella si sottrasse ai baci e alle strette man mano pi brutali di Maurizio Ferri.
In quella camera d'albergo strano e quieto, ella sopport l'amore di lui senza che la sua carne e i suoi sensi vibrassero della pi lieve emozione.
Maurizio rosso, confuso, non sapeva che dirle. Egli guardava Caterina senza alcun calore. Le fantasie che lo avevano fatto tanto sognare su Caterina, evaporavano vaghe, torpide, quasi disgustose.
Essa era una donna comune; per di pi una creatura ammalata e piena del terrore della morte. Maurizio capiva, naturalmente, che essa era stata ridotta in quello stato. Ma intanto le cose stavano cos ed egli non poteva mutarle.
Che fare, Signore, di una creatura un quarto d'ora dopo averla posseduta, quando non si sente niente per lei? Caterina poi era un'amica ed egli l'aveva amata. Bisogna per sempre giustificare i propri atti. Maurizio baci la fanciulla; le sorrise da amico, non da amante, mentre pensava: Caterina  diventata la mia amante! Non provava di ci n orgoglio, n piacere.
Andiamo Cate,  tardi... le disse poi. Sei stanca? Faceva uno sforzo penoso per darle del tu. Era abituato con Caterina al voi e avrebbe preferito che niente fosse mutato nei loro rapporti.
Ella arross. Scosse la testa. Andiamo... subito... a casa mia... balbett, ve ne prego Maurizio...
Caterina era in preda ad una vergogna indicibile. La tavola apparecchiata era in un canto. Le posate sporche, i bicchieri a calice riempiti per met di vino, le buccie delle arancie e i pasticcini in un vassoio quasi intatto; tutto ci guard Caterina con occhio atono e triste.
Maurizio deplor in cuor suo, di essere venuto l con Caterina. Quella camera era molto volgare.
Egli aiut Caterina a mettersi la sciarpa intorno alle spalle, le aggiust il cappello; fece quello che gli uomini abitualmente fanno in simili casi. Prima di uscire da quella stanza, egli baci la giovane e le disse freddamente qualche parola tenera.
Per la strada essi tacquero. Quando furono nel loro vico, il cuore di Maurizio batt fortemente. Si risovvenne di essere un uomo, e di aver conosciuto in quel luogo Caterina fresca e ardente di vita e di averla posseduta un'ora prima.
Dal pianerottolo dinnanzi alle loro porte chiuse, Maurizio senza mentire, chiuse in un appassionato abbraccio Caterina e la baci con volutt sugli occhi e sulla bocca.
Andate via... andate via... supplic ella.
Verr a vederti, diss'egli.
No... no... mormor Caterina. E supplicava sempre.  Mi sento male... non venire... domani... domani... balbettava.
Egli le baci le mani. E gir la chiave di casa sua.
...
Maurizio prese in affitto e ammobigli sommariamente una stanza per Caterina.
Egli ve la conduceva due o tre volte la settimana. Caterina si mostrava molto timida con lui; contemplava sempre con un'orribile vergogna, il bel volto del suo amante e la stanza estranea (molto graziosa e priva di qualsiasi volgarit) dove essa passava le ore pi strane della sua vita.
In quella camera non vi erano fiori freschi, n alitava alcun profumo esotico e lussurioso come nella casa di Amianto.
Fluttuava solo nell'aria l'odore aspro delle forti sigarette di Maurizio e il lievissimo profumo di violetta che il giovane portava abitualmente nella sua biancheria e nei capelli.
Caterina si recava col animata, ma come se dovesse sottostare ad un dovere faticoso. Le sue mani bianche tremavano nervosamente e il rossore macchiava di continuo le sue gote.
 un torto di Caterina: essa respirava ampiamente quando Maurizio le diceva innanzi a tutti:
Cate, vestitevi... oggi vi condurr molto lontano... E sorrideva.
Essa d'istinto, lo guardava. Per poco non si tradiva, con quell'improvviso e vile rossore. Si vergognava della signora Rosa, di Alessio, della piccola Elisabetta, ma soprattutto di Maurizio.
Essa per si alzava egualmente e si vestiva.
I suoi movimenti erano svelti e giovanili. Respirava, si contemplava nello specchio. Signore!... non era punto bella... no... Come mai Maurizio poteva amarla? Scrollava la testa. E che? Non le importava proprio niente...
Appena fuori, al braccio di Maurizio, in quei pomeriggi ricchi di luce, di palpiti, di profumi, essa provava qualche languore, ma il ritmo del suo cuore accelerava.
Maurizio le stringeva le mani e cercava di guardarla negli occhi.
Le serate della primavera napoletana sono meravigliose. Caterina arrossiva vivamente, un pallido sorriso appariva sulle sue labbra cupe.
Nella piccola camera, Caterina rimaneva timida, atona. Il suo cuore e i suoi polsi tornavano calmi e freddi. Signore! com'era penoso ci che avveniva dopo...
Oltre a tutto Caterina si sentiva umiliata e oppressa poich Maurizio s'irritava... la rimproverava violentemente.
Caterina finiva per singhiozzare.
 vero che poi egli diventava tenero e dolce... Ma Caterina cara, perch sei cos? Che vuoi? Che desideri? Io sono pronto a tutto...
Ah! essa non voleva nulla... nulla...
Maurizio pallido d'ira, si tramutava subito in un temibile motteggiatore... Era un po' crudele con la sua amante.
Sempre gli istinti lo piegavano per verso la giovane; l'epilogo della sua collera, era la sottomissione senza calore di Caterina.
Un punto molto onorevole per Maurizio Ferri: egli rispettava in Caterina la fanciulla. Osava con lei delle carezze raffinate, ma non cadeva mai nell'eccesso smodato, e mai vedeva nella giovane, l'amante volgare o triviale. Anche per Maurizio, Caterina restava nella "sua stessa casta". Del resto il viso pallido, che arrossiva ogni momento (Maurizio se ne deliziava) di Caterina, quel volgere sempre altero della testa e quell'aria atona o sofferente, portavano da s stessi, alla gravit e alla considerazione.
Egli avrebbe voluto Caterina viva, torbida e ardente; desiderava sfrenatamente i sorrisi voluttuosi di lei, le parole calde, i gesti rapidi e gli occhi... gli occhi raggianti e teneri di Caterina... quelli che egli le aveva conosciuti.
Si rammentava del pallore profondo, quasi lascivo di Caterina quando egli nel passato l'aveva stretta per un attimo, fra le braccia.
L'amore di Caterina per Amianto era stato funesto. Maurizio vi pensava qualche volta. Cesare aveva dunque distrutto ogni emotivit in Caterina? L'ira prorompeva nel giovane. Quali erano i suoi doveri verso di lei? Solo la maternit potrebbe salvarla, diceva a s stesso, profondamente convinto. La resurrezione di Caterina era ancora possibile. La sua ampia fronte si contraeva. Un figlio suo e di Caterina? Caterina mamma! L'immagin pallida, coi bellissimi capelli appuntati dietro la nuca, le labbra ridenti... e gli occhi pieni di un'incomparabile luce... i veri occhi di Caterina. Essa guardava con quegli occhi... suo figlio! Cio il figlio di lui, Maurizio...
Il giovane riflett penosamente. Mio figlio? E Caterina? E l'avvenire? Che fare di un piccolo essere livido? Spezzare (in un certo senso) la via dritta per una donna come Caterina?
Avevano rovinata la giovane, senza dubbio. Essa era caduta come tanti altri... Ella era al di sopra degli altri, forse. Povera Cate! Ma chi avrebbe preso la responsabilit per Caterina?... E per un figlio di lei?
Egli pensava con molta amarezza: Io, certo, non posso sposare questa donna... E perch? si domandava poi, pieno di collera, ingrandendo alquanto le sue idee e la sua personalit. Passeggiava eccitato, fremente. Io l'amo... potrei salvarla sicuramente... Al mio fianco, madre, Caterina rinascerebbe... I suoi sorrisi sono molto dolci alle volte... Ella ha perduto molte delle sue idee strane e superbe. E con questo? Necessitano ad una donna l'audacia e l'ingegno superiore? Di solito, questo rovina la femminilit... Forse Caterina diverrebbe una sposa buona e normale... D'improvviso Maurizio s'arrestava sdegnato. E Cesare... suo cugino? Il primo amante di Caterina! L'amante assoluto... colui che aveva avuto tutto... Maurizio si sommergeva in un'impotente collera. Ebbene... chi era costui? Egli lo disprezzava. Aveva rovinato Caterina. Egli porterebbe molto lontano la giovane... Gli occhi di Maurizio luccicavano d'indignazione. Caterina aveva dei diritti... poteva essere ancora felice... Occorreva per questo che una mano forte la sollevasse. Un individuo alto... di grande coraggio. Non disprezzava tutti, Maurizio? Non sapeva le leggi insulse, contrastanti, inesorabili, che tenevano legati in un cerchio di ferro, gli uomini e impedivano loro l'articolazione libera e il respiro ampio?
Strano, come Maurizio pensasse di sposare ora Caterina che non era pi una forte e pura fanciulla.
Maurizio fumava sempre pi eccitato.
E Caterina? Che cosa ne avrebbe pensato ella? Lo amava?... Il nuovo stato di Caterina gli impediva di scrutare l'animo di lei. Il giovane corrugava la fronte. In fondo al suo essere rinasceva la voce primitiva; la rude logica del maschio.
Caterina era stata di un altro. Conosceva altri baci, altre carezze, altre mani. Le sue tempie si colorivano. Essa era stata pagata, comprata. Essa s'era eretta e lo aveva allontanato disprezzandolo. Ora era un'altra cosa. Caterina si sarebbe messa in ginocchio...
Ah... ecco le creature... e la vita... Abnegazione? Coraggio? Grandezza? La societ gli avrebbe sputato in volto: Sei un uomo o non sei un uomo? Ti stimi? Ah! rispetta la legge degli uomini, se non rispetti (oh! infame) la legge della natura.
Maurizio riprendeva a passeggiare meno eccitato, cupo, un po' triste. Io non posso mettermi dinnanzi alla colpa di Caterina. Io non posso far niente per lei...  delittuoso forse... ma  cos... debbo agire cos... Essa  la mia amante... e nient'altro. Sar buono, sar dolce, mi curver... ma che disgusto... Perch io penso a queste cose?
Non dobbiamo nascondere che egli sentiva molta compassione per Caterina. Egli la contemplava pensieroso. Spesso ella, mentre lui fumava, rimaneva inerte, sopra una poltrona, spossata, con le braccia nude abbandonate lungo la persona, col viso magro e gli occhi vaghi.
Che pensava Caterina? Ella era molto triste. Che hai, Cate? prorompeva lui smettendo di fumare.
Ella alzava gli occhi. Niente.
Dimmi che pensi, le imponeva prendendola fra le braccia e stringendola fino a soffocarla, lo esigo...
Caterina arrossiva sino alla fronte. Niente Maurizio, lo giuro... In realt Caterina non pensava proprio a niente. Si sentiva sempre stanca, questo s.
Caterina era guarita dallo sciocco e orribile terrore della morte. L'eccitazione funesta era caduta sotto la pressione calda e appassionata delle mani del suo amante. Ella vi pensava fremendo, con una orribile vergogna. L'insulto peggiore che le potesse fare Maurizio era di rammentarglielo. Egli lo sapeva e rifuggiva l'argomento, ma quando era molto irritato, non vi badava e incrudeliva con Caterina.
Non poteva per sopportare l'atonia senza tristezza di Caterina. Cercava ogni mezzo per distrarla. Le fece molti regali. Caterina dovette indossare dei vestiti di taglio squisito, dettati dal gusto impeccabile di Maurizio. Egli la contemplava sorridendo, ammirando il corpo slanciato, la curva procace del seno, la bellezza dell'anca su cui graziosamente si drappeggiava il tessuto. Quel corpo fragile e delizioso! Peccato, Cate, diceva scrutandola con ironia, che tu sia ammalata... di spleen, correggeva subito, temendo di rammentare con troppa crudezza (nelle ore tranquille) il triste caso di Caterina.
Gli occhi della fanciulla s'incupivano. Essa si guardava molto distratta allo specchio.
Un pomeriggio, Maurizio fece una scoperta meravigliosa.
Ordinariamente, appena entrati nella loro camera, Caterina andava a stendersi sull'ampio divano e rimaneva un poco per prender fiato. Subito Maurizio la costringeva ad alzarsi, l'abbracciava, la baciava, conducendola al balcone, per farla respirar meglio. Egli le parlava allora, come un tempo, toccando argomenti estranei o limpidi e schietti. Caterina ascoltava taciturna, con la mente occupata da quelle questioni, ma impotente ad esprimersi. Poi, ella provava sempre vergogna di Maurizio.
Rientravano, mangiavano dei dolci, prendevano uno o due caff. Il cuore e i polsi di Caterina si eccitavano. In quella camera non vi era letto. Caterina s'era opposta, con due occhi improvvisamente duri e freddi.
La natura di Caterina non  morta, si disse con piacere Maurizio.
Con uno scoppio impetuoso, ella aveva gridato. No.
Maurizio si curv. Caterina prov un lieve disgusto e ricadde in una paura mortale.  molto strano, ma la giovane non provava pi alcun disgusto. E specialmente quando essa si trovava fra le braccia di Maurizio. Era un dovere arido e penoso. Niente pi. La sua carne fredda, la sua anima fredda, non si commuovevano. Le carezze del suo amante non la riscaldavano, l'amore di lui l'opprimeva. Ma poi rimaneva con una certa leggerezza in quella camera, vicino a Maurizio, e se non fosse stato per quello sgradevole senso di vergogna che s'impossessava di lei, ella si sarebbe trovata (lontano dalla sua famiglia) tranquilla, e avrebbe perfino sorriso con qualche letizia, nel guardare il cielo, la campagna che si scorgeva nitida dalla finestra, il bricco lucido del caff.
Quel pomeriggio, Maurizio aveva fatto portare del liquore. Egli ne bevve, ne vers per Caterina e la invit indolentemente a berne.
Caterina rimase esitante. Da molto tempo non beveva pi liquori, n acquavite. Oggi, il liquore e l'odore dell'acquavite (che pass rapido sotto le narici di Caterina) ritornavano ad essere schietti, ristoratori.
Ella arross e bevve. Prov (un momento dopo) una grave spossatezza alle gambe e alle braccia e un lieve bruciore alla gola. E divenne molto rossa. In compenso il suo cuore batteva, i suoi polsi battevano, e un ritmo caldo e chiaro di vita acceler il sangue nelle sue vene.
La camera, Maurizio, i piccoli quadri alle pareti, rifulsero dinnanzi ai suoi occhi. Ella, con le mani tremanti, sotto quel potere meraviglioso, si vers un altro bicchierino e ancora un altro. Maurizio la contempl stupefatto. Egli non sapeva la debolezza di Caterina.
Oh! disse ridendo, ti piace davvero Cate?  strano. Tacque. Non devi bere pi, aggiunse severo e scrutatore. E la prese fra le braccia.
Gli occhi lucidissimi, la pelle calda, il sorriso largo di lei, senza vergogna e senza timidezza, lo entusiasmarono. Lo accese il bacio che per la prima volta gli diede Caterina. Essa, in piena ebbrezza, coi lunghi capelli sulle spalle, bagnati alla radice di sudore, torbida e avvincente, fece delirare Maurizio Ferri.
Era la sua Cate... quell'ardente Caterina che egli desiderava...
Poi, ella rimase prostrata sul divano, con gli occhi infiammati ancora dal liquore, la bocca schiusa in un sorriso livido.
Maurizio la contemplava disgustato. Rapidamente comprese l'ebbrezza, quasi alcoolica, della fanciulla.
Bisogna ben dire che, in certi momenti, gli istinti dell'uomo esigono tutto dalla donna, perdonano qualsiasi folla, qualsiasi audacia. Ma guai alla donna... che si lascia sorprendere dopo, allorch l'uomo riprende la dignit e trionfa in lui la rigida educazione e il rispetto della donna, nell'abbattimento dei sensi.
Maurizio rivide l'altra Caterina, quella splendida d'entusiasmo, con la figura eretta, gli occhi lampeggianti e superbi. Era vestita con molta semplicit: "Sapete Maurizio, ho trovato del lavoro... Ho fatto la crema per questo... e per Paolo..." e rideva. Gli occhi d'Amianto erano pieni d'ammirazione.
Caterina si volse: Maurizio, disse con gli occhi socchiusi.
Egli s'avvicin. La contempl sempre pensieroso.
Caterina sospir. Dammi del caff, mormor con voce bassa, un po' roca.
Va bene, diss'egli duramente. E prese a prepararle, con vero disgusto, il caff.
Come aveva potuto pensare di sposare Caterina? Pensando a ci, gli avveniva (per alcuni attimi) di odiare la sua amante.
...
La relazione di Maurizio Ferri con Caterina dur sette mesi. In tutto questo tempo egli fece molto per Caterina. Prima di ogni cosa gli riusc di rialzare fisicamente la sua amante. Essa riacquist a mano a mano (con molta lentezza) la forza regolare della prima giovinezza; il viso della giovane era sempre pallido, un po' torbido, con le labbra chiuse, senza sorrisi (non era questo il viso di Caterina?) ma l'espressione degli occhi ora mutava; essa andava dalla tranquillit alla collera, dall'atonia alla tristezza, dalla freddezza al piacere aspro. Il ritmo vitale riprendeva il corso normale. Maurizio aveva scoppi di vera passione per Caterina. Pi audace, ardente, profondo di Amianto, coglieva tutte le sfumature del carattere "scosso" di Caterina. Non sorprendeva pi sulla bocca di lei n il sorriso crudele, n il riso tenero e dolce. Era mutata. Si sottometteva al suo capriccio docile, piena di un pudore ombroso (ci estasiava il giovane, nonostante le sue idee liberali sulla donna).
Non gli riusciva di farla vibrare molto; n strappava delle parole tenere a Caterina. Eppure egli era molto felice di trovarsi in quella camera con la giovane, e di trattarla come una piccola e debole creatura.
Allorch Caterina beveva dei liquori (ci avveniva qualche volta) Maurizio ritraeva dalla sua amante, un piacere torbido, quasi sfrenato. Aveva finito coll'abituarsi a questa nuova Caterina, e non ne rimaneva punto disgustato.
Pi tardi egli pensava all'abbandono brutale della fanciulla, molto freddamente. L'aveva sognata diversa. In fondo egli rispettava Caterina e le parlava come un eguale. Non una sola volta toccarono il passato; le parole "lavoro, matrimonio, denaro, miseria" venivano pronunziate di frequente nei loro discorsi ma senza riferimento alle loro persone. Giacch se si parla, si parla certo del mondo e delle questioni che agitano gli uomini. Tali argomenti non si possono naturalmente ignorare.
Caterina talvolta, rimaneva pensierosa. E le sue gote s'infiammavano di un rosso cupo. Scuoteva per la testa ed era con due occhi freddi che guardava Maurizio. Subito dopo beveva.
Aveva preso a fumare. Fumava tre, quattro, cinque sigarette di seguito, senza parlare, guardando il suo vestito di finissima seta, le sue scarpe bianche, i suoi esili polsi, le sue mani nude.
Una o due volte s'era lasciata prendere dal ricordo improvviso, tetro. Signore... che vita! Che cosa faceva l con Maurizio Ferri? Caterina non si fren; scoppi in singhiozzi spaventosi dinnanzi al suo amante, senza pudore, senza alcun ritegno. Maurizio ne rimase impressionato; us ogni mezzo ragionevole per calmare la giovane.
Questi eccessi non si ripeterono. Ella viveva, indossava bellissimi vestiti (regali di Maurizio), beveva dei liquori, mangiava regolarmente, faceva delle passeggiate, rimaneva sempre agitata, inquieta, un po' aspra nella sua casa.
Naturalmente anche Maurizio diede del denaro a Caterina (giacch occorreva e Maurizio lo intuiva prima della sua amante); ella lo prese taciturna, un po' pensierosa. Solo le prime volte una certa repulsione apparve nei suoi occhi.
Ma doveva o non doveva vivere? (lo diceva Maurizio). Vivere, prima di ogni cosa... salvare Elisabetta...
Caterina s'incupiva; il rimorso agitava la sua anima. Signore, davvero Alessio sposava Elisabetta? Caterina provava una fitta al cuore; un male pesante, acuto, ma indefinito. Non che il suo cuore battesse di tenerezza o di piet... Alzava i suoi occhi scuri dinnanzi ad Alessio, pallida e fredda. Che volevano da essa? Che nessuno la molestasse... che nessuno si curasse di lei... Non le occorreva mentire. Tutti sapevano (perfino la signora Rosa, ma ella non vi faceva cenno mai) che Maurizio aiutava momentaneamente i Marasca; ci voleva dire: i Ferri soccorrevano, per quanto era loro possibile, i Marasca. Almeno per far guarire la piccola Elisabetta... per non aprire subito una cattiva strada a Rachele e a Caterina. Sebbene quella Caterina, ormai... ma era un'opera buona tentare ancora di salvarla...
Caterina non poteva consegnare molto denaro alla madre, n poteva indossare i vestiti fini e graziosi, portati nelle lunghe passeggiate solitarie, che faceva con il suo amante. Molti di quei vestiti restavano nella camera dei loro amori, ed era col che Caterina li indossava. Maurizio aveva voluto cos, ed ella si era curvata umiliandosi.
Contemplandosi nell'alto specchio, Caterina provava nell'atonia dei sentimenti, rapido e improvviso il piacere di vedersi giovane e leggiadra nel vestire. Mai, da quando era donna, s'era vestita cos bene!
Essa quasi non riconosceva s stessa, nella fanciulla sottile, coi capelli rosseggianti sulle spalle, col volto pallido, semplice, elegantissima. Dietro di lei sorgeva all'improvviso la forte figura di Maurizio. Caterina poteva ben vedere s stessa fra le braccia dell'amante, la bella testa bruna del giovane curva per scrutarla teneramente. Un brivido le serpeggiava nel sangue e il torbido retaggio dei Marasca trionfava.
Ci in alcuni momenti. Poi l'anima turbata di Caterina tornava fredda e cupa.
Maurizio non si stanc di Caterina. A causa della partenza per Pisa (i suoi esami di laurea erano imminenti) egli lasci la sua amante. Poich doveva assentarsi da Napoli per circa quattro mesi, salvo imprevisti, egli disdisse la camera e si disfece subito dei mobili.
Egli era inquieto, agitato per Caterina, per alcuni suoi piccoli affari privati, per la sua tesi. Il raccoglimento e lo studio gli erano necessari. La sua mente abbracciava altri spazi... gi egli vedeva altri luoghi, prevedeva altri avvenimenti. Sempre il domani conta nella vita degli uomini.
Desiderava Caterina ancora abbastanza, non ne era stanco.  vero che in certi giorni ella gli era quasi indifferente, e che egli conosceva troppo il passato di Caterina per trovarla tuttavia interessante; ma vi erano i "momenti" in cui ella gli apportava un piacere meraviglioso. Egli amava inoltre appassionatamente la gravit, il pudore, la leggera tristezza della giovane. Sembrer strano, eppure Maurizio si era abituato al mutamento di Caterina.
Si assent da Napoli, agitato, fremente, grave. Promise a Caterina che le avrebbe scritto, l'avrebbe rivista presto comunque. La loro relazione non poteva cessare per questioni estranee al loro amore e che per niente nuocevano ad esso.
Maurizio baci lungamente sulla bocca Caterina.
E poi... Cate... rammentati. Egli era grave e accigliato. Tacque. Ti spedir... quel che occorre, aggiunse.
Caterina rimase muta. I suoi occhi si riempirono di lagrime. Pianse sul petto di Maurizio, come una fanciulla debole e indifesa. Essa non nutriva alcuna passione per lui. Il loro amore alimentato di aspri piaceri sensuali, di dolorosi ricordi (nonostante le apparenze contrastanti) d'incertezze, di dubbio, di qualche angoscia, di qualche rara tenerezza, era un amore strano, macchiato fin dall'inizio, ma pieno di forza materiale (da parte di Maurizio) dove il sentimento non veniva completamente sciupato.
Caterina baci, pallida, singhiozzando, il suo amante.
Si distaccarono tristi, commossi. Va bene Cate, ci rivedremo presto... ci rivedremo con certezza... non vado mica all'inferno sai, Cate...
Egli rise tenero, carezzandole i capelli. Quando tutto sar finito... noi saremo molto felici... Ti raccomando Elisabetta, badaci... Ella  ancora troppo debole... E baciava Caterina. Questo fiore cupo che egli per primo non aveva raccolto... Che egli aveva raccattato pesto, e curato piano, piano, con indicibile passione, fino a donargli il tenue colore, il pallido profumo delle cose che rinascono...
Maurizio part triste, pieno di pensieri dolci per Caterina.
...
. 
...
Capitolo 12.
...
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...
Maurizio torn solo sei mesi dopo. Era laureato, era calmo, quasi felice, pieno di nuove idee, di bei progetti. Pi che mai sprezzante, pi che mai negatore, con vibrante passione, egli aveva dimostrato, un giorno ad un circolo di amici, nel terzo mese della sua permanenza a Pisa, che la donna era un essere di razza inferiore, di taglio dozzinale. Non vi  base nella donna, aveva gridato, Essa  una creatura pallida, sottomessa per Dio!... La donna si piega sempre, signori... Il suo male  s stessa. In ogni donna si nasconde la cortigiana... Ecco la vera forza della donna!
E siccome qualcuno tentava di opporsi disgustato, accennando discretamente che tutte le donne sono altrettante madri e sorelle, Maurizio aveva sollevato bruscamente le spalle. Non pochi lo avevano biasimato. Alcuni s'erano inchinati alle sue impudiche teorie e gli avevano stretto le mani.
La lettera di Alessio quella sera, aveva ferito la sua fiducia, la sua dignit, il piccolo cumulo d'idee borghesi che lo trattenevano sempre di fronte agli altri per impedirgli di prorompere.
Egli rialz il labbro superiore con ironico disprezzo. Fin dal principio aveva preveduto tutto. Essa... Caterina? La sua Caterina?
Passeggi solo solo. I suoi polsi battevano. Che cosa gli importava che la piccola Elisabetta stesse male? Che Alessio fosse addolorato? Sono questioni che il tempo risolver, pensava tristemente. Quante volte aveva scritto a Caterina? Ah! s... una... due... Quattro o cinque volte. Le aveva spedito del denaro. Non molto s'intende... ma ella poteva ben far fronte ai primi bisogni. L'ammiraglio Adonesi! mormor quasi con ferocia. Un bel nome! Una bellissima sostanza. Dove mai ha potuto vedere Caterina? Ah! Ah! Ecco che cos'era la donna. Dimostrarlo per Dio. Voleva dimostrarlo. E sput con disprezzo a terra.
La collera di Maurizio fu orribile. Per molte sere egli umili spaventosamente delle povere infelici. Non manc di abbassare le azioni degli uomini: Nobilt, eroismo, fierezza?... Puh!... rovesciate la medaglia...
Infine egli tacque. Concentr le sue migliori forze nello studio della preparazione della tesi. Quando rimaneva troppo disgustato dal pensiero di Caterina, usciva, faceva delle passeggiate, parlava ridendo, fumando con gli amici, impegnando con essi lunghe e temibili discussioni. Rimaneva sollevato. Egli si cur benissimo.
Un mese dopo aveva dimenticato quasi completamente Caterina.
Rivide la piccola Elisabetta. La giovanetta pallida, febbricitante, lo accolse timidamente arrossendo.           
Nicola gli si rizz davanti. Egli prese a contemplarlo gravemente. Siete stato promosso?
S.
Oh!  bello questo. Io leggo moltissimo. Ora andr a scuola. Il fanciullo corrug la fronte. Resto molto indietro, disse con amarezza.
Va bene... tutto ha un rimedio, Nicola, borbott adirato Maurizio.
La casa dei Marasca era un po' cambiata. Vi era molto disordine, altre sedie, un tavolinetto pieno zeppo di libri (i libri di Nicola... Nicola li guardava con passione mentre li indicava a Maurizio), un lavabo di marmo grigio, un piccolo divano di velluto rosso in un angolo; molti vestiti di Rachele, di Maria, di Elisabetta, buttati alla rinfusa sulle sedie. Era mezzogiorno. La madre cucinava. Essa salut il giovane col suo triste sguardo soave; arross vivamente e si pass la mano sulla fronte.
Maurizio non disse nulla. Baci la piccola Maria e contempl penosamente il bel visino della bambina. Esamin Elisabetta. Egli corrug la fronte. La piccola Elisabetta lo guardava di tanto in tanto. Poi ella incominci a piangere.
Maurizio le prese una mano, l'accarezz dolcemente sui capelli. Non vi affliggete Elisabetta... voi guarirete... Basta, aggiunse con energia, che voi vogliate guarire... sapete che Alessi vi vuol molto bene...
Elisabetta divenne di fuoco.
Muovetevi... diventate un po' pi forte... abbiate cura di Nicola e di Maria... Va bene cos? sarete ubbidiente Isuccia... me lo promettete?
La fanciulla chin la testa. In quel momento Rachele rientrava. Vedendo Maurizio ella arross. Tacque confusa.
Maurizio la salut con freddezza. Stava bene? Tutto andava bene l?
Rachele fece un gesto di stanchezza e gett sopra una sedia il cappello e la giacca di leggera pelliccia. Rimase in piedi, bellissima, eretta, con un'aria fredda, amara.
Contate di andare sempre all'ufficio? le domand bruscamente Maurizio allontanandosi dalla piccola Elisabetta.
Rachele entr nella stanza grande; Maurizio la segu e and a sedersi sul divano rosso. Non so, mormor Rachele. Sono stanca di tutto.
Era inutile mentire, chinare la fronte dinnanzi a Maurizio. Egli guard il bel volto ansioso, la persona pura, fremente della giovane. Si piegher costei? si domand.
Rachele and a sedersi al suo fianco. Egli vide la sofferenza ingiusta, la rovina sterile (nonostante la purezza del cuore e del corpo) di quell'anima orgogliosa.
Non disperate Rachele, mormor. Era freddo, senza convinzione.
Rachele scosse il capo. Sorrise con disprezzo. Anche voi? Tacque. Vieni qua, Maria... di' a Nicola che mi prepari del t... della cioccolata...
Non vi  cioccolata, disse Maria. Bisogna mangiare adesso... mamm non vuole.
Rachele s'incoller. Di' a Nicola di andarne a comprare... Vi  l il denaro... nel mio cassetto... presto, presto Maria... nel mio cassetto.
Si volse poi a Maurizio. Mi sento molto stanca davvero... stanca di questa vita...
Siete giovane, proruppe Maurizio, anche voi avete il diritto... s'interruppe.
Non voglio niente, disse Rachele con collera e si alz.
Maurizio taceva. Egli ammirava quella fanciulla. Pensava a Caterina. Rachele non doveva pi amare sua sorella Caterina. Come si assoggettava quest'anima orgogliosa a vivere col denaro maledetto di Caterina? Maurizio se lo domandava. E giudicava severamente Rachele.
La piccola Elisabetta port sopra un vassoio la cioccolata. Maurizio bevve in piedi la sua tazza. Salut le fanciulle e rientr col cuore arido nella sua casa.
La sera egli seppe una strana cosa: Rachele lavorava solo per s. I Marasca vivevano del denaro che passava loro Caterina. Rachele mangiava, si vestiva esclusivamente col suo denaro. Ne regalava a Nicola e alla piccola Elisabetta. Maurizio rimase vivamente colpito. Che ne sarebbe domani di quell'anima ancora schiusa al raggio vivificatore della libert? Oh! una ben misera cosa!
Possibile che ella possa vivere, si diceva Maurizio, cos spaventosamente sola? Che intristisca e maledica sfiorendo?
Maurizio le augurava allora, nell'intimo, dove alle volte la cruda verit s'annida senza alcun velo modificatore, una sorte uguale a quella di sua sorella Caterina.
...
Egli and a trovare Caterina, sebbene Alessio glielo avesse sconsigliato e gli avesse pure gridato duramente: Tanto t'interessa questa donna maledetta? Puh!  mostruoso quello che hai fatto...
Erano le nove di un puro mattino autunnale. Egli sal le scale di un sontuoso palazzo (perch Caterina viveva pubblicamente con il suo amante) situato un po' fuori di citt. Suon vivacemente, molto rosso. Una giovane cameriera venne ad aprirgli. Il signor barone? disse chiaramente, non  in casa... torner molto tardi, alle due... se il signore vuol lasciarmi il suo biglietto...
Maurizio fece un gesto brusco. La signorina? domand.  in casa?
La cameriera spalanc gli occhi. Un certo sorriso sprezzante apparve sulla sua bocca. La signora  in casa... ma io... e poi si  alzata appena...
Vogliate portarle il mio biglietto.
Favorite, signore, mormor la cameriera indignata e lo fece attendere in una larga anticamera, piena di piante verdi. Era una camera decorata come una piccola sala, col soffitto molto alto.
La cameriera torn. Entrate, disse, e lo guard curiosamente. Lo introdusse in una gran sala tappezzata di celeste pallido con grandiosi specchi d'epoca antica sormontati da alte cornici dorate. Un tappeto di un cupo azzurro con ghirlande di rose pallide, copriva interamente il pavimento. Cuscini fini, celesti, di purissimo raso erano gettati disordinatamente sui divani ampi e bassi, sulle poltrone dalla spalliera alta, dorata, sulle piccole panchette di velluto. Pesanti portiere di raso coprivano le porte e i balconi. Dei candelabri di bronzo erano posati in un angolo sopra il caminetto. Lampade di ricchissima fattura scendevano isolate dal soffitto un po' basse.
La cameriera lasci solo il giovane. Maurizio si sedette. Contempl la stanza. Sent che un furore spaventevole s'impadroniva di lui. Ah! Ah! Ecco tutto il mistero femminile! Puh! Per poco non sput con atroce disprezzo sul tappeto. Si alz. Prese a passeggiare cupo e nervoso. Ah! maledizione... perch non viene? Deve prepararsi forse... Sono il suo amante io? Ci siamo conosciuti ben diversamente... Che disgusto! L'ho vista in tutti i momenti, in tutte le ore, col vestito bucato, senza calze... quasi senza scarpe... E che?  impazzita ella?
I pensieri di Maurizio erano sempre pi violenti.
Caterina entr. S'avanz lentamente verso di lui. Indossava un vestito di seta pesante, di un blu scuro; a grandi e pallidi fiori rosa. Aveva le braccia per met nude. La scollatura quadrata lasciava scorgere il collo bianco nudo su cui ricadevano in riccioli i capelli appuntati in massa dietro la nuca. Era pallida. Ma i suoi occhi splendevano e la sua bocca tremava. D'emozione o di collera.
Il primo moto di Maurizio fu illogico. In verit manc di dignit. Egli s'inchin dinnanzi a Caterina.
Ella rimase muta. Maurizio sent un atroce dolore.
Siete ben piazzata, disse con volgarit, guardando il pavimento, gli specchi, il caminetto di un pallido rosa, il vestito di Caterina.
Essa rialz la fronte. Una striscia di rossore apparve sui suoi zigomi. Rimase muta. Guardava Maurizio. Signore... perch era venuto?
La possente rievocazione delle cose che furono (e a cui Caterina pensava qualche volta) era l nella persona di Maurizio Ferri.
Ella non era offesa. In quell'istante i suoi sentimenti non ne avevano la capacit. Una dolcezza cupa e amara penetrava nella sua anima, contemplando i capelli morbidi neri del giovane, gli stessi occhi lampeggianti, la stessa bocca energica e motteggiatrice. La stessa crudelt in Maurizio. Ella si pass una mano sulla fronte. Sedetevi, disse piano, con un po' di dolcezza. Avete visto per caso... tacque. Sedetevi, aggiunse.
Egli la fiss con brutalit. A che ora viene il vostro amante? chiese.
Essa sussult. Tardi, disse poi.
Va bene... state molto bene. Avete avuto buon gusto... Caterina... Non vi manca nulla... E siete contenta almeno? Non avete pi paura di morire? E rise guardandola. Ah! il vostro amante, credo, vi distacca...  un conte... no... no... l'ammiraglio Adonesi... solo un barone... Ma, Caterina, pensate... arriverete ad un principe! Ah... Ah!... Il volto di Maurizio era livido di furore. Sput sul tappeto.
Sotto gli insulti ripetuti Caterina trasal. Perdette quell'amarezza dolorosa. Si eresse, con le braccia incrociate, dinnanzi a Maurizio. Perch siete venuto? grid, chi vi ha chiamato? Andatevene... andatevene... non voglio vedervi... url.
A Maurizio parve vedere l'antica Caterina. Una fitta acuta gli sconvolse il cuore. Ella aveva ancora potere su di lui. Perch avete preso un altro amante? balbett, Ah! aggiunse guardando nuovamente la sala con gli occhi fiammeggianti, il mio denaro non era sufficiente... Io non potevo darvi ci che vi d costui... E chi vi dice questo Caterina? Perch non vi bastavo? L'amate dunque?
S, disse pallidissima, gelida Caterina.
Egli la scosse bruscamente. No, url. Voi mentite. Credete di vendicarvi cos della societ? aggiunse. Ah! che ne sapete voi della societ? Essa si ride di voi, ecco. Siete l'amante ufficiale dell'ammiraglio Adonesi... Credete Cate, di avere oggi un posto in questa societ? Ah! Ah! siete atrocemente stupida allora. Fatevi sposare dal barone dunque. Se egli ha questo coraggio avete raggiunto la meta... Presentatemi intanto al barone e ditegli: "Il signore  stato il mio amante... Ho passato delle ore con lui... Ero allora un po' ammalata... avevo bisogno di qualche distrazione...". Ditegli cos. Se egli sar pronto a stringermi le mani, io mi congratuler con voi Cate... Siete la pi abile diplomatica che io abbia conosciuta... Maurizio tacque affannato. Caterina era livida.
Perch avete fatto questo? chiese Maurizio con voce pi quieta. Era necessario?
Essa restava sempre muta. Teneva per la testa eretta. Nessuna ombra di timidezza, di paura o di rimorso erano sul suo volto. Andatevene, disse appassionatamente.
Maurizio le appoggi le mani sulle spalle con supremo disprezzo. Essa fremette. I suoi occhi scuri lampeggiarono di furore.
No? balbett lui, quasi con odio. Il suo braccio pass intorno alla vita di Caterina. Ella volle sottrarsi. La vergogna e l'umiliazione la fecero maledire mentalmente. Il viso trionfante di Maurizio le fustig la pelle. Egli cerc sfrenatamente la bocca pallida di Caterina. Il bacio fu amaro, doloroso. Tutto fu poi ebbro, rapido, amarissimo. Egli teneva fra le braccia Caterina.
La giovane ancora fremente, coi capelli sciolti, disordinati, guardava con gli occhi lucidi Maurizio. Era tardi. Le undici. Egli si scosse. Ah! balbett e s'incup. Guard, quasi con orrore, Caterina. E allora? disse. Ah!  una sala,  vero... va bene... va bene... Cate... Si sciolse da lei. La fiss cupamente. Le piccole camere non sono molto comode... Questa s... questa s... disse con accento triviale. Aggiunse violentemente: Ti auguro molta felicit Caterina.
Essa balz in piedi. Con la fronte corrugata si avvicin a Maurizio Ferri e si aggrapp a lui. Maurizio, balbett come una folle, non voglio... vieni domani... Non lasciarmi... Ah! Signore... Parlava ritta, con gli occhi vivissimi, la bocca tremante. Vieni... quando egli non c'... Egli non c' mai del resto... Nessun'ombra di pudore era sul viso livido di Caterina. Ti attender. E sospir una, due volte.
Qui? disse lui altamente sorpreso.
Non so, balbett Caterina, dove tu vuoi.
Seguimi allora, le impose egli.
Ah! no, url duramente ella. No... mai...  finita; odio tutti quelli. Tacque.
Va bene, disse freddamente Maurizio. Trover.
Caterina ferma aspettava. Egli la fiss cupamente, scosse il capo e s'incammin verso la porta. Trov il corridoio. Un campanello squill internamente. La cameriera apparve e l'accompagn alla porta.
...
L'ammiraglio Adonesi era sui quarant'anni. Giovane d'aspetto, alto, con un viso largo, energico, due occhi vivi e severi, i capelli ancora tutti neri. Egli era un uomo altero, positivo, intelligente. Era ricchissimo e barone per giunta. Un uomo di linea e di razza.
Egli aveva conosciuta Caterina, per caso, ai giardini dove essa andava a passeggiare sola o con Nicola o con Maria. L'aveva seguita con interessamento, poich gli era piaciuta subito; ella veniva sovente sola.
Era pallida, grave, infelice. Il vuoto era intorno a Caterina. Isolata, fissava ai giardini, quello che costituisce la famiglia, con grande tetraggine. I bambini le facevano una grande impressione. Un giorno si ferm (l'ammiraglio Adonesi la seguiva) a contemplare con vivacit, un gruppo di fanciulle; and a sedersi poco discosta. Adonesi si sedette al suo fianco.
Ella guardava le giovani, tutte presso a poco della sua et e di quella di Rachele, che parlavano, ridevano, scherzavano, con gli occhi brillanti.
Giovanna si  fidanzata ieri, grid una di esse, una piccola bruna dall'aria carezzevole e dolce.
Evviva Giovanna! grid fortemente una ragazza alta, un po' magra, con due begli occhi scuri. Quando sposi? Mia cara Giovanna mi far invitare alle tue nozze. E rideva con una gioia acuta, incantevole.
Giovanna si schermiva rossa, mettendosi le mani dinnanzi al viso con un pudore grazioso.
Evviva Giovanna, baciami!... Ma baciami dunque , disse un'altra biondissima, coi capelli corti, le labbra un po' toccate dal carminio. Tu sposi prima di me, dunque... Anch'ella rideva. Lo dir ad Enrico... Oh! ecco mamm... andiamo... andiamo... E trascin seco le fanciulle.
Un gruppo di signore faceva ad esse festosamente cenno.
Caterina era rimasta affascinata. Quelle voci gaie, la scuotevano ancora, stranamente... Signore! Signore! Chi era essa? Si guard intorno. Gli ultimi raggi del sole facevano brillare le foglie tenere delle piccole piante. Le giovanette lontano ridevano e si agitavano. I bimbi correvano chiamandosi, rossi, affannati, coi capelli scompigliati dai giochi e dalle rapide corse.
Caterina sospir dolorosamente. Due uomini erano passati nella sua vita. Essa era morta per quella festa, per la famiglia, per la societ. Trasal all'improvviso; le lagrime le offuscarono gli occhi. Essa pallida, le lasci scorrere.
Fu cos che Adonesi l'avvicin parlandole con suprema gentilezza. Egli si present. Caterina chin il capo, Caterina Marasca! disse con voce fredda, chiara, un po' cattiva.
Il mistero di Caterina infiamm il barone. Egli non cess di seguirla, di avvicinarla, di parlarle. Discusse con lei i pi alti problemi sociali. Essa rispondeva fredda, negatrice, con feroce disprezzo. Passava per mille sfumature perfide, sottili.
Ma perch mai signorina? Il vostro  un fuoco troppo rapido... incenerisce... Ma no vi sbagliate... vi sbagliate... Scuoteva la testa con bont.
 una donna d'ingegno, si disse l'ammiraglio Adonesi con vivo entusiasmo.
Brillarono dinnanzi alla fanciulla intristita la vita e il mondo. Essa ascoltava sorpresa quell'uomo, che le parlava trattando argomenti cos lontani e diversi da quelli miserabili e aridi o audaci, in cui ella si era dibattuta, restando vinta e prostrata nella polvere; che non nominava mai l'amore, n il senso concreto delle cose, ma ne faceva splendere il senso figurativo e grandioso; che discuteva quasi sempre su piani ampi, validi, stupendi; quest'uomo affascin Caterina. Cio ella cominci a respirare.
Nello stesso tempo un dolore brusco, cupo, le lacerava l'anima. Il furore s'impossess di lei. La sua vita era rovinata... La societ, tutto era contro di lei; quella societ in cui pur si vive, si palpita, si brilla, si desidera, si ama. In cui si compiono anche atti straordinari, miracoli d'ingegno e di potenza, in cui l'uomo si eleva alla bellezza sublime del genio, e valore e coraggio e sentimento vibrano e innalzano. Essa non contava. Contavano quelle graziose, vivaci fanciulle, a cui il padre fermo e generoso, diede la mano, la madre, vigile e amorosa diede la forza. Esse erano creature dolci, creature vergini. Non sapevano di fame, di anormalit, di umiliazioni, d'infamie, di... ahim! non avevano rubato... non si erano ubbriacate d'acquavite, per ricercare nel torbido, le energie vitali atte a conoscere... tutto! Non discussioni gravi, aride, circoscritte; n quesiti penosi!...
Caterina aveva di nuovo il fiele nell'anima. E perch? Essa? Perch proprio essa? Che faceva Maurizio Ferri a quell'ora? Chi era Maurizio? Un essere triviale. Ella lo sapeva laggi nella loro piccola camera. Essa non lo amava... non l'aveva mai amato... Ah!... Signore... morire, morire dunque? Si sollevava con le tempie arrossate... Morire... morire, perch? Le genuflessioni dinnanzi agli uomini... Le preghiere mute impetuose... l'ansia folle, orribile, le suppliche ardenti per Nicola... per Paolo (Ah! non era morto Paolo? Che pretendevano essi di pi?) per Maria... quelle implorazioni funeste... quei tetri dibattiti che non le avevano permesso pi di amare i suoi piccoli fratelli!...
Caterina ascoltava Adonesi. Ampia dinnanzi a lei appariva la vita... Viaggiare, elevarsi, purificarsi ancora dalle sozzure... Il suo sogno!
Essa voleva ancora vivere. Vivere ben diversamente. Cos l'odio in Caterina si risvegli addirittura spaventoso, gonfiandole il cuore contro la societ e gli uomini che la costituivano. Essa era sempre una miserabile! Ricordando che aveva rubato per vivere, per tragico ripicco, rideva con amarezza. Che stolta! Era improvvisamente impazzita allora? Il compito di Adonesi fu facile. Ella appassionatamente valut quell'uomo. Egli non s'era slanciato su di lei come gli altri. Le diceva cose gravi, tenere, immense.
L'odio per Maurizio Ferri che aveva contribuito ad indebolirla, ad abbassarla, scoppi furioso. Ah! quella camera sperduta nella grande citt! Egli che era forte, che era un pensatore, che l'aveva in qualche modo considerata! L'aveva trattata presso a poco come una cameriera, una contadina dei suoi possedimenti.
Caterina la notte non poteva dormire. Che fare della vita quando si presenta irrimediabile e vile e la si ama disperatamente nonostante tutto? Che fare domani in quella triste e misera casa? Essa era un inciampo per gli altri... E l'odio gonfiava e nutriva le sue energie esauste. Nessuno l'amava... n essa amava nessuno. Allontanarsi.
Caterina pass delle notti insonni, spaventose. Rivide Adonesi. Egli le fece con dolcezza delle domande. Che l'amava, glielo disse con semplicit. Lo accettava? Essa contempl pensierosa, col cuore dilaniato quell'uomo alto, nobile, nel pieno splendore della vita, che si curvava verso di lei come un timido fanciullo. E scoppi in cupi singhiozzi.
Adonesi le baci le mani. Cercher di farvi felice, Caterina, diss'egli gravemente. Non ditemi nulla di voi. I vostri occhi parlano. Essi mi hanno incantato... tacete.
Pallida, ardente, col sangue scompigliato, ella url in tono reciso. No. La miseria? la fame? la morte? No. Mi uccider prima di ricadervi.
Con tetra freddezza si distacc dalla sua casta (senza alcuna tenerezza per i suoi) dall'ambiente infido in cui il suicidio di Massimo Marasca l'aveva gettata, insieme ad altre vergini creature, che scontavano purtroppo colpe da esse ignorate.
Ella and a stabilirsi nel palazzo di Adonesi e divenne la sua amante. Aveva delle stupende camere, dei vestiti meravigliosi come una giovane principessa; era servita dalle cameriere e amata dal barone. Non aveva nulla da desiderare.
Usciva nella macchina che l'ammiraglio aveva messa a sua disposizione, possedeva del denaro, dei gioielli (di cui per non si adornava mai) uno stupendo cane lupo che l'amava molto. Mandava regolarmente un grosso stipendio alla famiglia. Questo glielo aveva suggerito con molta delicatezza il barone. Egli giudicava Caterina una superba peccatrice di equa morale, era la sua intima definizione, ed era orgoglioso di vivere pubblicamente con lei. I modi, la persona, gli occhi della giovane lo entusiasmavano e lo avvincevano. L'aveva presentata ad alcuni amici. Aveva poi invitato a pranzo delle personalit, dei signori eccezionali per casato e censo. Caterina ne era rimasta lusingata. La societ oggi s'inchinava dinnanzi a lei e le baciava le mani. Cos ella desiderava nei suoi sogni di vendetta e di distruzione.
Ella brill. Sfoggi i vestiti pi raffinati, ritocc le sue labbra e i suoi occhi. Per esperienza sapeva (non glielo avevano detto i suoi amanti?) di possedere del fascino. Lo us. Ella sapeva parlare, essere grave, ironica, calda, appassionata. Con un tratto di spirito e di audacia, ella si metteva nella casta superiore. E si burlava con una dolcezza spudorata, degli amici del barone. Voluttuosa e magnifica si rivelava, e mai passava per la mente di quegli uomini d'ingegno, che ella non fosse della loro classe, che fosse una donna lussuriosa e grossolana e niente altro. Essi s'inchinavano. Pi d'uno le fece la corte. Una corte squisita, come si fa alle signore. Ella altera e pallida se ne compiacque e rise.
Adonesi era compito in tutto e per tutto con lei.
Caterina era entrata nella societ. Quella societ che essa aveva maledetta, che l'aveva frustata e inginocchiata nel fango, l'accoglieva tributandole i pi gloriosi omaggi? Essa se lo chiedeva perplessa.
Il pranzo a cui presiedeva Caterina era composto di soli uomini. Not, con indicibile amarezza, che nessuna signora le era stata presentata. Rimase colpita da questo particolare; con l'impetuosit del suo carattere si elev su di un piedistallo altissimo. Mordace, superba, confuse i convitati del suo amante e cerc sottilmente la maniera di offendere la femminilit del secolo. Non le fu replicato nulla.
La sera Adonesi la rimprover dolcemente. Ma egli fu pi ardente, pi cupido delle altre volte. Capiva che i suoi amici gli invidiavano quella donna audace.
Avete una deliziosa amante. Si pu sapere chi ve l'ha presentata? Dove mai l'avete conosciuta?
 molto semplice, rispondeva sorridendo Adonesi, passeggiando.
Caterina vedeva negli uomini sempre la stessa cosa. La stessa tenerezza grave in alcuni momenti, gli stessi pensieri comuni in certi altri, le stesse mani ingorde, la stessa bocca avida, lo stesso sguardo acceso e brillante.
Quando Caterina pensava a questo rimaneva lievemente disgustata. Era la stessa cosa! E Paolo era morto! Ed essa aveva restituito la croce...
Un cupo rossore macchiava le sue gote. Un rimorso tardivo, rimorso di riflessione, la teneva per intere ore abbattuta, cupa, ancora ribelle. Pensava di portare dei fiori al piccino. Questa idea la rattristava. Le tornava il rimorso, lungo, tetro che andava al cuore, glielo faceva pulsare disordinatamente. Poi Caterina inorridiva. Che aveva? Ricadeva nelle debolezze, nelle piccole miserie dell'anima? Diventava ancora la sciocca illusa, l'infima fanciulla, la triste vigliacca? Ah! no... Non piacere pi a quegli uomini che s'inginocchiavano, ella lo vedeva benissimo, ai suoi piedi? Le occorreva forza, volont e volutt. Essa li terrebbe in pugno. Le donne? Essa le odiava. Gli uomini? Non li amava. Nutriva un sincero disprezzo per loro, pensando alla stessa cosa! Almeno vi fosse un diversivo... pensava con folle amarezza. Ognuno di questi individui nobili, pieni di cultura, ricchi d'ingegno, diventa (rapidamente) simile al primo facchino del porto... Ed io che sono? E si umiliava.
Per non cadere nella debolezza cingeva con le belle braccia le spalle del suo amante e lo baciava impetuosa e sfrenata. Usava largamente il suo fascino per tenersi legati gli uomini. Non ricorreva pi al liquore per inebbriarsi. Si ubbriacava di sguardi procaci, di parole ardenti, di essenze voluttuose di cui impregnava le sue carni, le sue camere e i vestiti, di fantasie voluttuose, di sogni alti, di strane fierezze, di motti possenti che bruciavano come staffilate...
E rimaneva impavida.
In un certo senso, Caterina era salva.
Restava delle intere ore nel letto, contemplando la ricchezza della sua camera, le lampade di ferro battuto, le coperte di seta vivida, i merletti delle sue camicie, le sue mani nude, con infinito sollievo, quasi con un senso di amorosa calma. Alle volte tutto ci prendeva una piega di lenta monotonia e allora ella sbadigliava di noia.
S'alzava in fretta, faceva colazione (spesso sola) e usciva nella carrozza o nella sua macchina. Cercava di non pensare mai alle "cose morte". Di non essere o diventare, pensando, "vile", scriveva delle lettere alla piccola Elisabetta, con mano ferma, lievemente rossa e le raccomandava Maria e Nicola. Le suggeriva di cambiare casa. Restava poi un po' oppressa, con la mente piena di idee vecchie, stupide, assurde. Essa voleva scacciare tutto. Non si pentiva affatto.
Non amava molto Adonesi; si faceva amare da lui: ecco tutto.
La sua vita non era certamente piena e felice come l'aveva sognata. Vi erano ore tristi, ore cupe, ore di grande stanchezza. Ma la ricchezza e la protezione compensavano tutto.
Talvolta ella contemplava il cielo. Era sola. La sua vita passava solitaria e fulgida. Non aveva bisogno di mentire, di simulare, di umiliarsi. Tutto era convenuto, stipulato con grazia e delicatezza. Quando ella udiva uno di quegli uomini che la guardavano con gli occhi ardenti: Oggi  venuto quel disgraziato di Rossi a supplicarmi...  un povero diavolo... capite? essa arrossiva, sentiva la frustata, non provava alcuna piet per quel poveretto. Costui non sa vivere, ella diceva con voce limpida e fredda.
Siete davvero strana, mormorava il maggiore Cimini fissandola con interesse. Essa scuoteva il capo.
 un vile! E una smorfia di disprezzo appariva sulla sua bocca procace.
Vi sono dunque molti uomini vili?
Eh... la vilt  una scala vasta e altissima. Vi sono uomini in tutti i gradini...
Grazie. Si pu sapere a quale gradino apparteniamo noi?
Caterina rideva. Non  il caso signori...
Ma Caterina, diceva Adonesi ridendo, siete spietata...
Dunque?
Siete molto in basso signori...
Io protesto, gridava il podest Rosa.
Mio Dio, signore... Voi prendete il senso letterale della parola... non dimenticate certo che parlavamo di scala... Vi colloco in basso (credete che vi sia un individuo privo di vilt?) perch vi ritengo un po pi generoso, un po' meno comune degli altri. Se ci tenete a mettervi nel gradino pi alto... E rideva rovesciando la bella testa con un sorriso voluttuoso e schernitore che disorientava gli uomini.
Adonesi non le comunicava per alcuna luce viva. L'amore di lui era tenero nei momenti normali, avido e lussurioso nelle ore di abbandono.
Caterina alle volte sentiva la mancanza di qualche cosa. Da tre mesi viveva nella casa del barone come una regina. Passava pure ore monotone. Leggeva, fumava, usciva per cancellare definitivamente il passato...
Se essi sapessero... pensava torbida, che sono ancora vile... ancora pusillanime! Ah! no... Vile ancora? No!
Pensava con oppressione a Maurizio Ferri. Egli doveva sapere. L'amavo forse? Mai... mai io l'ho amato... Aveva dei diritti? Ero legata? Mi ha presa come una sciocca creatura... un'ammalata...
Ah! non poteva sopportare tali riflessioni amare. Maurizio... era il passato fosco. Essa doveva distruggere tutto quello che fosse passato. L'avvenire!... Il suo avvenire contava. Ella era giovanissima... non era bella. Ma che cosa le importava? Ormai Caterina non si soffermava su questo inquietante particolare. Gli uomini subivano ugualmente il suo fascino.
Talvolta Caterina non poteva soffocare alcuni palpiti vivi, pazzi e generosi. Squarci limpidi di vita rifulgevano nel suo cervello. Giorni di vita gaia e spensierata al suo paese, giorni di risate schiette, di ansia, di speranza, di dolore o di fame con la piccola Elisabetta, Rachele e Nicola...
Mamm... la voce di mamm "Caterina cara... ", gli occhi grandi angosciati di lei... Paolo... la piccola croce...
Rimaneva dritta, torturandosi, chiamandosi, vile, vile, ma le lagrime irrompevano. Caterina soffocava gli urli del suo cuore lacerato...
Non guarir mai... se egli sapesse... se immaginasse...
Altri lampi dolci e orribili. I primi baci di Cesare... La piccola Ines... La sua ebbrezza! Quella prima ebbrezza limpida, meravigliosa.
Caterina non piangeva. Restava muta, illividita, e guardava fuori tetramente.
Maurizio! Le lunghe passeggiate sull'erba... quel senso accorato... quel colore grigio... poi alcune dolcezze... gli occhi ardenti di Maurizio... la tristezza amara di quell'amore...
Caterina abbattuta finiva per sommergersi interamente nel passato.
Non appena vedeva Adonesi si aggrappava spudoratamente a lui. Egli si inebbriava. Caterina viveva allora momenti cupi e lussuriosi. Dimenticava.
...
L'anima mutata di Caterina si ruppe nelle braccia ferree di Maurizio. Essa lanci un grido di verit, Non lasciarmi... Il passato viveva in Caterina. Sarebbe morto certo lentamente, molto lentamente, come tutto ci che  sentimento doloroso e umano.
Essa in quel momento non pensava alla carnalit degli uomini. Sentiva... Maurizio.
L'insulto a cui ella si pieg l'indebol in un istante. La passione proruppe. Maurizio anelante di sdegno, pieno di vitalit, raggiante di giovinezza, le apparve in una luce ardente e grandiosa.
Seguirlo? Ella fremette d'orrore. Tornare? No! Url con tutta l'anima.
Rivide per altrimenti Maurizio.
Essa si attacc a lui. Credette di amarlo, che il suo cuore tremasse nuovamente. Ingannava con facilit il barone. Divent sfrontata. Sovente si lasciava trasportare dalla violenza e aveva grandi scoppi di collera.
Maurizio riconosceva appena in Caterina la fulgida fanciulla di un tempo, la pallida e inetta giovane dell'ieri. Caterina era una donna piena e completa.
Appena cinque o sei mesi erano passati e Caterina conosceva tutte le arti della seduzione, tutti gli enigmi della femminilit perfida e lasciva, tutte le scabrosit del piacere.
Ella osava carezze che facevano delirare e impazzire il giovane. Brutalmente, con sfrenata impudicizia, essa eccitava e sconvolgeva Maurizio. Era l'amante cruda e torbida!
Egli l'aveva molto rispettata. Se ne accorgeva oggi. Rimase piccato. Quella Caterina era stata per lui, nonostante le audacie, la creatura giovane, alta, stupenda: la fanciulla!
Per Dio, si pu essere pi idioti di cos?  molto accorta Caterina... mi ama? Puh! non lo credo... Desidera le mie carezze... l'ho insultata... l'ho frustata brutalmente... La vecchia teoria trionfa. Ha una corona di uomini ai piedi. E li disprezza. Pervertimento! Oh! gli altri, non avevano idealizzato, gli altri con Caterina... Non lascia Adonesi... Quando sar stanca di me lo inganner con un altro... Un gran brav'uomo! E rideva pieno di scherno e di violenza.
Soffocavano cos, entrambi, ogni sentimento, ogni palpito, ogni atomo del passato...
Caterina sfogava su di lui (ricercando Maurizio, con un desiderio quasi lussurioso) la sua triste vitalit, il suo corruccio, il peso greve dell'esistenza...
Egli l'accoglieva fremente, cinico, senza alcun ritegno, sapendola di un altro, con indescrivibile volutt, appunto forse per la scabrosit di quel doppio giuoco erotico e tristo.
Pensando alla caduta dei Marasca (cos com'egli l'aveva prevista) scuoteva la testa pensieroso. Lo stato della piccola Elisabetta gli faceva piet. Gli faceva piet anche suo fratello Alessio. Che illusione!... pensare che la giovanetta potesse guarire e guardare ancora con gli occhi ridenti gli uomini! Era molto triste per suo fratello Alessi... se amava veramente la fanciulla...
Perdizione o morte? Chi era dunque da invidiare la piccola Elisabetta o la giovane Caterina?
Ecco il quesito grave, si diceva nell'intimo provando una feroce pena Maurizio, a cui gli uomini non fanno mai caso.
E quella Rachele?... Altre illusioni... ella cadrebbe... E rosso, con strana collera, stringeva pazzamente Caterina, pieno di una felicit malvagia, vedendola (dopo le ore di delirio) pallida e ansante, abbattuta nella sua stretta di ferro, paga, fissarlo quietamente come una fiera femmina e null'altro....
Caterina viveva tumultuosamente. Sfoggiava un lusso grandioso; si abbandonava a mille stranezze, seguiva capricci raffinati e bizzarri... Le ebbrezze delle sue lunghe fantasie erano possenti...
Molti uomini, troppi uomini s'inchinavano davanti a lei. Adonesi l'adorava. Le prometteva di condurla all'estero. La chiamava incessantemente: Mia adorabile fanciulla!
Egli appagava la sua sete di elevazione e di grandezze. (Caterina assolutista era spietata!) Ella era in una sfera alta. Non doveva n umiliarsi, n sottomettersi; sbalordiva con le sue inquietanti questioni quegli uomini che occupavano tutti un gradino molto alto della scala sociale!
Ed ella era quasi felice.
Con un accento malvagio e canzonatorio, rialzandosi sempre con la brillante acutezza dell'ingegno, schiacciava la folla e la disprezzava.
Credeva di amare con passione Maurizio. Era felicissima di darsi a lui.
Caterina trionfava come una giovane regina crudele e affascinante.
Nonostante ci, Caterina talvolta sentiva il vuoto. Essa era straordinariamente intelligente. La riflessione uccide sempre la pace. Veniva prostrata da leggere crisi ipocondriache...
Sentiva la via falsa... lo sdoppiamento... la sua vita mancata. Erano momenti molto tristi! Rialzava il capo.
Guardava pensierosa le sue mani nude. Gli anelli le facevano orrore.
Ah! vivere... vivere... mormorava con nuovi fremiti.
Essa contava appena ventitr anni. Conosceva interamente la vita. E l'amava. Accadeva che i suoi pensieri prendessero una piega triste:
Mi desiderano... mi amano... sono giovane. Pi tardi... pi tardi, Signore? Che sarebbe mai accaduto di lei? La vita delle creature come Caterina deve essere breve, tristemente luminosa. Essa lo pensava. Scuoteva la testa con fierezza. Va bene... io vivo... sono felice... Quando... Il suo pensiero terminava confuso, cupo. Ah!... ecco... il giorno della stanchezza ella si sarebbe uccisa... Se lo ripeteva nei momenti aridi, con tranquillit. Lo aveva giurato. L'avrebbe adempiuto con uno dei suoi gesti foschi e impetuosi.
Essa dimenticava completamente di essere la figlia di Massimo Marasca. Di avere maledetto i suicidi. Si rialzava superbamente. E riprendeva con un sorriso largo e voluttuoso, la sua fulgida e torbida vita.
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FINE.